Redazione

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Ha annunciato il suo addio venerdì scorso, mettendo fine a una lunga carriera. A quasi trentatre anni (lì compirà il prossimo 31 maggio, ndr), Lukas Runggaldier è pronto a iniziare una nuova vita, anche se proseguirà sempre nel mondo della neve. Una scelta che era nell’aria dopo l’esclusione dalla nazionale, che ha contribuito ad accelerare una decisione che probabilmente il gardenese delle Fiamme Gialle avrebbe preso dopo il Mondiale di Oberstdorf.

Della scelta di lasciare la combinata nordica, ma anche del futuro suo e del movimento azzurro, abbiamo parlato con Lukas Runggaldier in questa intervista nella quale il gardenese ha anche ripercorso la sua carriera.

Ciao Lukas. Venerdì scorso hai annunciato la fine della tua carriera agonistica; come hai maturato questa decisione?
«Era un po’ nell’aria. Quando ho visto che non facevo parte della nazionale, ho capito che sarebbe stato molto difficile per me andare avanti stando fuori dalla squadra azzurra. La combinata nordica è diversa dalle altre discipline».

Quindi se fossi stato inserito nel gruppo azzurro avresti proseguito?
«Si, avevo in testa di fare un altro anno e chiudere con il Mondiale di Oberstdorf. Sono consapevole di non essere più un giovincello, ma volevo terminare la carriera in un evento iridato. Avevo in realtà già in mente di farlo a Seefeld, ma lì le cose non andarono come volevo, quindi speravo di poterlo fare a Oberstdorf. È andata così, ma non fa nulla, sono felice di quello che ho avuto. Certo, mi dispiace perché non vedevo l’ora di poter nuovamente iniziare gli allenamenti con i compagni, soprattutto dopo questo periodo casalingo che ho vissuto come tutti. Purtroppo, però, la situazione attuale, ha costretto la Federazione a fare dei tagli e ripensare in una certa maniera la formazione delle squadre, andando verso una nuova direzione. Lo capisco. Sicuramente per me questo maggio 2020 non è stato memorabile».

È successo altro?
«Si, come accaduto purtroppo a tante altre persone, l’emergenza covid e le limitazioni che ne sono conseguite, mi hanno costretto anche a rinviare le nozze. Insieme alla mia fidanzata non sappiamo ancora quando potremo sposarci, se aspettare un anno o magari trovare una data libera nelle vicinanze. Insomma oltre all’addio alla combinata anche il matrimonio rimandato. Ma alla fine non mi lamento, l’importante è stare bene e soprattutto essere consapevole di aver avuto una bella carriera. Voglio pensare soltanto alle tante cose belle che ho avuto da questo sport».

Guardando alla tua carriera, qual è il momento che ricordi con maggior piacere?
«Il momento più bello è stato senza dubbio l’Olimpiade di Vancouver. Eravamo ancora dei ragazzini e in quei Giochi arrivò la prima storica medaglia dell’Italia nella disciplina grazie ad Alessandro (Pittin, ndr). Eravamo un bel gruppo di giovani e c’era un clima molto sereno tra noi. Ecco al di là dei risultati, la cosa che ricordo con maggior piacere è proprio l’ambiente all’interno della squadra, quando eravamo spensierati e sconosciuti, dei ragazzini in giro per il Mondo. Per me quello in Canada fu anche il primo viaggio lungo della mia vita. Per quanto riguarda i risultati ricorderò sempre con grande piacere lo storico podio di Seefeld in coppia con Alessandro Pittin, scrivendo la storia con lui. Ora mi fa un certo effetto pensare che lo seguirò da un altro punto di vista, facendo il tifo per lui dalla tv».

E i ricordi più brutti?
«Nel corso della carriera ogni atleta ha dei momenti difficili, delle difficoltà da superare. Ovviamente stavo male quando nel salto le cose non andavano come speravo. Ma al di là di questo, ho sempre fatto questo sport con gioia».  

Hai avuto un ottimo inizio di carriera, anche nei risultati, poi hai faticato a ripeterti non riuscendo a fare il salto di qualità. Come te lo spieghi?
«La testa ha fatto certamente la sua parte, non ho ottenuto i risultati che speravo e questo mi ha messo in difficoltà. Inoltre mi hanno condizionato molto anche i tanti cambiamenti che abbiamo avuto nel nostro staff tecnico nel corso degli anni. Nel 2011 mi era dispiaciuto tantissimo perdere Moroder, con il quale sono cresciuto. Il tempo di abituarmi alla nuova guida, che ho dovuto salutare con dispiacere anche lui e così gli altri allenatori negli anni successivi. Purtroppo è accaduto sempre così, ogni due stagioni è cambiato lo staff tecnico. Ecco, penso che mi sarebbe servita una maggiore continuità da questo punto di vista».

Cosa ti porti dietro dalla tua carriera agonistica?
«Sicuramente l’aver imparato a lavorare in modo sempre positivo, accettare la situazione e riuscire a ottenere il massimo possibile in un determinato momento. Una cosa fondamentale anche nella vita extra sportiva, come abbiamo visto nell’ultima primavera. È importante accettare la situazione di difficoltà e ottenere il massimo possibile, guardando sempre avanti».

Hai deciso cosa farai?
«Continuerò all’interno delle Fiamme Gialle. Davanti a me ho due possibili percorsi da seguire: il soccorso alpino, oppure aiutare il gruppo sportivo. Ho la tessera di allenatore, quindi un giorno, trovata la mia strada, potrei anche dare una mano ai giovani combinatisti, una cosa che mi piacerebbe fare. Ne approfitto per ringraziare il corpo sportivo del sostegno che mi ha dato in questi dieci anni, senza le Fiamme Gialle questa carriera non sarebbe nemmeno iniziata. Non sono deluso di smettere oggi, ma contento di aver avuto l’opportunità di gareggiare ad alto livello per dieci anni».

Che nazionale azzurra ti lasci alle spalle?
«Forse oggi abbiamo pochi atleti in Coppa del Mondo, ma vedo diversi giovani che stanno crescendo bene in ottica 2026, i quali hanno già mostrato delle belle qualità. Non vedo l’ora che arrivino al 2026, perché affronteranno quelle Olimpiadi nei loro migliori anni. Mi auguro abbiano fortuna lungo la loro strada e non abbiano troppi problemi nel percorso, per arrivare a quell’appuntamento nel miglior modo possibile. Tornando alla Squadra A abbiamo quattro atleti competitivi che possono aiutare questi giovani a crescere, facendo da ponte alle nuove generazioni. Inoltre in Squadra A non dimentichiamo che c’è Aaron Kostner ancora giovanissimo e potrà essere un atleta importante nel 2026. Per altro è stato tra i primi a chiamarmi quando ho annunciato il ritiro, mi ha ringraziato dicendomi di aver imparato tanto da me e di essere stato per lui da stimolo quando era più piccolo. Considera me, Armin (Bauer, ndr) e Samuel (Costa, ndr) un po’ dei pionieri, per aver ridato vita alla combinata nordica in Val Gardena. Da parte mia, però, posso solo ringraziare Romed Moroder, è merito suo se oggi si è creato tutto questo nella nostra località»

A differenza di quanto accaduto in alcuni paesi, tra i quali l’Italia, durante l’emergenza coronavirus in Norvegia si è potuto fare attività sportiva e gli atleti hanno trovato condizioni perfette per sciare. Ne ha parlato Heidi Weng in un’intervista rilasciata a VG durante il primo raduno della squadra femminile norvegese di fondo, che si è ritrovata ad Oslo.

La seconda classificata della classifica generale è stata protagonista insieme a Ragnhild Haga di un episodio alquanto curioso proprio ad inizio pandemia. Le due, infatti, avevano anticipato il resto della squadra norvegese ed erano già sull’aereo per il Canada, quando la Norvegia hanno deciso di non partecipare alle tappe nordamericane della Coppa del Mondo. A quel punto le due atlete hanno fatto andata e ritorno, ma una volta a casa, sono state costrette a restare a casa per due settimane. «Sono stata in quarantena – ha ricordato Wengero sola a casa e mi veniva portato il cibo alla porta. In questa maniera ho riposato nel mese di marzo. Da quel momento in poi è iniziato però un sacco di allenamento sulla neve».

Condizioni perfette per sciare, così la primavera di Weng è stata diversa dalle altre, in quanto mai la norvegese aveva passato tanto tempo sugli sci in questo periodo dell’anno: «Avevo la neve proprio fuori dalla porta di casa a Lillehammer. Poi quando ci si è potuto spostare sono andata a Skeikampen e ho sciato lì. Non avevo mai sciato così tanto in questo periodo dell’anno. Soltanto la scorsa settimana sono tornata a mettere gli skiroll per la prima volta. Per me è qualcosa di nuovo, ho sciato veramente tanto, mai in precedenza l’avevo fatto ad aprile e maggio».

La passata stagione è stata quella della ripresa per Weng, che aveva vissuto un 2018/19 sottotono dopo i due successi consecutivi nella classifica generale della Coppa del Mondo. «Ora intendo raggiungere la forma ideale al momento giusto della stagione» ha chiarito la norvegese, che ha grande voglia di confermarsi ancora ad alto livello. L’obiettivo è quindi lavorare per presentarsi al via della prossima stagione in ottima condizione. Le incertezze legate all’emergenza coronavirus, quindi, non la toccano. «Nessuno sa cosa accadrà il prossimo inverno, sarà il tempo a dirlo. Se ci saranno solo quattro piste da sci, gareggeremo su quelle. In ogni caso noi non possiamo fare nulla a riguardo».

Parte ufficialmente la preparazione della nuova Italia del salto con gli sci. Da martedì 9 a giovedì 11 giugno le nazionali salto, maschile e femminile, si ritroveranno a Predazzo per il primo raduno.

Sul trampolino che ospiterà le Olimpiadi del 2026 si ritroveranno cinque atlete della squadra femminile, che avranno l'opportunità di svolgere i primi allenamenti con Andreas Felder, nuovo allenatore della squadra, e Sebastian Colloredo. Saranno Manuela Malsiner, Lara Malsiner, Jessica Malsiner, Martina Ambrosi e Giada Tomaselli.

Felder cercherà di osservare da vicino anche gli uomini, nello spirito di collaborazione tra le due squadre, invocato dal direttore tecnico Rigoni. Seguiti dall'allenatore responsabile Andrea Morassi, insieme a Zeno di Lenardo e Alberto Dall'Ora, saranno presenti cinque atleti: Alex Insam, Francesco Cecon, Daniel Moroder, Mattia Galiani e Andrea Campregher.

Sono soltanto quattro gli atleti presenti al primo raduno della nuova Squadra A di combinata nordica. Uomini e donne si alleneranno insieme da oggi, lunedì 8 giugno, fino a giovedì 11 giugno a Predazzo, dove si disputeranno le Olimpiadi del 2026.

Primo allenamento per Danny Winkelmann, allenatore di salto della squadra maschile, che nello spirito di unità e collaborazione richiesto dal dt Rigoni seguirà con attenzione in questi giorni anche il lavoro delle donne. Con lui l'allenatore referente delle squadre azzurre e in particolare responsabile di quella femminile, Ivo Pertile, insieme a Pietro Frigo e Ivan Lunardi.

Sono presenti i soli Samuel Costa, Raffaele Buzzi, Daniela Dejori e Annika Sieff, mentre sono assenti Aaron Kostner, che sta ancora recuperando dall'infortunio, Veronica Gianmoena, a causa di alcuni impegni di studio, ed Alessandro Pittin.

Mentre nella vita privata ha appena festeggiato la nascita del suo terzo figlio, quella sportiva sta subendo diverse batoste. Dopo una stagione assai deludente e l’esclusione dalla squadra nazionale, nonostante sia campione del mondo in carica della 15km e abbia già assicurato il pettorale nel Mondiale di Oberstdorf del prossimo febbraio, Martin Sundby si è visto ora rifiutare la borsa dell’Olympiatoppen, un’organizzazione del Comitato Olimpico Norvegese che ha la responsabilità dell’allenamento e la preparazione dello sport d’elite nazionale.

La “borsa di studio” non è arrivata in quanto Sundby è rimasto fuori dalle squadre nazionali. Una brutta botta per il fondista trentacinquenne, che punta a chiudere la sua carriera proprio con i Giochi di Pechino, ma sembra sempre più lontano da poter raggiungere questo obiettivo. Per Sundby il problema non è la privazione del finanziamento, già in passato non l’ha ricevuto, in quanto ha troppe entrate, ma l’impossibilità di accesso alle strutture e ai professionisti dell’Olympiatoppen. Per esempio Sundby non potrà allenarsi con uno dei suoi importanti collaboratori, Morten Bråten, con il quale aveva già iniziato a lavorare da dieci settimane nell'ambito di un progetto "15km Oberstdorf 2021". Non possiamo completare il nostro progetto” ha quindi affermato amaramente il trentacinquenne a NRK.

Bella ed apprezzata l’offerta proposta dal Comune e da Apt Livigno nei confronti dei tanti sportivi presenti nella località, di potersi allenare in questi giorni sulla strada che conduce al Passo della Forcola ancora chiusa ai mezzi a motore.

Nell’attesa del 15 giugno, data in cui il Passo che collega Livigno al Canton Grigione di Poschiavo e dell’Engadina, verrà ufficialmente aperta al transito, tutte le mattine dalle 8.30 alle 11.30 i 4.5  chilometri di salita dalla pendenza media del 6% con i suoi 344 metri di dislivello, si trasformano in una sede di allenamenti davvero eccezionale. Sabato mattina a Livigno erano davvero tanti tra skirollisti e ciclisti che hanno potuto raggiungere il Passo della Forcola.

Atleti locali ma anche tanti campioni delle due ruote presenti in questo periodo a Livigno, dove non è di certo passata inosservata la presenza in sella alla sua bicicletta del campionissimo britannico nativo dell’Isola di Man, Mark Cavendish. Spazio ovviamente anche ai campioni del Livigno Team, con l’uomo Scott Mattia Longa a fare ripetute a bordo della sua mountain bike ad affiancare i fondisti dello Sporting Livigno al settimo cielo per poter “skirollare” in tutta tranquillità. “Certamente questa proposta del Comune di Livigno è stata una bellissima idea.

In un certo senso questo “transito libero” del Passo della Forcola, rappresenta la continuazione della nostra pista ciclabile un progetto che consente ovviamente la pratica dello sport in sicurezza. Speriamo che per il prossimo futuro, meteo permettendo, si potrà sfruttare questa opportunità che per ciò che mi concerne, rappresenta la salita ideale per svolgere sia in sella alla bici da strada che alla mountain bike, lavori specifici di forza intervallati. Ripetute su strada e discesa sullo sterrato cosa volere di più -commenta l’azzurro di mtb Longa-.

Dello stesso parere, l’ex nazionale di sci di fondo e attuale allenatore dello Sporting Livigno, Simone Urbani“Diciamocela tutta. L’Italia non è la Norvegia dove i fondisti possono allenarsi tranquillamente sulle strade senza essere stressati da continue “strombazzate di clacson.  Anche per noi e per i miei ragazzi questa è una buona opportunità per svolgere lavori particolari ed anche allenamenti a skating, disciplina che occupa più ingombro stradale e per questo motivo meno usuale”. 


Colto in flagrante sul Passo della Forcola in sella alla sua bicicletta da strada, rispolverando la sua gamba da ex atleta nazionale di sci alpino, abbiamo raccolto l’impressione dello stesso presidente di Apt Livigno, Luca Moretti: “Bellissima iniziativa voluta in questo momento di ripresa turistica e dove il nostro messaggio è quello di riproporre  lo slogan già da noi adottato: “Livigno Active”. Abbiamo colto l’occasione della non ancora apertura del passo della Forcola da parte del governo svizzero- che come spesso accade tende a temporeggiare per poter posticipare il più possibile l’apertura primaverile del transito di confine, ndr- per regalare ai nostri sportivi questa splendida occasione. Personalmente penso che dopo questo lockdown forzato, tutti quanti noi abbiamo capito l’importanza e la necessità del praticare sport in un contesto naturale. Io stesso sabato sono balzato in sella alla mia bicicletta da strada e mi sono recato al Passo della Forcola e devo dire che lo sport rigenera il fisico e la mente”. 

La Val Martello ed i suoi impianti riabbracciano gli azzurri. Da oggi (domenica 7 giugno) fino a sabato 13 è in programma il primo raduno della rinnovata Squadra A di biathlon.

Gli atleti tornano ad assaporare il clima agonistico, dopo settimane di allenamenti all'interno delle mura domestiche e di lavoro individuale. 

Giornata di pioggia, quella odierna, in cui i portacolori italiani si ritrovano per dare il via al raduno diretto da Andreas Zingerle, Andrea Zattoni, Klaus Höllrigl e Nicola Pozzi.

Così come ragazze e ragazzi della Nazionale anche la stessa Val Martello è pronta a "ripartire" dopo un periodo caratterizzato dall'emergenza sanitaria.

Georg Altstätter, presidente dell'ASV Martello e sindaco di Martello: "La squadra sta arrivando in queste ore, è un bel modo di ripartire sia per noi che per loro. Prossimamente ospiteremo la Svizzera ed a inizio luglio di nuovo gli azzurri. Poi vedremo, tutto dipende dall'evoluzione della situazione sanitaria. Le squadre, almeno in questa fase, tendono ad evitare viaggi e rimanere nel proprio paese. Fortunatamente qui il virus è stato sotto controllo, come dimostrano i numeri relativi ai contagi. C'è grande voglia di tornare alla normalità, dobbiamo farlo perchè l'economia non può restare ferma. Speriamo che anche i turisti, sia dall' Italia che dall'estero, possano tornare presto. Qualcosa già si muove, siamo fiduciosi."

Definite le squadre nazionali che difenderanno i colori dell'Austria del biathlon nella prossima stagione.

Non ci sarà Dominik Landertinger, bronzo nell'Individuale ai Mondiali di Anterselva, che ha annunciato il suo ritiro poco più di un mese fa.

SQUADRE AUSTRIA STAGIONE 2020/21

Squadra A Uomini:

Julian Eberhard (1986)

Simon Eder (1983)

Felix Leitner (1996)

Squadra A Donne:

Lisa Hauser (1993)

Katharina Innerhofer (1991)

Christina Rieder (1993)

Julia Schwaiger (1996)

Squadra B Uomini:

Harald Lemmerer (1991)

David Komatz (1991)

Lukas Haslinger (2003)

Patrick Jakob (1996)

Nikolaus Leitinger (1993)

Magnus Oberhauser (1998)

Thomas Postl (1999)

Sebastian Trixl (1997)

Squadra B Donne:

Anna Andexer (2003)

Anna Gandler (2001)

Femke Kramer (2003)

Victoria Mellitzer (2002)

Kristina Oberthaler (1998)

Tamara Steiner (1997)

Lara Wagner (2002)

Dunja Zdouc (1994)

 

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