Redazione

Redazione

Suspendisse at libero porttitor nisi aliquet vulputate vitae at velit. Aliquam eget arcu magna, vel congue dui. Nunc auctor mauris tempor leo aliquam vel porta ante sodales. Nulla facilisi. In accumsan mattis odio vel luctus.

Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sono soltanto quattro gli atleti presenti al primo raduno della nuova Squadra A di combinata nordica. Uomini e donne si alleneranno insieme da oggi, lunedì 8 giugno, fino a giovedì 11 giugno a Predazzo, dove si disputeranno le Olimpiadi del 2026.

Primo allenamento per Danny Winkelmann, allenatore di salto della squadra maschile, che nello spirito di unità e collaborazione richiesto dal dt Rigoni seguirà con attenzione in questi giorni anche il lavoro delle donne. Con lui l'allenatore referente delle squadre azzurre e in particolare responsabile di quella femminile, Ivo Pertile, insieme a Pietro Frigo e Ivan Lunardi.

Sono presenti i soli Samuel Costa, Raffaele Buzzi, Daniela Dejori e Annika Sieff, mentre sono assenti Aaron Kostner, che sta ancora recuperando dall'infortunio, Veronica Gianmoena, a causa di alcuni impegni di studio, ed Alessandro Pittin.

Mentre nella vita privata ha appena festeggiato la nascita del suo terzo figlio, quella sportiva sta subendo diverse batoste. Dopo una stagione assai deludente e l’esclusione dalla squadra nazionale, nonostante sia campione del mondo in carica della 15km e abbia già assicurato il pettorale nel Mondiale di Oberstdorf del prossimo febbraio, Martin Sundby si è visto ora rifiutare la borsa dell’Olympiatoppen, un’organizzazione del Comitato Olimpico Norvegese che ha la responsabilità dell’allenamento e la preparazione dello sport d’elite nazionale.

La “borsa di studio” non è arrivata in quanto Sundby è rimasto fuori dalle squadre nazionali. Una brutta botta per il fondista trentacinquenne, che punta a chiudere la sua carriera proprio con i Giochi di Pechino, ma sembra sempre più lontano da poter raggiungere questo obiettivo. Per Sundby il problema non è la privazione del finanziamento, già in passato non l’ha ricevuto, in quanto ha troppe entrate, ma l’impossibilità di accesso alle strutture e ai professionisti dell’Olympiatoppen. Per esempio Sundby non potrà allenarsi con uno dei suoi importanti collaboratori, Morten Bråten, con il quale aveva già iniziato a lavorare da dieci settimane nell'ambito di un progetto "15km Oberstdorf 2021". Non possiamo completare il nostro progetto” ha quindi affermato amaramente il trentacinquenne a NRK.

Bella ed apprezzata l’offerta proposta dal Comune e da Apt Livigno nei confronti dei tanti sportivi presenti nella località, di potersi allenare in questi giorni sulla strada che conduce al Passo della Forcola ancora chiusa ai mezzi a motore.

Nell’attesa del 15 giugno, data in cui il Passo che collega Livigno al Canton Grigione di Poschiavo e dell’Engadina, verrà ufficialmente aperta al transito, tutte le mattine dalle 8.30 alle 11.30 i 4.5  chilometri di salita dalla pendenza media del 6% con i suoi 344 metri di dislivello, si trasformano in una sede di allenamenti davvero eccezionale. Sabato mattina a Livigno erano davvero tanti tra skirollisti e ciclisti che hanno potuto raggiungere il Passo della Forcola.

Atleti locali ma anche tanti campioni delle due ruote presenti in questo periodo a Livigno, dove non è di certo passata inosservata la presenza in sella alla sua bicicletta del campionissimo britannico nativo dell’Isola di Man, Mark Cavendish. Spazio ovviamente anche ai campioni del Livigno Team, con l’uomo Scott Mattia Longa a fare ripetute a bordo della sua mountain bike ad affiancare i fondisti dello Sporting Livigno al settimo cielo per poter “skirollare” in tutta tranquillità. “Certamente questa proposta del Comune di Livigno è stata una bellissima idea.

In un certo senso questo “transito libero” del Passo della Forcola, rappresenta la continuazione della nostra pista ciclabile un progetto che consente ovviamente la pratica dello sport in sicurezza. Speriamo che per il prossimo futuro, meteo permettendo, si potrà sfruttare questa opportunità che per ciò che mi concerne, rappresenta la salita ideale per svolgere sia in sella alla bici da strada che alla mountain bike, lavori specifici di forza intervallati. Ripetute su strada e discesa sullo sterrato cosa volere di più -commenta l’azzurro di mtb Longa-.

Dello stesso parere, l’ex nazionale di sci di fondo e attuale allenatore dello Sporting Livigno, Simone Urbani“Diciamocela tutta. L’Italia non è la Norvegia dove i fondisti possono allenarsi tranquillamente sulle strade senza essere stressati da continue “strombazzate di clacson.  Anche per noi e per i miei ragazzi questa è una buona opportunità per svolgere lavori particolari ed anche allenamenti a skating, disciplina che occupa più ingombro stradale e per questo motivo meno usuale”. 


Colto in flagrante sul Passo della Forcola in sella alla sua bicicletta da strada, rispolverando la sua gamba da ex atleta nazionale di sci alpino, abbiamo raccolto l’impressione dello stesso presidente di Apt Livigno, Luca Moretti: “Bellissima iniziativa voluta in questo momento di ripresa turistica e dove il nostro messaggio è quello di riproporre  lo slogan già da noi adottato: “Livigno Active”. Abbiamo colto l’occasione della non ancora apertura del passo della Forcola da parte del governo svizzero- che come spesso accade tende a temporeggiare per poter posticipare il più possibile l’apertura primaverile del transito di confine, ndr- per regalare ai nostri sportivi questa splendida occasione. Personalmente penso che dopo questo lockdown forzato, tutti quanti noi abbiamo capito l’importanza e la necessità del praticare sport in un contesto naturale. Io stesso sabato sono balzato in sella alla mia bicicletta da strada e mi sono recato al Passo della Forcola e devo dire che lo sport rigenera il fisico e la mente”. 

La Val Martello ed i suoi impianti riabbracciano gli azzurri. Da oggi (domenica 7 giugno) fino a sabato 13 è in programma il primo raduno della rinnovata Squadra A di biathlon.

Gli atleti tornano ad assaporare il clima agonistico, dopo settimane di allenamenti all'interno delle mura domestiche e di lavoro individuale. 

Giornata di pioggia, quella odierna, in cui i portacolori italiani si ritrovano per dare il via al raduno diretto da Andreas Zingerle, Andrea Zattoni, Klaus Höllrigl e Nicola Pozzi.

Così come ragazze e ragazzi della Nazionale anche la stessa Val Martello è pronta a "ripartire" dopo un periodo caratterizzato dall'emergenza sanitaria.

Georg Altstätter, presidente dell'ASV Martello e sindaco di Martello: "La squadra sta arrivando in queste ore, è un bel modo di ripartire sia per noi che per loro. Prossimamente ospiteremo la Svizzera ed a inizio luglio di nuovo gli azzurri. Poi vedremo, tutto dipende dall'evoluzione della situazione sanitaria. Le squadre, almeno in questa fase, tendono ad evitare viaggi e rimanere nel proprio paese. Fortunatamente qui il virus è stato sotto controllo, come dimostrano i numeri relativi ai contagi. C'è grande voglia di tornare alla normalità, dobbiamo farlo perchè l'economia non può restare ferma. Speriamo che anche i turisti, sia dall' Italia che dall'estero, possano tornare presto. Qualcosa già si muove, siamo fiduciosi."

Definite le squadre nazionali che difenderanno i colori dell'Austria del biathlon nella prossima stagione.

Non ci sarà Dominik Landertinger, bronzo nell'Individuale ai Mondiali di Anterselva, che ha annunciato il suo ritiro poco più di un mese fa.

SQUADRE AUSTRIA STAGIONE 2020/21

Squadra A Uomini:

Julian Eberhard (1986)

Simon Eder (1983)

Felix Leitner (1996)

Squadra A Donne:

Lisa Hauser (1993)

Katharina Innerhofer (1991)

Christina Rieder (1993)

Julia Schwaiger (1996)

Squadra B Uomini:

Harald Lemmerer (1991)

David Komatz (1991)

Lukas Haslinger (2003)

Patrick Jakob (1996)

Nikolaus Leitinger (1993)

Magnus Oberhauser (1998)

Thomas Postl (1999)

Sebastian Trixl (1997)

Squadra B Donne:

Anna Andexer (2003)

Anna Gandler (2001)

Femke Kramer (2003)

Victoria Mellitzer (2002)

Kristina Oberthaler (1998)

Tamara Steiner (1997)

Lara Wagner (2002)

Dunja Zdouc (1994)

 

Tornano ad allenarsi, tra Val Martello e Anterselva, gli atleti del biathlon italiano. Scattano oggi (domenica 9 giugno), infatti, i raduni della squadra A e del gruppo Juniores/Giovani, che si concluderanno sabato 13 giugno.

Squadra A al lavoro in Val Martello: convocati Dorothea Wierer, Lisa Vittozzi,  Dominik Windisch, Lukas Hofer, Patrick Braunhofer, Daniele Cappellari, Didier Bionaz, Tommaso Giacomel, Michela Carrara e Irene Lardschneider per un gruppo che si presenta come un interessante mix di atleti esperti e giovani da seguire.

Allenamenti ad Anterselva per squadra Juniores e Giovani guidata da Mirco Romanin. Fanno parte del gruppo maschile: Michele Molinari, David Zingerle, Iacopo Leonesio, Stefano Canavese, Elia Zeni, Marco Barale, Daniele Fauner e Nicolò Betemps. Nella squadra femminile: Beatrice Trabucchi, Rebecca Passler, Linda Zingerle, Martina Trabucchi, Sara Scattolo, Hannah Auchentaller, Ilaria Scattolo e Gaia Brunetto.

Nelle ultime due stagioni Francesca Franchi è cresciuta costantemente, arrivando ad ottenere anche i suoi primi punti in Coppa del Mondo, tre titoli ai Campionati Italiani di Gromo, uno assoluto e due Under 23, e infine il bellissimo bronzo nella staffetta mista dei Mondiali Under 23, dove è stata protagonista di una splendida ultima frazione. Una medaglia arrivata insieme a Simone Daprà, Martin Coradazzi e soprattutto con Anna Comarella. Il fatto di aver vinto questo bronzo insieme alla fondista veneta ha avuto un significato importante dal punto di vista simbolico, in quanto Franchi ha chiuso in questa maniera la sua avventura nelle categorie giovanili, che era iniziata con uno splendido argento nella staffetta del Mondiale Juniores del 2017, insieme proprio ad Anna Comarella, oltre che Martina Bellini e Cristina Pittin, chiudendo quindi un cerchio.

Queste quattro atlete, insieme a Caterina Ganz e Nicole Monsorno, faranno tutte parte della squadra Milano Cortina 2026, affidata a Renato Pasini, allenatore al quale la giovane Franchi sente di dovere molto. L’abbiamo contattata, interrompendo per qualche minuto il suo studio, dal momento che la giovane trentina delle Fiamme Gialle sta preparando il suo ultimo esame universitario, per parlare con lei della nuova squadra, del periodo di quarantena, dal quale è riuscita a trovare gli aspetti positivi, e della preparazione in vista della prossima stagione. L’impressione è come sempre quella di parlare con una ragazza molto più matura rispetto a quanto scritto sulla carta d’identità.

Ciao Francesca. Com’è stato tornare ad allenarsi all’aria aperta?
«È stato bellissimo, anche se non ho avuto problemi ad allenarmi anche a casa, perché fortunatamente mia mamma ha uno studio fisioterapico, così ho potuto utilizzare gli attrezzi e i rulli. Però mentalmente non è stato facile, perché non mi è mai piaciuta l’idea di stare chiusa in casa, in quanto per rilassarmi e scaricare ho sempre bisogno di camminare o correre. Mi mancava tutto questo. Appena è stato possibile riprendere a correre, ho fatto delle corse lunghissime, mi serviva proprio, mi sembrava quasi di essere tornata alle prime volte. È incredibile quanto a volte diamo per scontate cose come correre, uscire o fare due passi, quando in realtà non è così».  

Allenamento a parte, cos’hai fatto durante la quarantena? Hai scoperto qualche passione particolare?
«Mi sono concentrata tanto sull’università. Durante la stagione ho meno tempo per studiare, così mi sono impegnata tantissimo e ho dato molti esami. Ora ne manca solo uno ed è finita, quello di spagnolo, che mi sta facendo un po’ dannare (ride, ndr). Intanto sto preparando anche la tesi e le carte necessarie per laurearmi. Oltre a studiare ho anche cucinato, volevo rifare le ricette di mia nonna, alcune tipiche del trentino, altre meno. I risultati sono stati alterni, ma ci ho messo il massimo impegno. Poi sono stata tanto con mia mamma, abbiamo dipinto dei quadri assieme e creato oggetti in legno. Lei è molto artistica, io meno, ma è stato veramente bello stare assieme a lei. Ecco, la cosa sicuramente più positiva di questo periodo di quarantena è stato scoprire dei lati della mia famiglia che non conoscevo e mi sono piaciuti tutti. Per esempio, con mia mamma ho costruito un rapporto bellissimo, non che prima non l’avessimo, ma ora ci siamo legate ancora di più».

Parliamo ora di sci di fondo. Sei stata inserita nella squadra Milano Cortina 2026, nella quale ritrovi dopo alcuni anni Anna Comarella e Caterina Ganz.
«Mi piace e sono veramente felice di potermi allenare con Anna e Caterina. È una cosa importante perché sono un bel punto di riferimento, le stimo come persone ed atlete, loro lo sanno. Da anni ho sempre visto Caterina ed Anna molto forti, stare lì davanti, quindi sarà molto stimolante allenarsi con loro e vedere come affrontano l’allenamento. Sarà uno stimolo importante per me e le altre, anche perché loro hanno più esperienza rispetto a noi e ci daranno una grossa mano a crescere. Sarà divertente tirarsi il collo nei veloci, ovviamente quando si potrà tornare a farli senza preoccuparsi delle distanze».

Anche quest’anno, invece, ti allenerai con Martina Bellini e Cristina Pittin, alle quali sei molto legata.
«Pure la loro presenza mi aiuta moltissimo. Come ho detto spesso lo scorso anno, abbiamo un bellissimo rapporto. È importante andare d’accordo e fare gruppo, diventa tutto più semplice quando si va in ritiro e si crea un bel clima con compagne e allenatore, si vive tutto con maggiore tranquillità. Noi tre siamo cresciute tanto assieme e andiamo forte perché abbiamo tutte quel fuoco dentro di voler arrivare, trasmesso anche dal nostro allenatore, Renato Pasini, che ci aiuta a metterci continuamente in gioco proponendoci allenamenti sempre diversi. Non ci abbattiamo mai, ci aiutiamo a vicenda, ci stimoliamo, c’è una competizione sana anche in allenamento, che ci aiuta a dare sempre il cento per cento. Vogliamo migliorare assieme».

A completare il gruppo la nuova arrivata, la 2000 Nicole Monsorno. La presenza di una giovane così competitiva rappresenta uno stimolo in più?
«Tantissimo. Ricordo anche il mio primo incontro con Nicole, quando passai la prima estate da aggregata nelle Fiamme Gialle. Facevamo delle prove sui 15” e non c’era verso per me di vincere. Vedevo sempre questa piccolina che mi batteva di continuo e non ci stavo. Non sono ancora riuscita a rifarmi, ma questa estate vorrò certamente la rivincita. Comunque conosco molto bene Nicole, proprio perché fa parte del mio stesso gruppo sportivo, è una ragazza tosta e forte nelle sprint. Anche con lei sarà quindi stimolante allenarsi».

Per il terzo anno consecutivo il tuo allenatore sarà Renato Pasini. Quanto è importante per te avere questa continuità tecnica?
«Sono stata veramente felice quando Renato Pasini mi ha chiamato per dirmi che sarebbe stato ancora il mio allenatore. Da una parte credevo che non l’avrei più avuto, visto che non ero più Under 23. È importante per me avere un allenatore come lui, con il quale mi trovo a meraviglia, posso anche sfogarmi, parlare liberamente, esprimere le mie idee. Ritengo poi fondamentale essere seguita per più stagioni dallo stesso allenatore, significa conoscersi sempre meglio, consolidare nel tempo il rapporto di fiducia, migliorare come atleta. Sono felicissima perché con lui mi trovo benissimo, abbiamo costruito insieme un percorso che è stato fin qui molto positivo, conosce le mie doti e i punti deboli. Poi Renato sa metterti tanto entusiasmo, ti crea molti stimoli durante gli allenamenti, preparando un programma su misura e proponendo qualcosa di nuovo in ogni allenamento. È una sfida continua, ogni giorno è diverso e ciò ti aiuta a esprimere al meglio le tue potenzialità».

Come vivi il fatto che al momento si abbiano poche certezze sia sui raduni che in particolare sulle gare internazionali della prossima stagione?
«Non ci penso. Al momento sono concentrata a risolvere i miei punti deboli, soprattutto quelli mentali, che solitamente si tende un po’ a sottovalutare durante l’estate, quando si pensa soltanto al lato atletico. Ecco cercherò di curare meglio questo aspetto e capire come affrontare certe situazioni, anche grazie a Renato. Poi ovviamente l’obiettivo sarà presentarsi in forma alle gare, ma anche questi aspetti sono fondamentali per diventare sempre più competitivi».

Cosa significa entrare a far parte di un gruppo che la direzione agonistica ha denominato “Milano Cortina 2026”?
«Da un lato è una bella responsabilità, in quanto significa che la direzione agonistica crede in me e ritiene che abbia le potenzialità per rappresentare l’Italia nell’Olimpiade casalinga. Dall’altro è bello veder nascere un progetto che non punta solo al risultato immediato, ma a preparare una squadra per essere competitiva nel tempo fino al 2026. La cose che più mi piace è notare che si punti non solo sui singoli ma sul gruppo, c’è voglia di creare una squadra che funzioni e sia compatta. Per farlo serve più di un anno, ma creando una bella unione si costruisce una squadra in grado di ottenere risultati importanti con maggiore facilità».

Sta scalpitando in vista del raduno che partirà domani in Val Martello. Daniele Cappellari non vede l’ora di tornare a lavorare con i compagni di squadra. Il friulano, classe 1997, reduce dalla sua prima vera stagione in Coppa del Mondo e dalla partecipazione al Mondiale di Anterselva, è molto motivato dalla prospettiva di allenarsi con i quattro big del movimento azzurro, tirarsi il collo con i più giovani e soprattutto dimostrare alla direzione agonistica di aver fatto bene a puntare su di lui per il progetto “Milano Cortina 2026”. Di questo ne abbiamo parlato nell’intervista che l’atleta delle Fiamme Oro ci ha concesso.

Ciao Daniele. Scatterà domenica in Val Martello il primo raduno in vista della stagione 2020/21; sei pronto?
«Prontissimo. Finalmente possiamo partire nuovamente con gli allenamenti di gruppo, dopo un periodo nel quale ci siamo allenati da soli. Sono molto contento e non vedo l’ora di confrontarmi con gli altri. Si riparte».

Sei stato inserito nel neonato gruppo Milano Cortina 2026, che si allenerà con i quattro big azzurri, segno che la direzione agonistica crede in te; ciò cosa significa per te?
«Sicuramente mi ha fatto un grandissimo piacere essere stato confermato in Squadra A, posso solo essere contento di questo. Sinceramente fino all’uscita delle squadre non sapevo cosa aspettarmi, anche se ovviamente mi auguravo di esserci. Da una parte sono rimasto sorpreso nel vedere la presenza di noi giovani, mentre sono rimasti fuori atleti come Bormo (Bormolini, ndr) e Beppe (Montello, ndr), da anni presenti in Coppa del Mondo. L’obiettivo della federazione è quello di far crescere noi giovani per arrivare pronti a quell’appuntamento che è tanto importante per noi e per il paese. Ora devo ripagare la fiducia dei tecnici e crescere di livello».  

Cosa significa allenarsi con atleti di fama internazionale come Wierer, Vittozzi, Hofer e Windisch?
«È impressionante quanti stimoli riescono a darti in allenamento. Quando ti alleni nella squadra juniores, sei con i tuoi coetanei ed il livello è più o meno simile. Invece qui il confronto è con atleti molto più avanti di te, gente di calibro internazionale, che da anni è nel circuito che conta. Ciò ti stimola a tirare fuori il meglio di te in ogni allenamento. Dal punto di vista mentale e fisico avrò continuamente tante motivazioni per dare sempre il massimo e ciò potrà solo aiutarmi a crescere. Inoltre è importante stare con loro anche al di fuori dell’allenamento o la competizione, conviverci in appartamento, vedere come si comportano quando non gareggiano, come si rilassano o gestiscono la pressione. Bisogna sempre prendere appunti».  

Dall’altra parte, un altro stimolo immagino sia per te la presenza di Giacomel e Bionaz, due 2000 che hanno già fatto un esordio positivo in Coppa del Mondo.
«Si sono ampiamente meritati l’ingresso in Squadra A con una stagione veramente molto buona, Tommy è riuscito addirittura ad andare a punti all’esordio in Coppa del Mondo. Sono due giovani molto forti e credo possano stare benissimo a questi livelli. Non li vedo come una minaccia, perché considero una cosa positiva la presenza di atleti forti più giovani di me, in quanto si può imparare tanto anche da loro. Sono contento che siano entrati in squadra, anche perché pure io sono giovane e sarà bello vivere insieme a loro queste nuove avventure. Mi piace questo gruppo, è bello variegato».  

Quella passata è stata la tua prima stagione disputata quasi per intero in Coppa del Mondo; qual è il tuo bilancio?
«Direi mediamente positivo. Sono molto contento di essere cresciuto parecchio al tiro, anche perché a fine stagione ho addirittura scoperto di aver avuto la percentuale di Johannes Bø. Sono sicuramente meno contento delle mie prestazioni sugli sci, non sono mai riuscito a dare il meglio di me e mi è sembrato addirittura di andare più piano rispetto agli altri anni. Ne ho parlato con gli allenatori, i quali mi hanno spiegato che succede spesso al primo anno senior, in quanto ho svolto un carico d’allenamento superiore rispetto al passato, al quale il corpo non era abituato. In preparazione ho fatto circa un centinaio di ore in più rispetto agli anni precedenti, così quando sono arrivato all’inverno il fisico non è riuscito a dare il cento per cento. Gli allenatori però mi hanno detto che quest’anno potrò raccogliere i frutti del lavoro fatto e sicuramente lavoreremo in virtù di questo. Vedremo come va, sono fiducioso».

Cosa porti nel tuo bagaglio da questa prima stagione di Coppa del Mondo?
«Ho imparato a gestire meglio la pressione. Quando feci il mio esordio ad Oslo, sentii parecchio la presenza di tanta gente sugli spalti, così come ad Anterselva l’anno successivo quando feci l’esordio individuale. Piano piano ho imparato a gestire questa cosa, perché all’inizio il pubblico può distrarti, fai fatica a focalizzarti completamente sul lavoro da fare, sparare bene ed andare forte sugli sci».

Quanto vedi ancora distante la zona punti?
«Purtroppo lo scorso anno anche con un doppio zero non riuscivo ad avvicinarmi alla zona punti, tanto che non sono riuscito a raggiungere il mio obiettivo personale di qualificarmi all’inseguimento. Questo mi ha un po’ demoralizzato, perché sei lì che lotti, spari bene, ma non riesci a dare quel qualcosa in più sugli sci che sarebbe bastato per entrare almeno tra i sessanta. Purtroppo lo scorso anno non c’è stato proprio verso di riuscire a far girare queste gambe. In gara mi è sembrato a volte di correre per sopravvivere, piuttosto che farlo per aggredire la zona punti come avrei voluto. Da atleta cerchi sempre di dare il meglio e quando non ce la fai dà fastidio, è demoralizzante. Quest’anno proseguirò però nel mio lavoro, seguirò con grandissima fiducia i tecnici e sono convinto che se farò le cose per bene, non sia una cosa irraggiungibile conquistare i primi punti di Coppa del Mondo. Dovrò essere bravo a mantenere la stessa percentuale al tiro, riuscendo però ad andare più veloce sugli sci».

Lo scorso febbraio hai vissuto l’emozione di partecipare al Mondiale di Anterselva. Che esperienza è stata? In quei giorni hai mai pensato alla possibilità di essere lì nel 2026 per un’Olimpiade?
«Ovviamente il pensiero sulle Olimpiadi l’ho fatto e ho ancora più voglia di crescere e mantenermi poi su buoni livelli per esserci. Tutta la passata stagione è stata per me molto emozionante, in quanto era tutto nuovo, le piste, le tv e i media presenti. A queste cose si è aggiunta Anterselva, dove ero il più giovane della squadra, al primo Mondiale e per giunta in casa. Purtroppo ho fatto poche gare, ma in quei momenti mi sono divertito e soprattutto emozionato, da una parte è come essere riuscito a ottenere i miei primi punti. C’era molta folla, compresi tanti tifosi italiani, più rispetto all’anno precedente, che ci incitavano. È stato tutto molto bello».

Un’ultima domanda. In molti hanno criticato la presenza della super sprint nel calendario di Coppa del Mondo. Immaginiamo tu abbia un’opinione diversa, visto che in questo format sei salito sul podio in IBU Cup.
«A me piace (ride, ndr). Questo format rientra proprio nei miei parametri ideali, in quanto bisogna essere un tiratore veloce e preciso, inoltre in un giro così corto riesco a dare molto, perché sono un atleta più da sprint che da grande distanza. È una gara che è nelle mie corde, visto che vi ho ottenuto i miei unici podi in IBU Cup. Sono curioso di vedere come gestiranno questa gara in Coppa del Mondo. Io ovviamente spero di ripetermi, anche se sarà tutt’altro livello altra cosa. Ma al risultato pensiamo dopo».

Quando a Irene Lardschneider abbiamo chiesto come vada affrontata questa gara, ci ha risposto di chiedere a te, in quanto sei l’esperto. Allora spiegaci.
«La concentrazione deve essere sempre al massimo, perché ogni minimo particolare può fare la differenza essendo una gara molto breve. Non puoi permetterti di sbagliare, in quanto, anche se vai forte sugli sci, è difficilissimo recuperare. A me piace come format, è il mio, anche se ci vuole un po’ di fortuna, in quanto deve girare tutto perfettamente. Se rompi un bastoncino o cadi sei fuori, ma anche se hai un problema al poligono. Ad esempio, nella super sprint degli Europei mi si è inceppato il caricatore, così non sono riuscito a qualificarmi. Insomma, se ti accade una cosa del genere sei fuori dai giochi»

Pagina 56 di 687
Top