Redazione

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È una Federica Sanfilippo delusa ma allo stesso tempo molto motivata quella che ha parlato a “Sportnews.bz”, rilasciando un’intervista veramente interessante, la prima dopo l’esclusione dal gruppo principale della nazionale e l’inserimento nella squadra osservati, che ovviamente non l’ha fatta felice.

«Devo dire onestamente che la notizia è stata uno shock per me – ha ammesso l’atleta delle Fiamme Oro al sito sudtirolese – sono stata avvertita soltanto il giorno prima dell’annuncio. Non ne avevo idea e non sapevo nulla, è stato brutalmente sorprendente e inaspettato per me. Non sono contenta della mia ultima stagione e ho anche pensato di fermarmi. Mi sono poi detta che dovevo cambiare qualcosa. Ecco, il cambiamento è arrivato, anche se non è quello che avrei voluto».

Sanfilippo poi ha parlato di se stessa, chiarendo cosa aveva già deciso di cambiare: «Negli ultimi anni mi sono allenata tanto da sola a Ridanna. Come risultato ho perso motivazione. Volevo cambiare questo aspetto. Allenarmi di più insieme agli altri e avere nuovi compagni d’allenamento. Ora ho un nuovo compagno di allenamento e questa è una cosa buona. Mi sto allenando con Patrick Braunhofer a Ridanna ed è molto bello averlo al mio fianco durante gli allenamenti».
    
Adesso l’azzurra ha tanta voglia di rifarsi, una spinta in più a proseguire, visto che la sudtirolese aveva anche pensato di fermarsi: «Cosa mi ha spinto a continuare? Mi sono detta, ora più che mai! Voglio trasformare la delusione in grinta. Posso dire che già qualcosa è cambiato. Avevo il posto assicurato in Coppa del Mondo ed ora non è più così. Non fraintendetemi, non significa che l’estate scorsa me la sono presa comoda, ma solo che sono tornati tanti stimoli, perché ho qualcosa per cui devo lottare. Mi sento come se non avessi mostrato tutto. Posso fare di più, quindi continuo».

Sanfilippo è quindi tornata sull’ultima stagione: «Ho sempre avuto dei problemi di salute, ammalandomi spesso. L’estate scorsa, però, era stata molto positiva e non mi ero mai ammalata. Mancava semplicemente la forma durante l’inverno. Ma non voglio pensarci troppo. La stagione scorsa è ormai finita, non puoi sempre portare con te le cose passate».

Allora messo da parte il passato l’atleta della Val Ridanna guarda al futuro: «Non sono negativa ma non penso nemmeno positivo. È stato detto che avremo delle qualificazioni interne per i posti di partenza della Coppa del Mondo. Non so esattamente come funzionerà. Nella situazione attuale è tutto aperto, ma il mio obiettivo è qualificarmi per la Coppa del Mondo. Una volta lì voglio diventare costante e stabilirmi tra le prime venti. Non sarei certo soddisfatta se la prossima stagione fosse come l’ultima».

Infine Sanfilippo ha parlato anche della sua amica Dorothea Wierer e di quanto l’abbia aiutata ad accettare meglio la situazione attuale. «All’inizio ero veramente tanto delusa. Doro allora mi ha dato una visione positiva della cosa, calmandomi un po’. Siamo comunque in contatto e ci vedremo privatamente. Tuttavia, spero che potremo allenarci di nuovo assieme. Mettiamola così: non riesco a capire questo declassamento, ma è così. Devo accettarlo e l’ho accettato»

A due anni di distanza dal suo ritiro dallo sci di fondo di Coppa del Mondo, Martine Ek Hagen ha vinto la sua prima e unica gara in Coppa del Mondo. Alla norvegese è stato infatti assegnato, con cinque anni di distanza, il successo dello skiathlon di Rybinsk del 25 gennaio 2015, che chiuse al secondo posto alle spalle della russa Yulia Tchekaleva.

A causa della positività riscontrata alle Olimpiadi di Sochi del 2014, infatti, la russa era stata squalificata da tutte le gare olimpiche ed esclusa a vita dai Giochi. La scorsa settimana la FIS ha deciso però di toglierle anche tutti i risultati ottenuti in Coppa del Mondo a partire dalle Olimpiadi russe, compreso quindi il suo unico successo, quello dello skiathlon di Rybinsk. In questa maniera, quindi, la vittoria è andata a Martine Ek Hagen.

La norvegese è stata raggiunta da TV2 per commentare, a cinque anni di distanza il suo unico successo in Coppa del Mondo: «È stata probabilmente la miglior gara della mia carriera – ha ricordato Hagenricordo che ero molto felice di aver chiuso seconda, ma allo stesso tempo un po’ delusa. Fu una partenza di massa e ricordo di aver provato a vincere, ma non ci sono riuscita. Ero arrivata vicino alla vittoria, così pensavo tanto a quanto sarebbe stato bello arrivare prima sul traguardo».

Un’emozione che non ha potuto vivere, anche se oggi si è ritrovata vincitrice di quella gara: «Da una parte è divertente (scoprire di aver vinto, ndr), dall’altra dispiace. Non erano le Olimpiadi, ma sarebbe stato molto bello passare il traguardo per prima in una gara di Coppa del Mondo. Sento di aver perso l’opportunità di vivere quell’esperienza. È strano ottenere una vittoria tanto tempo dopo perché qualcuno ha imbrogliato. Devo ammettere che allora non avrei mai immaginato che sulla linea di partenza ci fosse qualcuno che aveva barato. Sono un po’ scioccata da questo».

Insomma sensazioni contrastanti per la norvegese: «È molto bello avere ora una vittoria in Coppa del Mondo, ma dall’altra parte è triste il modo in cui è arrivata. Vorrei non fosse andata così, ma sono comunque contenta che l’argomento sia stato preso sul serio e chi ha barato abbia ricevuto la punizione meritata».

Il 4 aprile del 2018, nel giorno del suo ventisettesimo compleanno, Martine Ek Hagen, si è ritirata, nonostante l’ancor giovane età, perché  non sentiva di avere le motivazioni per seguire il programma stilato in vista dei giochi di Pechino 2022. Peccato per un’atleta che da giovane sembrava veramente molto promettente, avendo vinto un argento individuale nella 10km dei Mondiali Juniores di Otepää nel 2011, alle spalle di Heidi Weng, e l’oro in staffetta con Haga, Weng e Kari Oeyre Slind. Da Under 23 aveva anche vinto un oro nello skiathlon e un argento nella 10 km in classico ai Mondiali Under 23 di Erzurum e due ori, skiathlon e 10km in classico, in quelli del 2014 in Val di Fiemme.

Ma se quel giorno avesse vinto in pista, sarebbero cambiate le cose? «È difficile da dire. Non sono Marit Bjørgen, ma probabilmente quel successo avrebbe avuto un peso sulle mie opportunità, sul mio impegno e sulla situazione finanziaria. C’è abbastanza differenza tra essere prima o seconda».

Anche se Hagen è serena circa la sua decisione di aver smesso, vive in maniera molto particolare questo successo arrivato tanto in ritardo: «Fa ragionare sulle conseguenze che ha il doping anche sugli altri partecipanti. Ottenere un successo ora non è lo stesso. Si magari in questo momento è anche bello, ma ti rendi conto di essere stato ingannato e privato di vivere questa possibilità. Dopotutto, non avevo ancora provato l’esperienza di vincere in Coppa del Mondo, quindi è po’ amaro. Ma almeno è bello sapere che il mio nome è ora iscritto per sempre tra i vincitori di una gara di Coppa del Mondo»

È impossibile stabilire se aver ottenuto quel successo in pista avrebbe cambiato la sua carriera. Sarebbe stato però bello aver la possibilità di vederlo sul campo, anziché fare delle ipotesi. Anche questo è uno dei mali del doping, togliere agli altri atleti, coloro che sono onesti, la possibilità di ottenere i risultati meritati sul campo e vivere fino in fondo la propria carriera, senza ritrovarsi un giorno a rimuginare troppo sul passato e su ciò che non è stato.

Già da due anni Dorothea Wierer non aveva nascosto che avrebbe ragionato sul proseguimento della sua carriera agonistica dopo il Mondiale di Anterselva. L’azzurra è diventata regina della competizione nella sua città natale, vincendo due ori e due argenti, e ha vinto la seconda Coppa del Mondo consecutiva, così in molti avevano temuto che dopo Koukalova, Dahlmeier, Domracheva e Mäkäräinen, anche la campionessa italiana potesse decidere di smettere.

Invece l’azzurra ha scelto di andare avanti, dopo aver pensato tanto nel corso del lockdown a causa della pandemia di covid-19. «Ad aprile ho pensato tanto e mi sono rilassata molto – ha spiegato Wierer a NRK – ho quindi deciso di andare avanti, dopo aver ascoltato il mio corpo e scoperto di avere ancora molte motivazioni».

Non è facile essere Dorothea Wierer. La vita dell’atleta azzurra non è soltanto legata ad allenamenti e gare. A fatica e tensione delle competizioni, infatti, la finaziera sudtirolese somma i tantissimi impegni, che non le permettono di riposare abbastanza, accumulando altro stress. «Al termine della stagione, in primavera, sono sempre molto stanca. L’intero aprile dello scorso anno l’ho passato correndo da un appuntamento all’altro, non riuscivo nemmeno a mangiare correttamente, spesso mi trovavo a farlo in macchina». L’azzurra ha ricordato anche di aver dovuto lasciare il raduno della squadra, in un’occasione, per raggiungere Milano dove era attesa da un’intervista, per poi tornare alle 3 di notte e ritrovarsi in pista alle 8 del mattino per allenarsi con i compagni. «È stato molto difficile, abbiamo molti appuntamenti, sponsor, interviste, servizi fotografici. Se sommi tutto quanto e ci aggiungi l’allenamento, diventi quasi una macchina, non hai tempo di rilassarti».

A causa della pandemia di coronavirus che ha colpito il paese, quindi, la primavera dell’azzurra è stata molto diversa. Sono saltati tanti appuntamenti e restando a casa, Wierer ha avuto tanto tempo per fermarsi, riposare ed allenarsi. «Quest’anno è stato completamente diverso, non potevo immaginare una primavera così. A maggio mi sono sentita veramente bene fisicamente. Se il coronavirus potrebbe aver prolungato la mia carriera? Si ho avuto tanto tempo per pensarci».

A questo punto Wierer dovrebbe arrivare alle Olimpiadi di Pechino 2022: «Spero di esserci ma non si sa mai. La prossima potrebbe essere una stagione molto particolare, quindi non sappiamo come andranno le cose. Ma si, penso che le Olimpiadi possano essere il mio ultimo obiettivo, ma mancano ancora due anni». L'azzurra però non vuole stressare troppo il suo corpo: «Ho intenzione di seguire il programma di allenamento, ma voglio ascoltare di più il mio corpo e fare quindi ciò di cui ho voglia».

Come vi avevamo già scritto, la FIS ha in mente un piano B per il calendario della prossima Coppa del Mondo, con l’obiettivo di salvare la competizione qualora l’emergenza coronavirus costringesse i paesi a proseguire con le attuali limitazioni ai viaggi.

Anche se il sito ufficiale della Federazione non l’ha pubblicato, a svelarlo è stato il sito finlandese kestavyysurheilu.fi. La Coppa del Mondo sarebbe divisa in quattro blocchi diversi, ai quali va poi aggiunto il Mondiale di Oberstdorf, ma anche questo sarebbe ora in dubbio a seguito della richiesta di spostamento che avrebbe avanzato la Germania, secondo quanto affermato mercoledì pomeriggio dal presidente della FISI, Flavio Roda, nel corso di una diretta facebook.

L’idea, secondo quanto riferito dalla testata finlandese, sarebbe di far disputare un massimo di 27 gare, divise in quattro blocchi. Il primo andrebbe dal 27 novembre al 20 dicembre, per 2 o 3 settimane di competizioni con un numero di gare tra le 6 e le 8. I paesi ospitanti sarebbero la Finlandia e/o la Norvegia. Quest’ultima è però in forte dubbio, soprattutto se il 12 giugno il parlamento locale dovesse votare delle severe limitazioni sui viaggi fino al 31 dicembre. Il secondo blocco dal 1 al 10 gennaio è il classico Tour de Ski, che si disputerebbe dai 6 ai 10 giorni per un numero di competizioni che andrebbe da 5 a 7. Ad ospitarlo la Svizzera e/o l’Italia.

Terzo blocco più breve, dal 23 gennaio al 7 febbraio. In questo caso si svolgerebbero due o tre settimane di competizioni per un numero di gare da 6 o 8. In questo caso sono indicate Svezia, Finlandia e Norvegia come possibili paesi ospitanti. Quindi si andrebbe in Germania per il Mondiale di Oberstdorf, che se dovesse essere confermato, si svolgerebbe dal 23 febbraio al 7 marzo. Infine il lungo viaggio in Cina per l’ultimo blocco a Pechino, dal 17 al 21 marzo, dove sarebbero in programma 3 o 4 gare.

Insomma si andrebbe da un massimo di 27 a un minimo di 20 gare stagionali. Molto importante, infatti, concedere eventualmente la possibilità agli atleti anche di effettuare eventualmente i 15 giorni di quarantena all’interno di un paese, ma anche capire se tra alcune nazioni ci si potrà muovere senza alcuna particolare limitazione.

IPOTESI CALENDARIO

BLOCCO I
Date: 27/11/2020 a 20/12/20
Località: Finlandia e/o Norvegia
Settimane di competizioni: 2 o 3
Gare: da 6 a 8

BLOCCO II (TOUR DE SKI)
Date: 01/01/2021 a 10/01/2021
Località: Svizzera e/o Italia
Giorni: da 6 a 10
Gare: da 5 a 7

BLOCCO III
Date: 23/01/2021 a 07/02/2021
Località: Svezia e/o Finlandia e/o Norvegia
Settimane di competizioni: 2 o 3
Gare: da 6 a 8

MONDIALI 2021
Date: 23/02/2021 a 07/03/2021
Località: Oberstdorf (Germania)
Gare: 6

BLOCCO IV
Date: 17/03/2021 a 21/03/2021
Località: Pechino (Cina)
Gare: da 3 a 4

È il nome nuovo nello staff tecnico azzurro per la stagione 2020/21. Quattro anni dopo aver concluso la sua carriera da fondista, nella quale ha anche ottenuto due podi in Coppa del Mondo (2° nella sprint di Düsseldorf 2010/11 e 3° nella team sprint di Milano 2011/12), Fulvio Scola torna nei quadri federali da allenatore della nazionale maschile “Milano Cortina 2026”, formata da atleti nati tra i 1995 e il 2000. L’ex allenatore delle Fiamme Gialle – la squadra di sede della Finanza sarà diretta ora da Francesca Baudin sotto la supervisione di Roberto Campaci – guiderà un gruppo formato da Stefan Zelger, Michael Hellweger, Paolo Ventura, Simone Daprà, Lorenzo Romano, Luca Del Fabbro e Davide Graz. La parte restante del gruppo, composta da Martin Coradazzi e gli altri 2000, si allenerà invece con Simone Paredi.
    
La nostra redazione ha contattato Fulvio Scola per parlare di questo nuovo ruolo, avere da lui una presentazione degli atleti che dirigerà e capire anche quale sarà la programmazione estiva/autunnale in un periodo molto particolare a causa dell’emergenza covid-19.

Buon pomeriggio Scola. A 38 anni torna nei quadri federali come allenatore del gruppo maschile “Milano Cortina 2026”, che comprende alcuni dei giovani più promettenti del fondo italiano; un bel passo per la sua carriera da allenatore.
«Sicuramente è una bella sfida professionale, ma anche una grande responsabilità, in quanto guiderò un gruppo di ragazzi molto forti, che hanno già dimostrato le proprie qualità di atleti e grandi lavoratori. Dovrò cercare di aiutare loro a tirare fuori tutte le migliori qualità che possiedono. Per me è il ritorno in FISI dopo esserci stato da atleta. Per questo motivo voglio ringraziare la Federazione, che dopo avermi già aiutato in passato, ora mi dà questa possibilità anche da allenatore. Con essa, dico grazie ovviamente anche alle Fiamme Gialle che mi supportano».

Cosa vuole portare alla squadra?
«Le idee che ho maturato negli ultimi quattro anni, guidando la squadra di sede delle Fiamme Gialle. Fortunatamente ho avuto modo di lavorare con persone che mi hanno aiutato moltissimo a crescere. Mi riferisco in particolare al nostro responsabile, Roberto Campaci, che mi ha sempre spinto a ragionare in maniera critica su tutte le attività dell’allenatore. Sono convinto di aver avuto una formazione di alta qualità in questi quattro anni e per questo motivo ringrazio le Fiamme Gialle e Campaci in primis. Porterò questa mentalità anche nella mia nuova esperienza in FISI».

La squadra è stata denominata “Milano Cortina 2026”: il messaggio è chiaro, si lavora in ottica delle Olimpiadi italiane.
«Senza dubbio, il nome assegnato alla squadra rende l’idea della volontà federale di investire già ora su un gruppo di atleti con l’età giusta per raggiungere il top delle prestazioni in quella circostanza, per noi italiani fondamentale. Ovviamente, però, abbiamo obiettivi intermedi altrettanto importanti. Innanzitutto vogliamo fare in modo che questi ragazzi possano gareggiare in Coppa del Mondo sempre con maggiore assiduità e competitività. Dovranno affrontare il massimo circuito mondiale non solo nell’ottica della prestazione tout court, ma anche della crescita futura. Sarà per loro fondamentale fare esperienza e il risultato dovrà essere valorizzato in questo senso. Ciò non significa che dovranno accontentarsi di piazzamenti nelle retrovie, ma essere consapevoli che alla loro età possono permettersi di affrontare queste competizioni per verificare il proprio livello e capire dove migliorare, perché la carriera è ancora lunga».

Come sono organizzati i gruppi Milano Cortina 2026?
«Io sono responsabile della squadra maschile e Renato Pasini della femminile, mentre Paredi allenerà un gruppo misto di ragazzi e ragazze. Tutti ovviamente collaboreremo tra noi e renderemo conto direttamente al direttore agonistico, Marco Selle. La divisione è legata non all’età ma all’obiettivo. I gruppi guidati da me e Pasini sono formati da tutti atleti che hanno già esordito in Coppa del Mondo o non l’hanno ancora fatto ma hanno l’obiettivo concreto di essere lì e con l’ambizione di figurare bene. Nel gruppo diretto da Paredi, invece, sono stati inseriti i 2000, tranne Graz e Monsorno, più Martin Coradazzi. Sono atleti che in partenza hanno l’obiettivo focalizzato sull’OPA Cup, ma ovviamente se andranno forte, potranno avere anche spazio in Coppa del Mondo. Fortunatamente nel nostro sport è il cronometro a comandare. Ciò non significa che i ragazzi allenati da me e Pax non si cimenteranno in OPA Cup, ma il loro obiettivo deve essere altro. Comunque la mia squadra e quella di Pasini si alleneranno insieme. Ci saranno poi occasioni in cui lavoreremo con la squadra A, cosa che ci auguriamo possa avvenire spesso, ed altre in cui lo faremo con i giovani di Simone Paredi. Ovviamente, tutto dipenderà dall’evolversi dall’emergenza coronavirus, che ci causa diverse restrizioni».

A proposito, avete già stabilito un programma di lavoro?
«Ci troveremo a metà giugno in Val di Fiemme con la mia squadra e quella di Pax. A livello logicistico gli atleti di Fiamme Gialle e Fiamme Oro potranno dormire nelle rispettive caserme, quelli della zona alloggeranno nelle rispettive abitazioni e gli altri dormiranno in un albergo. Dopo una settimana dovremmo poi spostarci sullo Stelvio, per l’allenamento in ghiacciaio sfruttando l’albergo prenotato dalla FISI. Al momento un programma come quello degli anni passati, nel quale era tutto stabilito da qui a novembre, è solo un lontano ricordo. Dovremo essere flessibili ed adattarci alle situazioni che troveremo. Nonostante le limitazioni, il distanziamento e tutto il resto, io e Pasini daremo una chiara linea di allenamento da seguire e cercheremo soprattutto di far fare gruppo. C’è tanta voglia di ripartire, quindi faremo bene nonostante le limitazioni».

Presentiamo ora la squadra in ordine d’età, partendo dal ‘95 Zelger e i due ’96, Hellweger e Ventura.
«Zelger viene dall’esperienza in squadra A con Saracco. Già ho condiviso con il suo ultimo allenatore tutte le informazioni utili sulla passata stagione, che potranno essermi d’aiuto nell’affrontare con lui la nuova preparazione. È un atleta polivalente, che ha già fatto bene nelle sprint e ha i mezzi per farlo anche nelle distance. Paolo Ventura viene, invece, dall’esperienza da fuori quota nell’Under 23 di Cardini. In questo caso parliamo di un distance puro. È un atleta molto competitivo in classico, che è migliorato tanto anche in skating. Cercheremo di farlo salire ancora di livello in tecnica libera, affinché sia competitivo in entrambi gli stili. Abbiamo quindi Hellweger, l’unico atleta all’interno del gruppo che non è arruolato. Lo scorso anno è stato veramente ammirevole, perché è partito fuori dalla squadra e senza un corpo sportivo, a 23 anni si è ugualmente messo in gioco, ed è arrivato a vincere in OPA Cup e fare top 15 in Coppa del Mondo. C’è poco altro da aggiungere sulla sua grande voglia di arrivare. Ho parlato con il suo ex allenatore e abbiamo condiviso alcuni punti. È uno sprinter puro, l’unico per il quale dovrò pensare a una personalizzazione profonda della preparazione, in quanto non dovrà sostenere i carichi degli altri. Insomma si allenerà spessissimo con i compagni, ma a volte dovrà fare qualcosa di diverso».

Passiamo ai due ’97, Simone Daprà e Lorenzo Romano.
«Entrambi facevano parte del gruppo di Cardini, che in questi giorni sentirò per avere un feedback sui ragazzi. Ho notato che i giovani da lui allenati sono tutti dei grandi lavoratori, hanno effettuato tante ore di allenamento e non hanno paura di faticare. Simone Daprà è un atleta che predilige le distance, anzi, ama in modo particolare le gare molto dure. Lo ritengo un fondista completo, sia in tecnica libera che in classico riesce a essere molto competitivo. Ha fatto bene nel recente Mondiale Under 23 ma anche nel Tour Scandinavo, dove ha anche ottenuto i suoi primi punti in Coppa del Mondo. Ora che non è più Under 23 si focalizzerà maggiormente sulla Coppa del Mondo, perché dovrà diventare competitivo anche lì. L’altro ’97 è Lorenzo Romano, che forse personalmente conosco meno rispetto agli altri, in quanto, essendo lui piemontese, non si allena solitamente in Val di Fiemme e non ha mai fatto parte delle Fiamme Gialle, nemmeno nel settore giovanile. Ci siamo già sentiti e anch’egli è un atleta distance, come Ventura e Daprà. A differenza degli altri, però, lui è più un pattinatore che un alternista. Cercheremo di capire i suoi margini di miglioramento in classico, ma potrebbe fare dello skating il suo cavallo di battaglia, anche perché rispetto al passato, abbiamo oggi carenza di atleti competitivi in questo stile. In questo senso potrebbe essere molto utile alla squadra azzurra».

Infine Luca Del Fabbro e Davide Graz, due azzurri molto attesi, entrambi medagliati nelle ultime due edizioni dei Mondiali Juniores.
«Li conosco meglio facendo entrambi parte delle Fiamme Gialle. Luca non ha bisogno di presentazioni, un anno fa ha vinto un titolo mondiale juniores nella 30km in classico, coronando quanto di buono aveva fatto a livello giovanile. Nella passata stagione è entrato nel mondo senior, ha faticato ed è stato purtroppo fermato da un problema fisico. La sua stagione si è praticamente conclusa a gennaio, in quanto, quando stava rientrando, si è bloccato tutto a causa dell’emergenza coronavirus. Per lui si tratterà di riprendere il filo interrotto la stagione scorsa. È forse il più grande lavoratore per quanto riguarda i volumi di allenamento. Dovremo trovare il giusto equilibrio tra volumi e intensità. È un ragazzo di talento. Lui e Davide Graz sono gli unici Under 23 del gruppo, quindi avranno ancora più tempo per dimostrare la giusta progressione nel livello e nella qualità. Anche Graz ha bisogno di poche presentazioni. Lo scorso anno ha vinto due medaglie ai Mondiali Junior e ha già fatto punti in Coppa del Mondo. È un atleta polivalente, ottiene risultati nelle sprint come nelle distance. In passato aveva il suo punto debole nella tecnica classica, ma è cresciuto anche lì, come dimostra la medaglia vinta ai Mondiali Junior. Ora salirà di categoria e anche se da senior ha già esperienza, sa di trovare una maggiore concorrenza. È molto competitivo nelle sprint, ma non dovremo avere troppa fretta nello specializzarlo in un format particolare, ma sfruttare la sua polivalenza. Dovremo concedergli tutto il tempo necessario per fare un percorso più adatto a lui, senza l’assillo del risultato immediato. È molto maturo, quando parli con lui, non sembra di avere di fronte un ragazzo di appena vent’anni. È molto deciso e ha grandi obiettivi in testa. Ciò rende il percorso più facile».

Diceva in precedenza che farete dei raduni con Squadra A e il gruppo di Paredi; ciò significa che il programma di allenamento sarà simile?
«In linea di principio il programma delle fasi di carico e scarico sarà identico, per permetterci, se sarà logisticamente possibile, di fare dei periodi di allenamento insieme. Noi allenatori discutiamo e condividiamo le nostre idee, cerchiamo di creare delle linee guida comuni, poi ovviamente ogni allenatore metterà in pratica le proprie peculiarità. C’è tanta condivisione tra noi, abbiamo degli obiettivi comuni che vogliamo raggiungere».

Lo scorso anno da lei era partita l’idea del progetto interforze. Crede che, a causa dell’emergenza coronavirus, per quest’anno bisognerà metterlo da parte?
«Prima che mi venisse assegnato questo incarico, mi ero già sentito con gli allenatori responsabili degli altri centri sportivi. Eravamo consapevoli delle difficoltà legate al covid-19, ma volevamo trovare un modo per fare qualche raduno in tarda estate o in autunno, se possibile. Insomma non si vuole perdere quanto fatto, c’è la volontà di continuare a collaborare. Spero che i centri sportivi riescano a trovare un modo per portare avanti l'ottimo lavoro dello scorso anno».

Un’ultima domanda: con il suo passaggio in nazionale, Francesca Baudin guiderà la squadra di sede delle Fiamme Gialle. Cosa vuole dirle?
«Ci siamo già sentiti. Con lei abbiamo condiviso tante cose in questi anni. Credo che, pur essendo giovane e ancora con poca esperienza, Francesca abbia tutte le qualità per poter fare molto bene questo lavoro. Nella passata stagione ho cercato di condividere con lei alcune mie idee, ma soprattutto farla ragionare su tanti aspetti dell’allenamento e la gestione degli atleti. Ho notato una persona che percepisce le cose al volo ed è anche molto propositiva. Sono convinto che farà una bella esperienza e le servirà nel suo percorso di crescita da allenatrice. Entrerà in un ottimo gruppo di lavoro, guidato da Roberto Campaci, che ha già formato me e Zattoni. Francesca è attesa da una bella esperienza, perché prenderà in mano il gruppo di sede composto da biatleti e fondisti. Sono convinto che farà molto bene».

Quando passione e amore per la competizione superano tutto. Marit Bjørgen ha deciso di rimettersi in gioco a 40 anni, accettando una proposta dal Team Ragde Eiendom dei fratelli Aukland.

La norvegese, che detiene il record di medaglie vinte alle Olimpiadi Invernali, addirittura 15, si era ritirata al termine della stagione 2017/18, dopo i trionfi di Pyeongchang. Ora Bjørgen ha già ripreso ad allenarsi e vuole gareggiare subito a buon livello nel Visma Ski Classics 2020/21.

«Devo ripartire con cautela – ha precisato l’atleta a NRKè importante non avere infortuni perché sono molto felice  di avere l’opportunità di unirmi alla migliore squadra al mondo per le lunghe distanze».
    
Forse, proprio per riuscire a fare il contratto a Marit Bjørgen, i fratelli Aukland, proprietari del team, avevano deciso di non rinnovare il contratto a Gjerdalen. «Quando mi presento al via di una gara lo faccio per vincere – ha affermato – ho ambizioni e vedremo come andrà nei prossimi mesi. Mi sento in grado di reggere per 90 km» ha concluso chiarendo che ha come obiettivo vincere la Vasaloppet.

Bjørgen però non è tornata soltanto per gareggiare nella famosa gara svedese. Prima di quell’evento ha intenzione di prendere parte ad altre competizioni, tra le quali la Marcialonga.

Il Team Ragde Eiendom, intanto, ha già contattato anche Therese Johaug per unirsi alla squadra, anche se questo dovrebbe avvenire più tardi, come ha sottolineato l’atleta stessa a NRK: «Sono concentrata al cento per cento su Coppa del Mondo e Olimpiadi e non è certo che parteciperò ad alcuna gara di lunghe distanze nel prossimo inverno. Ma sarebbe eccitante avere nuovi stimoli da un altro ambiente». Johaug ha anche chiarito che in futuro vorrebbe competere nella Marcialonga e la Vasaloppet, ovviamente dopo il 2022. 

La Marcialonga come Wimbledon o il Roland Garros? In parte si, dopo la nuova iniziativa del Visma Ski Classics, che lancia il The Grand Classics Events, il Grand Slam delle granfondo. Sono quattro gli eventi considerati “Slam” delle lunghe distanze: Marcialonga, Jizerska Padesatka, Vasaloppet e Birkenbeinerrennet.

«La nascita dei Grand Classics rientra nello sviluppo sportivo strategico del Visma Ski Classics - ha affermato David Nilsson, CEO del Visma Ski Classics - abbiamo deciso di bloccare il Pro Tour a 10-12 eventi, quindi non ci sarà spazio per un calendario con più gare in futuro. Le quattro, Marcialonga, Jizerska, Vasaloppet e Birken hanno sempre fatto parte del nostro calendario e saranno in futuro i nostri monumenti».

Curiosamente nessun atleta nella storia è riuscito a vincere queste quattro gare nella stessa stagione, completando il Grand Slam. Sven Åke Lundbäck nel 1981 e l’italiana Cristina Paluselli nel 2005 e 2006 ci sono arrivati molto vicino, vincendo tre di queste gare nella stessa stagione.

I fratelli Aukland hanno vinto queste quattro competizioni nel 2013, ma due a testa, quindi ovviamente non hanno realizzato il Grand Slam. Insomma ora ogni atleta sognerà di entrare nella storia ed essere il primo a realizzare questo grandissimo risultato vincendo le quattro gare.

Le competizioni del Grand Classics, inoltre, assegneranno anche un numero maggiore di punti all’interno del Pro Tour. Anziché i 200 punti normalmente assegnati per la vittoria, ne verranno dati 300. Mentre il montepremi sarà di 30mila euro anziché i classici 20mila.

Nella prossima stagione la Marcialonga si disputerà il 31 gennaio 2021, il Jizerska Padesatka il 14 febbraio, la Vasaloppet il 7 marzo e il Birkenbeinerrennet il 20 marzo.

I RECORD

GRAND SLAM: Tutti le 4 Grand Classics nella stessa stagione:
Nessuno!

Vincitori di tutte le 4 Grand Classics in diverse stagioni:
Anders Aukland (completato nel 2008)
Petter Eliassen (completato nel 2019)
Jenny Grip (Hansson) (completato nel 2011)
Cristina Paluselli (completato nel 2006)

Vincitori di 3 Grand Classics nella stessa stagione:
Sven Åke Lundbäck 1981 (senza Jizerska)
Cristina Paluselli 2005 (senza Vasaloppet) 2006 (senza Birken)

Vincitori di 3 Grand Classics in stagioni diverse:

Andreas Nygaard (manca la Marcialonga)
Oskar Svärd (manca il Birken)
Britta Johansson Norgren (manca il Birken)
Kateřina Smutná (manca il Birken)

Vincitori di 2 Grand Classics nella stessa stagione:
Bengt Hassis 1985 (stesso anno suo fratello Ola Hassis vinse il Birken)
Seraina Boner
Britta Johansson Norgren
Katerina Smutna
Petter Eliassen
Jörgen Aukland (Nel 2013 Jörgen vinse 2 Grand Classics e suo fratello Anders gli altri due, un Grand Slam di famiglia)
Anders Aukland
Jerry Ahrlin
Jenny Grip
Andreas Nygaard
Hilde G Pedersen
Oskar Svärd
Stanislav Rezac
Svetlana Nageikina
Lara Peyrot

È arrivata oggi la conferma della partecipazione di Therese Johaug a una particolarissima edizione dei Bislett Games, meeting di atletica leggera in programma ad Oslo, inserito nel calendario della Diamond League, che quest’anno a causa delle limitazioni per il covid-19 non si svolgerà regolarmente. Si è così deciso di organizzare un evento aperto agli atleti locali, che affronteranno alcune sfide difficili. Da qui il nome dell’evento “Impossible Games”.

Nella conferenza stampa di martedì è stato svelato che, il prossimo 11 giugno, Therese Johaug gareggerà da sola sulla distanza dei 10mila metri. Un obiettivo molto difficile quello proposto alla campionessa dello sci di fondo, che dovrà correre in 31’50”00, tempo minimo richiesto per la qualificazione ai prossimi Mondiali. Un’impresa non facile, se si considera che Johaug corse lo scorso anno in 32’20”87 quando vinse la medaglia d’oro ai Campionati Nazionali, qualificandosi per gli Europei. Se anche dovesse riuscirci, il fenomeno del fondo non sarebbe qualificata per i Mondiali di atletica leggera, in quanto sono stati spostati al 2022, dal momento che le Olimpiadi di Tokyo sono state ritardate di un anno.

«È un tempo di 30” più basso rispetto a quello che corsi l’anno scorso – ha sottolineato Johauge quella fu una gara molto buona. Quindi sarà dura, ma penso di avere un po’ di tempo per prepararla. Allo stesso tempo sarà anche molto divertente».

Proprio grazie al grande risultato ottenuto lo scorso anno nell’atletica leggera, Johaug è stata candidata al premio Egebergs. Alcuni, però, contestano la sua candidatura per la squalifica arrivata nel 2016 per aver violato le norme antidoping: «Come in ogni cosa – ha affermato Johaug a NRKci sono quelli che sono a favore e i contrari. Questa è la mia storia. Mi piace indossare le scarpe da atletica e correre in pista, come mi piace indossare gli sci da fondo, sciare ed evolvermi come atleta. Questo è ciò che mi ha portato fin qui e per me è la cosa più importante. Per me la cosa più importante è la gioia che mi dà lo sport e svilupparmi sempre come atleta».

Anche la sua ex compagna Bjørgen, interpellata da NRK, è intervenuta sull’argomento: «Il suo caso è completamente diverso dagli altri casi di doping. Ha ricevuto una sanzione, ma non ha violato volontariamente le regole. È stata aperta e onesta a riguardo. Penso che sia un modello fantastico, una fonte d’ispirazione per molti. I critici ci saranno sempre, questo lo capisco anche, ma penso che Therese meriti quel premio».

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