Redazione

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L'emergenza Coronavirus ha troncato sul più bello la stagione dello sci alpinismo con l'annullamento delle finali di Coppa del mondo a Madonna di Campiglio (valevoli anche come Campionato Europeo) e delle altre manifestazioni in programma nelle settimane successive.

Per l'azzurro Davide Magnini, portacolori classe '97 del Centro Sportivo Esercito, è stata un'altra annata importante, chiusa con il secondo posto assoluto nella classifica generale (alle spalle di Robert Antonioli) ed il primo tra gli Espoir (al suo ultimo anno nella categoria U23).

Una soddisfazione su tutte: il gradino più alto del podio nella Individual di Berchtesgaden, in Germania, in un podio tutto azzurro completato da Matteo Eydallin e Nadir Maguet.

Stagione in crescendo, quella di Davide Magnini, terminata con un altro successo di prestigio all'Epic Ski Tour.

Ora un po' di riposo forzato, tra allenamenti casalinghi e studio nella sua abitazione di Vermiglio.

Buongiorno Davide, sei soddisfatto della tua stagione a livello personale?

"Sono molto contento della mia stagione. Non ero partito nel migliore dei modi per via di un'infiammazione al tendine che mi ha anche impedito di prendere parte ai campionati italiani assoluti. Poi sono guarito e mi sono messo in forma. Nelle prime due tappe di Coppa del mondo mi è mancata un po' di esperienza nella gestione gara. Poi in Germania è arrivata la prima vittoria in CdM a livello assoluto, nell'individuale. E' stata la mia migliore prova, il giorno prima ero arrivato terzo, sempre assoluto, nella vertical."

A prescindere dagli ottimi risultati ti è dispiaciuto non completarla?

"Mi è dispiaciuto molto. Ero migliorato e mi sentivo sempre meglio dopo i problemi di inizio stagione. Sono riuscito ad impormi anche nell'ultima gara svolta, l'Epic Ski Tour, dove c'erano diversi atleti di prima fascia. Sarebbe stato bello fare le gare di Madonna di Campiglio, dove vado spesso. La tappa era valida anche per gli Europei, mi sarebbe piaciuto tanto competere per un podio agli Europei. Poi avrei voluto anche partecipare a manifestazioni del circuito Grande Course come l'Adamello Ski Raid di aprile ma purtroppo non è stato possibile."

Quali margini di miglioramento pensi ancora di avere?

"Spero e penso di averne ancora. Devo migliorare nei cambi e nella gestione gara. Lavorerò sulle gare lunghe, cercando di affinare la tattica."

La squadra azzurra si è confermata ai massimi livelli. Quanto è di stimolo il confronto con altri atleti così forti nella stessa squadra?

"Il livello di un atleta è alto se fa parte di questo gruppo. Essere tra i primi tre in Italia vuol dire essere tra i primi al mondo. Il ritmo delle gare, in Italia, è come quello di Coppa del mondo"

Come stai vivendo questo momento particolare?

"Mi alleno da casa e studio. La scorsa settimana ho conseguito la laurea triennale in Ingegneria dei Materiali, ora sto pensando a come portare avanti gli studi. Cerco di tenermi in forma con i rulli, giustamente non si può uscire in questo momento.

Come immagini il rientro?

"Non sarà di colpo normale, ci vorrà del tempo in cui dovremo continuare a tutelarci e condurre uno stile diverso da quello a cui eravamo abituati. Di certo non vedo l'ora di poter ricominciare a correre ed allenarmi."

L’addio di Stina Nilsson ha gettato nel caos lo sci di fondo svedese, che da un anno vive una crisi dirigenziale, nonostante gli ottimi risultati ottenuti dalla squadra femminile. Eppure proprio le donne sono le più arrabbiate.

La stessa Stina Nilsson, pur non indicando il licenziamento di Grip, avvenuto la scorsa primavera, come causa del suo addio, ha ammesso che questo ha comunque influenzato la sua decisione: «Aveva portato un’energia positiva all’interno della squadra, non credo di essere stata la sola a sentire la mancanza. Sicuramente è stato un anno turbolento e questo ha reso ancora più facile prendere questa decisione» ha affermato a Aftonbladet.

Secondo quanto riferito dall’Expressen, la squadra femminile sarebbe in crisi vera. Addirittura il sito svedese ha riferito che altre tre atlete di punta avrebbero maturato l’idea di abbandonare la squadra nazionale e allenarsi per conto proprio. Una fonte interna alla nazionale ha svelato: «Sono in corso tante discussioni in questo momento. Dobbiamo dare alle atlete le migliori condizioni possibili per avere successo. Se le sciatrici sono costrette ad abbandonare la squadra, allora abbiamo fallito».

Anche nella squadra maschile la situazione non è migliore, visto che i due allenatori, Mattias Nilsson e Fredrik Uusitalo sembrano decisi a lasciare. A rischio sarebbe anche lo staff medico della nazionale, guidato da Magnus Oscarsson.

Tornando alle donne, sotto accusa sarebbero i metodi d’allenamento, in particolare l’eccessiva attenzione data agli allenamenti sulla forza. In generale, però, a essere negativo è proprio tutto il clima che si è creato in squadra.

La crisi è nata dall’addio di Rikard Grip, allenatore responsabile della squadra femminile, licenziato nel marzo 2019 nonostante una stagione molto positiva. L'allora direttore del fondo, Johans Sares, aveva portato un nuovo allenatore, Jonas Peterson, ma entrambi sono stati a loro volta licenziati dal direttore federale Ola Strömberg. Così la squadra femminile è passata nelle mani di Magnus Ingesson e Stefan Thomson, le cui figure sono ovviamente a forte rischio.
Insomma un autentico caos, che va a colpire la squadra che nell’insieme è forse la più forte oggi nel panorama femminile, Johaug a parte.

Un altro importante addio nel fondo internazionale è stato annunciato questa mattina, quello di Eirik Brandsdal. A 33 anni l’atleta norvegese ha a posto fine a una carriera nella quale ha ottenuto nove vittorie, sempre nella sprint, 7 in classico e 2 in skating, compresa la gara disputata a Milano nel 2012, 24 podi totali in gare di Coppa del Mondo e quattro podi nella classifica finale coppa di specialità sprint senza mai vincerla. È riuscito a terminare la sua carriera con il bellissimo terzo posto ottenuto nella sprint in skating di Konnerud, il modo migliore per dire basta.

«È giunto il momento, ho deciso di smettere – ha scritto lo sciatore sul suo account instagram – inizierà una nuova vita ora che non dovrò più utilizzare tutte le mie forze per ottenere il miglior risultato possibile sugli sci. È giusto aver preso questa decisione. Ho sempre avuto la fame di andare meglio, ora non provo più questa fame e quindi penso che i più giovani meritino di avere il loro spazio. Sono incredibilmente orgoglioso di aver fatto parte della squadra di fondo norvegese negli ultimi 10 anni. Ho avuto tante esperienza e fatto parte di un fantastico ambiente nel quale sono stato in grado di maturare. L’ultima stagione ha avuto un finale particolare e il fondo diventa insignificante in confronto. Sono comunque felice di aver chiuso bene con il podio a Konnerud. In futuro mi allenerò ancora molto. Oltre a ciò non vedo l’ora di affrontare nuove sfide, tra le quali completare l’ultimo anno di studi in economia industriale».

Partiamo da una premessa fondamentale. Nonostante il momento drammatico, noi di Fondo Italia abbiamo pensato di andare avanti e continuare a scrivere di sport, facendolo anche con la giusta spensieratezza. Anche noi, come tutti voi, siamo preoccupati per quanto sta accadendo e ogni giorno siamo attaccati ai bollettini della protezione civile o al telefono per restare in contatto con amici e parenti, sapere come stanno. Riteniamo però giusto anche distrarci scrivendo di sport, creando una piccola isola dove poter ogni tanto dimenticare per due minuti quanto sta accadendo e respirare un po’. L’augurio è che anche voi possiate in qualche modo distrarvi con noi, restando ovviamente consapevoli che nella vita ci sono cose ben più importante dello sport.  (LA REDAZIONE DI FONDO ITALIA)

È stato un finale di stagione certamente molto particolare per gli sport invernali, perché a causa del diffondersi del nuovo coronavirus le competizioni si sono fermate anticipatamente, gli atleti sono tornati a casa e come tutti non possono uscire nemmeno per allenarsi.
Abbiamo contattato Dominik Windisch, per sapere come sta passando questo particolare periodo, approfittandone anche per tracciare con lui un bilancio della sua stagione.

Ciao Dominik. Come tutti, di ritorno dalla Finlandia, ti sei rinchiuso in casa. Cosa stai facendo?
«In realtà non sono nemmeno a casa ma in albergo con la mia fidanzata Julia. Appena tornato dalla Finlandia, ho preso i vestiti e sono andato con lei nel suo albergo di famiglia. Siamo solo noi due e la sorella. Sto vedendo tanti film, lei studia e io ne approfitto per disegnare e giocare con Nintendo Switch sfidando alcuni miei amici. Non mi sto allenando in questo momento, come comunque accade ogni anno quando chiudiamo la stagione. Cerco di prendermi un momento per staccare completamente, anche se solitamente ciò accade in aprile. Non ho nemmeno i soliti impegni extra biathlon. Poi vedremo quanto durerà questa brutta situazione, l’augurio è che passi il prima possibile. Nel caso debba allenarmi a casa, allora potrò fare esercizi di forza e un po’ di bicicletta sui rulli. Ma aspettiamo, l’augurio è che possiamo uscirne presto e soprattutto bene».

Quindi giochi anche online con i tuoi amici? Sfidi i compagni della nazionale?
«Gioco soprattutto a Mario Kart, ma non con i miei compagni di squadra perché nessuno di loro purtroppo ha Nintento Switch. Sto però organizzando un torneo dove l’Italia sarà rappresentata da me e i miei amici, e affronteremo i biatleti canadesi. Ho scoperto proprio durante il volo per Monaco che anche loro amano questo gioco. Poi non so, pensavo anche di lanciare delle sfide via instagram».

Parlaci un po’ della tua passione per il disegno.
«È una cosa che mi piace tantissimo, faccio soprattutto ritratti e caricature. Ho tanti amici che mi chiedono di disegnare qualcosa per i loro matrimoni o altri eventi, mi mandano foto e io disegno».

Hai fatto anche qualche ritratto ai tuoi compagni di squadra?
«Certo. Ho sempre pensato che una volta mi piacerebbe tanto fare un ritratto della squadra al completo. Ovviamente sono spesso cambiati in questi anni, quindi non è facile, ma pensavo che potrei anche fare un mega poster, stile Simpson, con tutti i compagni che ho avuto nelle mia carriera, per poi aggiungere pian piano ogni nuovo arrivato. Forse è arrivato il momento giusto per iniziare».  

Passiamo al biathlon. L’ultimo weekend di gara deve essere stato molto particolare per voi; è stato difficile concentrarsi sulle competizioni quando dall’Italia arrivavano notizie così tristi?
«Una volta indossato il pettorale riuscivo a concentrarmi sul lavoro da fare in gara, ma ovviamente non appena tornato dalla pista correvo a sentire ogni novità che arrivava dal nostro paese. Poi eravamo tutti un po’ preoccupati anche per il nostro cuoco, Arturo, che vive proprio nelle zone più colpite del nostro paese e non era con noi a Kontiolahti. Inoltre pensavamo anche a noi, non soltanto alla nostra salute, ma pure alla questione logistica in quanto ogni giorno la situazione cambiava e chiudevano nuovi confini. Più volte mi sono anche chiesto cosa sarebbe accaduto se qualcuno di noi fosse risultato positivo. Non ti nascondo che ho fatto un grande sospiro di sollievo una volta arrivato a casa».

Cambiando decisamente argomento: che voto dai alla tua stagione?
«Sono sincero, mi do un sette e vi spiego perché. A dicembre stavo bene e avevo iniziato ad ingranare, poi è arrivata quella maledetta caduta a Oberhof che mi ha causato numerosi problemi alle costole. Al tiro sentivo molto dolore e ho perso tante energie mentali, oltre che fisiche. Questo mi è costato tutto il mese di gennaio. Non è stato un momento facile, ma ho tenuto duro e non ho mollato, Poi al Mondiale ho vinto la medaglia nella staffetta mista partendo con il piede giusto, purtroppo non sono andato bene nelle prime gare individuali ma ho chiuso positivamente con la mass start. Questo mi ha dato fiducia e ho fatto bene nelle ultime due tappe della stagione a Nove Mesto e Kontiolahti. Nella mass start in Repubblica Ceca avrei anche potuto chiudere sul podio. Insomma, magari non è stata una stagione top, ma se considero le difficoltà di gennaio posso essere soddisfatto».  

Dopo la caduta di Oberhof, mentre tornavi in albergo, hai temuto anche solo per un attimo di aver messo a rischio il Mondiale?
«Si, avevo tantissima paura di non andare al Mondiale, era la mia preoccupazione più grande dopo la caduta. Fortunatamente, dopo avermi visitato, il dottore mi ha subito detto che in un mese sarei stato al meglio e mi ha calmato».

Certo visti i precedenti, ti converrebbe quasi saltare la tappa di Oberhof.
«Ah si (ride, ndr), se potessi scegliere una tappa da evitare probabilmente sarebbe quella. Anche Julia scherzando mi ha detto che non mi ci manda più. A questo punto se un giorno dovessi diventare papà, programmerei la nascita per il weekend di Oberhof, così avrei una scusa per non andare (ride, ndr)».

Fortunatamente sei andato al Mondiale e lì hai vinto l’argento in staffetta insieme a Lisa, Dorothea e Lukas; cosa hai provato quando ti sei trovato sul podio alla medal plaza di Anterselva di Mezzo?
«Emozioni difficili da descrivere, sicuramente è stato il momento più bello della stagione. Con tutte le difficoltà avute soltanto un mese prima, la sofferenza fisica, ho sentito che in quel momento ero stato ripagato di tutto. È stata proprio una bella emozione, perché lì erano presenti anche i miei genitori».

Quel giorno tu e Hofer avete dato quasi l’impressione di non sentire la pressione.
«Lukas effettivamente non l’ha sentita, era veramente tranquillo. Io invece ero agitato e teso, sentivo tanta pressione che arrivava proprio da me stesso. Ci tenevo tanto a fare bene quella gara. Essere ultimo frazionista non è mai facile, soprattutto in quel contesto, un Mondiale in casa ad Anterselva. Sono però riuscito a gestire bene la situazione e ho tirato fuori il meglio di me. Probabilmente l’esperienza maturata in questi anni mi ha aiutato. Forse avere un po’ di tensione in questi casi mi aiuta anche a tenere alta la concentrazione».  

Nel 2026 avrai 36 anni: dopo aver gareggiato nella tua Anterselva in un Mondiale, sogni di farlo anche alle Olimpiadi?
«Sicuramente ci sarò, se non da atleta almeno da spettatore. Il mio finale di carriera ideale sarebbe proprio chiudere ad Anterselva nel 2026. Vorrei che quella fosse la mia ultima gara, perché addirittura terminerei lì la mia stagione. Quello sarebbe il massimo per me, è dove vorrei arrivare. La strada però è ancora lunga, ogni anno dovrò vedere come starò, i risultati ottenuti e soprattutto le motivazioni. Senza dimenticare poi che alle spalle ci sono tanti giovani bravi che proveranno giustamente a inserirsi. Vedremo, però chiudere con Anterselva 2026 sarebbe il massimo».

A proposito di addii: che effetto ti ha fatto la notizia del ritiro di Martin Fourcade?
«È una sensazione stranissima, perché lui è sempre stato presente da quando io sono in Coppa del Mondo. Quindi non riesco ancora a pensare a un biathlon senza di lui in pista. Mi dispiace, ma sono però convinto che come sempre accade, quando smette un atleta fortissimo, ne arriva subito un altro. È accaduto con Poiree e Bjørndalen, sicuramente succederà lo stesso anche con Fourcade».

Effettivamente forse un grande già c’è: Johannes Bø.
«Si abbiamo già lui, ma scommetto anche che arriverà presto qualcun altro a sfidarlo, un atleta super forte che gli darà battaglia. Non so chi possa essere, magari uno tra Fillon Maillet o Jacquelin, che già sono lì. Forse sarà qualcun altro, ma sono convinto che nei prossimi due anni arriverà un altro fuoriclasse».

A Kontiolathi in cinque vi siete qualificati per l’inseguimento, una cosa che non accadeva da tanto tempo; sembra che l’arrivo dei giovani Giacomel e Bionaz abbia dato una carica in più a tutti.
«Questi due giovani mi piacciono tanto, perché vedo che sono motivati, hanno un potenziale molto alto, ci mettono impegno e testa. Poi vedremo dove arriveranno, perché sono ancora giovani e nei prossimi anni dovranno formarsi. Ma sono fiducioso, sono convinto che in futuro, oltre a loro, vedremo arrivare anche altri giovani, perché guardo i risultati delle categorie giovanili e noto che il livello in Italia sta crescendo».

Un’ultima domanda prima di salutarti: una campionessa del fondo come Stina Nilsson ha deciso di passare al biathlon; cosa ne pensi? Credi che possa diventare una big anche in questo sport?
«Secondo me passare dal fondo al biathlon non è così facile come a molti sembra, a meno che non sei un grande talento. Ecco, per esempio Denise Herrmann ha mostrato di esserlo perché ha imparato veramente tanto velocemente ed è stata impressionante, io stesso in vent’anni non ho ancora imparato tutto (ride, ndr). Forse un vantaggio nel passare al biathlon alla sua età è l’aver acquisito la maturità giusta per capire che questo sport è composto da tanti piccoli dettagli da curare alla perfezione. Se impari subito a fare le cose nel modo giusto, riesci a portarti dietro meno errori nel tiro rispetto a noi che abbiamo iniziato da bambini. Quando cominci da giovane, infatti, spari senza pensare e commetti degli errori che poi diventano abitudinari, quindi più difficili da correggere. Lei può sfruttare questo vantaggio, ma dovrà avere un ottimo allenatore e impegnarsi molto più degli altri. Sicuramente può fare bene, ma non sarà facile, perché non è scontato diventare un ottimo biatleta»

In Svezia avevano fatto molto scalpore le immagini, girate da SVT, che mostravano Stina Nilsson, la big del fondo svedese, con carabina in spalla presso il poligono di Östersund. Per tutto il pomeriggio sono quindi circolate molte voci sulla possibilità che la campionessa svedese cambiasse disciplina, seguendo la strada fatta Magdalena Forsberg.

Ora è stata la stessa Nilsson ad annunciarlo: svelando che aveva già scelto da tempo di provare a passare al biathlon, ma dopo le Olimpiadi del 2022, però nel periodo di convalescenza dall'infortunio ha avuto modo di pensare e ha affrettato questa decisione.

«La mia idea di base era di gareggiare nel fondo per altri due anni fino alle Olimpiadi e a quel punto lasciare dopo la stagione 2022 - ha affermato Nilsson - ma a causa del mio infortunio ho avuto un po di tempo per pernsare e provare il tiro e ho deciso di non voler aspettare più. È troppo divertente. Sono affascinata dalla sfida del biathlon, nel quale penso la routine del fucile e l'imparare tutto sull'arma sia la sfida più grande, ma è una sfida che non vedo l'ora di affrontare. Posso solo allernami un po' di più su questo. Penso che insieme ai biatleti possiamo aiutarci a vicenda. Sicuramente posso essere un'ottima compagna di allenamento sugli sci, mentre ho tonnellate di cose da imparare sul tiro».

Stina Nilsson lascia comunque aperta una porta al fondo per il futuro: «Voglio ringraziare la Federazione Svedese di Sci per questi anni importanti e divertenti. In ogni caso non sto cambiando mondo completamente, sento di poter partecipare ad alcuni eventi di fondo in futuro. Mi piacerebbe se biathlon e fondo potessero andare un po' pari passo per me. Ambisco a essere ancora un'ottima sciatrice in futuro e gareggiare per il mio sci club IFK Mora».

L’emergenza causata dalla diffusione del nuovo coronavirus, Covid-19, sta causando notevoli problemi anche sull’economia e di riflesso sul mondo dello sport. A risentirne immediatamente è stata la nazionale più ricca nelle discipline invernali, la Norvegia, la cui federazione ha riscontrato una perdita immediata di 27 milioni di corone, pari a oltre due milioni di euro. Perdite dovute alla cancellazione di eventi che avrebbero attratto molto pubblico, come il Raw Air di salto, ma anche allo svolgimento a porte chiuse della tre giorni di Holmenkollen e alla cancellazione di tutti i Campionati Nazionali.

La Federazione Norvegese di Sci, però, teme di poter subire un contraccolpo ancora peggiore. La Norvegia è infatti in piena crisi economica, tanto che la Banca Centrale Norvegese ha tagliato per ben due volte in due settimane i tassi d’interesse, portandoli a un minimo storico. Una misura necessaria per aiutare l’economia norvegese che sta continuando a peggiorare. Come in Italia, per l’emergenza coronavirus, tante aziende hanno chiuso o ridotto l’attività, ci sono stati licenziamenti e la disoccupazione è aumentata. Senza dimenticare il crollo del prezzo del petrolio, che ha avuto un forte impatto, se si considera che grazie ai giacimenti petroliferi del Mare del Nord la Norvegia è il maggior produttore di petrolio nell’Europa Occidentale, tanto che questo rappresenta il 52% delle esportazioni nazionali e il 25% del PIL. Ovviamente è crollata anche la corona norvegese, che si è fortemente deprezzata.

Tanti sponsor, quindi, potrebbero allontanarsi e non investire il prossimo anno sugli sport invernali. Al momento, per esempio, è in scadenza il contratto con Sparebank1, sponsor principale delle nazionali, il cui rinnovo non sembra certo.

Insomma, in Norvegia stanno ragionando come muoversi, tenendo anche d’occhio l’attuale situazione. Sono già saltati i raduni primaverili, quindi ogni atleta si allenerà da solo, almeno all’inizio, ma sono in forte dubbio anche quelli estivi. Ma soprattutto bisognerà fronteggiare un pesante abbassamento dei costi, che potrebbe portare anche a squadre meno numerose, come ammesso da Espen Bjervig, responsabile dello sci di fondo, a NRK: «Ovviamente questa situazione economica ci costringerà a cambiare qualcosa nel numero di atleti e tecnici. La cosa più importante, però, sarà avere una squadra e un’organizzazione abbastanza buone per permetterci di vincere ancora la Coppa del Mondo e tante medaglie mondiali. Uno o due atleti in meno oppure anche di più? Non so, tutto è possibile, vediamo cosa accadrà perché qui le cose cambiano molto velocemente. Gli investimenti fatti dalla Federazione Norvegese di Sci riflettono la situazione economica del paese. Dipendiamo dai nostri partner economici, quindi ci auguriamo che le cose andranno bene e possano continuare a supportarci».

Già precedentemente all’emergenza coronavirus la Federazione Norvegese sembrava intenzionata a tagliare il numero di componenti della propria squadra èlite di fondo (12 donne e 15 uomini), ora è inevitabile e forse sarà un taglio anche pesante. L’allenatore della squadra femminile, Ole Morten Iversen, ha dichiarato a Dagbladet che i tagli “potrebbero essere uno o cinque, forse anche di più. Ridurre il numero degli atleti è una logica conseguenza dell’abbassamento del budget”.

Se ne saprà forse di più a fine aprile, quando dovrebbero essere annunciate le squadre.

Durante l'epidemia causata dal nuovo coronavirus, gli atleti professionisti hanno sposato appieno il concetto di “io resto a casa”, qualcosa in più di un semplice hashtag, ma una necessità se si vuole uscire il prima possibile da questa tragedia che ha colpito il mondo intero. Oltre a fermarsi, quindi, alcuni sportivi hanno anche deciso di mandare un messaggio ai tanti appassionati che hanno voglia di uscire di casa e fare sport nonostante i governi raccomandino di stare a casa.

Vi abbiamo riportato nel primo pomeriggio la lodevole iniziativa di Johannes Klæbo, che ha utilizzato il proprio canale Youtube per un allenamento live con tanti sportivi. In Italia sta facendo qualcosa di simile Elisa Brocard, che dalla sua Valle d’Aosta sta pubblicando sui propri social i video dei suoi allenamenti quotidiani. La valdostana dell’Esercito, giunta un mese fa 13ª nella durissima mass start in skating di Meraker, ha capito di poter essere un ottimo esempio per tanti così, aiutata dal compagno Eric Benedetto, fisioterapista e preparatore atletico della nazionale, che ha avuto l’idea, ha iniziato a condividere i suoi allenamenti.

«Ovviamente, essendo un’atleta, devo mantenermi attiva anche in questo periodo a casa – ha affermato Elisa Brocard a Fondo Italiacosì ho proseguito con i miei allenamenti. Il mio compagno Eric Benedetto, quindi, si è fatto venire questa idea di dare l’opportunità a tutti di seguire un programma di allenamento, senza uscire da casa, come giustamente ci è stato richiesto. Lui non ha i social e per questo motivo abbiamo utilizzato i miei. Io alla fine eseguo soltanto gli esercizi, ma è lui ad aver avuto l’idea di mettere i video e inventarsi gli strumenti da utilizzare per svolgere questi allenamenti anche con mezzi meno convenzionali, proprio per consentire a tutti di seguire questo programma».

In pochi giorni Elisa Brocard ha avuto già tanti feedback positivi: «Mi ha fatto molto piacere aver ricevuto in questi giorni tanti messaggi da parte di atleti professionisti, giovani atleti o semplici amatori, che stanno utilizzando i miei esercizi come spunto. Sono felice di essermi resa in qualche modo utile in un periodo difficile per tutti».

Tanti sportivi stanno faticando a restare a casa in questi giorni, nonostante le giuste indicazioni dei governi, ma non Elisa Brocard, consapevole dell’importanza di non uscire di casa. «Devo ammettere che non mi sta pesando molto, anche perché a casa ho un sacco di cose da fare, che ovviamente sono costretta a mettere da parte del corso della stagione. Certo, da una parte mi è dispiaciuto non sfruttare la neve e continuare a sciare, ma ci siamo chiusi in casa come richiesto e ne ho approfittato per fare pulizie e mettere in ordine un po’ di cose, visto che durante la stagione facciamo entrambi tanti viaggi ed è impossibile sistemare. Poi ovviamente mi tengo attiva, anche un po’ per distrarmi, fare esercizio è molto importante in questo senso sia fisicamente che mentalmente. Dobbiamo renderci conto che siamo molto fortunati a poterci ugualmente allenare, se consideriamo che lì fuori c’è gente che sta vivendo un vero incubo, momenti ben peggiori rispetto al dover restare semplicemente a casa. Inoltre per noi sciatori non è un grande problema nemmeno sportivamente, la nostra stagione era praticamente finita. Sicuramente qualche pensiero in più lo avranno gli atleti che oggi si allenano e non sanno se avranno una stagione estiva, se riprenderanno o se andranno alle Olimpiadi. Ma questo, come il rinunciare ad uscire o alle ferie, è nulla in confronto a ciò che sta accadendo. L’importante da parte nostra è restare tutti a casa, il più possibile. Io per esempio sono uscita giusto una volta per fare la spesa, ma è finita lì. Da quando ci siamo chiusi in casa non ho nemmeno visto i miei. Anche se abitiamo nello stesso paese, abbiamo deciso di comunicare solo attraverso videochiamate. Se tutti riuscissimo ad evitare le uscite superflue, forse ci libereremmo prima da questa situazione».

Inevitabile chiederle anche un pensiero sul caos legato alle ultime tappe della Coppa del Mondo, in particolare quella di Quebec City, cancellata soltanto dopo che quasi tutte le squadre avevano già abbandonato il Canada. «Credo che la FIS in questo caso non abbia fatto una bella figura, perché questa decisione andava presa prima. La situazione era già abbastanza grave, infatti, prima che molte nazioni raggiungessero il Canada, anche perché quando mio zio, Marco Brocard, era in viaggio con Federico Pellegrino per le gare in Quebec, l’OMS aveva già dichiarato la “pandemia”. A quel punto la federazione internazionale doveva fermare tutto, invece è andata avanti fino a quando sono stati gli atleti e le federazioni nazionali a fermarsi. Guardandomi attorno, però, vedo che anche negli altri sport le federazioni internazionali si sono fermate tardi, purtroppo»

Sicuramente Johannes Klæbo, oltre a essere un grandissimo campione in pista, è molto influente anche fuori dalla competizione. Il vincitore di due coppe del mondo, giunto secondo quest’anno nella classifica generale, ha ben 107mila iscritti sul proprio canale Youtube.

Klæbo ha deciso quindi di rendersi utile proponendo una sessione di allenamento live per tutti coloro che sono a casa in questo periodo di emergenza per la diffusione del nuovo coronavirus.

«Nessuno di noi non ha esperienza con una situazione simile – ha affermato Klæbo a Nettavisenanche noi atleti stiamo evitando di allenarci insieme. Ognuno magari può andare da solo nel bosco oppure allenarsi a casa. Nella stessa situazione ci sono tanti appassionati di sport, così ho pensato di utilizzare il mio canale YouTube per uno streaming live, perché è importante mantenerci in forma ora che scuole e luoghi di lavoro sono chiusi. Qui tutti possono partecipare a questa sessione di allenamento. Ovviamente ognuno può controllare l’intensità e se ha voglia di fare una pausa può fermarsi. Se riesci a tenere il passo con la sessione lo fai, altrimenti niente. Non c’è bisogno di particolari attrezzature per partecipare».

Per Klæbo è fondamentale non fermarsi: «Alla fine tornerà la vita di tutti i giorni e forse l’esercizio fisico può aiutare a tornarci più velocemente. Dobbiamo pensare alle precauzioni e ridurre il rischio di infezione da un lato, pur permettendoci di essere fiduciosi dall’altro. Non dobbiamo smettere di vivere, anche per la maggior parte di noi è difficile adesso».

Il numero uno dentro e fuori la pista.

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