Redazione

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Ve l’avevamo anticipato la scorsa settimana, ora è ufficiale: il Mondiale Juniores di skiroll si disputerà a Madona, in Lettonia, in contemporanea alla tappa della Coppa del Mondo. Le difficoltà organizzative in Russia, a causa dell’emergenza Covid-19, hanno portato quindi alla cancellazione della tappa di Khanty-Mansijsk, inizialmente programmata dal 17 al 20 settembre. L’evento di Coppa del Mondo avrebbe coinciso anche con il Mondiale Juniores.

A questo punto la FIS, impossibilitata in un periodo così complicato a trovare un’altra località in grado di ospitare una tappa di Coppa del Mondo e il Mondiale Juniores, ha deciso semplicemente di rendere iridata per i Giovani la tappa di Madona. Al momento, però, il programma prevede ancora soltanto tre gare: sprint in skating venerdì 28 agosto, mass start in skating sabato 29 agosto e gara in classico con partenza a intervalli la domenica. La FIS sta anche valutando l’opportunità di fare disputare una team sprint, che era inizialmente prevista nel programma.

Continuiamo, però, a chiederci quale sia il senso di far disputare una Coppa del Mondo, che a questo punto sarà circoscritta soltanto alle due tappe di Otepää e Madona, visto che anche la Cina dovrà presto annunciare forfait, dal momento che il governo cinese ha cancellato tutti gli eventi internazionali fino al 31 dicembre, esclusi quelli validi come prova per le Olimpiadi 2022. Ma soprattutto, perché ci si ostina a portare avanti un Mondiale Giovanile, quando Italia e Svezia hanno già dato forfait (gli azzurri non possono partecipare ad alcuna gara internazionale fino al 30 agosto) e tutto lascia pensare che altre nazioni – Russia in testa – faranno altrettanto? A volte bisognerebbe avere maggior coraggio e capire che è meglio fermare tutto anziché andare avanti con uno spettacolo tutt’altro che competitivo. 

Tornano nuovamente sulla neve gli azzurri della Squadra A di fondo. Dopo aver già sciato lo scorso giugno in occasione del primo raduno, che si è svolto allo Stelvio, ora il gruppo allenato da Stefano Saracco utilizzerà il tunnel della Sport Halle di Oberhof.

Prima trasferta all'estero, quindi, per il fondo italiano, che questa estate aveva visto fin qui i suoi atleti allenarsi sempre in patria. Per questo nuovo raduno il dt Marco Selle ha convocato sei fondisti: Federico Pellegrino, Francesco De Fabiani, Maicol Rastelli, Giandomenico Salvadori, Lucia Scardoni e Greta Laurent. Quest'ultima era già tornata in squadra nella seconda settimana del precedente raduno, ad Anterselva. Ora per l'atleta delle Fiamme Gialle, tolta ogni fasciatura, è tornata la normalità e potrà quindi riprendere a sciare e allenarsi seguendo il programma del resto della squadra.

Gli azzurri raggiungeranno la Germania domenica due agosto e si fermeranno fino al 14 agosto. Insieme a Saracco sarà presente anche lo skiman del CS Esercito, Francois Ronc Cella.

Potrebbe presto arrivare una vera e propria svolta nella lotta al doping. A breve, infatti, saranno effettuati dei test antidoping in grado di individuare gli atleti che hanno fatto uso di “doping ematico”, le trasfusioni di sangue.

In occasione del Mondiale di Seefeld del 2019, fu solo grazie all’intervento della Polizia, dopo un lungo lavoro di investigazione che venne colta in fragrante tutta l’organizzazione criminale. Le immagini di Max Hauke, sorpreso durante la trasfusione a poche ore dalla 15km in classico del Mondiale, fecero il giro del mondo. Proprio l’atleta austriaco ha successivamente affermato in un’intervista all’Expressen che «se non fosse stato per la Polizia, non mi avrebbero mai colto. Sarei ancora andato in giro a gareggiare dopo essermi dopato». Il doping ematico è stato spesso definito come una scappatoia per coloro che vogliono imbrogliare, tanto che l’importante è non destare sospetti, al punto che Hauke stesso ha ammesso di aver a volte rallentato in gara, perché aveva l’obiettivo di tirar fuori la grande gara in occasione del Mondiale.

Ora le cose dovrebbero cambiare. Anders Mannelqvist, ex biatleta svedese che partecipò alle Olimpiadi di Albertville, è il CEO della Pro Test Diagnostics, la società che sta rivoluzionando il lavoro dell’antidoping. Il ricercatore dell’azienda, Christer Malm, ha lavorato 14 anni per sviluppare un test in grado di rivelare questo tipo di doping. Ora il lavoro è terminato e la Pro Test Diagnostics ha sviluppato un kit del test, che è in fase di valutazione da parte dei laboratori WADA accreditati, a Stoccolma, Oslo e Parigi. «Fino ad ora abbiamo mantenuto la riservatezza sul nostro lavoro – ha affermato Malm all’Expressen – il laboratorio di WADA scriverà un rapporto di valutazione al termine del test. Probabilmente arriverà prima di fine anno. Successivamente, il quartier generale della WADA, a Montreal, approverà questa metodologia, in modo che possa essere utilizzata. Siamo vicini».

La WADA ha investito circa un milione di euro su questo progetto svedese sviluppato ad Umeå. Se tutto dovesse andare bene, addirittura questo test antidoping potrebbe essere utilizzato già in occasione delle Olimpiadi di Pechino 2022. «È davvero emozionante – ha affermato Mannelqvistfinalmente abbiamo un test utile. Abbiamo già parlato con le federazioni internazionali di sport invernali, biathlon, ciclismo e atletica. Tutti sono molto interessati, perché le trasfusioni di sangue sono state quasi impossibili da rilevare in passato. Questo farà la differenza».

Secondo Malm, presto gli atleti saranno costretti quindi a smetterla di far uso di queste pratiche: «Sappiamo che questo metodo è utilizzato, perché non è mai stato fatto alcun test. Se da atleta avessi deciso di barare, avrei utilizzato proprio le trasfusioni di sangue. Semplicemente raccogli il tuo sangue in estate e prima di una competizione importante lo inietti nel corpo e ne ottieni un effetto dopante. Ma questa possibilità non ci sarà più grazie a questo test»

Saranno demoliti i trampolini di salto olimpici di Pragelato, ma verrà tenuta la pista di lancio del HS140 in memoria dell'evento olimpico e i trampolini di allenamento per i bambini, affinché si possa dar vinta al movimento anche in Piemonte. È questo l'obiettivo del Comune di Pragelato, amministrato dal Sindaco Giorgio Merlo, e dell'architetto Fasano, responsabile Ufficio Tecnico Lavori Pubblici dell'Unione Montana Via Lattea, che hanno presentato alla Presidenza della Regione Piemonte, mercoledì 29 luglio, il piano organico dell'ex stadio olimpico di Salto. Ecco il Comunicato.

“È stato presentato stamane alla Presidenza della Regione Piemonte dal Sindaco e dalla Giunta di Pragelato accompagnati dall’architetto Fasano, responsabile Ufficio Tecnico Lavori Pubblici dell’Unione Montana Via Lattea, il progetto - che è stato siglato dopo molti incontri e confronti - di riqualificazione dell’ex stadio olimpico del salto.

Il progetto di riqualificazione e rifunzionalizzazione dell’area dei trampolini intende definirne un sistema inclusivo capace di accogliere le differenti tipologie di utenze: un progetto unitario composto però da una somma di elementi autonomi e identificabili capaci di attrarre il maggior numero di utenti possibili. La volontà progettuale è quella di rendere l’area curata e permeabile proponendo un mix di attività capaci di attrarre e interessare innumerevoli tipologie di utenti. Dagli atleti sportivi ai bambini, dagli anziani alle persone che vogliono semplicemente rilassarsi al sole. E quindi, un progetto che prevede un sistema di offerta - e non un’unica disciplina specialistica - che includa oltre ad attrezzature sportive per l’allenamento di atleti nell’ambito di discipline specialistiche (salto con gli sci, discesa, down hill, ski roller) anche attrazioni turistiche ludiche e di svago: la bici, una pista di pump track e una passeggiata attrezzata in stretta connessione con l’acqua del torrente Chisone.

Una miscela di elementi differenti e costituenti un ‘parco degli sport montani’ che ambisce ad avere una valenza di richiamo per la collettività utilizzabile nel corso dell’intero anno.

Il progetto prevede di demolire i trampolini principali, a meno della pista di lancio del HS140, da salvaguardare a memoria dell’evento olimpico e riutilizzabile come torre di lancio per uno zip line. I trampolini di allenamento verranno invece conservati e dedicati alle scuole di sci al fine di consentire una diffusione della disciplina del salto fra i giovani atleti piemontesi.

Un progetto, dunque, organico e integrato che risponde alla vocazione sportiva e turistica di Pragelato e che ha registrato un forte intesse da parte della Presidenza della Regione”.

Giovedì sarà lanciata la biografia di Grigory Rochenkov, ex direttore del laboratorio nazionale russo dell’antidoping, sospeso nel 2015 dalla WADA per aver contribuito al programma di doping di stato, del quale è stata accusata la Russia, e divenuto successivamente proprio il grande accusatore del sistema russo, al punto che oggi vive negli Stati Uniti e fa parte del programma di protezione testimoni, dal momento che la sua vita sarebbe in pericolo.

Il Daily Mail, tabloid inglese, ha pubblicato alcuni estratti della sua biografia, mettendo in risalto la vicenda doping legata a Evi Sachenbacher-Stehle, vincitrice di cinque medaglie olimpiche nello sci di fondo, con due ori (staffetta di Salt Lake City del 2002 e team sprint di Vancouver 2010) e 3 argenti (uno individuale nella sprint di Salt Lake City), e sei medaglie Mondiali (oro in staffetta in Val di Fiemme nel 2003). A 32 anni la forte tedesca  aveva deciso di passare al biathlon, riuscendo anche a salire due volte sul gradino più alto del podio, sempre in staffetta. In occasione delle Olimpiadi di Sochi, l’allora trentatreenne, risultò positiva ad un controllo antidoping dopo la mass start, essendo state trovare tracce di Geranamina (dimetilamilammina) nelle urine. L’allora trentatreenne apparentemente aveva ingerito inconsciamente piccole quantità di essa da un integratore alimentare contaminato, come avrebbe poi dimostrato in seguito, tanto che la sua squalifica venne ridotta da due anni a sei mesi.

Rodchenkov nella sua biografia “The Rodchenkov Affair” ha svelato che in altre circostanze quel caso non sarebbe stato nemmeno riportato. L’atleta tedesca è servita come vittima sacrificale, in quanto dopo aver coperto i campioni russi risultati positivi, furono necessari casi di positività di altre nazionali per evitare sospetti. Il test positivo della tedesca è quindi arrivato al momento giusto per i russi: «Era un caso limite – ha ricordato Rodchenkovquesto stimolante solitamente era presente in alte concentrazioni. Se avessi già registrato cinque violazioni reali, non l’avremmo nemmeno segnalato. Ma avevamo bisogno di “sangue”. È stata squalificata e la punizione non corrispondeva alla sua colpa».

Dopo quanto accaduto la biatleta tedesca aveva deciso di porre fine alla sua carriera, abbandonando lo sport. «Non so se dovrei essere felice o triste – ha affermato Evi Sachenbacher-Stehle a xc-ski.de – certo un messaggio del genere da una parte è per me buono. Ma è incredibile ciò che hanno fatto i russi per nascondere le loro attività. Non voglio pensare a cosa sarebbe successo se (non ci fosse stata la positività, ndr). L’unica cosa importante per me è aver avuto la conferma di non essermi dopata consapevolmente».

Sicuramente quanto scritto nel libro riabilita, se ancora ce n’era bisogno, la figura dell’atleta tedesca, il cui valore morale è certamente ben diverso rispetto a quello di chi ha contribuito a rovinarle la carriera.

Il salto italiano si sposta al gran completo a Eisenerz in Austria. Dal 2 al 6 agosto, infatti, le squadre A, B Junior e di interesse nazionale di salto maschile saranno nella località austriaca insieme a quelle A e B femminile.

Il dt Federico Rigoni ha convocato per questo raduno sei uomini, che sono Alex Insam, Daniel Moroder, Francesco Cecon, Mattia Galiani, Giovanni Bresadola e Andrea Campregher, che saranno seguiti dai tecnici Zeno di Lenardo e Andrea Morassi. Nella località austriaca saranno presenti anche quattro donne. Si tratta di Manuela Malsiner, Lara Malsiner, Jessica Malsiner e Martina Ambrosi. Con loro ci saranno gli allenatori Andreas Felder e Sebastian Colloredo. Ovviamente sarà una bella occasione per tutti i tecnici della squadra italiana di lavorare con Andreas Felder e carpire qualche segreto da un allenatore che ha vinto tantissimo nel corso degli anni alla guida della squadra austriaca. 

Ricordiamo che le squadra azzurre non saranno al via della prima tappa del Summer Grand Prix, le donne a Frenstat e gli uomini a Wisla, per la decisione della FISI di non far gareggiare alcun atleta azzurro sino al 30 agosto.

Saputo da pochi giorni che il Summer Grand Prix è stato cancellato, dopo la rinuncia della località di Oberstdorf, l'ultima rimasta in calendario, le squadre azzurre non si sono fermate e proseguono la propria preparazione.

La Squadra A maschile, diretta da Danny Winkelmann, coadiuvato da Ivan Lunardi, raggiungerà Eisenerz, in Austria, dove si allenerà assieme alle squadre di salto. Da domenica 2 a giovedì 6 agosto saranno in Austria cinque atleti: Samuel Costa, Aaron Kostner, Raffaele Buzzi, Alessandro Pittin e Giulio Bezzi.

Più o meno negli stessi giorni, da lunedì 3 agosto a venerdì 7, la squadra femminile di Coppa del Mondo sarà impegnata invece tra Tarvisio, Planica e Villach. Per questo raduno, ovviamente guidato da Ivo Pertile e Francesco Benetti, il dt Federico Rigoni ha convocato Daniela Dejori, Annika Sieff, Veronica Gianmoena e Lena Prinoth.

La sfortuna non vuole abbandonare Ingvild Flugstad Østberg. La norvegese, che dopo aver saltato la prima parte della passata stagione, non avendo ottenuto il certificato di idoneità, aveva accusato anche una frattura da stress alla vigilia della tappa di Holmenkollen dello scorso marzo ed era appena tornata ad allenarsi con le compagne di squadra, si è nuovamente fermata.

Secondo quanto riferito domenica dall'ufficio stampa della nazionale norvegese di sci di fondo, Østberg ha subito una nuova frattura da stress al piede. Pertanto, dovrà affrontare di nuovo alcune settimane di riabilitazione e avrà bisogno di tempo prima di riprendere ad allenarsi normalmente.

Ovviamente molto delusa l'atleta: «Questo è certamente molto fastidioso, ma farò il possibile per tornare al più presto. Nel tempo l'equilibrio tra esercizio fisico, riposo ed alimentazione non è stato ottimale».

Dispiaciuto anche il medico ufficiale della federazione norvegese, Øystein Andersen, che ha sottolineato cosa non è andato per il verso giusto: «La nuova frattura da stress al piede, subita da Ingvild, è collegata al difficile equilibrio tra esercizio fisico e fattori di recupero come nutrizione, riposo e sonno. Sappiamo che gli atleti a volte non sono sufficientemente concentrati o attenti a questo equilibrio, così rischiano questo genere di infortuni». Colpisce come, dopo le brutte esperienze avute lo scorso anno, l'atleta sia nuovamente ricaduta nella stessa problematica.

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