Redazione

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Dopo il weekend di gare a Beitostølen è arrivata l'ufficializzazione della selezione norvegese per la tappa di Coppa del Mondo a Ruka. Nonostante le grandi prestazioni nelle due distance, dove è salita sul podio, è rimasta fuori la giovane juniores Fossesholm. Tra gli uomini è stato convocato ugualmente Sundby, nonostante un weekend nero. In totale saranno al via dell'opening finlandese dieci uomini e altrettante donne.

DONNE: Therese Johaug, Heidi Weng, Ane Appelkvist Stenseth, Anna Svendsen, Astrid Uhrenholdt Jacobsen, Tiril Udnes Weng, Lotta Udnes Weng, Maiken Caspersen Falla, Mari Eide, Ragnhild Haga och Anne Kjersti Kalvå.

UOMINI: Johannes Høsflot Klæbo, Sjur Røthe, Didrik Tønseth, Emil Iversen, Martin Johnsrud Sundby, Pål Golberg, Sindre Bjørnestad Skar, Erik Valnes, Simen Hegstad Krüger, Hans Christer Holund.

Sono ancora nel cuore di tutti gli appassionati, le vittorie di Dorothea Wierer e Dominik Windisch nel Mondiale di Östersund della passata stagione, ma anche le altre medaglie conquistate da Lisa Vittozzi e Lukas Hofer, insieme all'entusiasmante duello tra la sappadina e Dorothea Wierer per la conquista della Coppa del Mondo, andata alla suditirolese nell'ultima gara di Oslo.

Sabato pomeriggio si ripartirà con il via ufficiale della Coppa del Mondo, proprio da Östersund. Il direttore tecnico Fabrizio Curtaz ha quindi diramato le convocazioni per la tappa svedese. Ovviamente presenti le due grandi big Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi, che formeranno il quartetto femminile insieme a Nicole Gontier e Federica Sanfilippo. Una piccola e bella sorpresa, invece, tra gli uomini, dove ai quattro Dominik Windisch, Lukas Hofer, Giuseppe Montello e Thomas Bormolini, è stato convocato anche Daniele Cappellari.

In programma staffetta mista e single mixed relay il sabato, sprint la domenica, individuale maschile il mercoledì 4, femminile giovedì 5, staffetta maschile sabato 7 e femminile domenica 8.

Scelta anche la selezione per l'IBU Cup che partirà da Sjusjøen, in Norvegia, giovedì 28 novembre. In programma due sprint (giovedì e sabato) più un inseguimento (domenica). L'Italia avrà un contingente di sei atleti con tre uomini e altrettante donne. In Norvegia saranno al via Saverio Zini, Thierry Chenal e Patrick Braunhofer tra gli uomini, Michela Carrara, Irene Lardschneider e Alexia Runggaldier tra le donne. Quest'ultima quindi riparte dall'IBU Cup dopo una stagione 2018/19 molto difficile ed essersi allenata nel corso della preparazione con la Squadra B e la squadra di sede delle Fiamme Oro.

Interessante servizio giornalistico dell’Expressen (per leggerlo in lingua originale clicca qui), che ha raggiunto l’Austria dove ha incontrato Max Hauke, l’atleta simbolo dello scandalo doping del Mondiale di Seefeld, per il video girato dalla Polizia mentre stava effettuando la trasfusione prima della 15km in classico. L’ormai ex fondista austriaco (ha dichiarato che non tornerà a mettere gli sci, ndr) ha accettato di incontrare il giornalista svedese Tomas Petterson, rilasciando dichiarazioni molto interessanti. Vi abbiamo tradotto buona parte del bel servizio del giornalista svedese.

«Penso che prima di quel video tutti mi vedessero come un bravo ragazzo – ha esordito Haukedopo di esso molte persone mi giudicano un mostro del doping. Questo è uno dei motivi che mi spingono a raccontare la mia versione dei fatti, perché c’è qualcosa in più dell’immagine di me seduto sul divano».

PERCHÈ L'HA FATTO E l'ORGANIZZAZIONE DEL "SISTEMA SCHMIDT"

L’austriaco è quindi partito dalle discussioni particolari che si facevano spesso all’interno della squadra austriaca: «Quando un atleta in campo internazionale faceva una gara inaspettatamente buona, qualcuno diceva sempre cose tipo “possiamo immaginare cosa abbia preso a colazione”. Allo stesso tempo era sempre scritto di casi di doping sui media. Così ho iniziato a pensarci ed avere quella sensazione che molti si dopassero. Poi arrivarono le Olimpiadi di Sochi, quando uno dei miei compagni venne fermato per doping dell’Epo». Il riferimento è a Johannes Dürr.
Sorprendentemente proprio quel fatto lo spinse a iniziare anch’egli a doparsi: «Ho fatto l’errore della mia vita. Johannes (Dürr, ndr) era al mio livello e raggiunse il top. Era dopato. Così per me divenne una verità: la sola chance per essere al top era attraverso il doping. E quello è stato il primo passo su questa “strada scivolosa”. Avrei dovuto pensare in un modo diverso, capire che c’erano altri modi e possibilità (per raggiungere il top, ndr) ma non l’ho fatto».

Hauke, quindi, ricevette proprio da Dürr il contatto del dottore tedesco Mark Schmidt: «Sapevo che era sbagliato e rischiavo tutto, ma allo stesso tempo dovevo farlo perché volevo raggiungere l’elite mondiale». Iniziò così una seconda vita per Hauke, nell’ombra, nella quale prese il nome in codice di Moritz, che avrebbe usato in ogni comunicazione: «Ricevetti un secondo telefono, del quale nessuno era a conoscenza, nemmeno la mia ragazza. Nella tariffa, Schmidt mi chiedeva 10mila euro a stagione. È stato facile nascondere tutto in una squadra come l’Austria dove ognuno si allena da solo per lunghi periodi. Ho tolto il sangue ad aprile, ma nessuno l’ha notato, perché in quel periodo mi sono allenato da solo sei-sette settimane. Ho cominciato ad andare anche 40” più veloce in una 15km. Il team medico che mi seguiva prenotava sempre una camera nel mio stesso hotel. Quindi ricevevo un messaggio sull’orario in cui raggiungerli ed era tutto pronto. Dopo la gara venivo chiamato per tornare lì. A volte, invece, come a Lillehammer, i medici affittavano un’intera casa. Presto mi sono accorto che c’erano coinvolti anche altri atleti oltre me e Dominik (Baldauf, ndr), perché i medici non potevano certo costruire una cosa del genere solo per noi due. Non sapevamo però chi fossero gli altri atleti coinvolti, anche se lo sospettavamo. I dottori ci dissero di non chiedere mai nulla e francamente non volevamo sapere troppo. Era meglio se meno persone possibili fossero a conoscenza di ciò che stava accadendo».

L’obiettivo fu da sempre la 15km in classico del Mondiale di Seefeld, al punto che Hauke a volte si trovò quasi a rallentare volontariamente per non creare alcun sospetto: «Qualche volta aveva una giornata veramente buona, come a Davos nel 2017, quando mi sentivo in grande forma. Quando mi comunicarono che avevo il quinto tempo all’intermedio, mi spaventai e mi bloccai. Non volevo destare alcun sospetto, il piano era di fare la mia grande prestazione a Seefeld. Iniziai quindi a rallentare chiudendo quindicesimo. Per me in quel periodo era come vivere in un film».

IL MONDIALE DI SEEFELD

Quindi arrivò il Mondiale di Seefeld, il giorno della 15km in classico che tanto sognava, con la consapevolezza che il doping stava funzionando. «Ero a un alto livello – ha affermato – l’avevo capito nella team sprint».  In quel periodo però Hauke non sapeva di essere già sotto la sorveglianza della Polizia, in quanto proprio Dürr aveva confessato agli inquirenti che Mark Schmidt stava operando a Seefeld avendo affittato lì un appartamento. «Nel giorno della team sprint hanno capito che stavo lavorando con Schmidt – ha spiegato Haukestavano controllando l’appartamento e hanno visto che lo stavo frequentando».

La Polizia sapeva che nel giorno della 15km in classico, proprio la gara tanto sognata da Hauke, l’atleta austriaco avrebbe fatto visita all’appartamento per una trasfusione. Lo videro entrare, aspettarono qualche minuto e fecero quindi la famosa irruzione, cogliendo il fondista sul fatto e documentandolo con il video che ha fatto il giro del mondo. «Ogni volta che vedo quell’immagine – ha ammesso con grande dolore – sento il rumore della Polizia che apre la porta, ricordo il secondo in cui mi resi conto che tutto era finito. È stato il secondo più difficile della mia vita. La mia famiglia non sapeva nulla, loro addirittura erano allo stadio di Seefeld ad aspettare l’inizio della gara, quando hanno ricevuto una telefonata nella quale gli è stato comunicato il mio arresto. Quando sono stato scarcerato erano lì, tutti hanno iniziato a piangere, mia mamma in particolare. È stato un momento difficile. Cosa mi ha detto? Che ho sbagliato, ma sarò sempre suo figlio».

IL POST ARRESTO

Hauke ha poi svelato che tanta gente in Austria ha reagito al video prendendo le sue parti ma pensa che i compagni lo eviterebbero se lo incontrassero: «La gente che ho incontrato mi ha sempre detto che la Polizia aveva sbagliato e non era stato giusto far uscire quel video. Più quello che condannarmi per il doping. I miei compagni? Non ho più avuto alcun contatto con loro, probabilmente se mi vedessero per strada prenderebbero una direzione diversa. Sicuramente questo mi renderebbe triste. Ma capisco che non vogliano più avere nulla a che fare con me».

Dal giorno successivo all’arresto Hauke ha iniziato a collaborare con la Polizia e la WADA: «Ho deciso immediatamente di raccontare tutto. Era la mia unica possibilità, è stato come liberarmi di un grande peso. Non dovevo più mentire. Ho informato la WADA di tutto quello che ho fatto, ciò che Schmidt ha fatto e detto».

COME INGANNARE I CONTROLLI

Nonostante fosse dopato, Hauke non fu mai pescato in un controllo antidoping: «Se non fosse stato per la Polizia oggi non sarei qui, ma ancora in giro da dopato. Mark Schmidt mi dava la sensazione che tutto fosse tranquillo. Ovviamente ero nervoso quando feci i primi test, ma essi non mostrarono nulla. Schmidt aveva ragione su ogni cosa e la mia fiducia in lui crebbe. Alla fine non ero nemmeno più nervoso, perché avere un’organizzazione come quella di Schmidt attorno rendeva tutto facile. Come potevo farla franca nei controlli? Per esempio ci sono degli orari in cui non vieni testato, quindi prendi l’ormone della crescita prima di andare al letto ed è sparito quando ti svegli. Per le trasfusioni basta bere acqua salata e i livelli di sangue tornano alla normalità».

L’ex fondista austriaco è convinto che nel mondo ci siano tanti medici come Schmidt: «Ce ne sono altri lì fuori, era ovvio che parlasse con altri dottori ottenendo informazioni su come nascondere tutto. Se fuori c’è una rete di medici dopanti? Si ed è a loro che dovrebbe essere data la caccia. L’atleta è solo l’ultimo anello della catena, perché senza un medico che ti aiuta non hai l’opportunità di doparti. Questi dottori vanno fatti fuori dal mondo dello sport, è l’unico modo per renderlo pulito. Penso di averlo fatto capire alla WADA».

COSA L'HA SPINTO A DOPARSI E I SOSPETTI SUI COLLEGHI

Hauke è quindi tornato all’origine, alle motivazioni che l’hanno spinto a doparsi. «Quando sono andato alle mie prime competizioni internazionali, ho visto i camion di nazioni come Norvegia, Russia e Svezia e ho pensato: “dovrei competere contro questi?”. Poi quando ho preso la decisione, sono stato spinto dal pensiero che queste grandi nazioni, oltre alle grandi risorse, avessero anche dei piccoli segreti. Abbiamo tutti letto dei casi russi, quindi allora pensavo si dopassero. Allo stesso tempo ne avevo la sensazione anche su Svezia e Norvegia, ma non avevo la certezza, era solo una mia sensazione. Mi sono fidato di questa e ho commesso il mio errore, la cosa più idiota che ho fatto nella mia vita».

Poi l’austriaco capì che si stava sbagliando, quando nella squadra austriaca iniziò a lavorare anche il norvegese Trond Nystad, che fece comprendere a Hauke quanto il modo di lavorare in Norvegia sia il segreto dei loro successi: «Quando, attraverso Trond, sono venuto a conoscenza di come gli atleti norvegesi vivono, si allenano, di come riescono a ottenere il massimo dai loro materiali, ho capito che è possibile andare forte anche senza doping, se hai una grande squadra attorno a te, dove tutti lavorano per lo stesso obiettivo. Trond non ha mai saputo nulla di quello che stavo facendo».

Nonostante ciò Hauke è convinto che ci siano ancora in giro atleti che stanno barando: «Ci sono ancora delle pecore nere. Penso lo sport sia più pulito, ma nessuno può dire che lo sia completamente. Non so se al via di Ruka ci siano atleti che stanno barando, ma non credo che tutti siano completamente puliti».

L'ASSENZA DI RISULTATI NONOSTANTE IL DOPING

Hauke ha quindi concluso parlando del suo grande sogno infranto, la 15km di Seefeld e dei risultati mai ottenuti nonostante questo sistema doping: «Dovete capire due cose. Prima di tutto l’obiettivo è stato sempre essere al top per la 15km dei Mondiali di Seefeld. Lungo la strada verso questo appuntamento dovevo essere bravo a non destare alcun sospetto, come feci a Davos. La seconda è che la squadra austriaca pensa soltanto alla nostra star Teresa Stadlober. Tutte le nostre risorse vengono investite su di lei nel corso della Coppa del Mondo, per far sì che abbia i migliori materiali possibili. Tutti gli altri hanno quasi sempre problemi con gli sci, non importa se sei dopato o meno, non hai comunque alcuna chance».

CONCLUSIONE

Nel giorno della 15km non erano in programma gare femminili, Teresa Stadlober non avrebbe gareggiato e le cose sarebbero andate in maniera diversa: «Io credo che avrei potuto concludere la gara nelle prime dieci posizioni. Se avessi vinto l’oro? In un primo momento sarei stato al settimo cielo, poi avrei probabilmente iniziato a preoccuparmi».

Giovedì pomeriggio, con il Provisional Competition Round, prenderà il via da Ruka la Coppa del Mondo 2019/20 di combinata nordica. In programma ci sono tre Gundersen dal venerdì alla domenica. Si salterà sempre dal trampolino HS142, ma se la gara del venerdì ha in programma un'inseguimento di 5km, nei giorni successivi sarà da 10km.

Il direttore tecnico della nazionale azzurra, Federico Rigoni, ha convocato cinque atleti per questo primo evento stagionale. Ci sono tutti i componenti della Squadra A, che ieri hanno anche gareggiato ai Campionati Finlandesi di Rovaniemi: Alessandro Pittin, Samuel Costa, Aaron Kostner, Raffaele Buzzi e Lukas Runggaldier.

L'Italia ha però quattro posti per le gare di Coppa del Mondo, quindi i salti di allenamento saranno decisivi per decidere i nomi dei quattro atleti che gareggeranno a partire dal PCR di giovedì pomeriggio.

Una settimana a casa per riprendere le energie e si torna al lavoro per gli ultimi allenamenti preparatori in vista del via della stagione.

I nazionali azzurri Under 23 di fondo, allenati da Renato Pasini e Luciano Cardini, raggiungeranno oggi Santa Caterina Valfurva, in Valtellina, per un raduno che terminerà in concomitanza con le gare del weekend, che vedranno protagonista proprio la località valtellinese.

Convocati dal dt Marco Selle tutti gli elementi della squadra: Lorenzo Romano, Stefano Dellagiacoma, Simone Daprà, Luca Del Fabbro, Davide Graz, Paolo Ventura, Martin Coradazzi, Cristina Pittin, Martina Bellini, Francesca Franchi e Rebecca Bergagnin.

A partire da sabato, quindi, la prima delle due gare FIS del Trofeo Dante Canclini, valide anche come Coppa Italia Gamma. In programma una sprint e una distance in skating.

Dopo le gare di Gällivare, lo staff tecnico svedese ha diramato le convocazioni per le gare di Ruka. Presente Stina Nilsson, che ha saltato le gare di Gällivare per non correre rischi dopo un infortunio alla spalla. In totale andranno in Finlandia dieci donne e otto uomini.

Donne

Maja Dahlqvist, Johanna Hagström, Frida Karlsson, Charlotte Kalla, Moa Lundgren, Stina Nilsson, Emma Ribom, Elina Rönnlund, Evelina Settlin, Jonna Sundling.

Uomini

Jens Burman, Axel Ekström, Calle Halfvarsson, Johan Häggström, Olof Jonsson, Teodor Peterson, Björn Sandström, Oskar Svensson.

Una notizia molto importante è stata svelata sabato dalla FIS, che in un comunicato stampa ha annunciato che a partire dalla stagione 2020/21 saranno vietate le cere fluorurate.

Questo quanto scritto nel comunicato: «L’uso di cere da sci fluorurate, che è stato dimostrato avere un impatto negativo sull’ambiente e sulla salute, è stato vietato per tutte le discipline FIS dalla stagione 2020/21. Un gruppo di lavoro specializzato FIS, guidato dagli esperti Atle Skaardal per lo sci alpino e Pierre Mignerey per lo sci di fondo, comprendente le industrie di sci e scioline, sarà costituito per stabilire le norme e le procedure di controllo».

Una notizia importante, anche perché evita il caos che si sarebbe generato il prossimo anno, quando all’interno dell’Unione Europea sarà vietata, a partire dal 4 luglio 2020, la produzione e la commercializzazione del PFOA, acido perfluoroottanoico, ritenuto dannoso e inquinante. La sostanza è presente all’interno delle cere fluorurate utilizzate nelle competizioni.

Si stava così creando un clamoroso paradosso, in quanto questi materiali non possono essere prodotti e commercializzati in Europa, ma non c'è il divieto di utilizzarli. Così le aziende europee, non potendo più produrre e commercializzare all’interno dell’UE materiali contente PFOA, avrebbero lasciato il passo alle realtà extra unione europea, come quelle russe, cinesi e statunitensi. Ciò avrebbe quindi portato a un commercio intercontinentale, che da una parte avrebbe sicuramente penalizzato le aziende europee e dall'altra favorito le squadre più ricche, che avrebbero potuto acquistare in Russia, USA e Cina.

Ora, se la FIS non dovesse tornare sui propri passi, dalla prossima stagione tutte le aziende europee ed extracomunitarie dovrebbero trovare una soluzione per riuscire ad utilizzare materiali privi di cere fluorurate.

Si è concluso con il test di 13km in tecnica classica insieme alla squadra russa, che si è svolto sabato pomeriggio, il raduno della squadra A azzurra di fondo a Rovaniemi.
Il gruppo formato da Federico Pellegrino, Francesco De Fabiani, Giandomenico Salvadori, Maicol Rastelli e Stefan Zelger, insieme all’allenatore responsabile Stefano Saracco, e il resto dello staff, composto da Christophe Savoye, Marco Brocard, Ronald Carrara, Pietro Valorz, Francois Ronc Cella e Marta Fontana, ha raggiunto Rovaniemi lo scorso 11 novembre.

In queste due settimane gli azzurri hanno svolto un lavoro di avvicinamento alla tappa di Ruka, che aprirà la Coppa del Mondo il prossimo 29 novembre. Gli atleti italiani hanno sciato a bassa quota per poter lavorare sugli sci a ritmi più alti. Inoltre negli ultimi due weekend Pellegrino e compagni hanno anche avuto l’opportunità di sfidarsi con i russi in due gare FIS e il test citato in precedenza. De Fabiani ha saltato la gara FIS della settimana passata a causa di un problema alla schiena, che l’ha frenato per alcuni giorni, ma è tornato nuovamente nel test di sabato, ottenendo un riscontro positivo.

Ora gli ultimi giorni di lavoro, insieme alla squadra femminile, che domani partirà in direzione Kuusamo per l’esordio stagionale in Coppa del Mondo.

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