Redazione

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Due presenze in Coppa del Mondo, a Davos ed Oberstdorf, alcuni buonissimi piazzamenti in OPA Cup, dove ha anche sfiorato il podio nel suo Piemonte, a Pragelato, un titolo italiano Under 23 e un podio assoluto sempre agli Italiani di Gromo. Dopo una stagione 2019/20 molto positiva, Lorenzo Romano riparte dalla squadra Milano-Cortina 2026, che a partire da lunedì sarà al Passo dello Stelvio per il primo raduno stagionale insieme alla squadra A.

Il fondista del CS Carabinieri, che ha compito 23 anni pochi giorni fa, sta scalpitando: «L’attesa è finita, finalmente si comincia – ha affermato l’azzurro all’ufficio stampa del Comitato FISI AOCe lo si fa anche bene. Partiamo subito sulla neve, insieme alla Squadra A, un’ottima notizia per noi perché torniamo ad allenarci sugli sci. Purtroppo, a causa di quanto accaduto in questi mesi, non abbiamo avuto la possibilità di sciare in primavera, come hanno invece fatto gli atleti delle altre nazioni, in particolare del Nord Europa. Un bel vantaggio per gli altri, perché è importante fare ore sugli sci anche in questo periodo. Grazie alla FISI potremo utilizzare la pista dello Stelvio solo per noi ed allenarci bene. Sarà faticoso, ma è importante ogni tanto fare degli allenamenti in quota e sfruttare al meglio i tremila metri per una settimana. Inoltre, nonostante le norme rigide di limitazione a causa dell’emergenza coronavirus, avrò l’occasione di sciare al fianco dei big del fondo azzurro come Pellegrino e De Fabiani. Ottima cosa confrontarmi con loro e anche con i miei compagni di squadra della nazionale, visto che qui in zona sono abituato ad allenarmi da solo».

Per Romano sarà anche l'occasione di conoscere più approfonditamente il suo nuovo allenatore, Fulvio Scola, dopo essere stato seguito negli ultimi tre anni da Luciano Cardini, allenatore dell'Under 23: «Nel corso della prossima settimana avrò il mio primo impatto con il mio nuovo allenatore, Fulvio Scola. Sarà un ottimo modo per imparare a conoscerlo e iniziare a lavorare insieme. Per ora ci siamo sentiti soltanto per telefono e ho avuto un’ottima impressione da lui. Ci tengo, però, a ringraziare Luciano Cardini per il lavoro che abbiamo fatto assieme in questi tre anni».

Il carabiniere cuneese è entrato nel gruppo “Milano Cortina 2026”, del quale fanno parte gli azzurri sui quali la FISI punta in vista dei Giochi italiani che si svolgeranno tra sei anni. A loro viene anche richiesto di farsi già trovare pronti per la Coppa del Mondo e nei grandi eventi delle prossime stagioni: «Questa squadra ha un nome importante - ha ribadito Romano - ciò è allo stesso tempo un onore e una responsabilità, in quanto significa che la FISI punta su di me in ottica futura, come ha già fatto negli ultimi cinque anni. Sono ormai tante stagioni, prima negli Juniores e successivamente nell’Under 23, che mi alleno con Daprà, Del Fabbro, Coradazzi e dopo anche Ventura, siamo un gruppo consolidato. È bello far parte di un progetto a lungo termine con delle ottime credenziali alla base, nel quale abbiamo anche degli obiettivi a medio termine, come Mondiali e Olimpiadi di Pechino. Ma soprattutto dovremo essere presenti il più possibile in Coppa del Mondo, al fianco degli atleti della Squadra A. Bisogna riuscire a farsi trovare pronti per ricevere più convocazioni e abituarsi a questo livello».

La prossima stagione è piena di incertezze a causa dell’emergenza coronavirus, che potrebbe portare numerosi cambiamenti al calendario. Romano non si preoccupa: «In questo momento sono tranquillo e rilassato, concentrato soltanto sul lavoro che devo fare, perché non sono certo io a poter cambiare la situazione. Il mio unico pensiero è allenarmi al meglio senza alcuna distrazione, tanto che se mi dicessero di partire per il raduno già oggi, andrei immediatamente. Sono consapevole che nel corso della stagione dovremo essere flessibili, soprattutto in estate. Cerco di non farmi distrarre dalla cosa».

Un anno fa Romano in primavera era partito per l’Islanda, dove aveva continuato a sciare partecipando anche a una 50km. L’ultima primavera è stata ben diversa, eppure il carabiniere azzurro guarda il bicchiere mezzo pieno: «Si, mi è mancato andare sulla neve, ma non sono rimasto fermo. Anzi, appena terminato il lockdwon ho fatto una corsa di 43 km, la Marathon Trail delle Cinque Madonne votive di Demonte, in provincia di Cuneo».  Con partenza e arrivo a Demonte, Romano ha toccato i vertici di una croce, composta dalle Madonne del Pino, del Ronvello, del Colletto e dei Boschi, in un anello che interseca il suo asse principale proprio alla Consolata di Festiona. È stato qualcosa di simbolico e in un certo senso propiziatorio nel periodo di pandemia da coronavirus, in quanto l’azzurro ha ripercorso i celebri luoghi della preghiera durante la peste del ‘600.

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi circa la possibilità di consegnarle il Premio Onorario Egebergs, onorificenza norvegese che spetta ad atleti che eccellono in almeno due discipline, Therese Johaug ha definitivamente dimostrato di meritarselo ampiamente.
    
La campionessa norvegese, detentrice della Coppa del Mondo di fondo e vincitrice di tre titoli mondiali a Seefeld nel 2019, si è confermata molto competitiva anche nell’atletica riuscendo a raggiungere l’obiettivo che le era stato richiesto negli Impossible Games di Oslo, evento che ha preso il posto del classico appuntamento “Bislett Games” di atletica leggera.

Johaug, che lo scorso anno aveva vinto il titolo nazionale norvegese, correndo i 10.000 metri in 32’20”86, doveva coprire la stessa distanza sotto i 31’50”, minimo richiesto per qualificarsi ai prossimi Mondiali di atletica leggera. La campionessa dello sci ha fatto ancora di meglio concludendo in 31’40”69, addirittura 40” in meno, quindi, rispetto al tempo fatto registrare un anno fa ai Nazionali. Un risultato che non può certo passare inosservato, anche perché arrivato con l’atleta in pista da sola, seppur aiutata da alcune luci proiettate sulla pista ad indicarle la velocità da mantenere. Ancora una volta Johaug ha confermato di essere un fenomeno dello sport. Un mito, non c’è altro da dire. Lo conferma infatti che nelle sua Norvegia, nonostante le grandi prestazioni che si sono viste nella serata di Oslo, tutti parlino soltanto di lei.

Stoccare oltre 4.000 metri cubi di neve in modo da poter far partire la stagione sciistica 2020/2021 nel mese di ottobre, offrendo agli atleti e alle nazionali di sci di fondo la possibilità di anticipare gli allenamenti in vista delle competizioni casalinghe e internazionali e ai numerosi appassionati della disciplina l’occasione di godersi l’attività sportiva prima del solito.

Un progetto ambizioso, ideato e sviluppato da Gianluca Barp, imprenditore turistico di Riale, piccola gemma incastonata a 1.800 metri nell’Alta Val Formazza in Piemonte, a pochi passi dalla Cascata del Toce, il salto più dell’Europa.

Questa tecnica innovativa, chiamata snowfarming, è diffusa da qualche anno nel nord Europa, dalla Svezia alla Finlandia, ma anche in Svizzera a Davos.

In Italia è già stata utilizzata a Livigno, grazie al lavoro dell’Ente di Promozione Turistica, ma Barp a Riale è il primo imprenditore a livello privato: una soluzione ottimale per il mercato dello sci, che richiede un inizio di stagione sempre più anticipato rispetto ad un clima che, invece, ritarda l’inverno e rende sempre più difficile l’apertura degli impianti.

Dopo l’esperimento artigianale dello scorso anno, durante il quale la neve è stata coperta da un ampio strato di cippato, nelle settimane scorse Barp ha portato a termine per la seconda volta la complessa e innovativa operazione di stoccaggio della neve. Questa volta, per ripararla, si è affidato a dei tecnologici teli geotermici con fibre di alluminio, intervallati da strati di ovatta con caratteristiche isolanti, grazie al supporto tecnico di Snow Makers, un’azienda specializzata svizzera. I teli sono poi stati legati uno all’altro con un sistema di velcri e cuciture a filo.

Questi speciali materiali di copertura, oltre a poter immagazzinare più neve rispetto alla soluzione della biomassa di cippato, garantiscono il doppio beneficio di proteggere termicamente la massa sottostante e, grazie all’azione riflettente, di non far penetrare i raggi UVA. I 4.000 metri cubi di neve resteranno impacchettati sotto i teli per tutta la stagione estiva e saranno posati in autunno. Secondo le stime, e al netto di una parte di “oro bianco” che andrà probabilmente persa, serviranno a coprire circa 2 km dell’anello della pista di fondo di Riale (complessivamente lunga oltre 12 km), permettendo una prima attività sportiva anche in assenza di nevicate e, soprattutto, senza ricorrere a cannoni sparaneve e quindi all’utilizzo eccessivo di energia elettrica e acqua.

“Rispetto alla scorsa stagione abbiamo stoccato circa 1500 metri cubi in più, anche se il nostro obiettivo nei prossimi anni è di riuscire ad arrivare a 7000, per ottenere circa 3 km di pista. È una procedura complessa ma fondamentale per portare economia alla Valle e, soprattutto, permettere agli atleti e alle Federazioni di allenarsi già a fine ottobre - inizio novembre, anticipando così la stagione e prepararsi nel modo migliore in vista delle competizioni che li attendono. Senza contare l’importante impatto ambientale di questa tecnologia”. Ha affermato Gianluca Barp.

Parte dal Passo dello Stelvio la nuova stagione dello sci di fondo italiano. Da lunedì 15 giugno a martedì 23 giugno le nazionali azzurre di sci di fondo sfrutteranno l'Hotel Livrio, situato a 3174 metri per effettuare il primo raduno sulla neve. Quattro uomini e una donna della Squadra A presenti sotto lo sguardo attento dell'allenatore responsabile Stefano Saracco: sono Federico Pellegrino, Francesco De Fabiani, Maicol Rastelli, Giandomenico Salvadori e Greta Laurent. Sarà invece assente per questo primo raduno Lucia Scardoni.

Negli stessi giorni, sempre dal 15 al 23 giugno, il dt Marco Selle ha convocato sullo Stelvio anche gli atleti dei gruppi Milano Cortina 2026 allenati da Renato Pasini e Fulvio Scola, mentre i più giovani, seguiti da Simone Paredi non affronteranno questo raduno. Gruppi al completo, per un totale di sei donne e sette uomini: Anna Comarella, Caterina Ganz, Francesca Franchi, Martina Bellini, Cristina Pittin, Nicole Monsorno, Stefan Zelger, Michael Hellweger, Paolo Ventura, Simone Daprà, Lorenzo Romano, Luca Del Fabbro e Davide Graz.

Un solo podio in carriera, un’unica vittoria, ma pesantissima, l’oro nella pursuit mondiale ad Östersund nel 2019. Un risultato straordinario per Dmytro Pidruchnyi, che nell’ultima stagione si è confermato comunque atleta di buon livello, chiudendo ancora nella top venti della generale con un ottimo 17° posto, vincendo anche un oro e un bronzo agli Europei di Minsk.
    
Atleta ovviamente stimatissimo in patria, Pidruchnyi si è mostrato anche senza troppi filtri in un’interessante diretta Instagram per “Playpro”. Il biatleta ucraino, che compirà ventinove anni il prossimo novembre, ha parlato anche dell’uso degli inalatori, concesso agli atleti che soffrono di asma, argomento del quale si è parlato molto nel corso delle Olimpiadi di Pyeongchang. «Per quanto ne so ci sono molti asmatici nel biathlon da Norvegia, Francia e Austria – ha affermato Pidruchnyipiù volte li ho visti utilizzare gli inalatori prima di partire. Non so come questo aiuti, perché non ho alcun motivo di provare questo farmaco. Secondo alcune opinioni si tratterebbe di un doping legale che migliora i risultati».

Il biatleta ucraino ha poi parlato del suo futuro. Al momento la testa è rivolta alle Olimpiadi di Pechino 2022: «Non ho ancora deciso fino a quando continuerò. Al momento il mio obiettivo è di proseguire fino ai Giochi di Pechino, poi prenderò una decisione, considerando i risultati ottenuti e il mio stato di salute. Terrò conto di queste cose per capire se dovrò ancora andare avanti nel biathlon».

Pidruchnyi ha quindi affermato che l’Ucraina, a livello di materiali, è molto indietro rispetto alle altre nazioni: «È difficile dire quanto siamo indietro rispetto agli altri per quanto riguarda i materiali, perché non sappiamo cosa abbiano gli altri. Sappiamo per certo che gli altri hanno accesso prima di noi alle ultime tecnologie. Noi li raggiungiamo dopo anni».

Infine l’ucraino ha parlato anche di biathlon e comunicazione, giudicando molto importante l’apertura ai fan da parte degli atleti: «Se la maggior parte degli atleti fosse meglio disposto nei confronti della comunicazione con i tifosi e i media, ciò aiuterebbe la diffusione del biathlon in Ucraina. Penso però ognuno abbia il diritto di decidere se comunicare o meno. Penso che in ogni sport ci siano degli atleti più propensi al contatto con i tifosi rispetto ad altri, che magari tendono a chiudersi e limitarsi a pochi interventi. Io ho deciso di comunicare molto, perché sento di fare una cosa positiva nella diffusione del nostro sport e anche per i fan, i quali possono vedere il biathlon dall’interno e capirlo meglio»

Fonte: ua.tribuna.com

Il regolare svolgimento della stagione 2020/21 è ancora in forte dubbio, ma dagli Stati Uniti si stanno già organizzando in vista della Coppa del Mondo, per farsi trovare pronti se le cose dovessero andare per il verso giusto. Per questo motivo Chris Grover, il direttore agonistico della nazionale statunitense di fondo, ha già annunciato il contingente per il primo periodo di stagione, quello che comprende le tappe di Ruka, Lillehammer, Davos e Dresda. Spicca ovviamente la presenza di alcuni giovani, in particolare l'astro nascende Gus Schumacher.

Gli USA hanno diritto a dieci pettorali per le donne e sei per gli uomini nel Ruka Triple, mentre per le altre gare 6+1 nelle donne (Kaitlynn Miller ha diritto di partecipare come vincitrice dell'ultimo SuperTour) e 5+1 negli uomini (Gus Schumacher ha il diritto di partecipare come vincitore del SuperTour).

Nella lista qui sotto, troverete gli atleti convocati come riserve, segnalati da un "ALT" tra parentesi. Infine "Objective" sono gli atleti che avevano diritto al posto, "Discretion" invece sono coloro che sono stati selezionati secondo le scelte di un gruppo di lavoro composto da 15 persone. 

Ruka Triple

Uomini
Gus Schumacher, Objective, Overall 19-20 SuperTour Leader
Simi Hamilton, Objective, 24th Sprint World Cup 19-20
Logan Hanneman, Discretion, 36 World Cup Points (19-20 Overall)
David Norris, Discretion, 31 World Cup Points (19-20 Overall)
Kevin Bolger, Discretion, 29 World Cup Points (19-20 Overall)
JC Schoonmaker, Discretion, 1 World Cup Point (19-20 Overall)
Scott Patterson (alt), Discretion, Next lowest FIS distance points
Adam Martin (alt), Discretion, Next lowest FIS distance points

Donne
Kaitlynn Miller, Objective, Overall 19-20 SuperTour Leader
Sophie Caldwell Hamilton, Objective, 6th World Cup Sprint Standings 19-20
Sadie Maubet Bjornsen, Objective, 10th World Cup Sprint Standings 19-20
Jessie Diggins, Objective, 11th World Cup Sprint Standings 19-20
Julia Kern, Objective, 19th World Cup Sprint Standings 19-20
Rosie Brennan, Objective, 14th Distance World Cup 19-20
Katharine Ogden, Discretion, 33 World Cup Points (19-20 Overall)
Hailey Swirbul, Discretion, 24 World Cup Points (19-20 Overall)
Rosie Frankowski, Discretion, 10 World Cup Points (19-20 Overall)
Caitlin Patterson, Discretion, 2 World Cup Points (19-20 Overall)

Lillehammer Skiathlon and Davos 10/15 km F

Uomini
Gus Schumacher, Objective, Overall 19-20 SuperTour Leader
David Norris, Discretion, 21 World Cup Distance Points 19-20
Scott Patterson, Discretion, Next lowest FIS distance points
Adam Martin, Discretion, Next lowest FIS distance points
Ben Lustgarten, Discretion, Next lowest FIS distance points
Simi Hamilton, Discretion, Next lowest FIS distance points
Ian Torchia (alt), Discretion, Next lowest FIS distance points

Donne
Kaitlynn Miller, Objective, Overall 19-20 SuperTour Leader
Jessie Diggins, Objective, 8th World Cup Distance Standings 19-20
Sadie Maubet Bjornsen, Objective, 13th World Cup Distance Standings 19-20
Rosie Brennan, Objective, 14th World Cup Distance Standings 19-20
Julia Kern, Discretion, 25 World Cup Distance Points 19-20
Hailey Swirbul, Discretion, 17 World Cup Distance Points 19-20
Katharine Ogden, Discretion, 13 World Cup Distance Points 19-20
Rosie Frankowski (alt), Discretion, 10 World Cup Distance Points 19-20
Sophie Caldwell Hamilton, (alt), Discretion 10 World Cup Distance Points 19-20

Lillehammer Sprint C, Davos Sprint F, and Dresda Sprint F

Uomini
Gus Schumacher, Objective, Overall 19-20 SuperTour Leader
Simi Hamilton, Objective, 24th World Cup Sprint Standings 19-20
Logan Hanneman, Discretion, 31 World Cup Sprint Points 19-20
Kevin Bolger, Discretion, 29 World Cup Sprint Points 19-20
JC Schoonmaker, Discretion, 1 World Cup Sprint Point 19-20
Tyler Kornfield, Discretion, Next lowest FIS sprint points
Ben Saxton (alt), Discretion, Next lowest FIS sprint points
Noel Keeffe (alt), Discretion, Next lowest FIS sprint points

Donne
Kaitlynn Miller, Objective, Overall 19-20 SuperTour Leader
Sophie Caldwell Hamilton, Objective, 6th World Cup Sprint Standings 19-20
Sadie Maubet Bjornsen, Objective, 10th World Cup Sprint Standings 19-20
Jessie Diggins, Objective, 11th World Cup Sprint Standings 19-20
Julia Kern, Objective, 19th World Cup Sprint Standings 19-20
Rosie Brennan, Discretion, 58 World Cup Sprint Points 19-20
Hailey Swirbul, Discretion, 7 World Cup Sprint Points 19-20
Hannah Halvorsen (alt), Discretion, Next lowest FIS sprint points
Katharine Ogden (alt), Discretion, Next lowest FIS sprint points

Le selezioni come "discrezione" sono state fatte da un gruppo di lavoro composto dalle seguenti 15 persone:

Dakota Blackhorse-von Jess, U.S. Ski & Snowboard Athlete Rep
Tad Elliott, U.S. Ski & Snowboard Athlete Rep
Cami Thompson-Graves, U.S. Ski & Snowboard XC Sport Committee Chair / Dartmouth College
Austin Caldwell, CU
Dragan Danevski, MEA
Erik Flora, APU
Joe Haggenmiller, CXC
Chris Mallory, SVSEF
Pepa Miloucheva, CGRP
Pat O’Brien, SMS
Dan Weiland, SSCV
Bernie Nelson, U.S. Ski Team
Jason Cork, U.S. Ski Team
Matt Whitcomb, U.S. Ski Team
Chris Grover, U.S. Ski Team

Ha annunciato il suo addio venerdì scorso, mettendo fine a una lunga carriera. A quasi trentatre anni (lì compirà il prossimo 31 maggio, ndr), Lukas Runggaldier è pronto a iniziare una nuova vita, anche se proseguirà sempre nel mondo della neve. Una scelta che era nell’aria dopo l’esclusione dalla nazionale, che ha contribuito ad accelerare una decisione che probabilmente il gardenese delle Fiamme Gialle avrebbe preso dopo il Mondiale di Oberstdorf.

Della scelta di lasciare la combinata nordica, ma anche del futuro suo e del movimento azzurro, abbiamo parlato con Lukas Runggaldier in questa intervista nella quale il gardenese ha anche ripercorso la sua carriera.

Ciao Lukas. Venerdì scorso hai annunciato la fine della tua carriera agonistica; come hai maturato questa decisione?
«Era un po’ nell’aria. Quando ho visto che non facevo parte della nazionale, ho capito che sarebbe stato molto difficile per me andare avanti stando fuori dalla squadra azzurra. La combinata nordica è diversa dalle altre discipline».

Quindi se fossi stato inserito nel gruppo azzurro avresti proseguito?
«Si, avevo in testa di fare un altro anno e chiudere con il Mondiale di Oberstdorf. Sono consapevole di non essere più un giovincello, ma volevo terminare la carriera in un evento iridato. Avevo in realtà già in mente di farlo a Seefeld, ma lì le cose non andarono come volevo, quindi speravo di poterlo fare a Oberstdorf. È andata così, ma non fa nulla, sono felice di quello che ho avuto. Certo, mi dispiace perché non vedevo l’ora di poter nuovamente iniziare gli allenamenti con i compagni, soprattutto dopo questo periodo casalingo che ho vissuto come tutti. Purtroppo, però, la situazione attuale, ha costretto la Federazione a fare dei tagli e ripensare in una certa maniera la formazione delle squadre, andando verso una nuova direzione. Lo capisco. Sicuramente per me questo maggio 2020 non è stato memorabile».

È successo altro?
«Si, come accaduto purtroppo a tante altre persone, l’emergenza covid e le limitazioni che ne sono conseguite, mi hanno costretto anche a rinviare le nozze. Insieme alla mia fidanzata non sappiamo ancora quando potremo sposarci, se aspettare un anno o magari trovare una data libera nelle vicinanze. Insomma oltre all’addio alla combinata anche il matrimonio rimandato. Ma alla fine non mi lamento, l’importante è stare bene e soprattutto essere consapevole di aver avuto una bella carriera. Voglio pensare soltanto alle tante cose belle che ho avuto da questo sport».

Guardando alla tua carriera, qual è il momento che ricordi con maggior piacere?
«Il momento più bello è stato senza dubbio l’Olimpiade di Vancouver. Eravamo ancora dei ragazzini e in quei Giochi arrivò la prima storica medaglia dell’Italia nella disciplina grazie ad Alessandro (Pittin, ndr). Eravamo un bel gruppo di giovani e c’era un clima molto sereno tra noi. Ecco al di là dei risultati, la cosa che ricordo con maggior piacere è proprio l’ambiente all’interno della squadra, quando eravamo spensierati e sconosciuti, dei ragazzini in giro per il Mondo. Per me quello in Canada fu anche il primo viaggio lungo della mia vita. Per quanto riguarda i risultati ricorderò sempre con grande piacere lo storico podio di Seefeld in coppia con Alessandro Pittin, scrivendo la storia con lui. Ora mi fa un certo effetto pensare che lo seguirò da un altro punto di vista, facendo il tifo per lui dalla tv».

E i ricordi più brutti?
«Nel corso della carriera ogni atleta ha dei momenti difficili, delle difficoltà da superare. Ovviamente stavo male quando nel salto le cose non andavano come speravo. Ma al di là di questo, ho sempre fatto questo sport con gioia».  

Hai avuto un ottimo inizio di carriera, anche nei risultati, poi hai faticato a ripeterti non riuscendo a fare il salto di qualità. Come te lo spieghi?
«La testa ha fatto certamente la sua parte, non ho ottenuto i risultati che speravo e questo mi ha messo in difficoltà. Inoltre mi hanno condizionato molto anche i tanti cambiamenti che abbiamo avuto nel nostro staff tecnico nel corso degli anni. Nel 2011 mi era dispiaciuto tantissimo perdere Moroder, con il quale sono cresciuto. Il tempo di abituarmi alla nuova guida, che ho dovuto salutare con dispiacere anche lui e così gli altri allenatori negli anni successivi. Purtroppo è accaduto sempre così, ogni due stagioni è cambiato lo staff tecnico. Ecco, penso che mi sarebbe servita una maggiore continuità da questo punto di vista».

Cosa ti porti dietro dalla tua carriera agonistica?
«Sicuramente l’aver imparato a lavorare in modo sempre positivo, accettare la situazione e riuscire a ottenere il massimo possibile in un determinato momento. Una cosa fondamentale anche nella vita extra sportiva, come abbiamo visto nell’ultima primavera. È importante accettare la situazione di difficoltà e ottenere il massimo possibile, guardando sempre avanti».

Hai deciso cosa farai?
«Continuerò all’interno delle Fiamme Gialle. Davanti a me ho due possibili percorsi da seguire: il soccorso alpino, oppure aiutare il gruppo sportivo. Ho la tessera di allenatore, quindi un giorno, trovata la mia strada, potrei anche dare una mano ai giovani combinatisti, una cosa che mi piacerebbe fare. Ne approfitto per ringraziare il corpo sportivo del sostegno che mi ha dato in questi dieci anni, senza le Fiamme Gialle questa carriera non sarebbe nemmeno iniziata. Non sono deluso di smettere oggi, ma contento di aver avuto l’opportunità di gareggiare ad alto livello per dieci anni».

Che nazionale azzurra ti lasci alle spalle?
«Forse oggi abbiamo pochi atleti in Coppa del Mondo, ma vedo diversi giovani che stanno crescendo bene in ottica 2026, i quali hanno già mostrato delle belle qualità. Non vedo l’ora che arrivino al 2026, perché affronteranno quelle Olimpiadi nei loro migliori anni. Mi auguro abbiano fortuna lungo la loro strada e non abbiano troppi problemi nel percorso, per arrivare a quell’appuntamento nel miglior modo possibile. Tornando alla Squadra A abbiamo quattro atleti competitivi che possono aiutare questi giovani a crescere, facendo da ponte alle nuove generazioni. Inoltre in Squadra A non dimentichiamo che c’è Aaron Kostner ancora giovanissimo e potrà essere un atleta importante nel 2026. Per altro è stato tra i primi a chiamarmi quando ho annunciato il ritiro, mi ha ringraziato dicendomi di aver imparato tanto da me e di essere stato per lui da stimolo quando era più piccolo. Considera me, Armin (Bauer, ndr) e Samuel (Costa, ndr) un po’ dei pionieri, per aver ridato vita alla combinata nordica in Val Gardena. Da parte mia, però, posso solo ringraziare Romed Moroder, è merito suo se oggi si è creato tutto questo nella nostra località»

A differenza di quanto accaduto in alcuni paesi, tra i quali l’Italia, durante l’emergenza coronavirus in Norvegia si è potuto fare attività sportiva e gli atleti hanno trovato condizioni perfette per sciare. Ne ha parlato Heidi Weng in un’intervista rilasciata a VG durante il primo raduno della squadra femminile norvegese di fondo, che si è ritrovata ad Oslo.

La seconda classificata della classifica generale è stata protagonista insieme a Ragnhild Haga di un episodio alquanto curioso proprio ad inizio pandemia. Le due, infatti, avevano anticipato il resto della squadra norvegese ed erano già sull’aereo per il Canada, quando la Norvegia hanno deciso di non partecipare alle tappe nordamericane della Coppa del Mondo. A quel punto le due atlete hanno fatto andata e ritorno, ma una volta a casa, sono state costrette a restare a casa per due settimane. «Sono stata in quarantena – ha ricordato Wengero sola a casa e mi veniva portato il cibo alla porta. In questa maniera ho riposato nel mese di marzo. Da quel momento in poi è iniziato però un sacco di allenamento sulla neve».

Condizioni perfette per sciare, così la primavera di Weng è stata diversa dalle altre, in quanto mai la norvegese aveva passato tanto tempo sugli sci in questo periodo dell’anno: «Avevo la neve proprio fuori dalla porta di casa a Lillehammer. Poi quando ci si è potuto spostare sono andata a Skeikampen e ho sciato lì. Non avevo mai sciato così tanto in questo periodo dell’anno. Soltanto la scorsa settimana sono tornata a mettere gli skiroll per la prima volta. Per me è qualcosa di nuovo, ho sciato veramente tanto, mai in precedenza l’avevo fatto ad aprile e maggio».

La passata stagione è stata quella della ripresa per Weng, che aveva vissuto un 2018/19 sottotono dopo i due successi consecutivi nella classifica generale della Coppa del Mondo. «Ora intendo raggiungere la forma ideale al momento giusto della stagione» ha chiarito la norvegese, che ha grande voglia di confermarsi ancora ad alto livello. L’obiettivo è quindi lavorare per presentarsi al via della prossima stagione in ottima condizione. Le incertezze legate all’emergenza coronavirus, quindi, non la toccano. «Nessuno sa cosa accadrà il prossimo inverno, sarà il tempo a dirlo. Se ci saranno solo quattro piste da sci, gareggeremo su quelle. In ogni caso noi non possiamo fare nulla a riguardo».

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