Redazione

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A Ruka gli addetti ai lavori hanno discusso molto sul comunicato stampa della FIS, che una settimana fa ha annunciato l’abolizione del cere fluorurate a partire dalla stagione 2020/21. Se da un lato tutti concordano sul fatto che sia una decisione giusta da prendere per diversi motivi, dall’altro vogliono anche la certezza che ci siano controlli adeguati per scoprire che nessuno bari.

È stato Erik Röste a tornare sull’argomento interpellato da NTB nel corso del weekend: «Abbiamo deciso per un divieto completo a partire dalla stagione 2020/21. Questo non vale soltanto per le cere con la catena C8, ma per tutti i tipi di fluoro».

Non esiste però al momento un sistema di controllo efficiente per verificare se qualcuno utilizzi o meno cere al fluorurate. L’ha confermato all’Expressen anche Pierre Mignerey, messo dalla FIS alla guida del gruppo di lavoro chiamato rapidamente a trovare una soluzione al problema, dopo il divieto imposto dalla FIS: «Almeno per me è chiaro che se non avremo un sistema di controllo funzionante, sarà difficile fare qualsiasi cosa. Non possiamo introdurre una nuova regola ma non essere in grado di verificare se venga rispettata. Onestamente è troppo presto per dire qualsiasi cosa, perché ci sono ancora troppe domande a cui non abbiamo ancora trovato risposta. Non so quanto ci metteremo a trovare la soluzione al problema, magari un mese o forse sei anni. Non ne ho idea. La mia opinione personale, quindi non ufficialmente della FIS, è che senza un sistema di controllo sia impossibile imporre il divieto. Questo è il grande problema da risolvere e i lavori devono iniziare immediatamente».

Dalla federazione svedese Anders Niemi ha poi chiarito che al momento ci vorrebbe troppo tempo per avere un chiaro responso sull’eventuale irregolarità degli sci: «Il metodo disponibile è un nastro che si mette sul rivestimento degli sci. La cosa difficile è che in questo momento bisognerebbe mandarli in Germania per le analisi e ci vogliono circa dieci giorni per il responso. Se FIS ritiene di non trovare un metodo affidabile, allora questo divieto andrebbe posticipato. Possono volerci anche due o tre anni se vedono che non c’è la certezza di pescare chi ha barato».

Sull’argomento è intervenuta anche la regina assoluta del fondo mondiale, Therese Johaug: “Il sistema di controllo deve essere sicuro al cento per cento. Non voglio che le persona possano approfittarne per imbrogliare»

Era partita per Ruka con l’obiettivo di mettere in difficoltà la nazionale norvegese, ha chiuso il weekend con una pesante batosta. La Coppa del Mondo è partita con risultati ben al di sotto delle aspettative per la Svezia, che sognava di aver superato la nazionale femminile della Norvegia dopo l’ottimo finale della passata stagione.

Qualcuno ha anche iniziato a storcere la bocca pensando ovviamente al caos tecnico e organizzativo vissuto in estate, che probabilmente un po’ di confusione nella squadra svedese l’ha portato.

L’anno sportivo è però appena iniziato e probabilmente le possibilità di fare bene ci sono tutte, se si considera che Stina Nilsson è arrivata in Finlandia con la spalla malconcia, Maja Dahlqvist non era al meglio e probabilmente è stato anche commesso qualche errore con la preparazione degli sci.
Proprio Nilsson e Dahlqvist resteranno fuori dal prossimo weekend di gare a Lillehammer, dove sono in programma skiathlon e staffetta.

Dahlqvist ha spiegato: «Probabilmente ho bisogno di riposo. È mistero cosa sia accaduto e la mia condizione. Soltanto poche settimane fa mi sentivo meglio che mai».

Convocata invece Jonna Sundling, unica nota veramente lieta per la Svezia, avendo dimostrato di essere competitiva ora anche nelle distance. L’allenatore della squadra femminile Magnus Ingesson ha chiarito subito che l’atleta parteciperà solo alla gara di sabato, mentre non sarà presente nella staffetta.

Nella squadra maschile, invece, è tornato Daniel Richardsson, che ha saltato il weekend inaugurale della Coppa del Mondo.
In totale sono dodici i convocati, sei donne e altrettanti uomini.

Donne: Charlotte Kalla, Frida Karlsson, Moa Lundgren, Elina Rönnlund, Evelina Settlin, Jonna Sundling.
Uomini: Jens Burman, Filip Danielsson, Axel Ekström, Calle Halfvarsson, Daniel Richardsson, Björn Sandström.

È partita in maniera molto positiva la stagione della nazionale italiana di combinata nordica. Già alla prima gara è arrivata la top ten di Samuel Costa, giunto nono, con tre azzurri nelle prime ventitre posizioni; sabato poi ancora due italiani nei primi diciassette posti, mentre domenica ancora due tra i trenta. Sempre a punti Aaron Kostner, capace di raccogliere due diciassettesimi posti nelle prime due gare e un ventisettesimo posto.

Una bella iniezione di fiducia per un ventenne che sta emergendo piuttosto velocemente. «Sono molto soddisfatto del weekend – ha affermato Aaron Kostner contattato da Fondoitaliasono molto contento di essere andato sempre a punti ma soprattutto di aver chiuso ben due volte tra i primi venti. Non ero partito per Kuusamo con grandissime aspettative legate ai risultati, ma soltanto per cercare di fare bene ciò che so, in particolare riportare in gara i miei salti di allenamento. Ci sono riuscito, i salti erano già molto buoni, anche se probabilmente non ancora i migliori. Ma alla vigilia di questa prima tappa non mi sarei mai aspettato di essere così competitivo nel salto. Sono molto contento di aver avuto questa costanza, perché nonostante le condizioni fossero difficili, ho sempre fatto dei salti di buon livello. Sugli sci, invece, sono ancora un po’ imballato, mi servono un po’ più di gare per raggiungere il ritmo necessario perché sono un diesel. Già nella gara di ieri ho iniziato a sentirmi meglio anche sugli sci, ma c’è ancora un po’ di margine, sono consapevole che questo non è il mio livello nel fondo. Per essere l’inizio della stagione, però, va benissimo così».

Il giovane gardenese delle Fiamme Oro guarda avanti alle gare di Lillehammer. In programma una gara a squadre e una Gundersen. «Vado con il sorriso a Lillehammer, dove spero di confermarmi. Nei prossimi due giorni possiamo fare qualche salto libero di allenamento, poi successivamente cercherò di mettere a posto dettagli ed essere pronto per le gare. Adesso sarà importante riposare anche bene perché a Ruka abbiamo speso molte energie, la pista è molto tosta e faceva anche molto freddo. Adesso, quindi, guardiamo avanti sempre a tutta».

Un pensiero infine anche su Riiber, autentico dominatore del primo weekend di gara: «Non c’è niente da fare, in questo momento è di un altro pianeta. Vediamo se proseguirà con questo livello anche a Lillehammer, ma soprattutto se ci sarà qualcuno in grado di impedirgli di vincere ancora»

Arriva una prima defezione pesante in vista del Tour de Ski, quella di Johnsrud Sundby. Il campione del mondo nella 15km in classico di Seefeld è partito a rilento quest’anno, dopo aver radicalmente tagliato le sue ore di allenamento. A Beitostølen era apparso molto indietro fisicamente, ma anche a Ruka non ha inciso pur avendo fatto dei passi avanti. La sua idea quest’anno è quella di risparmiare le energie e concentrarsi soltanto su determinati eventi.

Per questo motivo il Tour de Ski non sembra avere spazio nel suo programma: «Il mese successivo al tour presenta diverse gare molto interessanti per me. Inoltre l’attuale format del Tour de Ski si adatta ad atleti come Johannes Klæbo e Bolshunov, perché sono competitivi sia nelle sprint che nelle distance, invece non è più l’ideale per i fondisti orientati quasi esclusivamente verso le distance. Si sta insistendo troppo sulle sprint. Vista la mia età credo abbia senso dare priorità alle gare che posso vincere piuttosto che al Tour. Al massimo, se tutto andasse bene, potrei lottare per ottenere un piazzamento tra il terzo e il settimo posto».

Al contrario Sundby sembra intenzionato a gareggiare nello Ski Tour scandinavo: «Lì ci sono gare molto più adatte a me».

L’atleta norvegese ha spiegato la sua scelta di lasciare immediatamente Beitostølen dopo le gare della scorsa settimana, nelle quali non aveva inciso: «La cosa che più mi infastidisce sono le persone alla ricerca di scuse. Ecco, se fossi stato lì a cercare scuse mi sarei stancato di me stesso. Quindi ho preferito calmarmi un po’. Lì ho avuto un brutto inizio di stagione ed ero arrabbiato».

Non poteva iniziare in un modo migliore la stagione di Thomas Bormolini. Il livignasco ha ottenuto il 13° posto nella sprint di Östersund che ha aperto la Coppa del Mondo, conquistando così il suo miglior risultato in carriera. Prima di oggi, infatti, il ventottenne del Centro Sportivo Esercito, non era mai andato oltre il 19° posto, ottenuto in carriera due volte, sempre su quattro poligoni, nel 2014/15 nell’individuale di Östersund e nel 2018/19 nell’inseguimento di Anterselva.

Ci è riuscito grazie a un’ottima prestazione al tiro, non avendo commesso alcun errore e sparato anche con una discreta velocità, soprattutto a terra, mentre in piedi ha cercato soprattutto la precisione, cosa che gli è perfettamente riuscita. Ma a fare la differenza rispetto al passato è stata in particolare la performance sugli sci. Bormolini è riuscito a non avere la solita crisi dell’ultimo giro, quella che lo faceva spesso crollare in classifica nel corso della passata stagione. Segno che il lavoro svolto nella squadra Èlite sta già portando i suoi frutti.
«Sono molto soddisfatto della gara di oggi – ha affermato il livignasco contattato da Fondoitaliami sono ben comportato al tiro ed è andata abbastanza bene anche dal punto di vista fisico, visto che anche nell’ultimo giro non ho avuto difficoltà. È stata un’ottima prova. Personalmente è stato bello ottenere il mio miglior risultato in carriera già nella prima gara della stagione. Ciò mi rende fiducioso per il resto della stagione, perché ho capito che se faccio bene il mio lavoro al tiro, posso togliermi delle belle soddisfazioni. Avanti così».

Quali sono i margini di miglioramento partendo da questo risultato? Bormolini preferisce non andare troppo in là con il pensiero e concentrarsi soltanto sui fatti: «Oggi sono partito in quinta e non mi piace volare troppo con la fantasia, preferisco restare con i piedi per terra ed essere umile. Sicuramente quello che si è visto oggi è un bel segnale, mi dà lo stimolo e la fiducia per la stagione appena iniziata. Ma prima di tutto devo lavorare e restare concentrato con la consapevolezza che posso fare delle buonissime cose. Insomma devo restare umile ma cosciente del mio livello»

Ha indossato il pettorale giallo di leader della classifica già nella prima gara, dopo le splendide vittorie dello scorso anno. Dorothea Wierer ha fatto di tutto per tenerselo stretto e ci è riuscita conquistando il primo successo stagionale nella sprint di Östersund. «Ero un po' sorpresa quando mi hanno detto di indossarlo - ha affermato sorridendo l'azzurra all'IBU - ho pensato: "Oh mio Dio, ecco la pressione"». 

L'azzurra è tornata seria quando ha successivamente parlato all'ufficio stampa della FISI per commentare il suo splendido successo: «Gli allenatori mi hanno dato i giusti consigli, i nostri skiman hanno fatto un gran lavoro e pure il nostro fisioterapista ha dato il suo contributo, perchè dopo la staffetta di sabato avevo un po' le gambe rigide - ha affermato l'azzurra, prima di riprendere il discorso del pettorale giallo - qualcuno mi ha chiesto se il pettorale di leader mi avesse messa ansia, ma ho dato la risposta sul campo. Sinceramente alla vigilia non pensavo di partire così bene, non sono ancora al cento per cento fisicamente. Oggi ho fatto un pochino fatica nel primo giro, poi mi sono sciolta con l'andare dei chilometri. Adesso mi aspettano un paio di giorni di recupero, poi ci concentreremo sull'individuale di giovedì. Delle avversarie la Røiseland mi ha fatto una buona impressione, ma come al solito non voglio fare pronostici, li lascio fare agli altri».

Dorothea Wierer ha quindi chiuso la sua intervista post gara alla FISI con quella che sembra una dichiarazione d'intenti: «Tanti magari pensavano che forse avessi raggiunto il massimo delle mie possibilità nella passata stagione, invece mi piace sorprendere e vorrei continuare a farlo durante la stagione».

Ci sono solo vittorie in questo avvio di stagione di Dorothea Wierer. Dopo aver contribuito al successo nella staffetta mista di ieri, la ventinovenne delle Fiamme Gialle si è regalata un trionfo anche nella prima prova individuale del nuovo inverno, una sprint di Östersund che l'ha vista eccellente sugli sci e come di consueto veloce e piuttosto precisa (9 su 10, un errore in piedi) al tiro.

Guadagnando su avversarie più specialiste come Denise Herrmann nell'ultimo giro, la detentrice della Coppa del Mondo generale apre il nuovo inverno come meglio non poteva, con una prova di autorità che non può che spaventare le avversarie. Per lei si tratta dell'ottava vittoria individuale in carriera (seconda nelle sprint), il podio numero 29: avanti così.

Ma è stata una sprint che ribadisce come il livello al femminile sia molto alto e con tante pretendenti al successo: Denise Herrmann con un (solo) errore al tiro non riesce a trovare spazio sul podio, vuol dire che tutte le altre vanno forte.

A cominciare dalla norvegese Marte Olsbu Røiseland che ha messo in campo una condizione sugli sci davvero temibile - miglior tempo assoluto con 16"6 su Wierer, terza - che le ha consentito di inserirsi nella scia dell'azzurra nonostante i due errori al tiro commessi in apertura di gara (+8"6 da Wierer). Circoletto rosso attorno al nome della norvegese, apparsa oltretutto in grande spolvero dal punto di vista fisico. A completare il podio di questa prima sprint stagionale, ecco la giovane ceca Marketa Davidova, uscita indenne dalle due sessioni di tiro e staccata al traguardo di 11"9 dalla Wierer.

Ai piedi del podio, ecco la Germania, con la precisa Franziska Preuss a precedere la padrona di casa Lin Persson (1 errore) e la "capitana teutonica" Denise Hermann; il settimo posto di Kathrin Innerhofer consente all'Austria di alzare la testa dopo la difficile scorsa stagione, appena fuori dalla top ten invece l'attesa padrona di casa Hanna Öberg, incappata in due errori nel secondo poligono. Ma le gialloblu possono fronteggiare una performace di squadra di alto profilo a cui partecipa anche la sorellina Elvira Öberg, dodicesima con un errore appena alle spalle di Hanna: tra atlete nelle prime 12, con la Brorsson in 22ima piazza. Crolla invece nella seconda parte di gara la sempre imprevedibile Tiril Eckhoff: in testa prima del secondo poligono, quattro errori in piedi la fanno naufragare nelle retrovie, ma la condizione della norvegese è da tenere in considerazione.

Tornando in casa Italia, la sprint di Östersund ha visto una Lisa Vittozzi non in sintonia con il poligono: i 5 errori complessivi (3+2) la fanno scivolare oltre la 50ina piazza, preceduta dalle altre due azzurre Nicole Gontier e soprattutto da un'ottima Federica Sanfilippo che dopo l'errore a terra ha inserito le marce alte chiudendo al 16imo posto a poco meno di un minuto dall'amica Dorothea.

Ed in casa Italia è ancora tempo di festa: due vittorie in due giorni, l'esperienza ci dice che non si tratta di un sogno. Ma se dovesse esserlo... non svegliateci.

Oggi, nella Livigno “olimpica” che ospiterà le Olimpiadi 2026 Milano-Cortina, si è disputato il secondo ed ultimo appuntamento Visma Ski Classics, vinto dalla solita superlativa Britta Johansson Norgren, ulteriormente “motivata” dalla presenza della figlia al traguardo, e da Emil Persson, completando un weekend memorabile nel “Piccolo Tibet” per il Team Lager 157 che, oltre al Pro Team, conquista anche i titoli individuali. Il Livigno Prologue è una mass start di 35 km in sei giri, con i primi 5 km utilizzati anche nella prova Pro Team Tempo del venerdì a venire percorsi per tre volte, e con il traguardo sprint posizionato nel secondo e terzo giro, rispettivamente al 7° e 12° chilometro. Dopodiché ulteriori tre giri, ma con una salita extra aggiuntiva da percorrere tre volte, e il traguardo Climb al quarto e quinto giro (22° e 28° km).

La decima stagione Visma Ski Classics ha visto così l’aggiunta di un giro sul percorso, alimentando una contesa già di per sé avvincente in quel di Livigno. E sulla salita di Teola c’è stato uno spettacolo nello spettacolo, con il comitato organizzatore livignasco a costruire una mini linea slopestyle con dei salti nel percorso di gara, in cui tre freeskier hanno effettuato dei balzi addirittura sopra gli atleti, celebrando appunto le Olimpiadi 2026 nel “Piccolo Tibet”. È stata così replicata l’iniziativa dello scorso anno, utilizzata come principale highlight di tutta la stagione Visma Ski Classics: “In tutto ciò che facciamo, mettiamo un po' di freestyle" ha affermato il presidente di APT Luca Moretti, con protagonisti la freeskier Elisa Nakab del Livigno Team e della squadra nazionale italiana di freestyle, così come Ian Rocca, e Tobia Silvestri, freeskier locale che ha progettato e costruito l'intera linea di slopestyle.

Le prime a partire sono state le donne e dopo 5 chilometri Britta J. Norgren controlla in seconda posizione, mentre Ingeborg Dahl fa l’andatura, con anche Astrid Slind a seguire più attardata ma sempre a contatto. La svedese e la norvegese si rifanno sotto due chilometri più tardi, e al settimo si staglia la tuta nera campeggiante il numero 157 della squadra e il tradizionale pettorale giallo di campionessa che da molti anni accompagna Britta Johansson Norgren. Tuta rosa invece per un'altra candidata al podio, Katerina Smutna. Norgren si aggiudica anche il traguardo sprint comandando su Korsgren, Fleten e Slind, sesta la Smutna ad un secondo di distanza.

Le atlete rimangono in gruppone riprendendo a correre in prossimità del secondo traguardo sprint, conquistato questa volta da Larsson di un soffio su Norgren la quale recupera una decina di posizioni. E le due hanno persino il tempo di sorridere e scambiare qualche parola, chissà cosa si saranno dette. A tre giri dall’arrivo nessuna “osa”, con la sola Smutna ad azzardare, e il “Livigno Prologue” si deciderà così quando si inizierà a salire. 17 km mancanti e 20 fondiste al comando, ma giunte al traguardo sprint è Astrid Slind con il suo pettorale climb a provare a fare la differenza, tallonata dal double poling della Norgren che si porta a casa anche la prima salita, mentre iniziano le evoluzioni dei freestyler. Slind non molla, ma la svedese sembra fare il bello e il cattivo tempo, accelerando quando “vede” un bonus (15 punti la prima, 12 la seconda, 9 la terza). A dieci km dal traguardo comanda Smutna su Slind, con Norgren sorniona, mentre le atlete si approcciano al secondo climb dove è la campionessa Norgren ad avere la meglio su Slind, portandosi a casa un due su due. Le fondiste vedono l’ultima salita e la contesa si fa sempre più interessante (2.6 km alla finish line). Britta inizia a spingere prendendo il largo sulla scalata finale, lasciando alle altre la lotta per le posizioni rimanenti. La svedese trionfa, abbracciando la figlia al traguardo, mentre una soddisfatta Smutna giunge seconda e una sorpresa Kari Vikhagen Gjeitnes terza.

Tra i maschi, partiti più tardi, è l’argento olimpico Aleksandr Panžinskij del team italiano Trentino Robinson a prendersi il primo traguardo sprint al 7° km su Stian Berg, con anche Gilberto Panisi partito forte, 11° al traguardo sprint. Passati i dieci chilometri di gara della sfida maschile, Andreas Nygaard prende le redini della corsa, ma è presto per i pronostici, e questo “Livigno Prologue” ha dimostrato che bisognerà aspettare oltre metà gara per capire chi potrà fare la differenza. Al secondo sprint (12° km) è Novak a prendersi lo scettro davanti a Kardin e ancora a Berg. Attardati i favoriti di giornata, con Petter Eliassen a preservarsi per la seconda fase di gara. Nygaard pare il più continuo della truppa e al 17° km sono gli atleti del Team Ragde a farsi sotto. Al primo climb è Holmberg a transitare per primo su Jespersen e Kardin, ma è ottima l’andatura di Gilberto Panisi del Team Trentino Robinson, 7° al primo climb. Nel secondo invece il climber Pedersen beffa tutti, con Jespersen ancora secondo e Holmberg terzo. A 5 km dal traguardo è Petter Eliassen a prendere l’iniziativa, ma è un fuoco di paglia, si deciderà tutto all’ultimo metro. E sul fil di lana trionfa Emil Persson – altro atleta del team Lager 157 – su Morten Eide Pedersen che al fotofinish ha la meglio su Stian Hoelgaard e Marcus Johansson. Gjerdalen chiude sesto, letteralmente distrutto, 9° Nygaard, 11° Eliassen. Attardati gli italiani dopo una buona partenza, con Mauro Brigadoi 31° e Gilberto Panisi 32°.

Si chiude così un trittico livignasco spettacolare: ricco di neve, campionissimi e amatori riunitisi a festeggiare il trentennale della “Sgambeda”.

Livigno Prologue 35 km CT– Classifica maschile
1 Emil Persson Lager (157 Ski Team) SWE 01:27:35.0; 2 Morten Eide Pedersen Team (Kaffebryggeriet) NOR 01:27:35.4; 3 Stian Hoelgaard (Team Koteng) NOR 01:27:35.5; 4 Marcus Johansson (Lager 157 Ski Team) SWE 01:27:35.5; 5 Vetle Thyli (Team Kaffebryggeriet) NOR 01:27:36.0; 6 Tord Asle Gjerdalen (Team Ragde Eiendom) NOR 01:27:36.6; 7 Andreas Holmberg Lager (157 Ski Team) SWE 01:27:38.8; 8 Ari Luusua Vltava Fund (Ski Team) FIN 01:27:40.7; 9 Andreas Nygaard (Team Ragde Eiendom) NOR 01:27:43.5; 10 Øyvind Moen Fjeld (Lager 157 Ski Team) NOR 01:27:45.7

Livigno Prologue 35 km CT - Classifica femminile
1 Britta Johansson (Norgren Lager 157 Ski Team) SWE 01:41:33.8; 2 Kateřina Smutná (eD system Bauer Team) CZE 01:41:36.1; 3 Kari Vikhagen Gjeitnes (Team Koteng) NOR 01:41:38.3; 4 Astrid Øyre Slind (Team Koteng) NOR 01:41:40.0; 5 Emilie Fleten (Team Ragde Eiendom) NOR 01:41:41.5; 6 Laila Kveli (Team Engcon) NOR 01:42:01.5; 7 Lina Korsgren (Team Ramudden) SWE 01:42:12.6; 8 Roxane Lacroix (eD system Bauer Team) FRA 01:42:19.8; 9 Anastasia Rygalina (Russian Winter) RUS 01:42:20.0; 10 Thea Krokan Murud (Team Ragde Eiendom) NOR 01:42:34.0

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