Redazione

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Nell’ultimo periodo abbiamo scritto tanto sulle problematiche dello sci di fondo e le responsabilità della FIS. Abbiamo quindi contattato Pierre Mignerey, da diversi anni direttore di gara della Coppa del Mondo di sci di fondo, per avere le idee più chiare su come funzionano le cose all’interno della federazione internazionale. Con lui abbiamo parlato delle polemiche sul calendario, la vicenda fluoro, l’emergenza coronavirus, la confusione causata dai tanti format di gara e molto altro.

Buonasera Mignerey e grazie per la disponibilità. Partiamo dall’attualità. In che modo la FIS sta fronteggiando l’emergenza coronavirus? Questa pandemia potrebbe avere un impatto sulla prossima stagione?
«Finora l’impatto dell’epidemia di Covid-19 sulla nostra disciplina è stato piuttosto limitato. Siamo stati fortunati ad essere stati colpiti soltanto alla fine della stagione di Coppa del Mondo 2019/20. Ora la preoccupazione principale, a parte il virus in sé, è la durata delle restrizioni imposte dai Governi e quindi l’impatto complessivo sulle attività e le finanze nei prossimi mesi. Le restrizioni stanno influenzando – e continueranno a farlo – gli atleti nella loro preparazione e nell’allenamento per la prossima estate e la stagione invernale. A seconda della durata di queste restrizioni, l’organizzazione delle competizioni sugli skiroll durante l’estate e forse anche sugli sci nel prossimo inverno potrebbe essere messa a repentaglio.
Inoltre, le conseguenze finanziarie dell’epidemia di Covid-19 stanno colpendo tutti in ogni parte della società. Le Associazioni Nazionali di Sci, gli organizzatori delle gare, l’industria dello sci subiranno molto probabilmente un impatto finanziario a causa degli enormi disagi nel business e nell’economia. Noi dobbiamo assolutamente prendere in considerazione questo fattore quando arriverà il momento di pianificare il calendario»
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Tempo fa abbiamo analizzato lo “stato di salute” dello sci di fondo, definendolo in crisi. È d’accordo? Secondo lei quali sono le cause principali delle difficoltà della disciplina?
«La situazione è molto differente paese per paese. Per esempio, lo sci di fondo è oggi a livelli altissimi in alcune nazioni come Norvegia, Svezia e Finlandia, si sta sviluppando e crescendo in altre, come per esempio Stati Uniti, Russia e Cina, mentre sta affrontando alcune prove difficili in altre nazioni, soprattutto nella parte centrale dell’Europa.   
Oltre alle disparità geografiche ci sono anche altri motivi e fattori dietro questo “stato di salute” come l’ha definito. Non è quindi facile identificare i motivi chiave e trovare un accordo comune sulle azioni che dovrebbero essere intraprese.
Detto ciò, penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che sia importante avere il numero più alto possibile di nazioni al top in Coppa del Mondo e atleti che possono lottare per il podio di volta in volta.
Un’altra difficile sfida è certamente legata ai cambiamenti climatici e le loro conseguenze sullo sci come sport ma anche come tempo libero e attività turistica.
Questi due elementi dovrebbero essere sempre presi in considerazione quando discutiamo del futuro dello sci di fondo»
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Nelle ultime stagioni sono stati molti criticati i calendari della Coppa del Mondo, a causa del numero elevato di gare e viaggi, che ha spesso spinto alcuni atleti a saltare delle competizioni. Perché non si snellisce il calendario, aggiungendo anche delle settimane di pausa, per permettere ai migliori fondisti di essere sempre presenti?
«Si, il calendario dell’ultima Coppa del Mondo era molto intenso e con troppe competizioni e viaggi. È chiaro che avessimo troppi eventi e località sul calendario. Per la prossima stagione il programma della Coppa del Mondo appare assai migliore e bilanciato. Ci stiamo avvicinando alla formula giusta con alcune pause e una pianificazione nettamente migliore in termini di logistica e viaggi. La grande maggioranza delle nazioni capisce che abbiamo bisogno di più qualità e meno quantità, ma allo stesso tempo nessuno vuole perdere gli eventi già esistenti. Questa è la ragione per cui è così difficile fare questo passo in avanti».

Come viene sviluppato il calendario? Chi prende le decisioni?
«La pianificazione del calendario è un processo complesso nel quale ci sono molti elementi, alcune volte anche contrastanti, da prendere in considerazione. Ma avete ragione, è importante capire come viene fatto il calendario e prese tutte le altre decisioni.
La FIS è la federazione internazionale che raccoglie le varie Associazioni Nazionali di Sci. L’intero sistema è organizzato con dei comitati nei quali le Associazioni Nazionali discutono e votano regole, calendari e tutte le altre questioni. Tutte le proposte vengono discusse e votate nei rispettivi sotto-comitati, quindi portate al Comitato dello Sci di fondo e a quel punto approvate o meno dal Consiglio della FIS. Quindi, come potete vedere, le regole e i calendari sono il risultato di un processo democratico, nel quale la maggior parte delle nazioni vengono rappresentate. Come professionisti della FIS diamo delle opinioni, coordiniamo le discussioni ma non abbiamo alcun diritto di voto.
La pianificazione del calendario è certamente la sfida più difficile perché è il risultato di molti compromessi e ogni nazione organizzatrice combatte duramente per mantenere i propri eventi, quando allo stesso tempo nuove nazioni sono interessate ad ospitare gare di Coppa del Mondo»
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Pensa che troppi format di gara, un sistema di assegnazione dei punti che cambia spesso e tanti punti bonus, abbiano creato confusione nello spettatore? Perché non si prende esempio dal biathlon, che ha meno format e più chiari?
«Abbiamo passato due anni, dal 2016 al 2018, a discutere sui format di gara. Un gruppo di lavoro era stato costituito ed era giunto alla conclusione che dovevamo ottimizzare il nostro programma di gare con una combinazione di tradizione e attuali tendenze. Il gruppo si presentò con una serie di proposte concrete. Sfortunatamente l’intero pacchetto di proposte venne bocciato dal Comitato dello Sci di Fondo. Il nostro problema principale è la presenza di tante opinioni diverse da paese a paese e da persona a persona. Alla fine è la maggioranza a decidere, che ci piaccia o no.
Il sistema di assegnazione dei punti è un’altra questione. È probabilmente corretto affermare che stiamo cambiando troppo spesso e che si stia creando confusione nello spettatore. La ragione è che non abbiamo ancora veramente trovato il sistema perfetto. Ma alla fine, credo sia un piccolo dettaglio che solo gli specialisti possono veramente notare. Lo spettatore medio è più condizionato dai risultati degli atleti della sua nazione, dall’esposizione televisiva e dall’azione e le emozioni che i format di gara possono generare»
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A differenza dello sci di fondo, negli ultimi anni il biathlon sta crescendo. Secondo lei l’IBU ha lavorato meglio rispetto alla FIS? Se si, in cosa?
«Prima di tutto il biathlon è uno sport spettacolare con molte grandi componenti: dramma, il tiro che rimescola le carte nello stadio, una struttura compatta e tanto altro. Questo calza a pennello con il mondo dello sport come intrattenimento nel quale viviamo oggi. Sappiamo anche, per esperienza, che tra i più grandi fattori di crescita in un singolo paese ci sono i risultati dei propri atleti nazionali e la presenza di stelle. Un singolo atleta può cambiare completamente le dinamiche e avere un enorme impatto sullo sviluppo di uno sport in uno specifico paese.
L’IBU ha ovviamente fatto un grande lavoro nel capitalizzare i suoi punti di forza e trasformare il biathlon in uno degli sport invernali più popolari. Abbiamo certamente alcune cose da imparare dall’esperienza del biathlon, ma non penso che possiamo paragonare veramente FIS e IBU, che hanno due strutture molto diverse, specialmente in termini di marketing e diritti tv»
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Soltanto dopo la sprint di Konnerud, atleti, allenatori, tifosi e giornalisti hanno saputo che i punti assegnati dallo Sprint Tour sarebbero stati validi anche per la classifica della Coppa del Mondo Sprint. Cos’è accaduto? Come mai nel corso di tutta la stagione, anche sul sito FIS, nella classifiche della coppa di specialità sprint erano presenti 14 eventi anziché 15?
«L’idea dello sprint tour era nata durante le nostre conferenze per creare un’affascinante serie di eventi cittadini per gli sprinter e chiudere così la stagione delle sprint. Era una parte fondamentale di questa idea l’assegnazione di tanti punti di Coppa del Mondo generale attraverso questo Tour e renderlo decisivo per la Coppa del Mondo Sprint. Tutte le nazioni erano state d’accordo su questo punto.
Detto ciò, devo ammettere che la comunicazione delle regole non è stata abbastanza buona né chiara. Anche la nostra società di cronometraggio e dati non le aveva capite in modo appropriato e questa è la ragione per cui la classifica generale dello Sprint Tour era assente dal tabellone»
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Come mai non avete deciso di cancellare immediatamente le gare nord americane di Coppa del Mondo, quando la situazione internazionale stava peggiorando a causa del coronavirus?
«In quel momento ci siamo trovati all’interno di un momento critico che stava cambiando molto velocemente. L’intera situazione è cambiata in poche ore e la cancellazione di un evento di Coppa del Mondo è un problema complesso con molteplici conseguenze, specialmente quando avviene dopo la conferma finale della data, a nove giorni dalla prima gara. Noi, come FIS, non abbiamo legalmente la possibilità di cancellare un evento in qualsiasi momento. Alle Associazioni Nazionali di sci sono assegnati i diritti organizzativi per ogni manifestazione. Inoltre, la decisione di cancellarla è il risultato di una discussione tra la FIS, gli organizzatori e la rispettiva Associazione Nazionale. La scelta finale spetta però all’organizzatore locale.
Noi eravamo in costante dialogo con gli organizzatori in USA e Canada e le rispettive Associazioni Nazionali, ma è importante capire che l’onda del Covid-19 e la decisione delle autorità sanitarie locali erano arrivate in Nord America alcuni giorni dopo rispetto all’Europa. Eravamo molto lontani dall’immaginare e credere che la situazione sarebbe cambiata così velocemente. Lo stesso è accaduto nella maggior parte degli altri paesi europei, che non avevano capito quanto fosse complicata la situazione in Italia, quando ci trovavamo a Lahti o Drammen. Quindi si, a posteriori possiamo dire che la decisione è stata presa troppo tardi, ma contestualizzando non riesco a vedere tante cose che avremmo potuto fare diversamente»
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Un’ultima domanda. Dalla prossima stagione l’uso dei prodotti fluorurati sarà vietato, ma la FIS non ha ancora provato il macchinario per controllare la loro presenza sotto gli sci. Alcuni ritengono che sarebbe il caso di aspettare un paio d’anni e rimandare questa svolta epocale dopo le Olimpiadi di Pechino. Cosa ne pensa?
«La decisione è stata presa al livello più alto della FIS, il Consiglio FIS. Come dipendente della FIS il mio lavoro non è di discutere la decisione. Il mio compito è di lavorare, insieme a un gruppo di lavoro speciale, sull’attuazione del divieto, lo sviluppo di una macchina per effettuare i test e sulla procedura di controllo»

Johannes Klæbo ha ora un motivo in più per sorridere, anzi 25 milioni. Il campione norvegese, infatti, ha firmato un accordo di sponsorizzazione con Uno-X, una catena di distributori di benzina No Logo in Norvegia e Danimarca, che negli ultimi anni sta investendo molto nello sport, in particolare nel ciclismo.

L'accordo è valido fino 2025 e si concluderà quindi con i Mondiali che dovrebbero essere assegnati a Trondheim. Secondo VG, Klæbo guadagnerà 25 milioni di corone norvegesi in cinque anni, al cambio attuale 2.347.837 euro. Insomma una cifra annuale di 469.000 euro. Cifre altissime per un fondista, battute solo da quelle di Northug con la Coop, che era di 30 milioni.

Klæbo non ha reso pubbliche le cifre dell’accordo, quando ha annunciato la firma con il gruppo petrolifero danese: «Non penso di dover dire le cifre – ha affermato il campione norvegese – ma è senza dubbio un affare importante. Penso sia una vittoria per entrambe le parti. La prospettiva a lungo termine, fino al 2025, è buonissima».

Uno-X Norge sarà quindi il partner principale di Johannes Klæbo, che sfrutterà quindi la possibilità, data agli atleti dalla federazione norvegese, di poter avere un proprio sponsor.

Klæbo ha già indossato la tuta della squadra ciclistica norvegese, con la quale cercherà anche di allenarsi quando gli sarà permesso dalla preparazione: «Sarà interessante per me scambiare la mia esperienza con la loro su altitudine e allenamento – ha affermato a VGprobabilmente avremo molto da condividere. Una cosa è certa, sarà eccitante entrare in contatto con un altro ambiente professionale al di fuori dello sci, penso sia necessario per fare altri progressi».

Lo scorso inverno ha vinto la Marcialonga, ora ha annunciato il ritiro. A 35 anni Kari Vikhagen Gjeitnes ha deciso di appendere gli sci al chiodo. L’ha fatto al termine di una stagione molto positiva, nella quale ha vinto la storica gara italiana, suo primo successo nel Visma Ski Classics, giungendo anche seconda nella classifica per il pettorale giallo. «È un giorno al quale ho pensato per molto tempo – ha affermato la norvegese sul suo account Instagramma ora ho deciso di lasciare. Ogni cosa ha il suo tempo, ora desidero maggiormente vivere fuori dallo sport che al suo interno. Sono orgogliosa e felice di tutto quello che ho ottenuto nello sci di fondo. Molti obiettivi sono stati raggiunti, ma in egual misura i bei ricordi sono legati a tutte le persone incontrate e i luoghi che ho visto».

In passato la norvegese ha gareggiato anche in Coppa del Mondo. Nel 2005 vinse l’oro nella sprint dei Mondiali Junior di Rovaniemi, davanti a Jacobsen e Ingemarsdotter. Il suo miglior risultato in Coppa del Mondo è un quarto posto nella sprint in classico di Östersund del 2015, mentre l’unico podio l’ha ottenuto a squadre, nella team sprint di Liberec del 2011, nella quale giunse terza in coppia con Celine Brun-Lie, alle spalle delle vincitrici Falla – Bjørgen e le seconde classificate Genuin – Longa. Kari Vikhagen Gjeitnes arrivò anche quinta nella sprint del Mondiale di Falun del 2015.
    
Entrata nel circuito Visma Ski Classics nel 2017, Kari ha vinto la Marcialonga nell’ultima stagione, terminando la gara con un vantaggio di 7” sulla compagna di squadra del Team Koteng, Astrid Øyre Slind.

La sua stagione agonistica è solitamente molto lunga, dal momento che in estate è tra i grandissimi protagonisti della Coppa del Mondo di skiroll e in inverno battaglia nelle super sprint dello sci di fondo. Emanuele Becchis è reduce da un 2019/20 molto positivo, soprattutto sugli sci da fondo, ed è già tornato al lavoro per farsi trovare pronto nell’eventualità che parta la stagione internazionale dello skiroll.

«Ho ripreso ad allenarmi con calma – ha ammesso Becchis a Fondo Italianon ho troppa fretta, visto che gli obiettivi sono ancora lontani e preferisco quindi non stressarmi troppo. A breve aumenterò però la mole di allenamento per farmi trovare pronto al via della stagione dello skiroll».

L’atleta piemontese è convinto infatti che alla fine la Coppa del Mondo prenderà il via, nonostante le incertezze dovute al covid-19, che hanno già portato alla cancellazione proprio della tappa italiana, inizialmente programmata a metà settembre in Val di Fiemme. «Penso che la stagione ci sarà – ha affermato l’azzurro dello skiroll – anche se ovviamente è tutto legato all’evolversi di questa pandemia, che non possiamo certo cambiare noi. Penso però le soluzioni siano due: se questo virus dovesse iniziare a essere sempre meno pericoloso, magari potrebbero esserci già le gare a fine luglio; altrimenti credo che saranno inserite tante competizioni a fine stagione, quindi tarda estate inizio autunno. Non sto prendendo in considerazione la possibilità che non si gareggi e non ho cambiato nulla del mio approccio alla preparazione. Come sempre sono partito lento in quanto ho bisogno di staccare, visto che non ho modo di farlo in autunno quando termina la stagione dello skiroll. Cerco di trovare la forma lentamente a luglio o ad agosto, sfruttando anche le gare italiane per entrare in condizione. Adesso aspettiamo i calendari, sapremo qualcosa in più tra un paio di settimane, solo allora potremo fare una programmazione e fissare gli obiettivi».

In primavera Emanuele Becchis ha anche cambiato sci club passando, insieme a suo fratello Francesco, all’Entracque Alpi Marittime: «Siamo entrambi passati a questo sci club, sempre del cuneese. Molto è legato anche a un discorso lavorativo, in quanto collaboreremo con la cosiddetta “Valanga Arancio” come allenatori. Già lo scorso anno avevo dato una mano, ma ora sarò ufficialmente al fianco di Amos (Pepino, ndr) e Tommaso (Custodero, ndr). Per quanto mi riguarda lavorerò principalmente sulla parte tecnica, senza avere un gruppo fisso».

Lo scorso inverno Emanuele Becchis è stato anche protagonista del neonato “World Sprint Series”, il circuito delle sprint da cento metri. Sulla carta il cuneese l’ha anche vinto, pure se il suo successo non è ancora stato ufficializzato: «Ho vinto le tappe di Trysil e Oberammergau, giungendo anche secondo a Dresda. Al termine del World Sprint Series mancavano ancora due tappe, una in Russia e l’altra in Norvegia, la Ludde Open, entrambe cancellate per il Covid-19. Ero in testa alla classifica dopo l’ultima tappa disputata, quindi mi aspetto diano presto l’ufficialità della vittoria, dal momento che nel regolamento era scritto per ogni gara veniva assegnato il punteggio FIS».

Sicuramente il piemontese non può lamentarsi dei risultati ottenuti nell’ultima stagione, anche perché si è tolto la soddisfazione di battere Ludvig Jensen, cosa che non gli era mai riuscita in precedenza: «È stata una stagione invernale positiva per me. Mi sono confermato tra i più veloci del circuito e ho anche vinto due volte, riuscendo finalmente a battere Ludivg Jensen. Quando un anno fa feci il record mondiale sui cento metri, togliendolo proprio al norvegese, lui era assente. Insomma tutte le vittorie della passata stagione le avevo ottenute senza batterlo, perché lui era fermo a causa di un infortunio. Quest’anno, invece, era lì presente, ha vinto la prima gara ad Östersund, poi l’ho sconfitto nelle restanti tre sprint, giungendo secondo a Dresda e vincendo nelle altre due occasioni. In ogni caso, quest’anno abbiamo scoperto dei nuovi specialisti delle super sprint, come il forte svedese Johannes Hortlund».

Andando sul sito del World Sprint Series, però, non si trovano le classifiche delle gare della stagione appena conclusa, addirittura risulta il Ludvig Open del 4 aprile 2020 come “prossimo appuntamento”. Insomma, la sensazione è che il sito sia stato un po’ abbandonato. Segno che il circuito si fermerà dopo un solo anno? Becchis immagina che si andrà avanti: «Loro dicono che si proseguirà, quindi penso e spero di si. Dall’Italia alcune località mi hanno anche contattato chiedendomi di essere inserite in questo circuito. Gli organizzatori affermano di aver ricevuto tante richieste da località che vorrebbero far parte di questa competizione. Da quanto ho capito, però, al momento hanno qualche difficoltà con degli sponsor e non è chiaro nemmeno se ci sarà un premio finale per il vincitore della classifica generale. Mi auguro si possa andare avanti con questo circuito, ma sono anche convinto che se non sarà così, le super sprint riusciranno comunque a trovare il loro spazio».

Per Becchis, infatti, questo format di gara ha riscosso molto successo nell’ultima stagione e pensa quindi che saranno sempre di più le gare, anche fuori dal circuito ufficiale, che verranno disputate: «Nell’ultimo anno si è parlato molto delle super sprint. Molti comitati organizzatori delle gran fondo vogliono inserire nel programma anche una super sprint serale, da far disputare il giorno precedente l’evento. È un movimento in crescita, che deve solo trovare la giusta organizzazione, un circuito molto professionale per emergere. Quest’anno qualche problema c’è stato, ma non era certo facile organizzare tutto alla perfezione già al primo anno. Gli eventi sono stati ben organizzati, ma potevano essere gestite meglio alcune cose che ritengo fondamentali, come la promozione dell’evento, i premi ai partecipanti e anche le classifiche, tutt’altro che consultabili per chi ne è alla ricerca. Al di là del circuito, però, mi auguro che il prossimo anno ci siano tante super sprint. Ritengo questo format molto interessante, capace di portare il nostro sport nelle città. Se un giorno entrerà in Coppa del Mondo? No, penso che non accadrà, almeno a breve, né diventerà specialità olimpica, ma sicuramente si può creare un circuito parallelo molto interessante e spettacolare»

La stagione dello skiroll paga, inevitabilmente, le conseguenze dell'emergenza italiana ed internazionale legata al coronavirus. 

Solo a metà giugno (salvo nuovi intoppi) saranno sciolti i dubbi relativi all'effettivo svolgimento della Coppa del Mondo, il cui calendario, per il momento, è stato modificato.

Purtroppo la Val Di Fiemme non farà parte del circuito 20\21 in seguito alla decisione di cancellare in maniera definitiva le tre gare previste nel mese di settembre.

Un quadro in continua evoluzione, che costringe gli atleti a "navigare a vista", in attesa di certezze.

Tra questi il campione del mondo in carica Matteo Tanel: "Purtroppo non possiamo farci niente. Da parte nostra c'è senza dubbio un pizzico di delusione per questa situazione ma dobbiamo tenere a mente che tanta gente è stata male e la salute viene prima dello sport. Ovviamente se riusciremo a gareggiare saremo ben contenti. Io mi sto allenando bene. Nel periodo di quarantena ho lavorato molto sulla forza. Questa può essere un'occasione per allenarsi sulle proprie lacune. Mi dispiace veramente tanto per la cancellazione delle gare di Coppa del mondo in Val di Fiemme, è una tappa bellissima ed amata da tutti. Io l'ho fatta due volte cogliendo altrettante vittorie. Nella prossima stagione dovrò difendere qualcosa di importante, serviranno grandi energie mentali. Ma se c'è la testa giusta nulla è impossibile."

Nicolò Ernesto Canclini, promettente atleta classe '97 tesserato Alta Valtellina, è pronto per le nuove sfide che lo attendono nel prestigioso circuito della Coppa del mondo di Sci alpinismo.

Competizione che affronterà da Senior dopo aver concluso il suo (brillante) percorso tra gli Espoir, culminato con il terzo posto nella classifica generale della passata stagione (e secondo nella specialità Individual).

Il livello, inevitabilmente, si alza ed il fortissimo team azzurro dovrà difendere la sua leadership dagli attacchi avversari.

Nicolò, tra testi universitari (è iscritto a Giurisprudenza) e primi allenamenti, è già proiettato sull'annata agonistica che verrà, per quanto ancora caratterizzata da un po' di mistero circa calendari e modalità di svolgimento.

Nicolò Canclini"Al termine di ogni stagione ho un periodo di pausa, con allenamenti più leggeri. Ne ho approfittato per studiare in vista dei prossimi esami all'Università. Mi sono allenato in casa durante il lockdown, appena è stato possibile ho potuto fare corsa e bici. Il mio bilancio della scorsa stagione è positivo, sono contento di essere cresciuto rispetto all'anno precedente. Affronterò la prossima da Senior e questo rappresenta un grande stimolo per me. Sono migliorato soprattutto nella Vertical e nella Individual mentre la sprint è sempre stata la mia specialità preferita. La mia gara più bella è stata l'ultima, l' Individual di Berchtesgaden, in Germania, dove ho centrato l'undicesimo posto assoluto. E' andata molto bene anche la Transcavallo con Federico Nicolini, laddove abbiamo portato a casa un terzo e due quarti posti. Sarà bello confrontarmi con i big, darò il massimo. Mi alleno spesso con Robert Antonioli ed ho la fortuna di poter contare su un parametro di riferimento come lui, il top assoluto. La nostra squadra è di alto livello e questo è molto importante perchè si crea anche una competizione interna che fa crescere tutti. Obiettivo per la prossima stagione? Andare ai Mondiali, mentre per quanto riguarda il futuro seguo con curiosità l'evolversi della situazione circa l'inserimento dello sci alpinismo tra gli sport olimpici di Milano Cortina 2026."

È una Federica Sanfilippo delusa ma allo stesso tempo molto motivata quella che ha parlato a “Sportnews.bz”, rilasciando un’intervista veramente interessante, la prima dopo l’esclusione dal gruppo principale della nazionale e l’inserimento nella squadra osservati, che ovviamente non l’ha fatta felice.

«Devo dire onestamente che la notizia è stata uno shock per me – ha ammesso l’atleta delle Fiamme Oro al sito sudtirolese – sono stata avvertita soltanto il giorno prima dell’annuncio. Non ne avevo idea e non sapevo nulla, è stato brutalmente sorprendente e inaspettato per me. Non sono contenta della mia ultima stagione e ho anche pensato di fermarmi. Mi sono poi detta che dovevo cambiare qualcosa. Ecco, il cambiamento è arrivato, anche se non è quello che avrei voluto».

Sanfilippo poi ha parlato di se stessa, chiarendo cosa aveva già deciso di cambiare: «Negli ultimi anni mi sono allenata tanto da sola a Ridanna. Come risultato ho perso motivazione. Volevo cambiare questo aspetto. Allenarmi di più insieme agli altri e avere nuovi compagni d’allenamento. Ora ho un nuovo compagno di allenamento e questa è una cosa buona. Mi sto allenando con Patrick Braunhofer a Ridanna ed è molto bello averlo al mio fianco durante gli allenamenti».
    
Adesso l’azzurra ha tanta voglia di rifarsi, una spinta in più a proseguire, visto che la sudtirolese aveva anche pensato di fermarsi: «Cosa mi ha spinto a continuare? Mi sono detta, ora più che mai! Voglio trasformare la delusione in grinta. Posso dire che già qualcosa è cambiato. Avevo il posto assicurato in Coppa del Mondo ed ora non è più così. Non fraintendetemi, non significa che l’estate scorsa me la sono presa comoda, ma solo che sono tornati tanti stimoli, perché ho qualcosa per cui devo lottare. Mi sento come se non avessi mostrato tutto. Posso fare di più, quindi continuo».

Sanfilippo è quindi tornata sull’ultima stagione: «Ho sempre avuto dei problemi di salute, ammalandomi spesso. L’estate scorsa, però, era stata molto positiva e non mi ero mai ammalata. Mancava semplicemente la forma durante l’inverno. Ma non voglio pensarci troppo. La stagione scorsa è ormai finita, non puoi sempre portare con te le cose passate».

Allora messo da parte il passato l’atleta della Val Ridanna guarda al futuro: «Non sono negativa ma non penso nemmeno positivo. È stato detto che avremo delle qualificazioni interne per i posti di partenza della Coppa del Mondo. Non so esattamente come funzionerà. Nella situazione attuale è tutto aperto, ma il mio obiettivo è qualificarmi per la Coppa del Mondo. Una volta lì voglio diventare costante e stabilirmi tra le prime venti. Non sarei certo soddisfatta se la prossima stagione fosse come l’ultima».

Infine Sanfilippo ha parlato anche della sua amica Dorothea Wierer e di quanto l’abbia aiutata ad accettare meglio la situazione attuale. «All’inizio ero veramente tanto delusa. Doro allora mi ha dato una visione positiva della cosa, calmandomi un po’. Siamo comunque in contatto e ci vedremo privatamente. Tuttavia, spero che potremo allenarci di nuovo assieme. Mettiamola così: non riesco a capire questo declassamento, ma è così. Devo accettarlo e l’ho accettato»

A due anni di distanza dal suo ritiro dallo sci di fondo di Coppa del Mondo, Martine Ek Hagen ha vinto la sua prima e unica gara in Coppa del Mondo. Alla norvegese è stato infatti assegnato, con cinque anni di distanza, il successo dello skiathlon di Rybinsk del 25 gennaio 2015, che chiuse al secondo posto alle spalle della russa Yulia Tchekaleva.

A causa della positività riscontrata alle Olimpiadi di Sochi del 2014, infatti, la russa era stata squalificata da tutte le gare olimpiche ed esclusa a vita dai Giochi. La scorsa settimana la FIS ha deciso però di toglierle anche tutti i risultati ottenuti in Coppa del Mondo a partire dalle Olimpiadi russe, compreso quindi il suo unico successo, quello dello skiathlon di Rybinsk. In questa maniera, quindi, la vittoria è andata a Martine Ek Hagen.

La norvegese è stata raggiunta da TV2 per commentare, a cinque anni di distanza il suo unico successo in Coppa del Mondo: «È stata probabilmente la miglior gara della mia carriera – ha ricordato Hagenricordo che ero molto felice di aver chiuso seconda, ma allo stesso tempo un po’ delusa. Fu una partenza di massa e ricordo di aver provato a vincere, ma non ci sono riuscita. Ero arrivata vicino alla vittoria, così pensavo tanto a quanto sarebbe stato bello arrivare prima sul traguardo».

Un’emozione che non ha potuto vivere, anche se oggi si è ritrovata vincitrice di quella gara: «Da una parte è divertente (scoprire di aver vinto, ndr), dall’altra dispiace. Non erano le Olimpiadi, ma sarebbe stato molto bello passare il traguardo per prima in una gara di Coppa del Mondo. Sento di aver perso l’opportunità di vivere quell’esperienza. È strano ottenere una vittoria tanto tempo dopo perché qualcuno ha imbrogliato. Devo ammettere che allora non avrei mai immaginato che sulla linea di partenza ci fosse qualcuno che aveva barato. Sono un po’ scioccata da questo».

Insomma sensazioni contrastanti per la norvegese: «È molto bello avere ora una vittoria in Coppa del Mondo, ma dall’altra parte è triste il modo in cui è arrivata. Vorrei non fosse andata così, ma sono comunque contenta che l’argomento sia stato preso sul serio e chi ha barato abbia ricevuto la punizione meritata».

Il 4 aprile del 2018, nel giorno del suo ventisettesimo compleanno, Martine Ek Hagen, si è ritirata, nonostante l’ancor giovane età, perché  non sentiva di avere le motivazioni per seguire il programma stilato in vista dei giochi di Pechino 2022. Peccato per un’atleta che da giovane sembrava veramente molto promettente, avendo vinto un argento individuale nella 10km dei Mondiali Juniores di Otepää nel 2011, alle spalle di Heidi Weng, e l’oro in staffetta con Haga, Weng e Kari Oeyre Slind. Da Under 23 aveva anche vinto un oro nello skiathlon e un argento nella 10 km in classico ai Mondiali Under 23 di Erzurum e due ori, skiathlon e 10km in classico, in quelli del 2014 in Val di Fiemme.

Ma se quel giorno avesse vinto in pista, sarebbero cambiate le cose? «È difficile da dire. Non sono Marit Bjørgen, ma probabilmente quel successo avrebbe avuto un peso sulle mie opportunità, sul mio impegno e sulla situazione finanziaria. C’è abbastanza differenza tra essere prima o seconda».

Anche se Hagen è serena circa la sua decisione di aver smesso, vive in maniera molto particolare questo successo arrivato tanto in ritardo: «Fa ragionare sulle conseguenze che ha il doping anche sugli altri partecipanti. Ottenere un successo ora non è lo stesso. Si magari in questo momento è anche bello, ma ti rendi conto di essere stato ingannato e privato di vivere questa possibilità. Dopotutto, non avevo ancora provato l’esperienza di vincere in Coppa del Mondo, quindi è po’ amaro. Ma almeno è bello sapere che il mio nome è ora iscritto per sempre tra i vincitori di una gara di Coppa del Mondo»

È impossibile stabilire se aver ottenuto quel successo in pista avrebbe cambiato la sua carriera. Sarebbe stato però bello aver la possibilità di vederlo sul campo, anziché fare delle ipotesi. Anche questo è uno dei mali del doping, togliere agli altri atleti, coloro che sono onesti, la possibilità di ottenere i risultati meritati sul campo e vivere fino in fondo la propria carriera, senza ritrovarsi un giorno a rimuginare troppo sul passato e su ciò che non è stato.

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