Redazione

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È consuetudine in questo periodo il meeting tra gli organizzatori dei singoli eventi di Coppa del Mondo di sci e i dirigenti della Federazione Internazionale.
Dobbiaco, nello sci di fondo, rivestirà anche nel 2021 un ruolo di primo piano con la due giorni del Tour de Ski il 5 e 6 gennaio, riproponendo il classico format con la gara in tecnica libera martedì 5 gennaio, una individuale sulla distanza di 10 e 15 km rispettivamente per femmine e maschi, replicando mercoledì 6, giorno dell’Epifania, con la pursuit in classico sulle medesime distanze. Teatro di gara sarà la collaudata Nordic Arena, autentica area spettacolo per gli sci stretti.

Al sopralluogo c’erano la coordinatrice della FIS per lo sci di fondo Sandra Spitz, i responsabili di FIS Marketing, di Swiss Timing, il coordinatore dello sci di fondo in rappresentanza della FISI Marco Selle, e una delegazione di In Front, che si occupa della produzione televisiva, capeggiata dal regista Luigi Catalfamo.

A guidare invece la delegazione del comitato organizzatore era presente il presidente Gerti Taschler, affiancato dal vice e direttore di gara Eugenio Rizzo, dalla segretaria generale Sarah Dapoz e da Marina Rizzo, assistente del direttore gara.
È chiaro che la situazione a seguito di Covid-19 lascia ancora qualche perplessità sulle attività agonistiche, il comitato organizzatore e la FIS hanno affrontato punto per punto i vari aspetti, con un piano operativo che contempli eventuali limitazioni. Quello che è inconfutabile è che le due tappe del Tour de Ski di Dobbiaco saranno ancora una volta altamente spettacolari, per la conformazione della pista e per il posizionamento “centrale” nel programma del Tour.

Sandra Spitz a nome della FIS ha ringraziato il comitato altoatesino per la concreta e duratura collaborazione, dicendosi convinta che il Tour de Ski 2021 a Dobbiaco sarà un nuovo grande successo nonostante la situazione attuale. Ha voluto anche lodare lo staff per gli instancabili sforzi e l’apporto di tante nuove idee e suggerimenti.

Il presidente Gerti Taschler, nel portare il saluto del comitato e del gruppo di volontari che rende possibile l’organizzazione degli eventi, ha sottolineato che l’obiettivo è quello di rendere sempre più interessante il Tour de Ski e lo sci di fondo a Dobbiaco. Il comitato organizzatore ha molte idee e spera che vengano sostenute sia dalla FIS che dalla FISI. Nello specifico, Taschler ha illustrato il progetto di rinnovamento della pista per le gare future, come le sprint e soprattutto la “special classic climb” che in avvenire dovrebbe portare gli atleti dalla Nordic Arena fino alla naturale arena di Prato Piazza lungo una inedita, dura e spettacolare salita, già collaudata dalla Pustertaler Ski Marathon nella versione 2020 e che il coordinatore della Coppa del Mondo del fondo ha voluto testare personalmente con gli sci lo scorso gennaio.

La conclusione dei lavori è stata chiara, le gare del 5 e 6 gennaio si faranno a tutti i costi, a meno di un nuovo picco della pandemia, magari con qualche attenzione in più e comunque nel rispetto di tutte le norme di distanziamento sociale che le autorità imporranno il prossimo inverno.

“Noi continuiamo nel nostro lavoro – ha detto Gerti Taschlercome se non ci fossero limitazioni. L’eventuale piano B sarà discusso nel dettaglio dopo settembre”.
Il direttore di gara Eugenio Rizzo, incassati i complimenti per la scorsa edizione, ha sottolineato che la preparazione delle piste inizierà, come sempre, con grande anticipo predisponendo innanzitutto uno strato di neve artificiale in attesa di quella naturale che ha sempre reso la Nordic Arena un bijou per le immagini televisive irradiate in tutto il mondo. Intanto a Dobbiaco è aperta la pista di skiroll, teatro anche di uno stage della nazionale azzurra.
Il meeting si è concluso con un brindisi conviviale e l’arrivederci a gennaio, con la classica stretta di gomiti!

Confermato quanto vi avevamo anticipato sabato scorso nell'articolo sul lungo raduno dei gruppi Milano Cortina 2026, allenati da Renato Pasini e Fulvio Scola. Terminate le due settimane di allenamento a Predazzo e Lavazé, i sette uomini e cinque donne che compongono la squadra sono tornati a casa dove stanno effettuando una settimana di scarico. Nel mezzo, però, per tutti è previsto un viaggio a Rovereto, occasione per effettuare i test atletici presso il Cerism.

Gli atleti si recheranno nella località trentina in diversi scaglioni. Il 23 luglio sarà il turno di una cinquina composta da Lorenzo Romano, Paolo Ventura, Caterina Ganz, Francesca Franchi e Martina Bellini. Il giorno successivo, 24 luglio, sarà il turno di un'altra cinquina, formata da Stefan Zelger, Michael Hellweger, Simone Daprà, Luca Del Fabbro e Davide Graz. Infine il 26 e il 27 toccherà ad Anna Comarella e Cristina Pittin

Dopo questi test gli azzurri potranno completare la settimana di scarico prima di recarsi la prossima settimana a Tirrenia, in Toscana, presso il Centro CONI.

Nonostante la giovanissima età, Johannes Klæbo è ormai il leader dello sci di fondo norvegese, grazie ai suoi grandi risultati ma anche alla personalità. Un campione che si interessa, però, anche ad altri argomenti oltre gare e successi. In una recente intervista rilasciata a TV2, quindi, Klæbo ha parlato di pensione e assicurazione per i fondisti, due argomenti che gli stanno molto a cuore.

Il campione norvegese ha risolto i suoi problemi grazie all’ottimo accordo di sponsorizzazione trovato con Uno-X da 25 milioni di corone norvegesi in 5 anni, 2,3 milioni di euro, nel quale sono compresi anche dei benefit che gli altri atleti norvegesi non anno: «Sono considerato in un certo senso come un dipendente – ha affermato Klæboho uno stipendio fisso e risparmio punti pensione come tutti gli altri lavoratori norvegesi. Credo che questo aspetto sia importante, in quanto non potrò certo praticare lo sci di fondo per il resto della mia vita».

Il suo sponsor possiede anche un team ciclistico, sport nel quale gli atleti hanno dei contratti a salario fisso e trattamento pensionistico. Klæbo vorrebbe che anche i fondisti potessero un giorno avere gli stessi benefit: «Con situazioni particolari come quella appena accaduta quest’anno, se improvvisamente non dovesse svolgersi nemmeno una gara di sci, un fondista non avrebbe le stesse sicurezze degli altri lavoratori. Io oggi ho il privilegio di avere questa opportunità». Per Klæbo sarebbe bello quindi, se lo sci di fondo prendesse esempio dal ciclismo, assicurando agli atleti salari fissi e risparmi pensionistici. Il norvegese, poi, grazie a Uno-X ha anche ricevuto un nuovo regime assicurativo, che lo mette al sicuro da problemi legati ad infortuni o altri malanni a breve o lungo termine: «Noi atleti viviamo del nostro corpo e certe cose possono accadere. A volte puoi raggiungere la vetta, in altre occasioni non ci riesci. Non puoi mai sapere se la mattina dopo ti sveglierai malato, perché certe cose non puoi prevederle».

Insomma Klæbo spera che anche i suoi colleghi, pure senza uno sponsor come quello trovato da lui, possano presto accedere alle stesse opportunità, in particolari assicurative e pensionistiche: «Abbiamo carriere brevi e diciamo che può durare al massimo quindici anni, nei quali sei abbastanza bravo sugli sci per guadagnarci da vivere. Arriva però il momento successivo alla tua carriera sportiva e sicuramente 10 o 15 anni di carriera possono dire qualcosa un giorno su un’eventuale pensione». Il campione mondiale sprint, quindi, vorrebbe far capire quanto sarebbe importante se più atleti potessero guadagnare punti pensione nel corso della propria carriera: «Ho acquisito informazioni su qualcosa che penso sia molto importante e ora cerco di fare del mio meglio affinché il maggior numero possibile di persone abbia maggiori certezze per quando si ritirerà, anche se è tra molto tempo».

Parlando di assicurazione e degli atleti che non riescono ad ottenere dei risarcimenti dopo infortuni o malattie (vedi Fossli, ndr), Klæbo ha le idee ben chiare: «È certamente un peccato che alcuni atleti non abbiano ricevuto risarcimenti per malattia. Dobbiamo fare in modo di proteggere i professionisti nel miglior modo possibile. Siamo molto fortunati nel poter fare sport, posso fare ciò che credo sia più divertente al mondo, ma allo stesso tempo sarebbe bello avere qualche sicurezza in più grazie a sistemi assicurativi e di supporto. Penso che molti di noi dovrebbero parlare di questo, sarebbe importante. Ho il privilegio di fare parte di una squadra nazionale. Probabilmente ci sono cose che si potrebbero fare meglio. Da una parte potrei farlo io, dall’altra loro. Dobbiamo essere però bravi assieme. Penso che sarebbe importante che la federazione proteggesse gli atleti della nazionale. Sono convinto che se riuscissero a dare agli atleti quella sicurezza di cui avrebbero bisogno, ciò contribuirebbe a raggiungere dei risultati altrettanto buoni in pista, se non migliori»

Si avvia verso la sua conclusione il lungo raduno dei gruppi della nazionale Milano-Cortina 2026 guidati da Fulvio Scola e Renato Pasini. Dopo essersi allenati per una settimana a Predazzo insieme alla Squadra A a partire da lunedì 6 luglio, le sei donne e sette uomini Under 25 hanno raggiunto domenica scorsa Lavazè per la seconda settimana di lavoro, che termina domenica 19 luglio.

Anna Comarella, Caterina Ganz, Francesca Franchi, Martina Bellini, Cristina Pittin, Nicole Monsorno, Stefan Zelger, Michael Hellweger, Paolo Ventura, Simone Daprà, Lorenzo Romano, Luca Del Fabbro e Davide Graz hanno usufruito della bellissima struttura dell’Albergo Dolomiti, di Passo Lavazè, e hanno anche potuto approfittare della nuovissima pista di skiroll. Nel menù della seconda settimana, a 1800 metri, tanto skiroll sul percorso appena asfaltato di Lavazè ma anche su alcune salite circostanti, un test sugli skiroll di 10km per le donne e 15km per gli uomini, corsa, camminate e corsa in montagna, corsa balzellata sui percorsi di Passo Lavazè. Allenamenti lunghi sfruttando la quota, ma anche specifici, con delle sessioni di palestra con il preparatore Perri e il fisioterapista Perucchini.

Soddisfatto l’allenatore della squadra maschile Fulvio Scola: «Il raduno è andato molto bene – ha affermato il tecnico delle Fiamme Gialle a Fondo Italia – i ragazzi si sono allenati al meglio. Nella prima settimana, a Predazzo, abbiamo sfruttato al massimo l’opportunità di allenarci insieme agli atleti della Squadra A. Un confronto sempre importante, che ha stimolato tanto i ragazzi, perché hanno potuto allenarsi con atleti più esperti, traendo alcuni spunti e vedendo anche su cosa migliorare per provare a salire di livello. Da domenica scorsa, poi, ci siamo trasferiti a Lavazè, dove eravamo per la prima volta da soli, assieme alla squadra femminile di Pax. È stata quindi l’occasione giusta per formare ancora meglio il gruppo e per me di conoscere ulteriormente gli atleti che formano la squadra, visto che sono con loro ancora da poco. Il meteo ci ha aiutato, ci siamo allenati veramente molto bene, sfruttando anche la nuova pista di skiroll qui a Lavazè. Abbiamo fatto anche un paio di test, nei quali, come sempre nel periodo estivo, qualcuno ha dimostrato di stare già bene mentre qualcun altro ha pagato il lavoro svolto nei giorni precedenti, accusando un po’ di stanchezza. Tutto nella norma».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Renato Pasini, allenatore del CS Carabinieri, che sta lavorando anche per amalgamare il gruppo, visto che alle tre ragazze che allenava lo scorso anno si sono aggiunte Anna Comarella, Caterina Ganz e Nicole Monsorno. «Sono soddisfatto di come sono andate queste due settimane di raduno tra Predazzo e Lavazè. Le ragazze stanno tutte bene, soltanto Martina Bellini ha avuto un piccolo risentimento muscolare, ma non ha saltato alcun allenamento importante, giusto un po’ di corsa nella prima settimana. Le abbiamo fatto una risonanza e non aveva alcuna lesione, così sotto lo sguardo attento dello staff medico e del fisioterapista ha proseguito la preparazione. Ovviamente sto cercando di gestire al meglio Nicole Monsorno, che si sta inserendo bene nel gruppo. Lei ha una programmazione leggermente differenziata rispetto alle altre, svolge spesso gli stessi allenamenti ma a volte personalizziamo, in quanto essendo appena passata a senior, ha alle spalle uno storico di allenamento diverso, quindi bisogna fare sempre attenzione. Anche Caterina Ganz sta piuttosto bene, va meglio ogni giorno che passa. È tanto stimolata dal confronto con le altre, ma lei stessa è un grande stimolo per le compagne di squadra. Questo è ciò che più conta, perché ogni atleta deve portare qualcosa al gruppo attraverso le proprie caratteristiche. Sono contento perché in questo raduno il gruppo si è ulteriormente amalgamato, le atlete si stanno trovando. Io non chiedo loro di essere migliori amiche, ma le migliori compagne di squadra possibili, che significa lavorare al meglio non soltanto per se stesse ma anche per il resto del gruppo. Come per lo Stelvio, ci tengo a ringraziare il Presidente Roda e la commissione medica, che si sono dati da fare e ci hanno messo la faccia per farci partire con i raduni e gli allenamenti. Noi stiamo rispettando le direttive facendo grande attenzione, anche perché come si vede dai dati il virus gira ancora».

Terminato il raduno gli under 25 azzurri avranno una settimana di scarico, nella quale andranno anche a Rovereto per svolgere alcuni test funzionali sul tappeto. Quindi la settimana successiva, appuntamento a Tirrenia, al centro di preparazione del CONI, per un altro raduno, in questo caso assieme al gruppo Milano-Cortina 2026 di Simone Paredi. In attesa di avere finalmente la possibilità anche di fare delle gare estive, che mancano agli azzurri, come sottolineato da Pasini: «Speriamo che intanto confermino al più presto il calendario invernale, così gli atleti hanno la sicurezza di gareggiare. L’incertezza ovviamente psicologicamente non aiuta, ma noi stiamo cercando di portare anche questo aspetto a nostro vantaggio, forzando molto sull’approccio all’allenamento e alle competizioni, che è importante. Ci mancano anche le gare, come corse in montagna o sugli skiroll , da quelle di paese alle ufficiali, alle quali solitamente partecipavamo. Per questo motivo cerchiamo di inserire da qui in avanti più test o sfide inter nos possibili per ovviare all’assenza del pettorale».

È attento a ogni particolare come sempre Alessandro Pittin, focalizzato nel non lasciare nulla al caso durante la preparazione. L’azzurro è soddisfatto al termine del raduno di Tarvisio, dopo il quale ha fatto il punto della situazione a seguito delle prime settimane di lavoro: «Da circa un mese stiamo lavorando tutti assieme – ha affermato a Fondo Italia il friulano delle Fiamme Gialle, ormai fiemmese d’adozione – abbiamo finalmente la squadra al completo, visto che nei primi raduni per diversi motivi non siamo mai riusciti ad essere tutti presenti. I primi allenamenti stagionali li abbiamo svolti a Predazzo, sfruttando i trampolini di casa per spostarci il meno possibili, visti i tempi che corrono. Abbiamo sfruttato molto il nuovo trampolino K60, la cui costruzione è terminata lo scorso anno. Si sta rivelando molto utile, perché è importante per noi svolgere la prima parte della preparazione su un trampolino piccolo, soprattutto quest’anno in cui abbiamo iniziato a lavorare con un nuovo allenatore».

Proprio sul nuovo allenatore di salto, Danny Winkelmann, si è concentrata l’attenzione di Alessandro Pittin, che come Raffaele Buzzi ha espresso un giudizio positivo nei suoi confronti: «Lo conoscevamo più o meno già tutti – ha spiegato l’azzurro – perché allenava la squadra polacca di combinata e c’era quindi già stato modo di fare la sua conoscenza durante la Coppa del Mondo, anche se non in maniera approfondita. In questa fase stiamo quindi cercando di costruire un rapporto nuovo con lui, ovviamente ci vuole del tempo per farlo al meglio. L’impatto è stato però molto positivo, Danny ha fatto una buona impressione a tutta la squadra. Siamo contenti del lavoro che stiamo facendo assieme a lui, c’è entusiasmo in tutti e tanta voglia di lavorare. Personalmente mi trovo particolarmente bene con il nuovo allenatore, in quanto è molto metodico, proprio come me. Una guida molto precisa nelle sue indicazioni è proprio ciò che ci serviva e forse ci è anche mancata negli anni passati. Winkelmann ha ben chiaro in testa i vari obiettivi da raggiungere nel corso dell’estate. Ovviamente, essendo il primo anno assieme, non ci poniamo degli obiettivi esagerati riguardo ai risultati, cerchiamo di lavorare al meglio e seguire un percorso che possa farci fare tanti passi avanti e miglioramenti in futuro. Certo, ciò non significa che non si possa ambire a far bene sin da subito».

Dopo i primi tre raduni a Predazzo, la nazionale azzurra ha vissuto un’interessante esperienza a Stoccolma, lavorando all’interno di una galleria del vento inclinata di 45°, che ha permesso a saltatori e combinatisti di curare tanto la fase di volo: «È una galleria del vento unica al mondo, in quanto inclinata e non orizzontale come quelle classiche. È stata progettata appositamente per il volo con la tuta alare, che viene simulato alla perfezione. Da un paio d’anni hanno iniziato anche un percorso di collaborazione con alcune nazionali di salto, le quali hanno trovato questa speciale galleria del vento molto più veritiera rispetto a quella orizzontale, dove si fatica ad avere le stesse sensazioni. Abbiamo avuto la possibilità di fare questa esperienza di allenamento, sfruttandola al massimo, grazie ai consigli di Winkelmann, che c’era già stato e ci ha dato tutte le indicazioni necessarie. Avendo appena due pomeriggi, era fondamentale andare dentro sapendo già cosa fare perché c’era un tempo limitato a disposizione. Sono stato molto contento, abbiamo fatto un bel lavoro sulla fase di volo, che il nostro nuovo allenatore considera molto importante. Abbiamo quindi curato al meglio un aspetto che da un po’ di anni non avevamo approfondito così nel dettaglio. Una galleria del vento come questa è veramente fondamentale per lavorare sulla fase di volo, in quanto quando salti da un trampolino grande, sei in volo per cinque o sei secondi, devi ovviamente anche stare attento a non commettere degli errori, quindi non sempre ti fidi di provare cose nuove. Nella galleria svedese, invece, eravamo appesi per 10 minuti e potevamo provare tante cose diverse, senza correre alcun rischio, anche dei particolari che non azzarderesti mai nella realtà, ma che ti permettono di avere una percezione diversa».

Infine nell’ultima settimana, nel corso del raduno di Tarvisio, gli azzurri sono andati anche a Planica. «Abbiamo sfruttato il trampolino grande da 120, per cercare di riportare nella realtà il lavoro fatto nella galleria del vento e per portare a casa un po’ di salti sui trampolini grandi, dal momento che nella disciplina sono sempre di più le gare sui large hill. Quindi bisogna assolutamente migliorare anche questo aspetto».

Pittin e compagni si stanno quindi allenando con grande concentrazione, senza farsi distrarre dalle incertezze legate all’emergenza Covid-19, che già hanno fatto saltare quasi tutto il Grand Prix. «Ci siamo concentrati solo sull’allenamento – ha affermato il finanziere carnico – senza pensare mai a cosa potrebbe accadere. Non ci facciamo condizionare da questa situazione legata all’emergenza sanitaria globale. Siamo stati fortunati, perché fin qui siamo riusciti a fare tutto quello che volevamo. Non pensiamo al Grand Prix, anche se sono state cancellate le gare austriache ed è rimasta solo quella di Obertsdorf, sul cui regolare svolgimento si saprà qualcosa di più ad agosto. Sinceramente non mi preoccupo, perché in un primo momento questa competizione non era nemmeno nel nostro programma, quindi non la ritengo indispensabile. Poi, credo che se si gareggerà probabilmente andremo, anche perché ci sono stati diversi cambi regolamentari e potrebbe essere utle andare lì, per farsi un po’ un’idea di quello che sarà la stagione invernale. Comunque a noi cambia poco, se dovessero saltare quelle due gare, ci concentreremo sull’inverno augurandoci che la situazione rimanga sotto controllo anche in autunno, per avvicinarci al meglio alla stagione invernale. Ovviamente sarebbe un grande peccato, dopo tanti mesi di preparazione, se dovessero esserci delle ripercussioni sul calendario e la Coppa del Mondo non dovesse svolgersi regolarmente. Speriamo di seguire il programma prestabilito».

Se tutto dovesse andare come da programma, il 2021 sarà anche l’anno del Mondiale di Oberstdorf. Nella testa degli azzurri della combinata nordica è ancora ben presente la beffa di Seefeld, quando per pochi grammi di peso, Samuel Costa venne penalizzato in staffetta e con lui tutta la squadra, che era addirittura in lotta per un clamoroso podio. Pittin, però, non vuole sbilanciarsi parlando di rivincita: «Non abbiamo mai parlato di obiettivi per quanto riguarda i risultati. Ci sono tappe di Coppa del Mondo importanti e un Mondiale, dove ovviamente non vogliamo andare solo per partecipare ma per dare tutto. La nostra idea, però, deve essere quella di fare un passo alla volta, consapevoli di non essere oggi una delle squadre più forti ma che abbiamo tanti margini di miglioramento. Ovviamente non possiamo pensare di colmare un gap da un momento all’altro, quindi restiamo con i piedi per terra. Siamo partiti bene, continuiamo ad allenarci così e poi vedremo. Poi chissà, magari riusciremo a prenderci una rivincita per quella giornata storta»

Il Comitato Organizzatore del Trofeo Penne Nere di Sovere è già al lavoro per assicurare anche quest’anno il regolare svolgimento di una delle grandi classiche dello skiroll. Un appuntamento fisso che ogni settembre permette agli atleti azzurri – e non solo – di mettersi alla prova in un confronto sempre molto importante, per rendersi conto delle condizioni di forma a fine estate. Nella passata stagione a vincere un’inedita gara in skating, dal momento che solitamente si gareggia in classico, sono stati Daniele Serra e Greta Laurent. Quest’anno, però, si tornerà a gareggiare in alternato.
    
L’obiettivo dichiarato da Daniele Martinelli è quello di far disputare la gara il prossimo 19 settembre. Già individuato il percorso, con partenza da Rogno, fortemente voluta dal sindaco Molinari. Ovviamente, però, bisognerà fare i conti con l’emergenza covid-19, quindi si dovrà capire quale sarà la situazione della pandemia il prossimo settembre e quali ricadute essa potrà avere sulla competizione. Al momento, ovviamente, di certo c’è solo il percorso già scelto, la data e la tecnica, il classico. Poi, seguendo anche le restrizioni, si capirà se sarà possibile far disputare una gara con partenza in linea oppure a cronometro e se l’evento sarà valido per la Coppa Italia o sarà considerato una gara promozionale.

Certa è la voglia di Daniele Martinelli, del GSA Sovere, US Rogno e Paolo Carrara, che collaborano all'organizzazione della manifestazione, di preparare come sempre un grande evento, se l’emergenza covid-19 lo permetterà. Ovviamente, se tutto dovesse andare per il meglio, saranno invitate le squadre azzurre, i corpi sportivi militari e anche i comitati regionali. Non c’è che attendere, quindi, nella speranza arrivi qualche bella notizia e si possa tornare a respirare il clima da gara.  

Torna nuovamente al lavoro la Squadra A di biathlon per il quarto dei sei raduni estivi. Prosegue l'alternanza tra Val Martello ed Anterselva per il gruppo azzurro, che questa volta, quindi tornerà ad allenarsi nella località che lo scorso febbraio ha ospitato l'emozionante Mondiale di biathlon, nel quale l'Italia ha colto ben quattro medaglie, due ori e due argenti, guidata da una straordinaria Dorothea Wierer.

La campionessa del mondo pursuit e individuale sarà quindi nella sua Anterselva da lunedì 20 a venerdì 31 luglio. Oltre a Wierer, il direttore tecnico Fabrizio Curtaz, ha convocato altri otto atleti: Dominik Windisch, Lukas Hofer, Patrick Braunhofer, Daniele Cappellari, Didier Bionaz, Tommaso Giacomel, Lisa Vittozzi e Irene Lardschneider. Ancora assente per infortunio, invece, Michela Carrara, che salta così il terzo raduno consecutivo.

A dirigere gli atleti saranno l'allenatore responsabile Andreas Zingerle, insieme a Klaus Höllrigl, Andrea Zattoni e Nicola Pozzi.

Dopo tre raduni nel Nord Est, due ad Anterselva ed uno in Val Martello, appuntamento nel Nord Ovest dell'Italia, invece, per la nazionale juniores e giovani di biathlon. La squadra guidata dall'allenatore responsabile Mirco Romanin, infatti, ha scelto Bionaz, in Valle d'Aosta, per il suo quarto raduno estivo.

Dal 20 al 31 luglio nella località valdostana sarà presente un gruppo formato da quindi atleti, otto uomini e sette donne. Il dt Fabrizio Curtaz ha infatti convocato Michele Molinari, David Zingerle, Iacopo Leonesio, Stefano Canavese, Elia Zeni, Marco Barale, Nicolò Betemps, Daniele Fauner, Beatrice Trabucchi, Gaia Brunetto, Sara Scattolo, Hannah Auchentaller, Linda Zingerle, Martina Trabucchi e Rebecca Passler. Assente invece l'infortunata Ilaria Scattolo.

A dirigere gli azzurri, insieme all'allenatore responsabile Mirco Romanin, il folto staff tecnico formato da Fabio Cianciana, Edoardo Mezzaro, Daniele Piller Roner, Samantha Plafoni, Aline Noro e Pietro Dutto.

Una caduta, il dolore e un nuovo problema al ginocchio a poche settimane dal via della stagione. Lo scorso novembre Ebba Andersson aveva sentito caderle il mondo addosso dopo l’infortunio al ginocchio che le è poi costato tutta la prima parte della passata stagione.

In un’intervista rilasciata ad Aftonbladet, la svedese ha svelato tutte le paure provate in quel momento: «È stato terribilmente triste e brutto – ha affermato – mi sono fatta male proprio a una settimana dalla prima gara della stagione. Doversi sedere a casa e guardare la tv non è certo ciò che vuoi. Ho anche pensato di mollare tutto. Quando mi sono fatta male ho iniziato a chiedermi se ne valesse la pena. Ho chiamato mia madre, ho pianto al telefono e le ho detto che non sapevo se avrei voluto nuovamente passare attraverso una cosa del genere. Per me era il secondo infortunio al ginocchio, già avevo provato una riabilitazione. Per fortuna li ho capito che non avrei avuto una reazione così forte se per me tutto questo non avesse significato così tanto».

Fortunatamente l’infortunio era meno grave del previsto, Ebba Andersson ha affrontato il periodo di stop e a fine dicembre è tornata a gareggiare, affrontando le fatiche del Tour de Ski. Il rientro subito con un podio nella 10km mass start di Lenzerheide, poi un altro terzo posto nella 10km in skating di Dobbiaco, quindi addirittura la seconda piazza nella 10km mass start in classico della Val di Fiemme. La svedese è subito tornata da protagonista, ma ancora una volta la sfortuna ha avuto il sopravvento, sotto forma di un raffreddore che l’ha costretta al ritiro alla vigilia del Cermis: «In questo momento il mio più grande sogno è che tutto vada liscio. Ho avuto delle battute d’arresto e malattie che mi hanno colpita in passato. Ma ovviamente il mio obiettivo è anche di fare delle belle prestazioni ai Mondiali e vincere finalmente una gara di Coppa del Mondo. È tempo di una vittoria».

Quando si parla di vincere, non si può non far cadere il discorso su Therese Johaug, che ha cannibalizzato le gare distance nelle ultime due stagioni: «Il dominio di Johaug è per me fonte di ispirazione e motivazione. Penso che se lei è in grado di competere in questa maniera, dovrei farlo anche io un giorno. Se Johaug deve sentirsi minacciata? Si, perché siamo tante ragazze forti in nazionale e tutte motivate. Nessuno deve mai rilassarsi troppo sul trono, perché è facile essere nuovamente spinto già. Ma Therese non si rilassa, lavora sempre».  

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