Redazione

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Azzurri al lavoro sullo Stelvio. Le stelle dello sci alpino, del fondo e dello snowboard italiano sono ripartite con gli allenamenti approfittando dell'accordo stretto tra FISI e Sifas, la società che gestisce gli impianti del Passo dello Stelvio, finalizzato a consentire agli atleti di lavorare sulla neve.

Nel video il punto di Umberto Capitani, direttore degli impianti Sifas, intervistato da Katja Colturi

 

Tempo di ripresa per il mondo degli sport invernali. Atleti, tecnici e dirigenti hanno in testa un obiettivo chiaro: lasciarsi alle spalle le angosce dell'emergenza sanitaria e tornare a pensare a gare e allenamenti. Tutto, naturalmente, nel rispetto delle misure di sicurezza in vigore alle quali devono attenersi pure gli sportivi. Il futuro resta nebuloso ma il desiderio di riprendere una vita normale è grande. 

Anche le attività del Comitato Regionale Siculo Fisi, dopo una fase di stand by, si stanno per riprendere.

Domenica 28 giugno si farà il punto della situazione con le squadre di fondo, sci alpino e snowboard: un momento utile per ufficializzare la composizione delle squadre in vista della stagione che verrà e per fornire le linee guida circa la prossima programmazione. Il 1° luglio si partirà con lo skiroll mentre a settembre è in programma la ripresa della preparazione sulla neve degli atleti di sci alpino.

Il presidente del comitato siciliano Sebastiano Fontanarosa: "Domenica 28 avrà luogo questo appuntamento con atleti, tecnici e soci durante il quale comunicheremo le squadre di fondo, sci alpino e snowboard e forniremo le linee guida relative al programma estivo. A luglio partiremo con le attività di skiroll. A settembre con gli allenamenti sulla neve ma questo dipenderà molto dai collegamenti con il resto d'Italia che in questo momento sono ancora spezzettati. Ci auguriamo che tutto torni alla normalità al più presto, non è facile per nessuno gestire questa situazione, tra controlli e precauzioni varie. Negli ultimi mesi abbiamo fatto due videoconferenze e la prima riunione di Consiglio nella sede regionale deliberando l'incontro di domenica prossima. Tutti vogliono ripartire. Situazione economica degli sci club? La Regione Sicilia ha elargito, come ogni anno, un contributo che una commissione ad hoc ha distribuito alle diverse realtà sul territorio, fornendo in questo modo un po'di sostegno."

La prossima sarà una stagione storica per la combinata nordica, che farà un grandissimo passo avanti verso la parità di genere, grazie alla nascita della Coppa del Mondo femminile e l’assegnazione alle donne delle prime medaglie mondiali. Anche in Italia, quindi, si è creata per la prima volta una squadra femminile, formata dalla veterana, nonostante la giovane età, Veronica Gianmoena, con Daniela Dejori e Annika Sieff, rispettivamente classe 2002 e 2003. Con loro si sta allenando anche Lena Prinoth, considerata di “interesse nazionale”.
Anche i corpi sportivi stanno guardando sempre con maggiore interesse a questa disciplina anche al femminile, come dimostra la decisione delle Fiamme Oro di tesserare da aggregate due delle atlete azzurre, Veronica Gianmoena ed Annika Sieff, insieme al giovane 2001 Domenico Mariotti, della Squadra B maschile.
Per parlare di tutto ciò, la redazione di Fondo Italia ha contattato una delle giovani protagoniste del gruppo azzurro, Annika Sieff, per conoscere le emozioni dell’atleta trentina che si appresta a vivere una stagione storica per il suo sport.

Buon pomeriggio Annika. Si è appena concluso il raduno a Riva del Garda, come sono andate le cose?
«È stato bellissimo, anche per come siamo state accolte dal proprietario dell’albergo che ci ha ospitate, l’EcoHotel Primavera, che ringrazio per come ci ha aiutate, organizzandoci anche delle attività extra sportive. Altrettanto bello è il rapporto che si sta creando all’interno della squadra. Più che rivali o compagne, siamo delle amiche, ci vogliamo bene e siamo proprio un bel gruppo».   

Sei entrata a far parte della prima storica Squadra A femminile italiana di combinata nordica. Cosa vuole dire per te?
«Sono molto felice, in quanto significa che il direttore tecnico e gli allenatori hanno visto e apprezzato il duro lavoro che ho fatto premiandomi con la convocazione in squadra. Per me rappresenta una bella opportunità, anche perché in alcune occasioni potremo allenarci con grandi atleti come Alessandro Pittin e Samuel Costa. In questa squadra posso imparare tante cose nuove, anche perché sicuramente devo migliorare ancora molto».

Fino alla passata stagione hai gareggiato contemporaneamente nel salto e nella combinata nordica. Cosa ti ha spinto a scegliere quest’ultima?
«Ho sempre gareggiato in entrambe le discipline, perché fino a un certo livello potevo cavarmela bene. Ora, però, le cose si sono fatte più serie e ho dovuto fare una scelta, perché riuscire ad essere competitiva sia nel salto che nella combinata era molto difficile».

Soddisfatta dei risultati ottenuti nella passata stagione?
«Molto, perché alla vigilia insieme al mio allenatore avevamo fissato degli obiettivi, che sono poi riuscita a raggiungere. Certamente avrei potuto fare un salto migliore nella gara degli YOG, ma in ogni caso sono contenta di come sono andate le cose».

A proposito, ci racconti l’esperienza delle Olimpiadi Giovanili di Losanna?
«È stata bellissima sotto tanti punti di vista per l’atmosfera e tutto il resto, è stato qualcosa di speciale. Poi è arrivata la ciliegina sulla torta della medaglia che abbiamo ottenuto con la staffetta di sci nordico. Nei giorni delle gare c’era sempre tanta gente a guardarci, rendendo le cose davvero speciali anche per noi combinatisti, dal momento che in Italia la nostra disciplina è meno seguita rispetto a paesi come Germania, Austria e Francia, dove è considerata quasi al livello degli altri sport».

Nella passata stagione sei stata molto continua, riuscendo a posizionarti spessissimo nelle zone più alte della classifica, ma ti è mancato forse il grande risultato. Sei riuscita a spiegarti il motivo?
«Forse quando arrivavano le competizioni più importanti mi mettevo troppa pressione, in quanto ci tenevo tanto a fare bene. Questo mi ha sicuramente penalizzata, in particolare sul salto, perché sul fondo ho poco da dire, è stata la mia stagione migliore. Nel salto ho avuto qualche problema con i materiali, ma anch’io ho commesso degli errori nell’esecuzione».  

Sei ancora giovane e ovviamente vuoi migliorare su tutto. C’è però qualcosa in particolare su cui hai deciso di lavorare?
«Sicuramente nella tecnica sul trampolino, l’esecuzione del salto. Nel fondo, invece, voglio continuare così, perché sono migliorata tanto nell’ultimo anno. Se riuscissi a crescere nel salto e confermarmi sugli sci, potrebbero arrivare delle belle cose».

La prossima stagione ci sarà l’esordio della Coppa del Mondo femminile e voi donne gareggerete anche al Mondiale di Oberstdorf. Cosa significa per te preparare una stagione pensando anche a obiettivi del genere?
«Prima di tutto sono felice perché la FIS sta lavorando per metterci al pari dei maschi, una cosa che per noi donne della combinata nordica è un grande traguardo. È bello vivere tutte assieme questo momento della combinata nordica femminile, perché anche con le atlete della altre nazioni siamo una grande famiglia, andiamo tutte molto d’accordo. Per quanto riguarda i possibili obiettivi, al momento penso a divertirmi facendo questo sport che mi piace tanto e lavorare per migliorarmi. Sarà una bellissima esperienza e cercherò di viverla al meglio come tutte. Sono felice di far parte anch’io di questo inizio».

Torniamo indietro nel tempo: come hai iniziato a praticare la combinata nordica?
«Fin da bambina facevo sci di fondo e partecipavo anche ad alcune gare nella zona, come i Valligiani, delle competizioni che si fanno qui in Trentino. Un giorno una mia amica, che faceva già salto, mi propose di provarlo. Sono andata e mi è subito piaciuto quel brivido che si prova nel lanciarsi dal trampolino e quella sensazione di volare. Ho deciso quindi di continuare e fare sul serio, mentre paradossalmente lei ha smesso perché aveva paura (ride, ndr). Dato che già facevo sci di fondo e mi piaceva, ho deciso di proseguire con entrambe le discipline e fare combinata nordica. Alla fine me la cavavo bene».

È difficile per te conciliare scuola e sport?
«No, perché frequento il linguistico allo Ski & Ice College Val di Fassa, nel quale ci danno una bella mano per quanto è possibile. Ci viene data la possibilità di saltare alcuni giorni di scuola per gare ed allenamenti, possiamo quindi fare più assenze rispetto agli studenti normali. Inoltre se abbiamo problemi a metterci a pari con il programma, c’è un tutor che ci aiuta, oppure a fine anno si possono anche recuperare ore nel pomeriggio».

Hai un idolo nel mondo dello sport, un atleta che segui con particolare interesse?
«Senza dubbi Jarl Magnus Riiber, che è l’atleta più completo nel panorama della combinata nordica. È un esempio per tutti noi giovani che ci avviciniamo alla disciplina, perché sul trampolino è straordinario e anche sugli sci quando c’è da andar forte non si tira mai indietro. Quando avevo letto dalla caduta e dell’infortunio, mi ero preoccupata».

Guardando alla prossima stagione, chi sono secondo te le favorite per la prossima Coppa del Mondo?
«Certamente la grande favorita è Tara Geraghty-Moats, che ha già vinto tantissimo. Alle sue spalle ci sono la tedesca Jenny Nowak, l’austriaca Lisa Hirner e la norvegese Gyda Westvold Hansen, cugina di Therese Johaug. Alla vigilia sono loro, secondo me, le atlete più forti, ma altre potrebbero aggiungersi».

Cosa significherebbe per te se la combinata nordica entrasse a far parte del programma olimpico di Milano-Cortina 2026?
«Sarebbe bellissimo se la combinata nordica femminile diventasse una disciplina olimpica. Lo spero tanto, anche perché vorrebbe dire gareggiare in casa su un trampolino che conosco molto bene. Ora però concentriamoci sul presente, so su cosa devo lavorare».

Nelle ultime settimane è arrivato anche il tesseramento da aggregata per le Fiamme Oro, una bella notizia per te e anche un riconoscimento per il tuo sport.
«Si, è una cosa molto importante per la combinata nordica femminile, significa che la Polizia sta guardando con molto interesse al nostro sport. Le Fiamme Oro ritengono che abbiamo i mezzi per fare bene e hanno deciso di investire su di noi. Tesserando due donne, me e Veronica Gianmoena, hanno voluto lanciare il messaggio che loro hanno intenzione di aiutare il nostro sport. Ciò per noi è anche uno stimolo in più».

Squadra A di combinata nordica e tesseramento da aggregata per le Fiamme Oro, per te una base importante sulla quale costruire la tua carriera. Vuoi ringraziare qualcuno?
«Sicuramente dico grazie a tutta la mia famiglia, che mi è sempre stata vicina, così come ai tecnici e gli allenatori che hanno creduto in me. Ovviamente, poi, ringrazio anche le Fiamme Oro per questa bella occasione»

Diventare amici e avere dei rapporti di collaborazione con il proprio idolo è forse il sogno di tutti. Frida Karlsson l'ha quindi realizzato: stare a stretto contatto con il fondista che seguiva in tv sin da bambina, Petter Northug. La giovane svedese non ha mai nascosto la sua passione per il campione norvegese, che si è ritirato nel 2018. Dopo aver fatto irruzione in modo roboante nel circuito internazionale del fondo, con un Mondiale 2019 da splendida protagonista, Frida Karlsson ha avuto modo di conoscere il suo idolo ed è nato così un bel rapporto di amicizia, ma anche una collaborazione commerciale, visto che la svedese indossa i suoi occhiali sulle piste di tutto il mondo.
    
«(Petter, ndr) Ha significato molto per la mia carriera – ha affermato Frida Karlsson all’Expressen – ho sempre sognato di diventare come lui. È sempre andato per la sua strada ed è stato grande, in quanto ha fatto in modo che lo sci di fondo facesse dei passi avanti e si sviluppasse. La sua capacità di avere sempre quel qualcosa in più, di voler essere sempre il migliore, è qualcosa che riconosco anche in me stessa e ho preso da lui».

Nei giorni scorsi Frida Karlsson ha partecipato, proprio insieme a Northug, ad un programma televisivo scandinavo “Anja e Foppa”, nel quale i due hanno sfidato in alcuni giochi particolari Anja Pärsson e Peter Forsberg. Un’emozione per la giovane fondista svedese: «Qualche anno fa vedevo Northug così lontano, non potevo avvicinarmi a lui. Ora siamo buoni amici e anche compagni di squadra. È bello se ci pensi».

La coppia però, a quanto pare, non è riuscita a imporsi nelle sfide contro i due protagonisti del programma televisivo. Eppure l’aria di competizione, seppur in un semplice gioco, ha dato la carica alla giovane Frida: «Forse abbiamo avuto delle difficoltà di comunicazione e chimica del team – ha affermato Frida ridendo – loro sono più abituati a gareggiare insieme. A nessuno piace perdere, quindi per noi c’è un po’ di amarezza. Ma siamo amici. Le sfide sono state difficili. Comunque è stato divertente sentirsi di nuovo in competizione. Non pensavo di tenerci tanto, ma quando sei lì in una situazione di competizione, ti accendi»

Allo Stelvio è iniziata ufficialmente l’avventura delle nazionali azzurre di sci di fondo, dove a partire da lunedì sono al lavoro la Squadra A di Stefano Saracco, insieme ai gruppi femminile e maschile “Milano Cortina 2026”, allenati rispettivamente da Renato Pasini e Fulvio Scola.

L’allenatore bergamasco continua quindi a seguire Francesca Franchi, Martina Bellini e Cristina Pittin, che tanto sono cresciute sotto la sua guida negli ultimi due anni, ma dirige anche la giovane 2000 Nicole Monsorno, e le due esperte, nonostante la giovanissima età, Caterina Ganz ed Anna Comarella. Dopo mesi di stop a causa dell’emergenza Covid-19, Pasini ha espresso la propria soddisfazione per aver iniziato la preparazione direttamente dalla neve, ringraziando di questo la FISI: «Il primo raduno sta andando alla grande – ha affermato l’allenatore del Centro Sportivo Carabinieristiamo sciando benissimo. Le condizioni meteo non sono delle migliori, ma per un fondista non è un problema, perché in questi giorni c’era un po’ di nebbia ma la pista era ottima. Ora sta arrivando anche il sole, quindi va anche meglio. Ci hanno preparato una pista di cinque chilometri perfetta, in quanto ci sono tutte le difficoltà tecniche che cerchiamo. Le ragazze si stanno allenando bene. Per questo motivo ci tengo a ringraziare la FISI, in particolare il presidente Roda, che ci ha messo la faccia per organizzare questo raduno. In un momento di difficoltà come questo, a causa dell’emergenza covid-19, essere già a giugno sugli sci è per noi molto importante. Ci stiamo allenando bene ed è positivo il lavoro che stiamo svolgendo».
    
Il gruppo Milano Cortina 2026, come dice il nome stesso, guarda ovviamente alle Olimpiadi italiane. Ma anche tra i giovani, non tutti gli atleti sono allo stesso punto del proprio percorso di crescita. Per questo motivo si è deciso di affidare a Scola e Pasini, atleti e atlete che possono e devono puntare anche agli obiettivi intermedi, mentre Paredi guiderà coloro che devono fare ancora quello step necessario per aspirare a questi palcoscenici. Pasini sottolinea questo concetto: «È un progetto a lungo termine, il nostro mirino è certamente puntato all’Olimpiade in casa, ma prima ci sono degli appuntamenti intermedi che sono di pari importanza, come i prossimi Mondiali di Oberstdorf e l’Olimpiade di Pechino. Anche le sei ragazze del mio gruppo, in questo senso, vanno suddivise in due piccoli sottogruppi, in quanto tre di loro sono ancora Under 23 e tra gli obiettivi hanno pure i Mondiali di categoria».

L’allenatore del CS Carabinieri si sofferma quindi sulle sei ragazze che allenerà in questa stagione: «Ho un bel gruppo, abbiamo idee ed obiettivi chiari, pur essendo partiti con un progetto seminuovo. Le ragazze sanno cosa chiediamo loro e sono consapevoli di cosa vogliono. Credo che possiamo fare bene, sia io che le ragazze siamo convinti delle potenzialità di questo gruppo. Poi sono consapevole che sarà comunque un’avventura difficile. Sono orgoglioso di aver ricevuto questo incarico, so che il percorso non sarà facile, ma come ho sempre fatto darò il cento per cento. È la mia indole, così ho affrontato il mio lavoro quando ho allenato il Comitato FISI Alpi Centrali, la squadra del CS Carabinieri e quella Under 23 femminile. Ciò mi ha sempre dato un riscontro positivo, soprattutto da parte degli atleti, perché il risultato è importante, ma far vedere che ci metti anima e dai il cento per cento va oltre di esso. Poi è chiaro, ai vertici serve quest'ultimo, è ciò che ci chiedono il presidente, la direzione agonistica e tanti altri, quindi so che dobbiamo cercare e ottenere il risultato, ma è lo stesso che vogliono atleti e atlete, che si allenano e faticano per quello».

Fino a pochi mesi fa Anna Comarella e Caterina Ganz si allenavano con atlete più esperte come Lucia Scardoni e Greta Laurent, che oggi sono però nel gruppo di Saracco. Alcuni credono che averle separate dalle altre due potrebbe avere un impatto negativo sul loro lavoro, ma Pasini è convinto sia stata trovata una soluzione più che adeguata: «Abbiamo pensato a questa problematica, quando è stata fatta questa scelta puntando il mirino sull’Olimpiade di casa. Certamente Anna e Caterina hanno nel loro cervello anche degli obiettivi a breve termine. Per questo motivo abbiamo deciso che i gruppi mio e di Scola faranno gran parte della preparazione insieme agli atleti di Steo (Stefano Saracco). In questo modo le mie atlete potranno fare tanto lavoro con le altre ragazze. Sarà utile a entrambi i gruppi, perché anche a Greta Laurent e Lucia Scardoni sarà utile avere un certo tipo di confronto in determinati lavori. Alla stessa maniera, alle atlete più giovani, come Monsorno, Bellini e Pittin, servirà molto allenarsi con Comarella, Ganz e Franchi, ma anche con l’esperienza di delle due atlete del gruppo di Saracco».

Inchiesta molto interessante, quella pubblicata nella serata di giovedì da NRK, la principale emittente televisiva norvegese, riguardo le difficoltà avute dall’antidoping a causa dell’emergenza coronavirus.

Una crisi che ha colpito in maniera profonda soprattutto la FIS, che ha ridotto il numero di controlli addirittura di circa il 90%. NRK ha chiesto alle federazioni internazionali di sci, biathlon, atletica leggera, ciclismo e pallamano, tutti sport molto popolari in Norvegia, i numeri dei test effettuati nel periodo marzo-maggio 2019 per confrontarli poi con quelli della passata stagione. Soltanto le prime tre federazioni hanno accontentato la richiesta fornendo i propri numeri.

Il direttore generale dell’Antidoping Norvegese (ADNO), Anders Solheim, non ha nascosto la propria preoccupazione per la situazione: «Il fatto che si siano svolti pochissimi test antidoping nello sport internazionale rappresenta un problema per la credibilità dello sport. Sono preoccupato di questo».

Nella stagione 2019/20 la FIS ha condotto 2220 test antidoping, il 58% dei quali su fondisti. Nel 2019, nel periodo marzo-maggio, vennero effettuati 299 test al di fuori delle competizioni, distribuiti tra i nove sport della federazione. Nello stesso periodo di quest’anno i test sono stati soltanto 38, diminuzione quindi di quasi il 90%.

Alcuni atleti norvegesi, contattati da NRK, hanno espresso le proprie proprie perplessità. A cominciare da Johannes Klæbo, che è stato proprio uno dei pochi atleti testati in questo periodo: «Penso che dobbiamo solo sperare e incrociare le dita, augurandoci che tutte le persone possano aver agito nel modo giusto». Non hanno invece effettuato alcun test antidoping sia Johaug che Iversen. La detentrice della Coppa del Mondo ne ha parlato la scorsa settimana dopo la grande prestazione al Bislett di atleti leggera: «Siamo in un momento particolare – ha affermato Johaug dopo aver spiegato di non essere stata controllata né da FIS né da ADNO – ma è però chiaro che non è un bene se la cifra dei controlli è così bassa. Possiamo solo sperare che tornino a ripristinare il loro sistema al più presto».

Pensiero simile anche per Iversen: «Almeno qui in Norvegia si sono effettuati più test antidoping, non so se in tutte le altre nazioni siano stati bravi quanto noi. Lo spero».
Quello proposto dal fondista di Meraker è un altro argomento molto interessante, in quanto i test non vengono condotti solo dalle Federazioni ma anche dalle singole agenzie antidoping nazionali. Insomma gli sciatori norvegesi, per esempio, possono essere testati sia da FIS che da ADNO, come gli italiani sia da FIS che da NADO. In Norvegia l’agenzia nazionale si è organizzata attraverso un camper, appositamente adattato per i test, che ha girato il paese per controllare gli atleti. Il lavoro è stato piuttosto buono se si considera che la Norvegia ha condotto 347 test al di fuori delle competizioni tra marzo e maggio di quest’anno, rispetto ai 438 del 2019.

Anders Solheim ha spiegato l’importanza dei test effettuati fuori competizione e in questa fase della stagione. E forse, dalle sue parole, si comprende anche la preoccupazione precedentemente mostrata: «Esistono alcuni agenti dopanti che hanno una breve tracciabilità ma una lunga durata d’azione. Questi possono essere utilizzati mesi prima delle competizioni, perché dopo l’assunzione sono rintracciabili solo per pochi giorni, ma l’effetto può durare anche per sei mesi. Pertanto è importante avere un buon programma di test antidoping con largo anticipo rispetto alle principali competizioni. Per quanto ci riguarda, penso che abbiamo fatto un buon lavoro, visto che abbiamo comunque effettuato l’80% dei test rispetto al 2019».

Solheim è convinto che qualcuno avrà approfittato di questa situazione di caos internazionale del sistema antidoping: «Vediamo alcuni atleti che si fanno beccare anche in periodi normali, quindi c’è assolutamente motivo di credere che alcuni abbiano approfittato di questa opportunità ora».

Nel biathlon la situazione è leggermente migliore rispetto alla FIS, anche se pure in questo caso i numeri sono bassi. Sono stati infatti effettuati circa il 30% dei test rispetto al 2019, appena 146 controlli contro i 515 dello scorso anno. Molto polemico Vetle Sjåstad Christiansen: «Penso sia un numero abbastanza basso. Non credo che si dovrebbe dare agli atleti l’opportunità di capire che potrebbero riuscire a barare cavandosela. Bisognerebbe essere in grado di fare controlli ogni giorno, anche in questo periodo. In tutti i contesti della società ci sono persone che provano ad approfittarsi di normative più deboli. Quindi probabilmente ci saranno alcuni che vedranno in questo taglio di test antidoping, l’opportunità per imbrogliare un po’. Non dovremmo essere così ingenui da credere che non ci siano disonesti nel biathlon».

Christiansen è rimasto poi particolarmente colpito dal bassissimo numero di test effettuato dalla FIS: «Sembra veramente poco, è spaventoso. Quasi 40 test in tre mesi, immagino non tanti professionisti siano stati controllati».

Per la cronaca, la federazione di atletica ha fatto un po’ meglio, effettuando 303 test, rispetto ai 723 dello scorso anno.

TEST ANTIDOPING EFFETTUATI FUORI COMPETIZIONE

SCI (FIS)
2019: 299
2020: 38

BIATHLON
2019: 515
2020: 146

ATLETICA
2019: 723
2020: 303

Nella passata stagione è stata la migliore azzurra nelle distance, pur essendo la più giovane della Squadra A, facendo un'ottima impressione in particolare al Tour de Ski. Anna Comarella ha mostrato in diverse occasioni le sue potenzialità, anche se non è riuscita a farlo con continuità a causa di alcuni problemi alla schiena che ne hanno limitato le prestazioni. La fondista di Cortina, classe 1997, è stata inserita quest'anno nel Gruppo Milano Cortina 2026, del quale fanno parte atlete nate dal 1995 in poi, con l'obiettivo rivolto non solo all'immediato ma anche al futuro.

Di questi argomenti l'atleta veneta delle Fiamme Oro ha parlato nell'intervista della quale vi proponiamo anche un breve stralcio scritto, .

«Spero si crei un bel gruppo, che credo sia la chiave del successo. Il ritorno sulla neve è stato positivo, ho patito nei primi due giorni, ma è andato meglio rispetto agli anni scorsi. Su cosa devo lavorare? Sicuramente tanto sulla spinta, che è il mio punto debole, poi devo migliorare sempre sulla tecnica. Gli obiettivi stagionali sono ancora da stabilire. La passata stagione? Ci sono stati alti e bassi, alcuni momenti di difficoltà, altri in cui mi sono sentita davvero bene, come in occasione del Tour de Ski. Il problema alla schiena forse mi ha condizionato, ma la stagione si è chiusa bene col il bronzo nella staffetta dei Mondiali Under 23, che è stato bellissimo. Il futuro? Penso una stagione alla volta, guardo come vanno le prime gare e vedo se sono in grado di pormi certi obiettivi. Non voglio fissare obiettivi troppo alti, preferisco ragionare passo per passo».

 

Nonostante non sia stato inserito nella squadra nazionale e gli sia stata anche negata l’assistenza dell’Olympiatoppen, Sundby non molla. Il campione norvegese, detentore del titolo iridato della 15km, che difenderà a Oberstdorf, anche se in skating, ha deciso di andare avanti fino alle Olimpiadi. Il trentacinquenne ha infatti firmato un contratto di due anni con un team privato, Team Eidissen BN Bank, del quale faranno parte proprio lui e Niklas Dyrhaug, anche quest’ultimo per due stagioni.

Uno sponsor importante, quindi, come la BN Bank e l’uomo d’affari Benn Eidissen, in passato sponsor di entrambi gli atleti, ma soprattutto un responsabile con un grande passato come Svein Tore Samdal, allenatore di successo con Bjørgen e altre campionesse del fondo norvegese tra il 2001 e il 2006.

In una situazione quindi complicata, Sundby ha trovato una soluzione quasi insperata: «Sono orgoglioso di ciò che abbiamo ottenuto – ha affermato l’atleta a NTB – perché non era certo il periodo migliore per far partire un team privato. Sarà emozionante vedere cosa riusciremo ad ottenere». Fino a poche settimane fa sembrava che la prossima sarebbe stata l’ultima stagione per Sundby, ma alla fine il fondista norvegese andrà avanti fino alle Olimpiadi, avendo firmato un contratto biennale: «Come sembra in questo momento, c’è la volontà di arrivare alle Olimpiadi di Pechino» ha ammesso l’atleta.

Sundby è molto motivato, dopo un anno piuttosto negativo: «È stata una stagione pessima, ma forse a volte serve anche questo. Almeno sono tornato ad avere un carico di allenamento molto alto e spero di poterlo eseguire. Devo allenarmi quando ho l’opportunità e sapere che le sessioni saranno impegnative. Ma so che dovrebbe essere possibile farcela. Sono molto motivato, ho anche una maggiore tenuta al lavoro rispetto a prima».

Solo due atleti, quindi, ma tante vittorie. Da una parte Sundby con due ori olimpici (entrambi in staffetta), 4 ori Mondiali (uno individuale), più tre globi di cristallo, dall’altra Dyrhaug, reduce da alcune stagioni negative a causa di problemi fisici, che ha però ancora 32 anni e in carriera ha vinto due ori mondiali, sempre in staffetta, e un bronzo a Lahti. Due atleti quindi molto motivati, che non vogliono saperne di mollare.

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