Redazione

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Ritorno in Norvegia per Siegfried Mazet che ha potuto lasciare la Francia e raggiungere la sua squadra.

Per l'allenatore del tiro della nazionale norvegese non è stata necessaria la quarantena, situazione che gli ha consentito di tornare al lavoro, pur con tutte le precauzioni del caso. 

Johannes Thingnes Boe e compagni ritrovano dunque l'apprezzato tecnico transalpino che nell'ultimo periodo aveva potuto seguire i biatleti solo a distanza.

Lo riporta il giornale specializzato transalpino Nordic Magazine.

473 milioni di euro per le opere pubbliche di Milano Cortina 2026. E' quanto stanziato per la Lombardia in vista delle Olimpiadi Invernali che si svolgeranno in Italia tra meno di sei anni.

Lo ha annunciato l’assessore lombardo alle Infrastrutture, Trasporti e Mobilità sostenibile, Claudia Maria Terzi, al termine della riunione con il ministro Paola de Micheli e i rappresentanti di Regione Lombardia, Regione Veneto, Provincia Autonoma di Trento e Provincia Autonoma di Bolzano.

Lo stanziamento complessivo di fondi annunciato ammonta ad un miliardo di euro.

Terzi ha poi sollecitato il Governo a semplificare le normative: " I tempi sono stretti, non vogliamo rischiare di vedere infrastrutture incompiute”.

Procede bene la riabilitazione di Mara Martini dopo la rottura del crociato subita nello scorso mese di marzo.

Quella che verrà sarà la sua prima stagione di Coppa del mondo nella categoria Senior e la friulana classe '97 del Bachmann Sport College non vuole farsi trovare impreparata.

L'annata agonistica 19\20, bruscamente interrotta a causa dell'emergenza Covid, l'ha vista posizionarsi al quarto posto della classifica generale Espoir (alle spalle di Giulia Murada, Alessandra Schmid ed Emily Harrop), seconda nella specialità Individual e quinta nella Sprint.

Risultati lusinghieri, a maggior ragione se si considera che non ha preso parte alla tappa tedesca di Berchtesgaden. Due le vittorie: la prima assoluta a dicembre nella sprint di Aussois, la seconda nella individual di La Massana (Andorra), a gennaio. 

All'orizzonte nuove sfide ed obiettivi, come detto in squadra Senior, con le compagne ed amiche Alba De Silvestro, Giulia Compagnoni e Ilaria Veronese.

Mara Martini: "Sono davvero molto soddisfatta di quanto sono riuscita a fare nella passata stagione. Ho conquistato due belle vittorie in Coppa del mondo chiudendo quarta in classifica generale Espoir, nonostante abbia saltato la tappa tedesca. Il recupero dall'infortunio procede bene ma so che ci vuole tempo per ripristinare il tono muscolare. Faccio molta bici, il lockdown ha un po' ritardato il lavoro di fisioterapia ma ho potuto contare sui consigli della nostra ottima fisioterapista Lisa Cosi. La prossima stagione sarà la mia prima nella categoria Senior, dunque, considerando pure l'infortunio, non mi pongo obiettivi speciali. Se non quello di confermarmi e migliorare ancora, specialmente nelle sprint che amo particolarmente. Per me è un sogno che si realizza, potrò confrontarmi con le più forti del mondo. Noi siamo una gran bella squadra, non solo per il livello degli atleti ma anche per il rapporto speciale che si è creato tra di noi. C'è amicizia ed affiatamento e questo è uno dei segreti della forza di questo gruppo, sia per quanto riguarda gli uomini che le donne. Ho tanto da imparare, prendendo spunto da tutti e tutte. Sogno olimpico? E' nella testa di ogni atleta, io non faccio eccezione. Sarebbe bellissimo se lo sci alpinismo, come tutti noi speriamo, entrasse a fare parte delle Olimpiadi Milano Cortina e mi piacerebbe tanto esserci. Momenti più belli della scorsa stagione? I due primi posti di Aussois e La Massana."

Come se la caverà al poligono la medagliata olimpica e mondiale di sci di fondo, la svedese Stina Nilsson passata da fine stagione scorsa al biathlon? Le scommesse si sprecano ma tra gli addetti ai lavori c’è chi arriccia il naso e chi invece la da per temibile già nel breve periodo.

Tra di essi anche uno tra i massimi esperti della specialità in Italia, Ubaldo Prucker maestro dello sport e dal 2014 alla guida della nazionale giapponese - ad esclusione della scorsa stagione, vedi articolo “Non è facile rispondere alla domanda che cosa farà la Nilsson nel biathlon ma c’è da scommetterci che visto i trascorsi illustri di una campionessa dal calibro di Stina, lei stessa non tarderà a centrare il suo obiettivo. In quale format? Presumo, anzi senza dubbio, negli sprint; basti vedere alle tante atlete tedesche, ma anche Svedesi, non ultima la pluri medagliata Fosberg, passate con successo dal fondo al biathlon, faticando non poco per “capire” e trovare le condizioni ottimali per il tiro ma dopo qualche anno sono salite sul podio. Non sarà gloria da subito perché all’inizio tutte/i, ed è evidente, faticano  maggiormente nel tiro perché il ritmo è piuttosto intenso e se vuoi sparare bene devi arrivare al poligono ed essere calmo, quindi trovare le pulsazioni adatte per riuscire a tenere ferma la carabina e centrare il bersaglio controllando la corretta respirazione, cosa non facile per un fondista che di questo non si deve preoccupare, basta arrivare allo stremo all’arrivo” 

Movimento teutonico che con Magdalena Neuner in testa, Kathi Wilhelm, ma ultimamente anche con la Denise Herrmann, ha dimostrato che la cosa è fattibile e con successo. 

Tornando alla Nilsson, è sicuro che, seguita da un bravo allenatore di tiro ed allenandosi accuratamente e principalmente cambiando mentalità focalizzandosi sulle combinazioni fondo/tiro,  prima o poi una come Stina ce la farà. Una come lei poi quando si troverà a fare un giro di penalità con le sue doti recupererà buona parte del tempo perso eventualmente al poligono. Più in generale, gli svedesi ultimamente arrivano al biathlon passando dal fondo, tra di essi anche tanti uomini e tra le donne come non citare la leggenda Magdalena Forsberg. Il motivo è semplice. Una volta in Svezia il biathlon era considerato una disciplina secondaria rispetto al fondo. Dato recente in netta controtendenza dove i risultati non così eclatanti da parte dei fondisti sta spingendo sempre più atleti di livello ad emigrare nel biathlon dove intravedono maggiore possibilità di vincere medaglie pesanti. Infine - chiude Prucker tra i vari ruoli ricoperti nella sua lunga e prestigiosa carriera anche quello di Presidente della commissione tecnica IBU - in tema di fondisti passati al biathlon vorrei chiudere con un aneddoto tutto italiano. I più “datati” non avranno di certo dimenticato quel talento dello sci da fondo, Adriano Darioli che passato al biathlon portò la staffetta azzurra al 5° posto ai Giochi Olimpici di Sarajevo 1984.”    

Non ci sono ormai più dubbi sul fatto che il biathlon sia uno sport sempre più in crescita nel nostro paese. I grandi risultati ottenuti dalla nazionale italiana nelle ultime stagioni stanno generando sempre maggiori visibilità a questa disciplina, come dimostra lo spazio crescente sui media, la presenza anche della RAI al Mondiale di Anterselva, nel quale si è notato anche l’aumento delle presenze italiane tra i tifosi. Pure i corpi sportivi militari stanno strizzando l’occhio allo sport che unisce fondo e carabina, come confermano i sei posti a disposizione per i biatleti nei prossimi concorsi di Esercito, Carabinieri, Fiamme Gialle e Fiamme Oro.

Proprio il gruppo sportivo della Polizia di Stato ha deciso di puntare molto forte sul biathlon. Se fino a due anni fa non era nemmeno presente un allenatore di tiro, tanto che Pietro Dutto è stato costretto a fare tutto da solo negli anni in cui si è trovato fuori dalla nazionale, mentre per la preparazione fisica si basava sulla squadra di fondo, così come Alexia Runggaldier, oggi si sta costruendo una vera e propria squadra, che da domenica effettuerà il primo raduno a Moena. Sarà la partenza ufficiale di questo progetto, affidato al direttore tecnico Pierluigi Costantin, ex tecnico della nazionale di sci di fondo, che vedrà Pietro Dutto nella figura di allenatore. Al raduno saranno presenti gli atleti Fiamme Oro che sono oggi nelle nazionali azzurre od osservati, come Daniele Cappellari e Federica Sanfilippo, più sette giovani che sono stati tesserati da aggregati: Marco Barale, Nicolò Betemps, Elia Zeni, Stefan Navillod, Sara Scattolo, Ilaria Scattolo e Fabiana Carpella.

«In questi anni abbiamo sempre avuto degli atleti arruolati – ha chiarito Pierluigi Costantin, contattato da Fondo Italiama non avevamo figure di riferimento presenti al Centro di Addestramento Alpino di Moena. Così gli atleti che tornavano dalla nazionale, dovevano sempre un po’ arrangiarsi, facendosi seguire dagli allenatori del fondo, che potevano anche aiutarli con i materiali in occasione dei Campionati Italiani, ma nessun tecnico al poligono. Quest’anno, però, sono cambiate tante cose. Lo scorso ottobre si è insediato un nuovo Comandante, il Vice Questore Stefano Valeri, che ha dato il via a un profondo cambiamento. Abbiamo due nuovi coordinatori, Luca De Manincor e Diego Dellasega, che hanno deciso di rinnovare parecchio, puntando molto sul biathlon. Mi hanno chiamato e coinvolto, vista anche la mia esperienza e già a gennaio si è deciso di partire. Abbiamo iniziato a girare per tirare su la squadra, decidendo di affidarci a Pietro Dutto come allenatore, mentre io mi occuperò dell’organizzazione, sono una sorta di direttore tecnico. Da Roma abbiamo ricevuto la massima disponibilità, come dimostrano anche i due posti messi a disposizione per gli arruolamenti nel prossimo concorso. Siamo contenti del lavoro che si sta facendo».

Terminati i raduni con le rispettive nazionali, molti atleti hanno già raggiunto Moena, dove domani avrà inizio il primo raduno ufficiale del gruppo sportivo Fiamme Oro. «Sarà quasi una sorta di presentazione ufficiale, gli atleti conosceranno il nostro nuovo comandante, i coordinatori e anche me, visto che i giovani li ho fin qui sentiti solo per telefono. Avremo l’opportunità di conoscerci bene. Ci saranno anche Daniele Cappellari e Federica Sanfilippo, che ci raggiungerà all'inizio della prossima settimana. Tutti vengono da un periodo di carico, quindi non ci saranno allenamenti particolarmente duri».

La squadra ha già preso forma ed è anche competitiva, se si considera che, a parte Sanfilippo e Cappellari, dei sette giovani tesserati, ben cinque sono già in nazionale Juniores e Giovani: «Siamo riusciti a tesserare diversi giovani, mettendo su la nostra sezione giovanile. L’obiettivo è dare un supporto a tutti i nostri atleti, a partire da questi giovani, fino ad arrivare a Daniele Cappellari e Federica Sanfilippo. Con quest’ultima abbiamo già parlato, le daremo tutto ciò che le servirà per essere supportata al meglio nel corso della stagione, sia in preparazione sia quando si disputeranno le gare italiane. Al momento ancora non sappiamo quanti raduni farà con la squadra osservati. Vista l’incertezza dovuta all’emergenza coronavirus, anche la preparazione e il programma dei raduni delle nazionali sono flessibili».

Costantin ha quindi chiarito le motivazioni che hanno spinto le Fiamme Oro a investire tanto sul biathlon: «Nessuno può smentirmi se dico che è uno sport in rapida ascesa. Grazie ai risultati ottenuti negli ultimi anni dai big azzurri, il biathlon ha avuto una visibilità esponenziale. Questo non poteva passare inosservato. Se volevamo diventare anche appetibili ad atleti di livello, dovevamo presentarci in modo diverso, visto che non avevamo un allenatore di riferimento in sede. Ora lo abbiamo, c’è un responsabile, un corpo sportivo che lavora a questo progetto e tanti giovani di valore che stiamo crescendo. L’obiettivo è ovviamente quello di crescere i giovani, arruolare atleti forti e contribuire all’ulteriore crescita della disciplina, sognando di ottenere grandi risultati alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Vogliamo dare un aiuto al biathlon italiano».

In questo progetto troverà spazio anche Alexia Runggaldier, che si è appena ritirata dall’attività agonistica? Costantin ovviamente se lo augura. «Certamente potrebbe essere coinvolta. Lei oggi lavora qui in ufficio, quando ci sarà l’opportunità saremo ben contenti di richiedere anche il suo impegno. Ovviamente molto dipenderà anche da quanto lei vorrà investire in questo, dal momento che ha appena smesso, quindi preferiamo lasciarle un po’ di tempo per capire cosa vuole fare. Per ora ci ha dato l’ok per aiutarci in alcune occasioni, poi vedremo se vorrà essere presente con maggiore continuità. Ce lo auguriamo, perché parliamo di una medagliata mondiale, la cui presenza ai raduni darebbe certamente degli stimoli in più ai più giovani. Nelle gare collaboreremo con i tecnici del fondo, che verranno ad aiutarci in queste occasioni, unendosi a me e Pietro Dutto. Inoltre abbiamo anche Alexia Runggaldier, Erica Antoniol e Tarcisio Deflorian, che ci daranno manforte. Insomma stiamo organizzando una bella squadra». 

Ha saputo rialzarsi dopo una stagione difficile, riuscendo lo scorso anno a fare lo step che le era stato richiesto, fino a disputare un Mondiale Under 23 di buon livello. Ora Martina Bellini non vuole fermarsi, è decisa a fare un passo ancora più grande per meritarsi la sua prima convocazione in Coppa del Mondo, come richiesto alle atlete della squadra Milano Cortina 2026, inserite nel gruppo di Renato Pasini.

L’atleta in forza al Centro Sportivo Esercito, non vede l’ora di raggiungere lo Stelvio per partecipare, a partire da lunedì, al primo raduno. Ha voglia e stimoli di allenarsi, ma soprattutto vuole tornare a vivere intensamente le sue passioni dopo un periodo triste, anche per una ragazza dal volto sempre sorridente come il suo. Un incubo, quello del coronavirus, che ha toccato non poco la ventiduenne bergamasca, nativa di Clusone, proprio vicino ai comuni di Nembro ed Alzano Lombardo, tra le zone più colpite dalla pandemia di Covid-19.

Anche di questo Martina Bellini, che ha partecipato a un video realizzato per CluSU, una piattaforma creata per supportare le attività commerciali della sua Clusone, ha parlato nell’intervista che ci ha gentilmente rilasciato. Ovviamente, nelle parole della giovane bergamasca del CS Esercito, anche ampio spazio allo sci di fondo, ai suoi obiettivi e a una squadra Milano Cortina 2026 che le piace.

Ciao Martina. Com’è stato tornare ad allenarsi all’aria aperta dopo il lungo periodo di quarantena?
«È stato liberatorio. In questo lungo periodo a casa ho capito ancora di più quanto sia bello il mio lavoro, che mi consente di passare tanto tempo all’aria aperta ad allenarmi. Il giorno in cui si è concluso il lockdown non avrei mai voluto smettere di correre tra le montagne. Sia chiaro, mi sono sempre allenata anche a casa, ma quando non puoi fare qualcosa che ti piace, hai ancora più voglia di farla. Come sapete sono solita guardare sempre il bicchiere mezzo pieno e provo a farlo anche in questa occasione, sottolineando come questo brutto periodo mi abbia permesso di apprezzare ancora di più ciò che faccio».

Sei della provincia di Bergamo, proprio delle zone maggiormente colpite dall’emergenza coronavirus. Credo che soltanto chi come te abbia vissuto questa situazione così da vicino, possa realmente averne colto la gravità.
«Vero, credo che per rendersi veramente conto della gravità di quanto accaduto, bisogna trovarcisi in mezzo. Mi ritengo fortunata, perché non ho perso alcun parente in questo periodo da incubo. Mio nonno è stato male, ma fortunatamente sembrerebbe essere uscito da questo virus. È stato un periodo angosciante, arrivavano di continuo delle telefonate che ci avvertivano di qualche conoscente o amico di famiglia venuto a mancare. È stato tutto così triste. Avevo molta paura, non per tanto per me, in quanto sono giovane e sana, ma soprattutto per i nonni e miei genitori. Per sicurezza nemmeno potevamo incontrarci o stare a contatto con i nonni. Mi è dispiaciuto tanto, perché erano soli e tristi, ma non potevamo farci nulla. Anche quando nonno è stato male, abbiamo avuto tanta paura, perché purtroppo la situazione era caotica. Alcune persone hanno saputo della scomparsa di un proprio caro anche due giorni dopo l’accaduto. Fortunatamente mio nonno non si è mai aggravato. Ora il peggio sembra essere passato per Clusone e le zone limitrofe, stiamo ripartendo».
    
A proposito di ripartenza, abbiamo visto che hai partecipato anche al video di presentazione di CluSU. Puoi spiegarci di cosa si tratta?
«Alcuni ragazzi della zona hanno creato una piattaforma per rilanciare il commercio dei vari negozi del paese. Clusone è grande, ci sono tanti negozi che hanno sofferto moltissimo in questi mesi, a causa delle chiusure. In questa maniera si può contribuire comprando dei voucher, che consentiranno agli esercizi di ricevere subito liquidità per coprire le spese in questo periodo di emergenza economica. Inoltre, acquistando questi voucher si avrà poi anche diritto a degli sconti presso gli stessi negozi. Io credo sia una bella idea, anche perché ritengo che in un periodo del genere si debba per forza essere innovativi, saper reagire anche usando la fantasia. Quando mi hanno chiesto di partecipare a questo video, non ci ho pensato due volte, perché amo il mio paese e se posso contribuire in qualsiasi maniera ad aiutare, sono molto contenta di farlo».

All’inizio dell’emergenza, tu eri a Oberwiesenthal, dove erano in corso i Mondiali Juniores e Under 23. Eri a conoscenza della situazione?
«Mentre ero in Germania si stava parlando di far diventare Nembro e Alzano Lombardo zone rosse. Qualcosa quindi si sentiva, anche già durante il raduno Pre Mondiale, ricordo che Renato (Pasini, ndr) mi disse che era stato scoperto il primo caso in Lombardia. Se ci ripenso ora, devo ammettere che un po’ tutti avevamo sottovalutato la gravità della situazione, me compresa. Pensavo fosse solo qualcosa in più di una semplice influenza, invece si è rivelata tutt’altro. Allora poi ero concentratissima sul Mondiale, anche se ovviamente ero attenta alle notizie che arrivavano. Il ritorno a casa è stato anche scioccante, in quanto sono tornata il 7 dall’evento iridato e l’8 è iniziato subito il lockdown. In quel momento mi sono resa conto, come tutti, di quanto la situazione fosse seria, anche se non avrei comunque mai immaginato che i mesi successivi sarebbero stati così. In due e tre giorni c’è stato un boom allucinante di casi».

Cambiamo decisamente argomento e andiamo avanti parlando di sci di fondo. Nell’ultima stagione sei riuscita a fare uno step importante rispetto al tuo primo anno da senior. Sei soddisfatta?
«Si, sono proprio contenta di quanto ho fatto. Durante la passata primavera non mi sarei mai aspettata di fare così bene. Magari non sono arrivati risultati roboanti come medaglie o cose del genere, ma per me è stata una stagione importante, quello che ho fatto ha significato tanto. È stata un po’ una rinascita, perché ho ritrovato sensazioni che mi mancavano e voglia di arrivare. Quest’ultima non mi era mai passata, ma quando le cose vanno male, perdi un po’ di fiducia in te stessa, invece ora è tornata la Martina di prima. Sono anche riuscita a fare uno step ulteriore dal punto di vista mentale, che mi ha aiutato tanto. La voglia e la fiducia in quello che fai fanno veramente tanto la differenza. Mi ritengo anche fortunata nell’aver avuto al mio fianco un gruppo di persone con cui sono stata veramente bene, lavorando nel modo giusto e motivandoci a vicenda. Renato poi ha saputo trasmetterci tanta passione e grinta. Il resto è stato solo una conseguenza di tutto questo».  

Ai Mondiali Under 23 sei apparsa motivatissima, forse anche per l’esclusione della stagione precedente. Ho in mente l’immagine della sprint, quando sei caduta ma non ti sei arresa, ripartendo subito a tutta nel tentativo di recuperare.
«Vero, ma lì mi sarei davvero mangiata le mani (ride, ndr). Avevo fatto una bella qualificazione, seppure avessi perso tempo per un sorpasso. Non riuscivo ad accettare di buttare via una gara così. Poi si, sono arrivata in Germania con tanta voglia di rivincita, volevo dimostrare agli altri e soprattutto a me stessa, che la Martina dell’anno precedente era stata solo un caso, un momento di difficoltà, e che ho tanto da dare e dimostrare. Penso si sia visto. Ho tanta voglia di fare bene e anche essere entrata quest’anno a far parte di un progetto che porta il nome dell’Olimpiade del 2026, è importante per me, perché rappresenta un’opportunità da cogliere assolutamente».

Il gruppo Milano Cortina 2026 guarda ovviamente al futuro ma anche all’immediato presente, visto che uno degli obiettivi a breve e medio termine è quello di guadagnarsi delle convocazioni per la Coppa del Mondo.
«Non nascondo che sarà il mio principale obiettivo della prossima stagione. Da quando ho iniziato a sciare spero di gareggiare in Coppa del Mondo, lì voglio arrivare e ovviamente non solo partecipare. Far parte di questo progetto, quindi, è bello ma rappresenta anche una grande responsabilità. Anche perché non avendo ancora esordito in Coppa del Mondo, non so neanche cosa aspettarmi, la vedo ancora una cosa grandissima, ma che voglio troppo raggiungere. Sono davvero strafelice di fare parte di questa squadra, non soltanto perché mi piace tantissimo essere in gruppo con queste compagne, ma anche in quanto vedo che la FISI crede in me e nelle mie potenzialità, così come ha sempre fatto il Centro Sportivo Esercito. Ciò mi dà grandi stimoli».  

Avrai in squadra atlete come Ganz, Comarella e la tua amica Franchi, che saranno un bel punto di riferimento.
«Sicuramente sarà un grande vantaggio allenarsi con loro, in quanto sono tutte atlete molto competitive. Ma anche Cristina (Pittin, ndr) e Nicole (Monsorno, ndr) lo sono. Insomma ho tutte compagne giovani e forti, che sicuramente rappresentano uno stimolo per me. Sono convinta di poter migliorare molto allenandomi con esse. Poi mi trovo bene con tutte loro e anche questo è un bel vantaggio, in quanto è fondamentale fare gruppo. Non vedo l’ora di andare sullo Stelvio, sono curiosa di allenarmi con Cate (Ganz, ndr) e Anna (Comarella, ndr)».

In squadra si riforma il quartetto che nel 2017 vinse lo storico argento nella staffetta femminile di Mondiali Juniores: Bellini, Comarella, Franchi, Pittin.
«È bellissimo, come lo è stato già ritrovarsi tutte e quattro al recente Mondiale Under 23. Un pomeriggio eravamo in camera assieme e ci siamo messe a riguardare tutte le foto e i video di quel giorno. Avevamo gli occhi lucidi. A volte, quando mi capita di ripensare a quel momento, sento di avere una nuova carica, perché penso a quanto sia stato bello vivere quelle emozioni e ho voglia di averne tante altre del genere».

Ancora una volta a guidarti ci sarà Renato Pasini.
«Sono assolutamente contenta di averlo, anche perché lui è stato un tassello molto importante della mia crescita, mi ha aiutato tanto. Avendo poi già lavorato assieme negli ultimi due anni, mi conosce benissimo, sa quali sono i miei punti di forza e quelli deboli. Inoltre sa come prendermi e dirmi le cose. Ciò mi aiuta tanto. Con lui mi sono sempre trovata benissimo»

Il primo raduno della nazionale Juniores e Giovani di biathlon, che si concluderà domani ad Anterselva, ha rappresentato anche l’ingresso ufficiale di Pietro Dutto nello staff tecnico azzurro. Una nuova carriera per il piemontese delle Fiamme Oro, a un anno dal ritiro dall’attività agonistica, che parte subito da una squadra molto importante e ricca di talento, come hanno dimostrato i risultati ottenuti nella passata stagione da alcuni componenti di questo team.

Dutto lavorerà nello specifico con la squadra maschile, al fianco di Fabio Cianciana ed Edoardo Mezzaro. Il poliziotto cuneese è molto contento dell’occasione a lui concessa da Fabrizio Curtaz e Mirco Romanin, allenatore responsabile della squadra, che Dutto apprezza moltissimo: «Sono molto felice di avere questa opportunità perché da tempo nutro stima per Mirco Romanin, che considero un amico, e tutto lo staff tecnico di questa squadra. Già nei miei ultimi anni da atleta, cercavo sempre un confronto con lui e quando decisi di ritirarmi mi manifestò anche la sua intenzione di farmi entrare un giorno nello staff tecnico della nazionale. Quest’anno c’è stata l’opportunità di collaborare e sono veramente molto contento. Anche perché c’è un gruppo molto nutrito di talenti, alcuni dei quali vengono dalle mie zone ed altri che sono oggi tesserati per le Fiamme Oro. Sono molto motivato e ben felice di poter trasmettere a questi ragazzi la mia esperienza».

Oltre alla nuova avventura con la nazionale juniores e giovani, Pietro Dutto guiderà anche la rinnovata squadra di sede delle Fiamme Oro, corpo sportivo che quest’anno ha deciso di investire molto sul biathlon, decidendo di tesserare alcuni giovani come aggregati. Cinque di essi fanno parte anche della nazionale giovanile: Elia Zeni, Marco Barale, Nicolò Betemps, Sara Scattolo ed Ilaria Scattolo.

A un giorno dalla chiusura del primo raduno della nazionale, Dutto è molto soddisfatto dell’impatto avuto con la squadra e soprattutto lo staff tecnico: «E stata una settimana positiva. Ho notato subito una grande alchimia all’interno dello staff tecnico azzurro, un gruppo che lavora, sa essere serio e dare l’esempio ai ragazzi, ma allo stesso tempo ha il giusto spirito fuori dal lavoro e trasmette in questa maniera serenità ai giovani. Credo che l’ottimo rapporto tra i tecnici sia una cosa fondamentale, perché si lavora tanto tempo assieme e i ragazzi devono essere tranquilli. Per il resto posso dire che le due squadre sono veramente molto interessanti, ci sono tanti atleti, sia tra i ragazzi che tra le ragazze, che hanno talento, ma lavorano anche sodo, pure in quegli esercizi che sono propedeutici alla preparazione. Si sono allenati sempre con il massimo impegno, perché hanno grande voglia di dimostrare il proprio valore. In generale, sono rimasto molto impressionato, questi giovani mi hanno confermato che il biathlon italiano ha un alto livello. Questa generazione è formata da atleti che sono più inquadrati e già più formati verso il professionismo rispetto a quanto lo fossimo noi, hanno oggi maggiori possibilità di confronti internazionali a quell’età e una struttura migliore a partire dai comitati. È uno sport duro, ma possono affrontare una giornata di allenamento sotto la pioggia tra poligono, skiroll e camminate, senza fiatare. Poi ho notato anche un ottimo livello al tiro rispetto, un chiaro segnale che si sta lavorando bene già nei comitati».

Dutto segue principalmente la squadra maschile e ha chiarito a Fondo Italia quali sono stati i suoi compiti in questa prima settimana: «La squadra è unica, ma abbiamo formato questi due gruppi di lavoro, soprattutto per le restrizioni dovute all’emergenza coronavirus. Seguo principalmente i maschi, in particolare nello sci di fondo, sia il lato tecnico che fisico. Ho passato molto tempo in pista al fianco di Romanin. Ovviamente sono un allenatore a 360 gradi e posso seguire con attenzione gli atleti anche al poligono, ma essendoci divisi i compiti, sull’aspetto del tiro Fabio Cianciana ed Edoardo Mezzaro sono più esperti di me».  

Proprio con Fabio Cianciana, Pietro Dutto ha lavorato quando era nella nazionale Juniores e Giovani, ormai un decennio fa: «Giusto l’altro giorno abbiamo ricordato tutti i momenti passati assieme. Fa un certo effetto pensare che ero un suo atleta ed oggi siamo colleghi. La sua professionalità e la grande esperienza saranno molto importanti per me in questa fase, nella quale ovviamente ho solo da imparare da un allenatore come lui, che in tanti anni ha cresciuto atleti di grandissimo valore, come gli stessi Wierer, Hofer e Windisch».

Per Dutto è anche molto importante seguire da vicino il lavoro di Romanin: «Io porto con me il grande bagaglio di esperienze che ho avuto nel corso della mia carriera – ha spiegato il poliziotto cuneese – ma da Mirco posso imparare veramente tanto sui programmi di allenamento, come anche sull’analisi video della tecnica. È un allenatore giovane ma con una grandissima esperienza, maturata dallo sci club, al comitato fino alla nazionale. È un allenatore completo».

L’ex azzurro è quindi motivatissimo, sa di poter dare molto a questo gruppo di giovani: «Mi affascina avere l’opportunità di trasmettere a questi ragazzi la mia esperienza. Non sono stato un campione, ma un atleta discretto che ha gareggiato tanto in campo internazionale e ha saputo sempre mettersi in gioco. Ho imparato tanto, anche dagli errori commessi e dalle difficoltà avute. Nelle ultime stagioni mi sono anche allenato tanto da solo nel corpo sportivo e questo mi ha aiutato a scoprire tante cose nuove. Inoltre credo di poter aiutare questi giovani anche a capire come affrontare diversi aspetti della competizione, il modo per utilizzare al meglio il tempo libero per riposare o come approcciare la gara dal punto di vista psicologico».  

Infine Dutto ha voluto ringraziare chi gli sta permettendo di vivere questa esperienza: «Ci tengo a dire grazie alle Fiamme Oro, che mi stanno concedendo questa opportunità, così come a Fabrizio Curtaz per la fiducia. Ovviamente anche allo staff tecnico, che mi ha accolto benissimo. Infine ci tengo a sottolineare che mi ha fatto piacere, in questo anno dopo il ritiro, ricevere tanti attestati di stima dall’ambiente».

Due presenze in Coppa del Mondo, a Davos ed Oberstdorf, alcuni buonissimi piazzamenti in OPA Cup, dove ha anche sfiorato il podio nel suo Piemonte, a Pragelato, un titolo italiano Under 23 e un podio assoluto sempre agli Italiani di Gromo. Dopo una stagione 2019/20 molto positiva, Lorenzo Romano riparte dalla squadra Milano-Cortina 2026, che a partire da lunedì sarà al Passo dello Stelvio per il primo raduno stagionale insieme alla squadra A.

Il fondista del CS Carabinieri, che ha compito 23 anni pochi giorni fa, sta scalpitando: «L’attesa è finita, finalmente si comincia – ha affermato l’azzurro all’ufficio stampa del Comitato FISI AOCe lo si fa anche bene. Partiamo subito sulla neve, insieme alla Squadra A, un’ottima notizia per noi perché torniamo ad allenarci sugli sci. Purtroppo, a causa di quanto accaduto in questi mesi, non abbiamo avuto la possibilità di sciare in primavera, come hanno invece fatto gli atleti delle altre nazioni, in particolare del Nord Europa. Un bel vantaggio per gli altri, perché è importante fare ore sugli sci anche in questo periodo. Grazie alla FISI potremo utilizzare la pista dello Stelvio solo per noi ed allenarci bene. Sarà faticoso, ma è importante ogni tanto fare degli allenamenti in quota e sfruttare al meglio i tremila metri per una settimana. Inoltre, nonostante le norme rigide di limitazione a causa dell’emergenza coronavirus, avrò l’occasione di sciare al fianco dei big del fondo azzurro come Pellegrino e De Fabiani. Ottima cosa confrontarmi con loro e anche con i miei compagni di squadra della nazionale, visto che qui in zona sono abituato ad allenarmi da solo».

Per Romano sarà anche l'occasione di conoscere più approfonditamente il suo nuovo allenatore, Fulvio Scola, dopo essere stato seguito negli ultimi tre anni da Luciano Cardini, allenatore dell'Under 23: «Nel corso della prossima settimana avrò il mio primo impatto con il mio nuovo allenatore, Fulvio Scola. Sarà un ottimo modo per imparare a conoscerlo e iniziare a lavorare insieme. Per ora ci siamo sentiti soltanto per telefono e ho avuto un’ottima impressione da lui. Ci tengo, però, a ringraziare Luciano Cardini per il lavoro che abbiamo fatto assieme in questi tre anni».

Il carabiniere cuneese è entrato nel gruppo “Milano Cortina 2026”, del quale fanno parte gli azzurri sui quali la FISI punta in vista dei Giochi italiani che si svolgeranno tra sei anni. A loro viene anche richiesto di farsi già trovare pronti per la Coppa del Mondo e nei grandi eventi delle prossime stagioni: «Questa squadra ha un nome importante - ha ribadito Romano - ciò è allo stesso tempo un onore e una responsabilità, in quanto significa che la FISI punta su di me in ottica futura, come ha già fatto negli ultimi cinque anni. Sono ormai tante stagioni, prima negli Juniores e successivamente nell’Under 23, che mi alleno con Daprà, Del Fabbro, Coradazzi e dopo anche Ventura, siamo un gruppo consolidato. È bello far parte di un progetto a lungo termine con delle ottime credenziali alla base, nel quale abbiamo anche degli obiettivi a medio termine, come Mondiali e Olimpiadi di Pechino. Ma soprattutto dovremo essere presenti il più possibile in Coppa del Mondo, al fianco degli atleti della Squadra A. Bisogna riuscire a farsi trovare pronti per ricevere più convocazioni e abituarsi a questo livello».

La prossima stagione è piena di incertezze a causa dell’emergenza coronavirus, che potrebbe portare numerosi cambiamenti al calendario. Romano non si preoccupa: «In questo momento sono tranquillo e rilassato, concentrato soltanto sul lavoro che devo fare, perché non sono certo io a poter cambiare la situazione. Il mio unico pensiero è allenarmi al meglio senza alcuna distrazione, tanto che se mi dicessero di partire per il raduno già oggi, andrei immediatamente. Sono consapevole che nel corso della stagione dovremo essere flessibili, soprattutto in estate. Cerco di non farmi distrarre dalla cosa».

Un anno fa Romano in primavera era partito per l’Islanda, dove aveva continuato a sciare partecipando anche a una 50km. L’ultima primavera è stata ben diversa, eppure il carabiniere azzurro guarda il bicchiere mezzo pieno: «Si, mi è mancato andare sulla neve, ma non sono rimasto fermo. Anzi, appena terminato il lockdwon ho fatto una corsa di 43 km, la Marathon Trail delle Cinque Madonne votive di Demonte, in provincia di Cuneo».  Con partenza e arrivo a Demonte, Romano ha toccato i vertici di una croce, composta dalle Madonne del Pino, del Ronvello, del Colletto e dei Boschi, in un anello che interseca il suo asse principale proprio alla Consolata di Festiona. È stato qualcosa di simbolico e in un certo senso propiziatorio nel periodo di pandemia da coronavirus, in quanto l’azzurro ha ripercorso i celebri luoghi della preghiera durante la peste del ‘600.

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