Redazione

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Lo scorso inverno ha vinto la Marcialonga, ora ha annunciato il ritiro. A 35 anni Kari Vikhagen Gjeitnes ha deciso di appendere gli sci al chiodo. L’ha fatto al termine di una stagione molto positiva, nella quale ha vinto la storica gara italiana, suo primo successo nel Visma Ski Classics, giungendo anche seconda nella classifica per il pettorale giallo. «È un giorno al quale ho pensato per molto tempo – ha affermato la norvegese sul suo account Instagramma ora ho deciso di lasciare. Ogni cosa ha il suo tempo, ora desidero maggiormente vivere fuori dallo sport che al suo interno. Sono orgogliosa e felice di tutto quello che ho ottenuto nello sci di fondo. Molti obiettivi sono stati raggiunti, ma in egual misura i bei ricordi sono legati a tutte le persone incontrate e i luoghi che ho visto».

In passato la norvegese ha gareggiato anche in Coppa del Mondo. Nel 2005 vinse l’oro nella sprint dei Mondiali Junior di Rovaniemi, davanti a Jacobsen e Ingemarsdotter. Il suo miglior risultato in Coppa del Mondo è un quarto posto nella sprint in classico di Östersund del 2015, mentre l’unico podio l’ha ottenuto a squadre, nella team sprint di Liberec del 2011, nella quale giunse terza in coppia con Celine Brun-Lie, alle spalle delle vincitrici Falla – Bjørgen e le seconde classificate Genuin – Longa. Kari Vikhagen Gjeitnes arrivò anche quinta nella sprint del Mondiale di Falun del 2015.
    
Entrata nel circuito Visma Ski Classics nel 2017, Kari ha vinto la Marcialonga nell’ultima stagione, terminando la gara con un vantaggio di 7” sulla compagna di squadra del Team Koteng, Astrid Øyre Slind.

La sua stagione agonistica è solitamente molto lunga, dal momento che in estate è tra i grandissimi protagonisti della Coppa del Mondo di skiroll e in inverno battaglia nelle super sprint dello sci di fondo. Emanuele Becchis è reduce da un 2019/20 molto positivo, soprattutto sugli sci da fondo, ed è già tornato al lavoro per farsi trovare pronto nell’eventualità che parta la stagione internazionale dello skiroll.

«Ho ripreso ad allenarmi con calma – ha ammesso Becchis a Fondo Italianon ho troppa fretta, visto che gli obiettivi sono ancora lontani e preferisco quindi non stressarmi troppo. A breve aumenterò però la mole di allenamento per farmi trovare pronto al via della stagione dello skiroll».

L’atleta piemontese è convinto infatti che alla fine la Coppa del Mondo prenderà il via, nonostante le incertezze dovute al covid-19, che hanno già portato alla cancellazione proprio della tappa italiana, inizialmente programmata a metà settembre in Val di Fiemme. «Penso che la stagione ci sarà – ha affermato l’azzurro dello skiroll – anche se ovviamente è tutto legato all’evolversi di questa pandemia, che non possiamo certo cambiare noi. Penso però le soluzioni siano due: se questo virus dovesse iniziare a essere sempre meno pericoloso, magari potrebbero esserci già le gare a fine luglio; altrimenti credo che saranno inserite tante competizioni a fine stagione, quindi tarda estate inizio autunno. Non sto prendendo in considerazione la possibilità che non si gareggi e non ho cambiato nulla del mio approccio alla preparazione. Come sempre sono partito lento in quanto ho bisogno di staccare, visto che non ho modo di farlo in autunno quando termina la stagione dello skiroll. Cerco di trovare la forma lentamente a luglio o ad agosto, sfruttando anche le gare italiane per entrare in condizione. Adesso aspettiamo i calendari, sapremo qualcosa in più tra un paio di settimane, solo allora potremo fare una programmazione e fissare gli obiettivi».

In primavera Emanuele Becchis ha anche cambiato sci club passando, insieme a suo fratello Francesco, all’Entracque Alpi Marittime: «Siamo entrambi passati a questo sci club, sempre del cuneese. Molto è legato anche a un discorso lavorativo, in quanto collaboreremo con la cosiddetta “Valanga Arancio” come allenatori. Già lo scorso anno avevo dato una mano, ma ora sarò ufficialmente al fianco di Amos (Pepino, ndr) e Tommaso (Custodero, ndr). Per quanto mi riguarda lavorerò principalmente sulla parte tecnica, senza avere un gruppo fisso».

Lo scorso inverno Emanuele Becchis è stato anche protagonista del neonato “World Sprint Series”, il circuito delle sprint da cento metri. Sulla carta il cuneese l’ha anche vinto, pure se il suo successo non è ancora stato ufficializzato: «Ho vinto le tappe di Trysil e Oberammergau, giungendo anche secondo a Dresda. Al termine del World Sprint Series mancavano ancora due tappe, una in Russia e l’altra in Norvegia, la Ludde Open, entrambe cancellate per il Covid-19. Ero in testa alla classifica dopo l’ultima tappa disputata, quindi mi aspetto diano presto l’ufficialità della vittoria, dal momento che nel regolamento era scritto per ogni gara veniva assegnato il punteggio FIS».

Sicuramente il piemontese non può lamentarsi dei risultati ottenuti nell’ultima stagione, anche perché si è tolto la soddisfazione di battere Ludvig Jensen, cosa che non gli era mai riuscita in precedenza: «È stata una stagione invernale positiva per me. Mi sono confermato tra i più veloci del circuito e ho anche vinto due volte, riuscendo finalmente a battere Ludivg Jensen. Quando un anno fa feci il record mondiale sui cento metri, togliendolo proprio al norvegese, lui era assente. Insomma tutte le vittorie della passata stagione le avevo ottenute senza batterlo, perché lui era fermo a causa di un infortunio. Quest’anno, invece, era lì presente, ha vinto la prima gara ad Östersund, poi l’ho sconfitto nelle restanti tre sprint, giungendo secondo a Dresda e vincendo nelle altre due occasioni. In ogni caso, quest’anno abbiamo scoperto dei nuovi specialisti delle super sprint, come il forte svedese Johannes Hortlund».

Andando sul sito del World Sprint Series, però, non si trovano le classifiche delle gare della stagione appena conclusa, addirittura risulta il Ludvig Open del 4 aprile 2020 come “prossimo appuntamento”. Insomma, la sensazione è che il sito sia stato un po’ abbandonato. Segno che il circuito si fermerà dopo un solo anno? Becchis immagina che si andrà avanti: «Loro dicono che si proseguirà, quindi penso e spero di si. Dall’Italia alcune località mi hanno anche contattato chiedendomi di essere inserite in questo circuito. Gli organizzatori affermano di aver ricevuto tante richieste da località che vorrebbero far parte di questa competizione. Da quanto ho capito, però, al momento hanno qualche difficoltà con degli sponsor e non è chiaro nemmeno se ci sarà un premio finale per il vincitore della classifica generale. Mi auguro si possa andare avanti con questo circuito, ma sono anche convinto che se non sarà così, le super sprint riusciranno comunque a trovare il loro spazio».

Per Becchis, infatti, questo format di gara ha riscosso molto successo nell’ultima stagione e pensa quindi che saranno sempre di più le gare, anche fuori dal circuito ufficiale, che verranno disputate: «Nell’ultimo anno si è parlato molto delle super sprint. Molti comitati organizzatori delle gran fondo vogliono inserire nel programma anche una super sprint serale, da far disputare il giorno precedente l’evento. È un movimento in crescita, che deve solo trovare la giusta organizzazione, un circuito molto professionale per emergere. Quest’anno qualche problema c’è stato, ma non era certo facile organizzare tutto alla perfezione già al primo anno. Gli eventi sono stati ben organizzati, ma potevano essere gestite meglio alcune cose che ritengo fondamentali, come la promozione dell’evento, i premi ai partecipanti e anche le classifiche, tutt’altro che consultabili per chi ne è alla ricerca. Al di là del circuito, però, mi auguro che il prossimo anno ci siano tante super sprint. Ritengo questo format molto interessante, capace di portare il nostro sport nelle città. Se un giorno entrerà in Coppa del Mondo? No, penso che non accadrà, almeno a breve, né diventerà specialità olimpica, ma sicuramente si può creare un circuito parallelo molto interessante e spettacolare»

La stagione dello skiroll paga, inevitabilmente, le conseguenze dell'emergenza italiana ed internazionale legata al coronavirus. 

Solo a metà giugno (salvo nuovi intoppi) saranno sciolti i dubbi relativi all'effettivo svolgimento della Coppa del Mondo, il cui calendario, per il momento, è stato modificato.

Purtroppo la Val Di Fiemme non farà parte del circuito 20\21 in seguito alla decisione di cancellare in maniera definitiva le tre gare previste nel mese di settembre.

Un quadro in continua evoluzione, che costringe gli atleti a "navigare a vista", in attesa di certezze.

Tra questi il campione del mondo in carica Matteo Tanel: "Purtroppo non possiamo farci niente. Da parte nostra c'è senza dubbio un pizzico di delusione per questa situazione ma dobbiamo tenere a mente che tanta gente è stata male e la salute viene prima dello sport. Ovviamente se riusciremo a gareggiare saremo ben contenti. Io mi sto allenando bene. Nel periodo di quarantena ho lavorato molto sulla forza. Questa può essere un'occasione per allenarsi sulle proprie lacune. Mi dispiace veramente tanto per la cancellazione delle gare di Coppa del mondo in Val di Fiemme, è una tappa bellissima ed amata da tutti. Io l'ho fatta due volte cogliendo altrettante vittorie. Nella prossima stagione dovrò difendere qualcosa di importante, serviranno grandi energie mentali. Ma se c'è la testa giusta nulla è impossibile."

Nicolò Ernesto Canclini, promettente atleta classe '97 tesserato Alta Valtellina, è pronto per le nuove sfide che lo attendono nel prestigioso circuito della Coppa del mondo di Sci alpinismo.

Competizione che affronterà da Senior dopo aver concluso il suo (brillante) percorso tra gli Espoir, culminato con il terzo posto nella classifica generale della passata stagione (e secondo nella specialità Individual).

Il livello, inevitabilmente, si alza ed il fortissimo team azzurro dovrà difendere la sua leadership dagli attacchi avversari.

Nicolò, tra testi universitari (è iscritto a Giurisprudenza) e primi allenamenti, è già proiettato sull'annata agonistica che verrà, per quanto ancora caratterizzata da un po' di mistero circa calendari e modalità di svolgimento.

Nicolò Canclini"Al termine di ogni stagione ho un periodo di pausa, con allenamenti più leggeri. Ne ho approfittato per studiare in vista dei prossimi esami all'Università. Mi sono allenato in casa durante il lockdown, appena è stato possibile ho potuto fare corsa e bici. Il mio bilancio della scorsa stagione è positivo, sono contento di essere cresciuto rispetto all'anno precedente. Affronterò la prossima da Senior e questo rappresenta un grande stimolo per me. Sono migliorato soprattutto nella Vertical e nella Individual mentre la sprint è sempre stata la mia specialità preferita. La mia gara più bella è stata l'ultima, l' Individual di Berchtesgaden, in Germania, dove ho centrato l'undicesimo posto assoluto. E' andata molto bene anche la Transcavallo con Federico Nicolini, laddove abbiamo portato a casa un terzo e due quarti posti. Sarà bello confrontarmi con i big, darò il massimo. Mi alleno spesso con Robert Antonioli ed ho la fortuna di poter contare su un parametro di riferimento come lui, il top assoluto. La nostra squadra è di alto livello e questo è molto importante perchè si crea anche una competizione interna che fa crescere tutti. Obiettivo per la prossima stagione? Andare ai Mondiali, mentre per quanto riguarda il futuro seguo con curiosità l'evolversi della situazione circa l'inserimento dello sci alpinismo tra gli sport olimpici di Milano Cortina 2026."

È una Federica Sanfilippo delusa ma allo stesso tempo molto motivata quella che ha parlato a “Sportnews.bz”, rilasciando un’intervista veramente interessante, la prima dopo l’esclusione dal gruppo principale della nazionale e l’inserimento nella squadra osservati, che ovviamente non l’ha fatta felice.

«Devo dire onestamente che la notizia è stata uno shock per me – ha ammesso l’atleta delle Fiamme Oro al sito sudtirolese – sono stata avvertita soltanto il giorno prima dell’annuncio. Non ne avevo idea e non sapevo nulla, è stato brutalmente sorprendente e inaspettato per me. Non sono contenta della mia ultima stagione e ho anche pensato di fermarmi. Mi sono poi detta che dovevo cambiare qualcosa. Ecco, il cambiamento è arrivato, anche se non è quello che avrei voluto».

Sanfilippo poi ha parlato di se stessa, chiarendo cosa aveva già deciso di cambiare: «Negli ultimi anni mi sono allenata tanto da sola a Ridanna. Come risultato ho perso motivazione. Volevo cambiare questo aspetto. Allenarmi di più insieme agli altri e avere nuovi compagni d’allenamento. Ora ho un nuovo compagno di allenamento e questa è una cosa buona. Mi sto allenando con Patrick Braunhofer a Ridanna ed è molto bello averlo al mio fianco durante gli allenamenti».
    
Adesso l’azzurra ha tanta voglia di rifarsi, una spinta in più a proseguire, visto che la sudtirolese aveva anche pensato di fermarsi: «Cosa mi ha spinto a continuare? Mi sono detta, ora più che mai! Voglio trasformare la delusione in grinta. Posso dire che già qualcosa è cambiato. Avevo il posto assicurato in Coppa del Mondo ed ora non è più così. Non fraintendetemi, non significa che l’estate scorsa me la sono presa comoda, ma solo che sono tornati tanti stimoli, perché ho qualcosa per cui devo lottare. Mi sento come se non avessi mostrato tutto. Posso fare di più, quindi continuo».

Sanfilippo è quindi tornata sull’ultima stagione: «Ho sempre avuto dei problemi di salute, ammalandomi spesso. L’estate scorsa, però, era stata molto positiva e non mi ero mai ammalata. Mancava semplicemente la forma durante l’inverno. Ma non voglio pensarci troppo. La stagione scorsa è ormai finita, non puoi sempre portare con te le cose passate».

Allora messo da parte il passato l’atleta della Val Ridanna guarda al futuro: «Non sono negativa ma non penso nemmeno positivo. È stato detto che avremo delle qualificazioni interne per i posti di partenza della Coppa del Mondo. Non so esattamente come funzionerà. Nella situazione attuale è tutto aperto, ma il mio obiettivo è qualificarmi per la Coppa del Mondo. Una volta lì voglio diventare costante e stabilirmi tra le prime venti. Non sarei certo soddisfatta se la prossima stagione fosse come l’ultima».

Infine Sanfilippo ha parlato anche della sua amica Dorothea Wierer e di quanto l’abbia aiutata ad accettare meglio la situazione attuale. «All’inizio ero veramente tanto delusa. Doro allora mi ha dato una visione positiva della cosa, calmandomi un po’. Siamo comunque in contatto e ci vedremo privatamente. Tuttavia, spero che potremo allenarci di nuovo assieme. Mettiamola così: non riesco a capire questo declassamento, ma è così. Devo accettarlo e l’ho accettato»

A due anni di distanza dal suo ritiro dallo sci di fondo di Coppa del Mondo, Martine Ek Hagen ha vinto la sua prima e unica gara in Coppa del Mondo. Alla norvegese è stato infatti assegnato, con cinque anni di distanza, il successo dello skiathlon di Rybinsk del 25 gennaio 2015, che chiuse al secondo posto alle spalle della russa Yulia Tchekaleva.

A causa della positività riscontrata alle Olimpiadi di Sochi del 2014, infatti, la russa era stata squalificata da tutte le gare olimpiche ed esclusa a vita dai Giochi. La scorsa settimana la FIS ha deciso però di toglierle anche tutti i risultati ottenuti in Coppa del Mondo a partire dalle Olimpiadi russe, compreso quindi il suo unico successo, quello dello skiathlon di Rybinsk. In questa maniera, quindi, la vittoria è andata a Martine Ek Hagen.

La norvegese è stata raggiunta da TV2 per commentare, a cinque anni di distanza il suo unico successo in Coppa del Mondo: «È stata probabilmente la miglior gara della mia carriera – ha ricordato Hagenricordo che ero molto felice di aver chiuso seconda, ma allo stesso tempo un po’ delusa. Fu una partenza di massa e ricordo di aver provato a vincere, ma non ci sono riuscita. Ero arrivata vicino alla vittoria, così pensavo tanto a quanto sarebbe stato bello arrivare prima sul traguardo».

Un’emozione che non ha potuto vivere, anche se oggi si è ritrovata vincitrice di quella gara: «Da una parte è divertente (scoprire di aver vinto, ndr), dall’altra dispiace. Non erano le Olimpiadi, ma sarebbe stato molto bello passare il traguardo per prima in una gara di Coppa del Mondo. Sento di aver perso l’opportunità di vivere quell’esperienza. È strano ottenere una vittoria tanto tempo dopo perché qualcuno ha imbrogliato. Devo ammettere che allora non avrei mai immaginato che sulla linea di partenza ci fosse qualcuno che aveva barato. Sono un po’ scioccata da questo».

Insomma sensazioni contrastanti per la norvegese: «È molto bello avere ora una vittoria in Coppa del Mondo, ma dall’altra parte è triste il modo in cui è arrivata. Vorrei non fosse andata così, ma sono comunque contenta che l’argomento sia stato preso sul serio e chi ha barato abbia ricevuto la punizione meritata».

Il 4 aprile del 2018, nel giorno del suo ventisettesimo compleanno, Martine Ek Hagen, si è ritirata, nonostante l’ancor giovane età, perché  non sentiva di avere le motivazioni per seguire il programma stilato in vista dei giochi di Pechino 2022. Peccato per un’atleta che da giovane sembrava veramente molto promettente, avendo vinto un argento individuale nella 10km dei Mondiali Juniores di Otepää nel 2011, alle spalle di Heidi Weng, e l’oro in staffetta con Haga, Weng e Kari Oeyre Slind. Da Under 23 aveva anche vinto un oro nello skiathlon e un argento nella 10 km in classico ai Mondiali Under 23 di Erzurum e due ori, skiathlon e 10km in classico, in quelli del 2014 in Val di Fiemme.

Ma se quel giorno avesse vinto in pista, sarebbero cambiate le cose? «È difficile da dire. Non sono Marit Bjørgen, ma probabilmente quel successo avrebbe avuto un peso sulle mie opportunità, sul mio impegno e sulla situazione finanziaria. C’è abbastanza differenza tra essere prima o seconda».

Anche se Hagen è serena circa la sua decisione di aver smesso, vive in maniera molto particolare questo successo arrivato tanto in ritardo: «Fa ragionare sulle conseguenze che ha il doping anche sugli altri partecipanti. Ottenere un successo ora non è lo stesso. Si magari in questo momento è anche bello, ma ti rendi conto di essere stato ingannato e privato di vivere questa possibilità. Dopotutto, non avevo ancora provato l’esperienza di vincere in Coppa del Mondo, quindi è po’ amaro. Ma almeno è bello sapere che il mio nome è ora iscritto per sempre tra i vincitori di una gara di Coppa del Mondo»

È impossibile stabilire se aver ottenuto quel successo in pista avrebbe cambiato la sua carriera. Sarebbe stato però bello aver la possibilità di vederlo sul campo, anziché fare delle ipotesi. Anche questo è uno dei mali del doping, togliere agli altri atleti, coloro che sono onesti, la possibilità di ottenere i risultati meritati sul campo e vivere fino in fondo la propria carriera, senza ritrovarsi un giorno a rimuginare troppo sul passato e su ciò che non è stato.

Già da due anni Dorothea Wierer non aveva nascosto che avrebbe ragionato sul proseguimento della sua carriera agonistica dopo il Mondiale di Anterselva. L’azzurra è diventata regina della competizione nella sua città natale, vincendo due ori e due argenti, e ha vinto la seconda Coppa del Mondo consecutiva, così in molti avevano temuto che dopo Koukalova, Dahlmeier, Domracheva e Mäkäräinen, anche la campionessa italiana potesse decidere di smettere.

Invece l’azzurra ha scelto di andare avanti, dopo aver pensato tanto nel corso del lockdown a causa della pandemia di covid-19. «Ad aprile ho pensato tanto e mi sono rilassata molto – ha spiegato Wierer a NRK – ho quindi deciso di andare avanti, dopo aver ascoltato il mio corpo e scoperto di avere ancora molte motivazioni».

Non è facile essere Dorothea Wierer. La vita dell’atleta azzurra non è soltanto legata ad allenamenti e gare. A fatica e tensione delle competizioni, infatti, la finaziera sudtirolese somma i tantissimi impegni, che non le permettono di riposare abbastanza, accumulando altro stress. «Al termine della stagione, in primavera, sono sempre molto stanca. L’intero aprile dello scorso anno l’ho passato correndo da un appuntamento all’altro, non riuscivo nemmeno a mangiare correttamente, spesso mi trovavo a farlo in macchina». L’azzurra ha ricordato anche di aver dovuto lasciare il raduno della squadra, in un’occasione, per raggiungere Milano dove era attesa da un’intervista, per poi tornare alle 3 di notte e ritrovarsi in pista alle 8 del mattino per allenarsi con i compagni. «È stato molto difficile, abbiamo molti appuntamenti, sponsor, interviste, servizi fotografici. Se sommi tutto quanto e ci aggiungi l’allenamento, diventi quasi una macchina, non hai tempo di rilassarti».

A causa della pandemia di coronavirus che ha colpito il paese, quindi, la primavera dell’azzurra è stata molto diversa. Sono saltati tanti appuntamenti e restando a casa, Wierer ha avuto tanto tempo per fermarsi, riposare ed allenarsi. «Quest’anno è stato completamente diverso, non potevo immaginare una primavera così. A maggio mi sono sentita veramente bene fisicamente. Se il coronavirus potrebbe aver prolungato la mia carriera? Si ho avuto tanto tempo per pensarci».

A questo punto Wierer dovrebbe arrivare alle Olimpiadi di Pechino 2022: «Spero di esserci ma non si sa mai. La prossima potrebbe essere una stagione molto particolare, quindi non sappiamo come andranno le cose. Ma si, penso che le Olimpiadi possano essere il mio ultimo obiettivo, ma mancano ancora due anni». L'azzurra però non vuole stressare troppo il suo corpo: «Ho intenzione di seguire il programma di allenamento, ma voglio ascoltare di più il mio corpo e fare quindi ciò di cui ho voglia».

Come vi avevamo già scritto, la FIS ha in mente un piano B per il calendario della prossima Coppa del Mondo, con l’obiettivo di salvare la competizione qualora l’emergenza coronavirus costringesse i paesi a proseguire con le attuali limitazioni ai viaggi.

Anche se il sito ufficiale della Federazione non l’ha pubblicato, a svelarlo è stato il sito finlandese kestavyysurheilu.fi. La Coppa del Mondo sarebbe divisa in quattro blocchi diversi, ai quali va poi aggiunto il Mondiale di Oberstdorf, ma anche questo sarebbe ora in dubbio a seguito della richiesta di spostamento che avrebbe avanzato la Germania, secondo quanto affermato mercoledì pomeriggio dal presidente della FISI, Flavio Roda, nel corso di una diretta facebook.

L’idea, secondo quanto riferito dalla testata finlandese, sarebbe di far disputare un massimo di 27 gare, divise in quattro blocchi. Il primo andrebbe dal 27 novembre al 20 dicembre, per 2 o 3 settimane di competizioni con un numero di gare tra le 6 e le 8. I paesi ospitanti sarebbero la Finlandia e/o la Norvegia. Quest’ultima è però in forte dubbio, soprattutto se il 12 giugno il parlamento locale dovesse votare delle severe limitazioni sui viaggi fino al 31 dicembre. Il secondo blocco dal 1 al 10 gennaio è il classico Tour de Ski, che si disputerebbe dai 6 ai 10 giorni per un numero di competizioni che andrebbe da 5 a 7. Ad ospitarlo la Svizzera e/o l’Italia.

Terzo blocco più breve, dal 23 gennaio al 7 febbraio. In questo caso si svolgerebbero due o tre settimane di competizioni per un numero di gare da 6 o 8. In questo caso sono indicate Svezia, Finlandia e Norvegia come possibili paesi ospitanti. Quindi si andrebbe in Germania per il Mondiale di Oberstdorf, che se dovesse essere confermato, si svolgerebbe dal 23 febbraio al 7 marzo. Infine il lungo viaggio in Cina per l’ultimo blocco a Pechino, dal 17 al 21 marzo, dove sarebbero in programma 3 o 4 gare.

Insomma si andrebbe da un massimo di 27 a un minimo di 20 gare stagionali. Molto importante, infatti, concedere eventualmente la possibilità agli atleti anche di effettuare eventualmente i 15 giorni di quarantena all’interno di un paese, ma anche capire se tra alcune nazioni ci si potrà muovere senza alcuna particolare limitazione.

IPOTESI CALENDARIO

BLOCCO I
Date: 27/11/2020 a 20/12/20
Località: Finlandia e/o Norvegia
Settimane di competizioni: 2 o 3
Gare: da 6 a 8

BLOCCO II (TOUR DE SKI)
Date: 01/01/2021 a 10/01/2021
Località: Svizzera e/o Italia
Giorni: da 6 a 10
Gare: da 5 a 7

BLOCCO III
Date: 23/01/2021 a 07/02/2021
Località: Svezia e/o Finlandia e/o Norvegia
Settimane di competizioni: 2 o 3
Gare: da 6 a 8

MONDIALI 2021
Date: 23/02/2021 a 07/03/2021
Località: Oberstdorf (Germania)
Gare: 6

BLOCCO IV
Date: 17/03/2021 a 21/03/2021
Località: Pechino (Cina)
Gare: da 3 a 4

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