Redazione

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Ha saputo rialzarsi dopo una stagione difficile, riuscendo lo scorso anno a fare lo step che le era stato richiesto, fino a disputare un Mondiale Under 23 di buon livello. Ora Martina Bellini non vuole fermarsi, è decisa a fare un passo ancora più grande per meritarsi la sua prima convocazione in Coppa del Mondo, come richiesto alle atlete della squadra Milano Cortina 2026, inserite nel gruppo di Renato Pasini.

L’atleta in forza al Centro Sportivo Esercito, non vede l’ora di raggiungere lo Stelvio per partecipare, a partire da lunedì, al primo raduno. Ha voglia e stimoli di allenarsi, ma soprattutto vuole tornare a vivere intensamente le sue passioni dopo un periodo triste, anche per una ragazza dal volto sempre sorridente come il suo. Un incubo, quello del coronavirus, che ha toccato non poco la ventiduenne bergamasca, nativa di Clusone, proprio vicino ai comuni di Nembro ed Alzano Lombardo, tra le zone più colpite dalla pandemia di Covid-19.

Anche di questo Martina Bellini, che ha partecipato a un video realizzato per CluSU, una piattaforma creata per supportare le attività commerciali della sua Clusone, ha parlato nell’intervista che ci ha gentilmente rilasciato. Ovviamente, nelle parole della giovane bergamasca del CS Esercito, anche ampio spazio allo sci di fondo, ai suoi obiettivi e a una squadra Milano Cortina 2026 che le piace.

Ciao Martina. Com’è stato tornare ad allenarsi all’aria aperta dopo il lungo periodo di quarantena?
«È stato liberatorio. In questo lungo periodo a casa ho capito ancora di più quanto sia bello il mio lavoro, che mi consente di passare tanto tempo all’aria aperta ad allenarmi. Il giorno in cui si è concluso il lockdown non avrei mai voluto smettere di correre tra le montagne. Sia chiaro, mi sono sempre allenata anche a casa, ma quando non puoi fare qualcosa che ti piace, hai ancora più voglia di farla. Come sapete sono solita guardare sempre il bicchiere mezzo pieno e provo a farlo anche in questa occasione, sottolineando come questo brutto periodo mi abbia permesso di apprezzare ancora di più ciò che faccio».

Sei della provincia di Bergamo, proprio delle zone maggiormente colpite dall’emergenza coronavirus. Credo che soltanto chi come te abbia vissuto questa situazione così da vicino, possa realmente averne colto la gravità.
«Vero, credo che per rendersi veramente conto della gravità di quanto accaduto, bisogna trovarcisi in mezzo. Mi ritengo fortunata, perché non ho perso alcun parente in questo periodo da incubo. Mio nonno è stato male, ma fortunatamente sembrerebbe essere uscito da questo virus. È stato un periodo angosciante, arrivavano di continuo delle telefonate che ci avvertivano di qualche conoscente o amico di famiglia venuto a mancare. È stato tutto così triste. Avevo molta paura, non per tanto per me, in quanto sono giovane e sana, ma soprattutto per i nonni e miei genitori. Per sicurezza nemmeno potevamo incontrarci o stare a contatto con i nonni. Mi è dispiaciuto tanto, perché erano soli e tristi, ma non potevamo farci nulla. Anche quando nonno è stato male, abbiamo avuto tanta paura, perché purtroppo la situazione era caotica. Alcune persone hanno saputo della scomparsa di un proprio caro anche due giorni dopo l’accaduto. Fortunatamente mio nonno non si è mai aggravato. Ora il peggio sembra essere passato per Clusone e le zone limitrofe, stiamo ripartendo».
    
A proposito di ripartenza, abbiamo visto che hai partecipato anche al video di presentazione di CluSU. Puoi spiegarci di cosa si tratta?
«Alcuni ragazzi della zona hanno creato una piattaforma per rilanciare il commercio dei vari negozi del paese. Clusone è grande, ci sono tanti negozi che hanno sofferto moltissimo in questi mesi, a causa delle chiusure. In questa maniera si può contribuire comprando dei voucher, che consentiranno agli esercizi di ricevere subito liquidità per coprire le spese in questo periodo di emergenza economica. Inoltre, acquistando questi voucher si avrà poi anche diritto a degli sconti presso gli stessi negozi. Io credo sia una bella idea, anche perché ritengo che in un periodo del genere si debba per forza essere innovativi, saper reagire anche usando la fantasia. Quando mi hanno chiesto di partecipare a questo video, non ci ho pensato due volte, perché amo il mio paese e se posso contribuire in qualsiasi maniera ad aiutare, sono molto contenta di farlo».

All’inizio dell’emergenza, tu eri a Oberwiesenthal, dove erano in corso i Mondiali Juniores e Under 23. Eri a conoscenza della situazione?
«Mentre ero in Germania si stava parlando di far diventare Nembro e Alzano Lombardo zone rosse. Qualcosa quindi si sentiva, anche già durante il raduno Pre Mondiale, ricordo che Renato (Pasini, ndr) mi disse che era stato scoperto il primo caso in Lombardia. Se ci ripenso ora, devo ammettere che un po’ tutti avevamo sottovalutato la gravità della situazione, me compresa. Pensavo fosse solo qualcosa in più di una semplice influenza, invece si è rivelata tutt’altro. Allora poi ero concentratissima sul Mondiale, anche se ovviamente ero attenta alle notizie che arrivavano. Il ritorno a casa è stato anche scioccante, in quanto sono tornata il 7 dall’evento iridato e l’8 è iniziato subito il lockdown. In quel momento mi sono resa conto, come tutti, di quanto la situazione fosse seria, anche se non avrei comunque mai immaginato che i mesi successivi sarebbero stati così. In due e tre giorni c’è stato un boom allucinante di casi».

Cambiamo decisamente argomento e andiamo avanti parlando di sci di fondo. Nell’ultima stagione sei riuscita a fare uno step importante rispetto al tuo primo anno da senior. Sei soddisfatta?
«Si, sono proprio contenta di quanto ho fatto. Durante la passata primavera non mi sarei mai aspettata di fare così bene. Magari non sono arrivati risultati roboanti come medaglie o cose del genere, ma per me è stata una stagione importante, quello che ho fatto ha significato tanto. È stata un po’ una rinascita, perché ho ritrovato sensazioni che mi mancavano e voglia di arrivare. Quest’ultima non mi era mai passata, ma quando le cose vanno male, perdi un po’ di fiducia in te stessa, invece ora è tornata la Martina di prima. Sono anche riuscita a fare uno step ulteriore dal punto di vista mentale, che mi ha aiutato tanto. La voglia e la fiducia in quello che fai fanno veramente tanto la differenza. Mi ritengo anche fortunata nell’aver avuto al mio fianco un gruppo di persone con cui sono stata veramente bene, lavorando nel modo giusto e motivandoci a vicenda. Renato poi ha saputo trasmetterci tanta passione e grinta. Il resto è stato solo una conseguenza di tutto questo».  

Ai Mondiali Under 23 sei apparsa motivatissima, forse anche per l’esclusione della stagione precedente. Ho in mente l’immagine della sprint, quando sei caduta ma non ti sei arresa, ripartendo subito a tutta nel tentativo di recuperare.
«Vero, ma lì mi sarei davvero mangiata le mani (ride, ndr). Avevo fatto una bella qualificazione, seppure avessi perso tempo per un sorpasso. Non riuscivo ad accettare di buttare via una gara così. Poi si, sono arrivata in Germania con tanta voglia di rivincita, volevo dimostrare agli altri e soprattutto a me stessa, che la Martina dell’anno precedente era stata solo un caso, un momento di difficoltà, e che ho tanto da dare e dimostrare. Penso si sia visto. Ho tanta voglia di fare bene e anche essere entrata quest’anno a far parte di un progetto che porta il nome dell’Olimpiade del 2026, è importante per me, perché rappresenta un’opportunità da cogliere assolutamente».

Il gruppo Milano Cortina 2026 guarda ovviamente al futuro ma anche all’immediato presente, visto che uno degli obiettivi a breve e medio termine è quello di guadagnarsi delle convocazioni per la Coppa del Mondo.
«Non nascondo che sarà il mio principale obiettivo della prossima stagione. Da quando ho iniziato a sciare spero di gareggiare in Coppa del Mondo, lì voglio arrivare e ovviamente non solo partecipare. Far parte di questo progetto, quindi, è bello ma rappresenta anche una grande responsabilità. Anche perché non avendo ancora esordito in Coppa del Mondo, non so neanche cosa aspettarmi, la vedo ancora una cosa grandissima, ma che voglio troppo raggiungere. Sono davvero strafelice di fare parte di questa squadra, non soltanto perché mi piace tantissimo essere in gruppo con queste compagne, ma anche in quanto vedo che la FISI crede in me e nelle mie potenzialità, così come ha sempre fatto il Centro Sportivo Esercito. Ciò mi dà grandi stimoli».  

Avrai in squadra atlete come Ganz, Comarella e la tua amica Franchi, che saranno un bel punto di riferimento.
«Sicuramente sarà un grande vantaggio allenarsi con loro, in quanto sono tutte atlete molto competitive. Ma anche Cristina (Pittin, ndr) e Nicole (Monsorno, ndr) lo sono. Insomma ho tutte compagne giovani e forti, che sicuramente rappresentano uno stimolo per me. Sono convinta di poter migliorare molto allenandomi con esse. Poi mi trovo bene con tutte loro e anche questo è un bel vantaggio, in quanto è fondamentale fare gruppo. Non vedo l’ora di andare sullo Stelvio, sono curiosa di allenarmi con Cate (Ganz, ndr) e Anna (Comarella, ndr)».

In squadra si riforma il quartetto che nel 2017 vinse lo storico argento nella staffetta femminile di Mondiali Juniores: Bellini, Comarella, Franchi, Pittin.
«È bellissimo, come lo è stato già ritrovarsi tutte e quattro al recente Mondiale Under 23. Un pomeriggio eravamo in camera assieme e ci siamo messe a riguardare tutte le foto e i video di quel giorno. Avevamo gli occhi lucidi. A volte, quando mi capita di ripensare a quel momento, sento di avere una nuova carica, perché penso a quanto sia stato bello vivere quelle emozioni e ho voglia di averne tante altre del genere».

Ancora una volta a guidarti ci sarà Renato Pasini.
«Sono assolutamente contenta di averlo, anche perché lui è stato un tassello molto importante della mia crescita, mi ha aiutato tanto. Avendo poi già lavorato assieme negli ultimi due anni, mi conosce benissimo, sa quali sono i miei punti di forza e quelli deboli. Inoltre sa come prendermi e dirmi le cose. Ciò mi aiuta tanto. Con lui mi sono sempre trovata benissimo»

Il primo raduno della nazionale Juniores e Giovani di biathlon, che si concluderà domani ad Anterselva, ha rappresentato anche l’ingresso ufficiale di Pietro Dutto nello staff tecnico azzurro. Una nuova carriera per il piemontese delle Fiamme Oro, a un anno dal ritiro dall’attività agonistica, che parte subito da una squadra molto importante e ricca di talento, come hanno dimostrato i risultati ottenuti nella passata stagione da alcuni componenti di questo team.

Dutto lavorerà nello specifico con la squadra maschile, al fianco di Fabio Cianciana ed Edoardo Mezzaro. Il poliziotto cuneese è molto contento dell’occasione a lui concessa da Fabrizio Curtaz e Mirco Romanin, allenatore responsabile della squadra, che Dutto apprezza moltissimo: «Sono molto felice di avere questa opportunità perché da tempo nutro stima per Mirco Romanin, che considero un amico, e tutto lo staff tecnico di questa squadra. Già nei miei ultimi anni da atleta, cercavo sempre un confronto con lui e quando decisi di ritirarmi mi manifestò anche la sua intenzione di farmi entrare un giorno nello staff tecnico della nazionale. Quest’anno c’è stata l’opportunità di collaborare e sono veramente molto contento. Anche perché c’è un gruppo molto nutrito di talenti, alcuni dei quali vengono dalle mie zone ed altri che sono oggi tesserati per le Fiamme Oro. Sono molto motivato e ben felice di poter trasmettere a questi ragazzi la mia esperienza».

Oltre alla nuova avventura con la nazionale juniores e giovani, Pietro Dutto guiderà anche la rinnovata squadra di sede delle Fiamme Oro, corpo sportivo che quest’anno ha deciso di investire molto sul biathlon, decidendo di tesserare alcuni giovani come aggregati. Cinque di essi fanno parte anche della nazionale giovanile: Elia Zeni, Marco Barale, Nicolò Betemps, Sara Scattolo ed Ilaria Scattolo.

A un giorno dalla chiusura del primo raduno della nazionale, Dutto è molto soddisfatto dell’impatto avuto con la squadra e soprattutto lo staff tecnico: «E stata una settimana positiva. Ho notato subito una grande alchimia all’interno dello staff tecnico azzurro, un gruppo che lavora, sa essere serio e dare l’esempio ai ragazzi, ma allo stesso tempo ha il giusto spirito fuori dal lavoro e trasmette in questa maniera serenità ai giovani. Credo che l’ottimo rapporto tra i tecnici sia una cosa fondamentale, perché si lavora tanto tempo assieme e i ragazzi devono essere tranquilli. Per il resto posso dire che le due squadre sono veramente molto interessanti, ci sono tanti atleti, sia tra i ragazzi che tra le ragazze, che hanno talento, ma lavorano anche sodo, pure in quegli esercizi che sono propedeutici alla preparazione. Si sono allenati sempre con il massimo impegno, perché hanno grande voglia di dimostrare il proprio valore. In generale, sono rimasto molto impressionato, questi giovani mi hanno confermato che il biathlon italiano ha un alto livello. Questa generazione è formata da atleti che sono più inquadrati e già più formati verso il professionismo rispetto a quanto lo fossimo noi, hanno oggi maggiori possibilità di confronti internazionali a quell’età e una struttura migliore a partire dai comitati. È uno sport duro, ma possono affrontare una giornata di allenamento sotto la pioggia tra poligono, skiroll e camminate, senza fiatare. Poi ho notato anche un ottimo livello al tiro rispetto, un chiaro segnale che si sta lavorando bene già nei comitati».

Dutto segue principalmente la squadra maschile e ha chiarito a Fondo Italia quali sono stati i suoi compiti in questa prima settimana: «La squadra è unica, ma abbiamo formato questi due gruppi di lavoro, soprattutto per le restrizioni dovute all’emergenza coronavirus. Seguo principalmente i maschi, in particolare nello sci di fondo, sia il lato tecnico che fisico. Ho passato molto tempo in pista al fianco di Romanin. Ovviamente sono un allenatore a 360 gradi e posso seguire con attenzione gli atleti anche al poligono, ma essendoci divisi i compiti, sull’aspetto del tiro Fabio Cianciana ed Edoardo Mezzaro sono più esperti di me».  

Proprio con Fabio Cianciana, Pietro Dutto ha lavorato quando era nella nazionale Juniores e Giovani, ormai un decennio fa: «Giusto l’altro giorno abbiamo ricordato tutti i momenti passati assieme. Fa un certo effetto pensare che ero un suo atleta ed oggi siamo colleghi. La sua professionalità e la grande esperienza saranno molto importanti per me in questa fase, nella quale ovviamente ho solo da imparare da un allenatore come lui, che in tanti anni ha cresciuto atleti di grandissimo valore, come gli stessi Wierer, Hofer e Windisch».

Per Dutto è anche molto importante seguire da vicino il lavoro di Romanin: «Io porto con me il grande bagaglio di esperienze che ho avuto nel corso della mia carriera – ha spiegato il poliziotto cuneese – ma da Mirco posso imparare veramente tanto sui programmi di allenamento, come anche sull’analisi video della tecnica. È un allenatore giovane ma con una grandissima esperienza, maturata dallo sci club, al comitato fino alla nazionale. È un allenatore completo».

L’ex azzurro è quindi motivatissimo, sa di poter dare molto a questo gruppo di giovani: «Mi affascina avere l’opportunità di trasmettere a questi ragazzi la mia esperienza. Non sono stato un campione, ma un atleta discretto che ha gareggiato tanto in campo internazionale e ha saputo sempre mettersi in gioco. Ho imparato tanto, anche dagli errori commessi e dalle difficoltà avute. Nelle ultime stagioni mi sono anche allenato tanto da solo nel corpo sportivo e questo mi ha aiutato a scoprire tante cose nuove. Inoltre credo di poter aiutare questi giovani anche a capire come affrontare diversi aspetti della competizione, il modo per utilizzare al meglio il tempo libero per riposare o come approcciare la gara dal punto di vista psicologico».  

Infine Dutto ha voluto ringraziare chi gli sta permettendo di vivere questa esperienza: «Ci tengo a dire grazie alle Fiamme Oro, che mi stanno concedendo questa opportunità, così come a Fabrizio Curtaz per la fiducia. Ovviamente anche allo staff tecnico, che mi ha accolto benissimo. Infine ci tengo a sottolineare che mi ha fatto piacere, in questo anno dopo il ritiro, ricevere tanti attestati di stima dall’ambiente».

Due presenze in Coppa del Mondo, a Davos ed Oberstdorf, alcuni buonissimi piazzamenti in OPA Cup, dove ha anche sfiorato il podio nel suo Piemonte, a Pragelato, un titolo italiano Under 23 e un podio assoluto sempre agli Italiani di Gromo. Dopo una stagione 2019/20 molto positiva, Lorenzo Romano riparte dalla squadra Milano-Cortina 2026, che a partire da lunedì sarà al Passo dello Stelvio per il primo raduno stagionale insieme alla squadra A.

Il fondista del CS Carabinieri, che ha compito 23 anni pochi giorni fa, sta scalpitando: «L’attesa è finita, finalmente si comincia – ha affermato l’azzurro all’ufficio stampa del Comitato FISI AOCe lo si fa anche bene. Partiamo subito sulla neve, insieme alla Squadra A, un’ottima notizia per noi perché torniamo ad allenarci sugli sci. Purtroppo, a causa di quanto accaduto in questi mesi, non abbiamo avuto la possibilità di sciare in primavera, come hanno invece fatto gli atleti delle altre nazioni, in particolare del Nord Europa. Un bel vantaggio per gli altri, perché è importante fare ore sugli sci anche in questo periodo. Grazie alla FISI potremo utilizzare la pista dello Stelvio solo per noi ed allenarci bene. Sarà faticoso, ma è importante ogni tanto fare degli allenamenti in quota e sfruttare al meglio i tremila metri per una settimana. Inoltre, nonostante le norme rigide di limitazione a causa dell’emergenza coronavirus, avrò l’occasione di sciare al fianco dei big del fondo azzurro come Pellegrino e De Fabiani. Ottima cosa confrontarmi con loro e anche con i miei compagni di squadra della nazionale, visto che qui in zona sono abituato ad allenarmi da solo».

Per Romano sarà anche l'occasione di conoscere più approfonditamente il suo nuovo allenatore, Fulvio Scola, dopo essere stato seguito negli ultimi tre anni da Luciano Cardini, allenatore dell'Under 23: «Nel corso della prossima settimana avrò il mio primo impatto con il mio nuovo allenatore, Fulvio Scola. Sarà un ottimo modo per imparare a conoscerlo e iniziare a lavorare insieme. Per ora ci siamo sentiti soltanto per telefono e ho avuto un’ottima impressione da lui. Ci tengo, però, a ringraziare Luciano Cardini per il lavoro che abbiamo fatto assieme in questi tre anni».

Il carabiniere cuneese è entrato nel gruppo “Milano Cortina 2026”, del quale fanno parte gli azzurri sui quali la FISI punta in vista dei Giochi italiani che si svolgeranno tra sei anni. A loro viene anche richiesto di farsi già trovare pronti per la Coppa del Mondo e nei grandi eventi delle prossime stagioni: «Questa squadra ha un nome importante - ha ribadito Romano - ciò è allo stesso tempo un onore e una responsabilità, in quanto significa che la FISI punta su di me in ottica futura, come ha già fatto negli ultimi cinque anni. Sono ormai tante stagioni, prima negli Juniores e successivamente nell’Under 23, che mi alleno con Daprà, Del Fabbro, Coradazzi e dopo anche Ventura, siamo un gruppo consolidato. È bello far parte di un progetto a lungo termine con delle ottime credenziali alla base, nel quale abbiamo anche degli obiettivi a medio termine, come Mondiali e Olimpiadi di Pechino. Ma soprattutto dovremo essere presenti il più possibile in Coppa del Mondo, al fianco degli atleti della Squadra A. Bisogna riuscire a farsi trovare pronti per ricevere più convocazioni e abituarsi a questo livello».

La prossima stagione è piena di incertezze a causa dell’emergenza coronavirus, che potrebbe portare numerosi cambiamenti al calendario. Romano non si preoccupa: «In questo momento sono tranquillo e rilassato, concentrato soltanto sul lavoro che devo fare, perché non sono certo io a poter cambiare la situazione. Il mio unico pensiero è allenarmi al meglio senza alcuna distrazione, tanto che se mi dicessero di partire per il raduno già oggi, andrei immediatamente. Sono consapevole che nel corso della stagione dovremo essere flessibili, soprattutto in estate. Cerco di non farmi distrarre dalla cosa».

Un anno fa Romano in primavera era partito per l’Islanda, dove aveva continuato a sciare partecipando anche a una 50km. L’ultima primavera è stata ben diversa, eppure il carabiniere azzurro guarda il bicchiere mezzo pieno: «Si, mi è mancato andare sulla neve, ma non sono rimasto fermo. Anzi, appena terminato il lockdwon ho fatto una corsa di 43 km, la Marathon Trail delle Cinque Madonne votive di Demonte, in provincia di Cuneo».  Con partenza e arrivo a Demonte, Romano ha toccato i vertici di una croce, composta dalle Madonne del Pino, del Ronvello, del Colletto e dei Boschi, in un anello che interseca il suo asse principale proprio alla Consolata di Festiona. È stato qualcosa di simbolico e in un certo senso propiziatorio nel periodo di pandemia da coronavirus, in quanto l’azzurro ha ripercorso i celebri luoghi della preghiera durante la peste del ‘600.

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi circa la possibilità di consegnarle il Premio Onorario Egebergs, onorificenza norvegese che spetta ad atleti che eccellono in almeno due discipline, Therese Johaug ha definitivamente dimostrato di meritarselo ampiamente.
    
La campionessa norvegese, detentrice della Coppa del Mondo di fondo e vincitrice di tre titoli mondiali a Seefeld nel 2019, si è confermata molto competitiva anche nell’atletica riuscendo a raggiungere l’obiettivo che le era stato richiesto negli Impossible Games di Oslo, evento che ha preso il posto del classico appuntamento “Bislett Games” di atletica leggera.

Johaug, che lo scorso anno aveva vinto il titolo nazionale norvegese, correndo i 10.000 metri in 32’20”86, doveva coprire la stessa distanza sotto i 31’50”, minimo richiesto per qualificarsi ai prossimi Mondiali di atletica leggera. La campionessa dello sci ha fatto ancora di meglio concludendo in 31’40”69, addirittura 40” in meno, quindi, rispetto al tempo fatto registrare un anno fa ai Nazionali. Un risultato che non può certo passare inosservato, anche perché arrivato con l’atleta in pista da sola, seppur aiutata da alcune luci proiettate sulla pista ad indicarle la velocità da mantenere. Ancora una volta Johaug ha confermato di essere un fenomeno dello sport. Un mito, non c’è altro da dire. Lo conferma infatti che nelle sua Norvegia, nonostante le grandi prestazioni che si sono viste nella serata di Oslo, tutti parlino soltanto di lei.

Stoccare oltre 4.000 metri cubi di neve in modo da poter far partire la stagione sciistica 2020/2021 nel mese di ottobre, offrendo agli atleti e alle nazionali di sci di fondo la possibilità di anticipare gli allenamenti in vista delle competizioni casalinghe e internazionali e ai numerosi appassionati della disciplina l’occasione di godersi l’attività sportiva prima del solito.

Un progetto ambizioso, ideato e sviluppato da Gianluca Barp, imprenditore turistico di Riale, piccola gemma incastonata a 1.800 metri nell’Alta Val Formazza in Piemonte, a pochi passi dalla Cascata del Toce, il salto più dell’Europa.

Questa tecnica innovativa, chiamata snowfarming, è diffusa da qualche anno nel nord Europa, dalla Svezia alla Finlandia, ma anche in Svizzera a Davos.

In Italia è già stata utilizzata a Livigno, grazie al lavoro dell’Ente di Promozione Turistica, ma Barp a Riale è il primo imprenditore a livello privato: una soluzione ottimale per il mercato dello sci, che richiede un inizio di stagione sempre più anticipato rispetto ad un clima che, invece, ritarda l’inverno e rende sempre più difficile l’apertura degli impianti.

Dopo l’esperimento artigianale dello scorso anno, durante il quale la neve è stata coperta da un ampio strato di cippato, nelle settimane scorse Barp ha portato a termine per la seconda volta la complessa e innovativa operazione di stoccaggio della neve. Questa volta, per ripararla, si è affidato a dei tecnologici teli geotermici con fibre di alluminio, intervallati da strati di ovatta con caratteristiche isolanti, grazie al supporto tecnico di Snow Makers, un’azienda specializzata svizzera. I teli sono poi stati legati uno all’altro con un sistema di velcri e cuciture a filo.

Questi speciali materiali di copertura, oltre a poter immagazzinare più neve rispetto alla soluzione della biomassa di cippato, garantiscono il doppio beneficio di proteggere termicamente la massa sottostante e, grazie all’azione riflettente, di non far penetrare i raggi UVA. I 4.000 metri cubi di neve resteranno impacchettati sotto i teli per tutta la stagione estiva e saranno posati in autunno. Secondo le stime, e al netto di una parte di “oro bianco” che andrà probabilmente persa, serviranno a coprire circa 2 km dell’anello della pista di fondo di Riale (complessivamente lunga oltre 12 km), permettendo una prima attività sportiva anche in assenza di nevicate e, soprattutto, senza ricorrere a cannoni sparaneve e quindi all’utilizzo eccessivo di energia elettrica e acqua.

“Rispetto alla scorsa stagione abbiamo stoccato circa 1500 metri cubi in più, anche se il nostro obiettivo nei prossimi anni è di riuscire ad arrivare a 7000, per ottenere circa 3 km di pista. È una procedura complessa ma fondamentale per portare economia alla Valle e, soprattutto, permettere agli atleti e alle Federazioni di allenarsi già a fine ottobre - inizio novembre, anticipando così la stagione e prepararsi nel modo migliore in vista delle competizioni che li attendono. Senza contare l’importante impatto ambientale di questa tecnologia”. Ha affermato Gianluca Barp.

Parte dal Passo dello Stelvio la nuova stagione dello sci di fondo italiano. Da lunedì 15 giugno a martedì 23 giugno le nazionali azzurre di sci di fondo sfrutteranno l'Hotel Livrio, situato a 3174 metri per effettuare il primo raduno sulla neve. Quattro uomini e una donna della Squadra A presenti sotto lo sguardo attento dell'allenatore responsabile Stefano Saracco: sono Federico Pellegrino, Francesco De Fabiani, Maicol Rastelli, Giandomenico Salvadori e Greta Laurent. Sarà invece assente per questo primo raduno Lucia Scardoni.

Negli stessi giorni, sempre dal 15 al 23 giugno, il dt Marco Selle ha convocato sullo Stelvio anche gli atleti dei gruppi Milano Cortina 2026 allenati da Renato Pasini e Fulvio Scola, mentre i più giovani, seguiti da Simone Paredi non affronteranno questo raduno. Gruppi al completo, per un totale di sei donne e sette uomini: Anna Comarella, Caterina Ganz, Francesca Franchi, Martina Bellini, Cristina Pittin, Nicole Monsorno, Stefan Zelger, Michael Hellweger, Paolo Ventura, Simone Daprà, Lorenzo Romano, Luca Del Fabbro e Davide Graz.

Un solo podio in carriera, un’unica vittoria, ma pesantissima, l’oro nella pursuit mondiale ad Östersund nel 2019. Un risultato straordinario per Dmytro Pidruchnyi, che nell’ultima stagione si è confermato comunque atleta di buon livello, chiudendo ancora nella top venti della generale con un ottimo 17° posto, vincendo anche un oro e un bronzo agli Europei di Minsk.
    
Atleta ovviamente stimatissimo in patria, Pidruchnyi si è mostrato anche senza troppi filtri in un’interessante diretta Instagram per “Playpro”. Il biatleta ucraino, che compirà ventinove anni il prossimo novembre, ha parlato anche dell’uso degli inalatori, concesso agli atleti che soffrono di asma, argomento del quale si è parlato molto nel corso delle Olimpiadi di Pyeongchang. «Per quanto ne so ci sono molti asmatici nel biathlon da Norvegia, Francia e Austria – ha affermato Pidruchnyipiù volte li ho visti utilizzare gli inalatori prima di partire. Non so come questo aiuti, perché non ho alcun motivo di provare questo farmaco. Secondo alcune opinioni si tratterebbe di un doping legale che migliora i risultati».

Il biatleta ucraino ha poi parlato del suo futuro. Al momento la testa è rivolta alle Olimpiadi di Pechino 2022: «Non ho ancora deciso fino a quando continuerò. Al momento il mio obiettivo è di proseguire fino ai Giochi di Pechino, poi prenderò una decisione, considerando i risultati ottenuti e il mio stato di salute. Terrò conto di queste cose per capire se dovrò ancora andare avanti nel biathlon».

Pidruchnyi ha quindi affermato che l’Ucraina, a livello di materiali, è molto indietro rispetto alle altre nazioni: «È difficile dire quanto siamo indietro rispetto agli altri per quanto riguarda i materiali, perché non sappiamo cosa abbiano gli altri. Sappiamo per certo che gli altri hanno accesso prima di noi alle ultime tecnologie. Noi li raggiungiamo dopo anni».

Infine l’ucraino ha parlato anche di biathlon e comunicazione, giudicando molto importante l’apertura ai fan da parte degli atleti: «Se la maggior parte degli atleti fosse meglio disposto nei confronti della comunicazione con i tifosi e i media, ciò aiuterebbe la diffusione del biathlon in Ucraina. Penso però ognuno abbia il diritto di decidere se comunicare o meno. Penso che in ogni sport ci siano degli atleti più propensi al contatto con i tifosi rispetto ad altri, che magari tendono a chiudersi e limitarsi a pochi interventi. Io ho deciso di comunicare molto, perché sento di fare una cosa positiva nella diffusione del nostro sport e anche per i fan, i quali possono vedere il biathlon dall’interno e capirlo meglio»

Fonte: ua.tribuna.com

Il regolare svolgimento della stagione 2020/21 è ancora in forte dubbio, ma dagli Stati Uniti si stanno già organizzando in vista della Coppa del Mondo, per farsi trovare pronti se le cose dovessero andare per il verso giusto. Per questo motivo Chris Grover, il direttore agonistico della nazionale statunitense di fondo, ha già annunciato il contingente per il primo periodo di stagione, quello che comprende le tappe di Ruka, Lillehammer, Davos e Dresda. Spicca ovviamente la presenza di alcuni giovani, in particolare l'astro nascende Gus Schumacher.

Gli USA hanno diritto a dieci pettorali per le donne e sei per gli uomini nel Ruka Triple, mentre per le altre gare 6+1 nelle donne (Kaitlynn Miller ha diritto di partecipare come vincitrice dell'ultimo SuperTour) e 5+1 negli uomini (Gus Schumacher ha il diritto di partecipare come vincitore del SuperTour).

Nella lista qui sotto, troverete gli atleti convocati come riserve, segnalati da un "ALT" tra parentesi. Infine "Objective" sono gli atleti che avevano diritto al posto, "Discretion" invece sono coloro che sono stati selezionati secondo le scelte di un gruppo di lavoro composto da 15 persone. 

Ruka Triple

Uomini
Gus Schumacher, Objective, Overall 19-20 SuperTour Leader
Simi Hamilton, Objective, 24th Sprint World Cup 19-20
Logan Hanneman, Discretion, 36 World Cup Points (19-20 Overall)
David Norris, Discretion, 31 World Cup Points (19-20 Overall)
Kevin Bolger, Discretion, 29 World Cup Points (19-20 Overall)
JC Schoonmaker, Discretion, 1 World Cup Point (19-20 Overall)
Scott Patterson (alt), Discretion, Next lowest FIS distance points
Adam Martin (alt), Discretion, Next lowest FIS distance points

Donne
Kaitlynn Miller, Objective, Overall 19-20 SuperTour Leader
Sophie Caldwell Hamilton, Objective, 6th World Cup Sprint Standings 19-20
Sadie Maubet Bjornsen, Objective, 10th World Cup Sprint Standings 19-20
Jessie Diggins, Objective, 11th World Cup Sprint Standings 19-20
Julia Kern, Objective, 19th World Cup Sprint Standings 19-20
Rosie Brennan, Objective, 14th Distance World Cup 19-20
Katharine Ogden, Discretion, 33 World Cup Points (19-20 Overall)
Hailey Swirbul, Discretion, 24 World Cup Points (19-20 Overall)
Rosie Frankowski, Discretion, 10 World Cup Points (19-20 Overall)
Caitlin Patterson, Discretion, 2 World Cup Points (19-20 Overall)

Lillehammer Skiathlon and Davos 10/15 km F

Uomini
Gus Schumacher, Objective, Overall 19-20 SuperTour Leader
David Norris, Discretion, 21 World Cup Distance Points 19-20
Scott Patterson, Discretion, Next lowest FIS distance points
Adam Martin, Discretion, Next lowest FIS distance points
Ben Lustgarten, Discretion, Next lowest FIS distance points
Simi Hamilton, Discretion, Next lowest FIS distance points
Ian Torchia (alt), Discretion, Next lowest FIS distance points

Donne
Kaitlynn Miller, Objective, Overall 19-20 SuperTour Leader
Jessie Diggins, Objective, 8th World Cup Distance Standings 19-20
Sadie Maubet Bjornsen, Objective, 13th World Cup Distance Standings 19-20
Rosie Brennan, Objective, 14th World Cup Distance Standings 19-20
Julia Kern, Discretion, 25 World Cup Distance Points 19-20
Hailey Swirbul, Discretion, 17 World Cup Distance Points 19-20
Katharine Ogden, Discretion, 13 World Cup Distance Points 19-20
Rosie Frankowski (alt), Discretion, 10 World Cup Distance Points 19-20
Sophie Caldwell Hamilton, (alt), Discretion 10 World Cup Distance Points 19-20

Lillehammer Sprint C, Davos Sprint F, and Dresda Sprint F

Uomini
Gus Schumacher, Objective, Overall 19-20 SuperTour Leader
Simi Hamilton, Objective, 24th World Cup Sprint Standings 19-20
Logan Hanneman, Discretion, 31 World Cup Sprint Points 19-20
Kevin Bolger, Discretion, 29 World Cup Sprint Points 19-20
JC Schoonmaker, Discretion, 1 World Cup Sprint Point 19-20
Tyler Kornfield, Discretion, Next lowest FIS sprint points
Ben Saxton (alt), Discretion, Next lowest FIS sprint points
Noel Keeffe (alt), Discretion, Next lowest FIS sprint points

Donne
Kaitlynn Miller, Objective, Overall 19-20 SuperTour Leader
Sophie Caldwell Hamilton, Objective, 6th World Cup Sprint Standings 19-20
Sadie Maubet Bjornsen, Objective, 10th World Cup Sprint Standings 19-20
Jessie Diggins, Objective, 11th World Cup Sprint Standings 19-20
Julia Kern, Objective, 19th World Cup Sprint Standings 19-20
Rosie Brennan, Discretion, 58 World Cup Sprint Points 19-20
Hailey Swirbul, Discretion, 7 World Cup Sprint Points 19-20
Hannah Halvorsen (alt), Discretion, Next lowest FIS sprint points
Katharine Ogden (alt), Discretion, Next lowest FIS sprint points

Le selezioni come "discrezione" sono state fatte da un gruppo di lavoro composto dalle seguenti 15 persone:

Dakota Blackhorse-von Jess, U.S. Ski & Snowboard Athlete Rep
Tad Elliott, U.S. Ski & Snowboard Athlete Rep
Cami Thompson-Graves, U.S. Ski & Snowboard XC Sport Committee Chair / Dartmouth College
Austin Caldwell, CU
Dragan Danevski, MEA
Erik Flora, APU
Joe Haggenmiller, CXC
Chris Mallory, SVSEF
Pepa Miloucheva, CGRP
Pat O’Brien, SMS
Dan Weiland, SSCV
Bernie Nelson, U.S. Ski Team
Jason Cork, U.S. Ski Team
Matt Whitcomb, U.S. Ski Team
Chris Grover, U.S. Ski Team

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