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La svedese: "Sono preoccupata, ma sento di avere la piccola responsabilità di mandare energia positiva alla società"

Foto di Flavio Becchis

Foto di Flavio Becchis

 

Era stata indicata alla vigilia della stagione come l’unica atleta in grado di battere Johaug, perché la più forte nelle sprint e già in grado di avere la meglio sulla norvegese anche in una distance, avendola battuta un anno fa nel tour nordamericano di fine stagione. Il 2019/20 di Stina Nilsson, però, è stato tutt’altro che positivo, a causa di un infortunio che l’ha debilitata, quasi svuotata, nelle prime uscite stagionali, per poi metterla completamente fuori dai giochi dopo il via del Tour de Ski a Lenzerheide.

La svedese è quindi rimasta in patria cercando di recuperare al meglio fisicamente per ripartire da protagonista il prossimo anno, quando anche nelle sprint troverà una concorrenza ancora più alta. Ora Stina Nilsson sta bene, potrebbe anche allenarsi al meglio, ma ha affermato all’Expressen, che preferisce ancora aspettare: «Mi sento veramente bene – ha dichiarato la svedese – potrei veramente iniziare ad allenarmi e spingere al massimo già domani, ma mi prendo questo tempo e lascio che tutto guarisca correttamente».

La svedese ritiene più giusto, quindi, restare a casa in attesa che l’emergenza coronavirus si abbassi e tutto torni alla normalità. Come tutti, anche Stina Nilsson è molto impressionata da quanto sta accadendo. «Dopo l’esplosione di questa epidemia, mi sono resa ancora più conto di quanto lo sport sia piccolo a confronto. Inizialmente ho pensato non fosse qualcosa di preoccupante, poi questo virus ha iniziato a diffondersi ed è diventato un duro colpo. Non soltanto perché tante persone si sono ammalate, ma anche perché da un momento all’altro tutto si è fermato, l’intera comunità ha iniziato a chiudere».

Stina Nilsson ha ammesso di essere preoccupata: «È ovvio che ci vorrà molto tempo prima che tutto torni alla normalità, quindi sono preoccupata. Inizialmente non avevo capito quanto fosse grande questa problematica. Stare a casa? Noi sciatori questo già lo facciamo normalmente, se abbiamo anche solo un raffreddore, abbiamo imparato a non uscire mai, a isolarci ed essere estremi in questo senso».

Con oltre 128mila follower su Instagram, però, Stina Nilsson ritiene di avere una responsabilità e vuole utilizzarla per mandare messaggi a coloro che in questo momento sono giustamente preoccupati per quanto accade: «Sono preoccupata da questa situazione proprio come tutti gli altri, ma in questo momento sento di avere la piccola responsabilità di mandare un po’ di energia positiva nella società».

Archiviata la sua 37^edizione la Gran Fondo Val Casies ha subito dato appuntamento alla prossima, la numero 38, in programma il 20 e 21 febbraio del 2021.

L'emergenza Coronavirus ha graziato quella da poco conclusa, svoltasi a metà febbraio (15 e 16), dunque pochi giorni prima che la situazione degenerasse in Italia. Un annullamento avrebbe messo nei guai gli organizzatori che, invece, hanno potuto garantire il regolare svolgimento della manifestazione, chiusa con un ottimo successo in termini di partecipanti, pubblico ed ascolti televisivi.

Dal 1° giugno scatterà il via alle iscrizioni per la GF Val Casies 2021

Walter Felderer, presidente del comitato organizzatore: "Pensare alla prossima edizione è anche un modo per guardare avanti, dobbiamo farlo. Quest'anno è mancato davvero poco che non riuscissimo a fare la manifestazione per via del Coronavirus. Se fosse stata in programma una settimana dopo sarebbe probabilmente stata annullata e per noi ci sarebbe stata una perdita di almeno 250mila euro. Da questo punto di vista siamo stati fortunati. E' andata davvero molto bene con 2300 partecipanti di cui 1000 italiani, numero in aumento. Anche la diretta RAI ha fatto numeri incredibili, con oltre mezzo milione di ascolti. E' segno che il fondo in Italia piace ancora ed anche la nostra Gran Fondo. E' in aumento anche il numero di atleti giovani, tra i 20 e i 30 anni, che partecipano. Ci aspettiamo di andare bene anche nella prossima edizione. Ora pensiamo ad uscire da questa situazione, ci vorrà ancora un po' di tempo ma ce la faremo. Naturalmente mi unisco all'appello delle autorità a rimanere in casa."

Sono giorni duri, terribili, in Lombardia, regione in prima linea nell'emergenza internazionale Coronavirus. I bollettini quotidiani raccontano di una guerra e non è più possibile non prenderne atto.

Il mondo degli sport invernali, la cui stagione è stata dichiarata conclusa anzitempo, attende novità per capire come impostare il futuro. 

Ma il quadro attuale è molto complicato, caratterizzato da mille incertezze.

Il presidente del Comitato FISI Alpi Centrali Gianfranco Zecchini: "Speriamo che tutto finisca presto. Ci sono morti ogni giorno, persone intubate, è una situazione difficilissima. Questa problematica, a livello generale, è stata sottovalutata ed ora sta degenerando. E' un enorme problema anche per il mondo dello sport, non solo i nostri sport invernali e non solo in Italia. Lunedì sera ho svolto una video conferenza con i miei consiglieri e con i presidenti dei comitati provinciali. Cerchiamo di prendere questo periodo come se fosse una normale pausa e capire come ripartire. Devo dire che diversi dei partecipanti non hanno fatto interventi, proprio perchè è difficile sapere cosa proporre in questo momento. La situazione è e sarà complicata anche economicamente per tutta la federazione, dal livello nazionale a regionale, fino a quello provinciale. Il contesto rende difficili le sponsorizzazioni e non sappiamo come inciderà sull'umore della gente. Al Comitato Alpi Centrali stiamo ragionando sul da farsi, con molta attenzione. Tra l'altro sto lavorando per assicurare i contributi federali all'attività giovanile. Non è facile essere ottimisti adesso, ma dobbiamo sforzarci di esserlo. La raccomandazione è quella di restare a casa e rispettare tutte le restrizioni previste!"

Un caso di positività al coronavirus è stata registrata in occasione della tappa della Coppa del Mondo di fondo a Quebec City, che poi non si è però disputata. Lo hanno comunicato le autorità canadesi, attraverso un messaggio del Comitato di Medicina dello Sport Canadese: "È stato confermato un caso positivo al coronavirus nell'evento della Coppa del Mondo di fondo a Quebec City. Si tratta di uno straniero che è stato isolato al suo arrivo, ma i membri canadesi sono stati avvisati di andare in quarantena per 14 giorni".

Al momento quindi non è stata chiarità l'identità della persona, ma si tratta di un tecnico di una squadra straniera, quindi non canadese. L'ha riferito al portale finlandese YLE l'allenatore della squadra nazionale finlandese, Matti Haavisto, che ha poi specificato anche che gli atleti finlandesi, già autonomamente in quarantena, verranno presto tutti testati.

 

Sempre in Finlandia, secondo quanto riferito da mtvuutiset, sarebbe proprio finlandese il tecnico risultato positivo. Si tratterebbe di Ville Oksanen, che già da mercoledì scorso si era autoisolato quando, arrivato a Quebec City, aveva scoperto della positività di una persona presente a un matrimonio al quale aveva partecipato soltanto pochi giorni prima.

È stato l’ultimo atto ufficiale della stagione del fondo giovanile, il Mondiale Juniores e Under 23 di Oberwiesenthal, dal quale l’Italia è tornata a casa con delle buonissime sensazioni grazie ai quattro bronzi conquistati. Un bottino interessante e forse anche inatteso, che dimostra quanto il fondo italiano in realtà abbia carte da giocarsi.
La cosa che più è risaltata agli occhi è stata la voglia di combattere dei giovani azzurri. Ad iniziare, in ordine cronologico, da Mattia Armellini, che si è battuto come un leone nella sprint Under 23, cogliendo un argento magari fortunoso sotto certi aspetti, essendoci state alcune cadute nel corso della gara, ma sicuramente meritato per grinta e capacità di reagire alle situazioni che si sono andate a creare nel corso della gara. Deluso dalla sprint juniores, dalla quale si aspettava di più, Davide Graz ha vinto un bellissimo bronzo nella 10 km in classico, alle spalle di due giovani che sono qualcosa in più di semplici promesse, lo statunitense Schumacher e il tedesco Moch. Poi è arrivata la medaglia che forse più ha emozionato, quella della staffetta maschile juniores, giunta al terzo posto grazie a un incredibile finale di Francesco Manzoni, che con il cuore è rientrato sullo svizzero Grond, portando a medaglia il quartetto completato da Gasperi, Graz e Ticcò, capaci tutti di fare la loro parte. Infine l’ultimo bronzo, quello della staffetta mista Under 23, con Anna Comarella, Simone Daprà, Martin Coradazzi e Francesca Franchi, autori di una gara perfetta, dove non è mancato il carattere quando è servito a restare agganciati.

Risultati positivi, che si sono aggiunti però anche ad altri bei segnali lanciati dai giovani italiani nel corso dell’anno. In campo maschile, per esempio, Daprà e Graz hanno ottenuto i loro primi punti in Coppa del Mondo, così come i ’96 Ventura e Hellweger. I due trentini, una volta utilizzati con continuità nello Ski Tour hanno dimostrato di saper imparare in fretta. Il ’97 Lorenzo Romano è riuscito a guadagnarsi due convocazioni in Coppa del Mondo, ottenendo anche i suoi migliori risultati in OPA Cup. Già da due anni in squadra A, la ’97 Anna Comarella è stata la miglior azzurra nella classifica generale di Coppa del Mondo, ha disputato un ottimo Tour de Ski e nonostante un fastidioso problema alla schiena, è riuscita a mettersi in mostra pure nella prima tappa dello Ski Tour scandinavo. Solo Il Mondiale Under 23 non ha accontentato le sue aspettative. Francesca Franchi ha ottenuto i suoi primi punti in Coppa del Mondo e confermato la grande crescita già avuta lo scorso anno, dimostrandosi atleta dalle grandi potenzialità. Con lei sono poi cresciute molto anche Cristina Pittin e Martina Bellini, come hanno confermato nel Mondiale Under 23. Soprattutto la bergamasca, se si riprendono le classifiche della passata stagione, ha fatto notevoli passi avanti. Dopo aver sofferto nella prima parte dell’anno anche Martin Coradazzi ha confermato le proprie qualità nel momento clou del Mondiale.

Pure tra gli juniores, tolto Davide Graz, sul cui talento non ci sono dubbi, sono emersi alcuni elementi interessanti, in particolare nelle sprint. Francesco Manzoni è stato in grado di vincere in OPA Cup Junior, proprio davanti al sappadino, battuto pure agli Italiani di Schilpario, prima dell’impresa nella staffetta. Riccardo Bernardi è praticamente sempre salito sul podio nelle sprint di OPA Cup Junior, mentre nel giorno della staffetta Ticcò e Gasperi hanno confermato i passi avanti fatti quest’anno. Tra le donne, invece, Monsorno è arrivata addirittura a esordire in Coppa del Mondo, disputando una grande stagione, mancando purtroppo proprio la sprint mondiale ma dimostrando in staffetta la propria indole combattente. Emilie Jeantet ha fatto notevoli passi avanti rispetto allo scorso anno, sfiorando anche il podio mondiale, mentre Di Centa e Maj hanno sempre risposto presente, con la seconda cresciuta moltissimo nell’ultimo anno.

A questi aggiungiamoci anche il campione mondiale juniores di Lahti, Luca Del Fabbro, che ha pagato lo scotto del cambio di categoria ma soprattutto di un infortunio che l’ha condizionato per tutta la stagione. Nel finale avrebbe voluto finalmente raccogliere, ma purtroppo l’annata si è chiusa anticipatamente per i motivi ben sappiamo. Un talento che va valorizzato e tutelato, perché non nascono tutti i giorni atleti così.

Forse non ci sarà il Pellegrino della situazione, ma possiamo comunque dire che a sei anni dalle Olimpiadi di Milano e Cortina, l’Italia ha materiale su cui lavorare, visto che agli atleti sopra citati possiamo aggiungerne altri come i ’95 Caterina Ganz e Stefan Zelger, i ’96 Abram, Serra e Gabrielli, il ’98 Mocellini o il ’99 Dellagiacoma. Senza dimenticare, comunque, che nel 2026 De Fabiani sarà ancora presente. Bisognerà però cercare di valorizzare questi ragazzi, dargli fiducia, fargli capire che l’impegno pagherà, fargli sognare quei Giochi, stimolarli, creare soprattutto entusiasmo perché a volte l’impressione è che sia mancato proprio quello.

Come? Ci rendiamo conto che non è facile pensare al presente (non dimentichiamoci che l’anno prossimo ci sono i Mondiali di Obewiesenthal e tra due anni le Olimpiadi di Pechino) e al futuro contemporaneamente, perché bisogna mettere nelle migliori condizioni possibili anche gli atleti in grado già oggi di portare risultati di rilievo. Si dovrà quindi trovare il modo di portare avanti due progetti paralleli che possano insieme sollevare lo sci di fondo azzurro presente e futuro. In ogni caso la soluzione dovranno trovarla coloro che sono molto più competenti di noi in materia, aiutati con ogni mezzo dalla FISI, che con un'Olimpiade italiana all'orizzonte dovrà tornare a investire su una disciplina che ha fatto la storia degli sport invernali nel nostro paese, al di là dai risultati immediati, che comunque grazie ad alcuni elementi di spicco siamo fiduciosi che continueranno ad arrivare. L'obiettivo sarà vedere questi atleti con voglia e convinzione nei propri mezzi, a proprio agio ed entusiasti mentre sognano un’Olimpiade. Ovviamente qualcuno di loro si fermerà lungo la strada, non tutti arriveranno al livello necessario per competere in certi ambiti, ma il fondo italiano dovrà avere la consapevolezza di aver fatto di tutto per permettergli di lavorare e crescere al meglio, sfruttando anche l’esperienza di chi, davanti a loro, dovrà aiutarli a entrare nel mondo dei grandi. Facciamogli sentire che l’ambiente crede in loro, diamogli fiducia. 

La stagione 2019/20 si è conclusa anticipatamente dopo la decisione di non disputare la tappa di Oslo. Così la Coppa del Mondo si è decisa a Kontiolahti con delle gare emozionanti che hanno incoronato l’azzurra Dorothea Wierer e Johannes Thingnes Bø come vincitori della classifica generale. In Finlandia, però, non c’è stata solo la festa per l’italiana e il norvegese, le gare di Kontiolahti hanno anche segnato l’addio di due campioni come Martin Fourcade e Kaisa Mäkäräinen.

Insomma tanta carne al fuoco nell’ultima puntata della stagione de “Il punto di Pietro Dutto”, nella quale l’ex biatleta ha reso omaggio a coloro che hanno lasciato, ai vincitori e infine fatto un bilancio di una stagione vissuta in nostra compagnia. Abbiamo quindi deciso di dividerla in due parti.

Dopo aver pubblicato ieri la parte dedicata alla Coppa del Mondo femminile, oggi è il turno di quella maschile, nella quale Dutto ha celebrato Johannes Bø, che si è confermato leader indiscusso della Coppa del Mondo, e Martin Fourcade, ritiratosi al termine di una carriera straordinaria.

Pietro, ovviamente partiamo dal grande addio di Martin Fourcade. Come hai reagito quando hai letto quel post su facebook venerdì sera? Cosa avrà spinto il fenomeno francese a prendere questa decisione?
«Mi sono letto il post e subito dopo ho anche guardato tutta la diretta de L’Equipe con lui. Sinceramente non mi aspettavo che avrebbe preso questa decisione. Lui stesso dice di averlo fatto negli ultimi giorni, anche se altri affermano che era già nell’aria. Secondo me è stata dettata dal fatto che è consapevole di aver disputato una grandissima stagione, ma allo stesso tempo si è reso conto di non essere più il Fourcade di un tempo. Così dopo aver riscattato l’annata passata, che per lui era stata veramente dura, ha preferito lasciare ancora da vincente, visto che si è portato a casa due ori mondiali e altrettante coppe di specialità. Per me ha preso la decisione giusta, soprattutto perché si percepiva guardandolo, che soffrisse il fatto di non essere più dominante come un tempo. Quello che ha fatto quest’anno è comunque tantissimo, quindi ha lasciato da campione».  

Il tuo ricordo personale di Fourcade? Hai qualche aneddoto?
«In particolare ne ho uno legato a Oslo 2013. A due giorni dalla gara mi trovavo nello ski room e arrivò Patrick Favre, allora allenatore della squadra azzurra. Mi disse che Martin Fourcade aveva bisogno di un paio di sci da alternato, che noi utilizziamo solitamente per il defaticamento. Avendo anch’io Rossignol, come il campione francese, mi chiesero se potevo prestarglieli. Così andai da Martin con il mio paio di sci e andammo in giro insieme per la collina di Holmenkollen parlando del più e del meno, lui in classico e io in skating. Fu un momento piacevole. Anche successivamente fu molto riconoscente nei miei confronti per quel gesto».

Quanto mancherà un personaggio come lui al biathlon dentro e fuori la pista?
«Dal punto di vista agonistico mancherà molto ma credo non in maniera così esagerata come tanti pensano. Credo che il livello maschile sia altissimo e il ricambio arriverà molto velocemente. Magari entro un paio di stagioni avremo il fenomeno che lotterà spalla a spalla con Johannes Bø. Certo l’anno prossimo mancherà questo duello che stava appassionando tutti. Ecco, diciamo che ciò di cui sentiremo soprattutto la mancanza sarà il suo grande carisma, quel ruolo che aveva assunto in questi anni nel rappresentare gli atleti in questioni spinose o le sue battaglie contro il doping. Ma sono certo che lo vedremo spesso sui campi di gara».

Sabato a un certo punto hai pensato che Johannes Bø potesse addirittura perdere la coppa?
«Quando ho visto le condizioni, ho capito che ci saremmo divertiti perché poteva accadere di tutto. Devo ammettere che non mi è sembrato il solito Johannes Bø sia sugli sci che al poligono, ma in fin dei conti era lui ad avere tutto da perdere. Martin Fourcade poteva gareggiare a cuor leggero, mentre il norvegese era in una condizione simile a quella di Eckhoff, con l’aggravante che la gara pesava ancor di più essendo l’ultima del campione francese. Nel momento decisivo, però, non ha tremato, ha usato la testa nell’ultima serie e confermato di essere un grandissimo campione. Ha meritato ampiamente la Coppa del Mondo perché per tutta la stagione è stato il migliore, tanto da vincere pur essendo rimasto a casa per due tappe. Ecco, forse il peggior Bø della stagione l’abbiamo visto proprio al Mondiale di Anterselva, dove ha comunque raccolto diverse medaglie e l’oro nella mass start, ma non era dominante».

A proposito di dominio: ritieni che dall’anno prossimo Johannes Bø gareggerà senza avversari?
«No, perché la Francia fa veramente paura. Se Jacquelin dovesse confermare la costanza mostrata nell’ultimo mese, diventerà un atleta molto pericoloso. Anche Fillon Maillet è molto forte, ma ha bisogno di trovare con maggior continuità le percentuali al tiro. Insomma l’anno prossimo non mi aspetto un dominio, anche se sono convinto che alla fine il norvegese vincerà la Coppa del Mondo. Anche quest’anno, pur escludendo Fourcade, non sono state tantissime le gare in cui Bø è stato senza avversari, ha spesso vinto lottando e sudandosi il risultato. Gli altri non sono tanto lontani».

Insomma gli avversari per Johannes Bø arrivano sempre dalla Francia.
«Quante volte abbiamo visto almeno quattro o cinque francesi tra i primi quindici se non addirittura in top ten? Quanto stanno facendo è qualcosa di strabiliante, se consideriamo che alla fine non hanno dei numeri tanto superiori ai nostri. Rispetto alle super potenze come Norvegia o Russia, che oggi non sembra più tale ma ai miei tempi lo era, hanno un bacino molto più ristretto eppure combattono e vincono. Anche la Germania è stata superata. I tedeschi alla fine hanno Kühn fortissimo sugli sci ma che non ha percentuali al tiro, lo stesso Horn. Schempp ormai sembra prossimo al ritiro, Peiffer continua a reggere la baracca ma non è infinito. Doll è oggi il più continuo, ma nell’immediato è indietro rispetto alla Francia».  

La stagione dell’Italia si è chiusa con ben cinque atleti qualificati all’inseguimento, un evento che non accadeva da tanti anni.
«Anterselva 2013 ed io c’ero (ride, ndr). Mi qualificai insieme a un ottimo Dominik Windisch, Hofer, De Lorenzi e Martinelli. Sono passati veramente tanti anni, ciò dimostra quanto questo risultato sia positivo, come lo è stato per l’Italia tutta la tappa di Kontiolahti, località nella quale ci siamo sempre comportati bene. Sono contento che Bormolini si sia confermato su un buon livello dopo Nove Mesto e lo stesso abbiano fatto anche i giovani Bionaz e Giacomel, che fanno ben sperare per il futuro. Per il prossimo anno sarà fondamentale che Hofer risolva i suoi problemi fisici, perché è il nostro uomo di punta, ha grande continuità e sarà anche una guida importante per i nuovi arrivati. Windisch ha confermato il suo livello, non è riuscito purtroppo a fare quel passo in più che ha nelle sue corde e rispetto agli altri anni gli è mancato l’exploit. Mi auguro il prossimo anno trovi maggiore continuità, sarebbe il passo in più».

Come ho chiesto per le donne: nel biathlon maschile cosa abbiamo alle spalle di Hofer e Windisch.    
«Sono molto positivo, perché anche se nell’immediato non abbiamo tanto già ad alto livello, ci sono dei giovani che fanno veramente ben sperare. Giacomel e Bionaz hanno dimostrato di avere grandi potenzialità e su loro ci si può sicuramente investire tanto. Adesso dovranno essere guidati nella loro crescita, aiutati e gestiti al meglio per fare tutti gli step necessari per diventare atleti di livello. In passato ho visto atleti con grandi potenzialità non riuscire a fare poi quel passo in più per diversi motivi. Il percorso di crescita è sempre difficile, ma su questi ragazzi ripongo tanta fiducia, in quanto hanno capacità mentali, tecniche e fisiche per arrivare molto in alto. Per il resto abbiamo Bormolini che resta affidabile e nel corso della stagione ha lanciato anche dei buonissimi segnali. Deve trovare maggior continuità e fiducia nei suoi mezzi. Oltre a loro, vedremo cosa farà Montello, che deve risolvere i problemi fisici, avere un pizzico di fortuna in più, per tornare a lottare per un pettorale di Coppa del Mondo. È quello che mi auguro, è fondamentale si crei lotta per i pettorali, questo aiuterebbe sicuramente a crescere, ad avere degli stimoli in più innescando un vortice positivo».

Che opinione ti sei fatto rispetto alla mancata cancellazione anche della tappa di Kontiolahti, visto il diffondersi sempre più veloce del coronavirus?
«Non sono un dottore o un politico, che sicuramente sono molto più competenti di me in materia. Credo che a Kontiolahti ci sia stata un po’ di disinformazione mista a disorganizzazione. Il problema è che forse all’estero fino alla settimana scorsa non avevano la stessa percezione del pericolo, che ahinoi abbiamo avuto subito noi italiani. Quindi ci è sembrato giustamente che prendessero le cose molto alla leggera  e ci siamo arrabbiati, ma dal loro punto di vista, invece, stavano facendo le cose giuste perché l’emergenza non la consideravano ancora troppo alta. Poi si sono dovuti piegare di fronte alla realtà quando diversi paesi hanno iniziato a cancellare voli e chiudere confini».

Allora Pietro, per questa stagione siamo arrivati alla fine con “Il Punto di Pietro Dutto”. Ne approfittiamo, a nome anche dei nostri lettori, per ringraziarti della tua preziosa collaborazione.
«Ringrazio io voi e tutti i lettori. Mi auguro di averli fatti appassionare e interessare con delle analisi approfondite, anche su ciò che c’è dietro le quinte, sui pensieri che un atleta può avere nel corso di una gara, cose che ovviamente non si possono vedere in tv. Spero che ci ritroveremo la prossima stagione per poter proseguire con questa nostra rubrica»

È stata una decisione autonoma quella presa da Krista Pärmäkoski, che tornata dal Canada, dove si era recata per le ultime tappe della Coppa del Mondo, ha deciso di mettersi in quarantena una volta tornata a casa. L’atleta finlandese, che ha terminato al nono posto della classifica generale di Coppa del Mondo sta facendo le cose molto seriamente. Si è chiusa in casa insieme al suo cane ed è in completo isolamento a Vuokatti. Gli amici le vanno a fare la spesa, lasciandogliela dietro la porta di casa.

«Vedo le persone a due metri di distanza da me attraverso il sentieri - ha affermato in un comunicato - così non sono a contatto con nessuno. Anche se non sto gareggiando, quindi, non posso avere alcuna interazione fino alla prossima settimana, amici o parenti, non posso andare dai nonni o da mia mamma, che fortunatamente sono sani. Una volta che questa strana situazione si sarà conclusa, dovrebbero esserci ancora delle buone condizioni di neve nella Finlandia settentrionale, quindi potrei ancora allenarmi un po’».

Pärmäkoski è inoltre d’accordo con la scelta della federazione di aver cancellato i Campionati Nazionali: «Non c’erano alternative una volta che il Primo Ministro aveva annunciato le restrizioni. Gli organizzatori non possono certo rischiare che un atleta si ammali, favorendo la diffusione del virus. Spero che Ristijärvi, però, riceva i Nazionali della prossima stagione».

La finlandese uscirà dalla quarantena volontaria nella quale si è chiusa, una volta tornata con la sua squadra dal Canada venerdì scorso, soltanto martedì prossimo.

La stagione 2019/20 si è conclusa anticipatamente dopo la decisione di non disputare la tappa di Oslo. Così la Coppa del Mondo si è decisa a Kontiolahti con delle gare emozionanti che hanno incoronato l’azzurra Dorothea Wierer e Johannes Thingnes Bø come vincitori della classifica generale. In Finlandia, però, non c’è stata solo la festa per l’italiana e il norvegese, le gare di Kontiolahti hanno anche segnato l’addio di due campioni come Martin Fourcade e Kaisa Mäkäräinen.

Insomma tanta carne al fuoco nell’ultima puntata della stagione de “Il punto di Pietro Dutto”, nella quale l’ex biatleta ha reso omaggio a coloro che hanno lasciato, ai vincitori e infine fatto un bilancio di una stagione vissuta in nostra compagnia. Abbiamo quindi deciso di dividerla in due parti, la prima dedicata esclusivamente alla Coppa del Mondo femminile, la seconda a quella maschile. Iniziamo dal trionfo azzurro di Dorothea Wierer.

Ciao Pietro, siamo giunti all’ultima puntata della stagione. Copertina ovviamente per Dorothea Wierer, capace di un clamoroso back to back, avendo vinto la sua seconda Coppa del Mondo consecutiva.
«È stata straordinaria, perché se vincere è difficile, riconfermarsi lo è ancora di più. Lei ci è riuscita, ha portato al termine in modo trionfale la miglior stagione della sua carriera. Come avevo previsto all’inizio della stagione, la sua costanza ha fatto la differenza. Mentre le altre hanno avuto dei passaggi a vuoto, lei non è mai andata oltre il ventiquattresimo posto, è migliorata sugli sci ed è stata costante al tiro, anche se nel finale di stagione ha fatto fatica. A parte Eckhoff, tutte le altre avversarie si sono dimostrate competitive soltanto per dei periodi limitati. Poi, ovviamente, per vincere bisogna avere anche un pizzico di fortuna come accaduto all’ultimo poligono, ma serve anche quella nel corso di una stagione per coronare un anno stellare. Lei quest’anno è partita per divertirsi e far divertire, ci è riuscita fino alla fine. Anche quando ha fatto dei passi falsi ha comunque ottenuto punti preziosi per la classifica generale, mentre al contrario altre hanno mancato completamente alcune gare perdendo punti pesanti. Fin dall’inizio sapevamo che Doro era l’atleta più completa e con maggiori chance. In estate e autunno, forse, Lisa Vittozzi sembrava avanti, ma le gare sono d’inverno».

Nel 2018 Wierer dichiarò che dopo i Mondiali di Anterselva avrebbe deciso se proseguire o ritirarsi; dopo due coppe del mondo consecutive, tre titoli mondiali, dei quali due ad Anterselva, quante motivazioni potrebbe avere per proseguire ancora?
«Io penso che andrà avanti fino a Pechino, avrà la motivazione per continuare e dare l’assalto all’oro. Quando sei l’atleta che vince, il più forte, è più facile andare avanti anziché smettere. Fourcade, per esempio, aveva capito di non essere più il numero uno, lo scorso anno ha vissuto una pessima stagione, quindi ora che è tornato su un ottimo livello ha pensato di ritirarsi dopo una stagione positiva. Dorothea, invece, sa di essere in crescendo, la leader del movimento in questo periodo, non ha motivi per ritirarsi, se non extrasportivi, come volere una famiglia. Ma credo aspetterà altri due anni, insomma non vedo i presupposti perché possa smettere, le motivazioni sono ancora alte. Comunque dipenderà anche dall’ambiente attorno a lei, perché sia per un’atleta di altissimo livello come Dorothea o normale, qual ero io, è importante avere un clima di serenità all’interno del team e avere tranquillità fuori. Sulla seconda cosa non ho alcun dubbio, sulla prima vedremo quali decisioni saranno prese».

Vi conoscete da quando eravate entrambi nelle categorie giovanili; ti saresti mai aspettato di vederla vincere tanto?
«Lei è sempre stata dotata di un talento enorme, irraggiungibile per tutti noi, ma allora, come ha spesso dichiarato, non ci metteva un impegno costante e assiduo, tanto che immaginavo avrebbe avuto presto un calo di motivazioni, lasciando perdere. Si è però resa conto di avere un grande talento che non andava sprecato, ha trovato motivazioni e nel frattempo si è sposata, trovando la stabilità famigliare della quale un atleta necessita. A quel punto ha cambiato marcia e raccolto tantissimo».

L’avevamo detto prima della tappa finlandese: il fatto di aver già vinto la Coppa del Mondo avrebbe rappresentato un vantaggio per Dorothea rispetto a Eckhoff e Öberg.
«Infatti la differenza tra Doro e le altre è stata soprattutto nella lucidità con cui ha gestito i momenti che contavano nel corso della stagione. Eckhoff aveva la Coppa del Mondo in tasca all’ultimo poligono, ma lì è crollata sotto la pressione e ha buttato via serie e gara. Anche Öberg ha commesso lo stesso errore nella sprint, quando la gara stava volgendo al meglio per lei. Doro ha quella freddezza che le altre non hanno, la differenza tra il campione e l’atleta di altissimo livello, una cosa che si è vista anche al Mondiale».

Avevi chiesto a Lisa Vittozzi un bel finale di stagione e nella sua Kontiolahti ti ha accontentato. Questo risultato quanto sarà importante per lei in vista del prossimo anno?
«Tantissimo. Fin qui aveva sempre alternato delle buonissime prestazioni a gare molto deludenti, mentre nell’ultimo weekend ha disputato due ottime prove. È importante per lei aver chiuso con un podio, perché quando termini in modo positivo la stagione, parti più carico, determinato e consapevole dei tuoi mezzi quando riprendi con la preparazione in primavera. Ora sarà fondamentale l’approccio alla prossima stagione e vedremo cosa sarà deciso per aiutarla a esprimersi al meglio e ritrovarsi mentalmente. È importante ritrovarla, perché non possiamo vivere dei risultati soltanto di Dorothea, abbiamo bisogno di avere anche lei. Si deve tirare fuori il meglio dal loro dualismo».  

Guardiamo alla prossima stagione. Diciamo che Wierer va avanti e affronta la stagione al cento per cento fisicamente e come motivazioni. Quali avversarie possono intromettersi tra lei e un’altra Coppa del Mondo?
«Quelle di questa stagione. Credo che Öberg, Herrmann, Eckhoff e Røiseland si possano equiparare a Wierer come potenzialità, ma spetterà a loro trovare quella costanza e la consapevolezza nei propri mezzi per tirare fuori quel qualcosa in più nei momenti che contano, come sta facendo Dorothea. Anche le francesi hanno delle ottime potenzialità, anche se molte sono rimaste fin qui espresse solo in parte. Infine c’è proprio Lisa, che quest’anno è apparsa un pelo sotto le altre, ma che se, come ci auguriamo, dovesse ritrovarsi, potremmo metterla sullo stesso piano».

Parliamo del resto della squadra italiana adesso; cosa c’è alle spalle di Wierer e Vittozzi?
«Innanzitutto mi auguro di rivedere presto la miglior Sanfilippo perché non si è espressa sui suoi livelli, che sono certamente superiori, come ha fatto vedere in passato facendo ottime cose. Mi aspetto poi che le giovani abbiano spazio per crescere e qualche anno per maturare tranquillamente. Bisogna continuare a lavorare su Carrara e Lardschneider, hanno delle qualità per chiudere un quartetto che può essere competitivo. Ma secondo me dobbiamo fare di tutto anche per recuperare Gontier e Runggaldier, le abbiamo viste in passato ad ottimi livelli, bisogna fare in modo di ritrovarle. Io credo che la situazione ideale sarebbe avere sei o sette atlete in corsa per la staffetta, anche in grado di dare respiro a Dorothea e Lisa quando necessario. Insomma ci sarà tanto da lavorare».

Infine a Kontiolahti ha detto addio Kaisa Mäkäräinen.
«Mi dispiace veramente tanto non abbia potuto essere salutata dal pubblico di casa nel giorno del suo addio al biathlon. Mi aspettavo che avrebbe smesso. Kaisa è stata una grandissima atleta, ha lasciato un segno indelebile a livello femminile, si è sempre distinta in pista e fuori con tanta gentilezza e un sorriso nemmeno così troppo nordico. Nel corso degli anni ci siamo incontrati tante volte, non soltanto in Coppa del Mondo, ma anche in estate durante la preparazione e l’ho sempre trovata sorridente e gentile. Una grande atleta e una splendida persona»

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