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Il biathlon, Wierer e la scarsa lungimiranza della RAI

30 Marzo 2019
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La stagione del biathlon si è conclusa a livello internazionale e per l'Italia è stata, oltre ogni aspettativa, la migliore della sua storia.

Sin da gennaio, dopo la definitiva esplosione di Lisa Vittozzi, due vittorie a Oberhof, seguita dall'apoteosi del trionfo casalingo di Dorothea Wierer, per la prima volta davanti al suo pubblico ad Anterselva, si intravedeva all'orizzonte la possibilità di conquistare la prima sfera di cristallo della storia del movimento, magari infiocchettata da una doppietta in rosa. Nessuno però si aspettava che l'Italia tornasse dai Mondiali svedesi di Östersund con 5 medaglie, due delle quali d'oro, completando la miglior spedizione iridata nella storia dello “scia e spara” azzurro.

Non è in questo scritto che voglio ripercorrerne i fasti, piuttosto mi interessa fotografare la situazione, se vogliamo anche discriminante, che durante l'ultimo inverno il biathlon, sport imprevedibile e spettacolare, ha subito da parte della RAI rispetto alle altre discipline dipendenti dalla FISI (Federazione Italiana Sport Invernali), già a loro volta poco presenti nei palinsesti RAI, fatta eccezione per lo sci alpino sempre trattato con ampi approfondimenti fin troppo salottieri.

Nel mese di gennaio, a cavallo tra la tappa di Oberhof e Anterselva, avevo scritto un articolo che cercava di spiegare i motivi di possibile interesse mediatico del biathlon, andando oltre il tradizionale steccato degli appassionati acquisiti negli anni da Eurosport sotto il commento della coppia Dario Puppo – Massimiliano Ambesi.

Riassumendo, le mie osservazioni erano le seguenti:

  1. Mai in precedenza gli sport invernali in salsa tricolore avevano avuto una simile rivalità; nemmeno Stefania Belmondo e Manuela Di Centa si erano ritrovate a lottare contemporaneamente per la Coppa del Mondo.

  2. Il dovere di un servizio pubblico efficiente di documentare, informare e ampliare la cultura anche sportiva dei cittadini, pur tenendo in considerazione il valore mediatico di un investimento, qui inteso come l'acquisto dei diritti internazionali del biathlon per la stagione appena conclusa.

  3. La vergognosa, termine forte ma necessario, mancata acquisizione da parte dell'azienda di stato dei diritti almeno per la tappa di Anterselva, scelta che invece venne saggiamente operata negli anni precedenti; significativo il dato di sabato 23 gennaio 2016 con l'inseguimento femminile in semi-differita su RaiSportascolto medio: 437.968 – share: 2.55% - punte di ascolto 796.392.

  4. Il rapporto di ascolti medi mensili fra Eurosport e RaiSport nella fascia oraria dedicata tradizionalmente al biathlon di 1:6.

  5. La popolarità di Dorothea Wierer e i suoi numeri social con ampi margini di crescita in Italia (la maggioranza dei suoi follower è nettamente sbilanciata sull'estero): su Facebook è la 3^ sportiva azzurra in attività dietro a Bebe Vio, Carolina Kostner e davanti a Carlotta Ferlito, su Instagram domina Federica Pellegrini su Ferlito, Vio e Antonella Fiordelisi ma l'altoatesina non è lontana dalla top 50 assoluta infarcita di calciatori (fonte www.pubblicodelirio.it).

Un po' per scaramanzia, un po' per attendere con sereni auspici gli sviluppi stagionali, decisi di riporre virtualmente il mio articolo nel cassetto. La cara prudenza mi ha dato ragione giacché queste riflessioni ora passano assolutamente in secondo piano dopo la forte presenza di tutti i media attorno a Wierer & co. Persino “Le Iene” si sono presentate oggi ai Campionati Italiani in Val Martello con in programma la realizzazione di un servizio goliardico sulla scia di quello fatto con il saltatore in alto Gianmarco Tamberi dopo il titolo europeo indoor del mese scorso. Tanta è stata l'attenzione dedicata da televisioni e giornali, sia sportivi che generalisti, alla squadra azzurra in questo finale di stagione trainata dalla “wierermania”.

E' con spirito costruttivo che muovo quindi delle critiche alla RAI, colpevole di scarsissima lungimiranza nel valutare la possibilità di acquisire i diritti del biathlon per la trionfale stagione appena conclusa. Non tanto per Wierer che, liberatasi delle pressioni che l'avevano spesso condizionata nelle gare più importanti, è finalmente approdata a una maturità forse inattesa dopo un paio di anni di stagnazione, ma Vittozzi.

La sappadina, più giovane di cinque anni, era cresciuta di stagione in stagione inesorabilmente fino ad accarezzare il sogno della medaglia individuale con un 4° e un 6° posto ai Giochi Olimpici di PyeongChang 2018. Un attento osservatore, questo si chiede a un network come RaiSport di essere, avrebbe colto subito l'opportunità di avere un evento nel proprio palinsesto come la Coppa del Mondo. La trasmissione dell'evento natalizio svoltosi a Gelsenkirchen nello stadio dello Schalke 04 (tra l'altro con vittoria di Wierer in coppia con Lukas Hofer) e il buon lavoro di Luca di Bella come inviato (ottimo il servizio per il TG1 che celebrava la sfera di cristallo) non sono stati sufficienti a cancellare l'errore commesso a monte.

A difesa del servizio pubblico, va rimarcato che i diritti del biathlon hanno costi extra. L'IBU (International Biathlon Union) è una federazione florida e totalmente a sé stante rispetto alla FIS, della quale la RAI possiede i diritti complessivi che raggruppano sci alpino, fondo, salto, combinata, snowboard ecc. Inoltre, vi è un problema strutturale: la sciagurata decisione di chiudere RaiSport2 ha portato una miriade di sport ad accavallarsi nei fine settimana con molti eventi internazionali a essere relegati sui canali RaiSportWeb (strumento essenziale ma di nicchia) o in differita, privi di attrattiva mediatica e quindi pubblicitaria.

La RAI dovrebbe avere il coraggio di rilanciare lo sport in televisione, riaprendo le reti generaliste agli sport “minori” e garantendo un ampio margine di manovra alle scelte redazionali in affiancamento a RaiSport. Nel caso delle discipline invernali, la congiuntura potrebbe essere estremamente favorevole nell'eventualità di vittoria da parte della candidatura Milano-Cortina 2026 su Stoccolma. L'alternativa, più conservativa e meno affascinante, coinciderebbe con la riapertura di RaiSport2.

Riferendoci a un dibattito più generale, un buon servizio pubblico ha il dovere di fornire ai cittadini un'informazione ampia, corretta e completa, promuovendo la cultura, anche quella sportiva. Non è un mistero che una società dove si pratica più sport è una società più sana. Per accrescere il numero dei cittadini che praticano sport, oltre agli investimenti nelle strutture e nella scuola da parte dello stato, è necessario che la televisione, in primis la RAI, faccia la sua parte nell'educare i cittadini alle varie discipline, senza scomodare gli inarrivabili paragoni con Paesi decisamente più rodati e abituati alla programmazione sportiva sulle reti pubbliche nazionali come la Germania e i Paesi scandinavi.

Ritornando al biathlon e concludendo, i Mondiali del 2020, evento che porterà decine di migliaia di appassionati in Alto Adige, si disputeranno proprio ad Anterselva, casa di Wierer e dell'altro campione del mondo Dominik Windisch. La RAI non può più tirarsi indietro, i diritti (inclusi quelli della Coppa del Mondo), dopo la forte risposta mediatica generale, non dovrà lasciarseli sfuggire.