Redazione

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A tre giorni dal trionfo di Kontiolahti, con la vittoria della sua seconda Coppa del Mondo consecutive, che si è andata ad aggiungere ai due ori e altrettanti argenti mondiali ad Anterselva, Dorothea Wierer ha rilasciato un’interessantissima intervista al quotidiano L’Adige, a firma di Luca Perenzoni, della quale vi riportiamo alcuni stralci.

L’azzurra ha iniziato descrivendo le sensazioni provate a Kontiolahti, dove è diventata la quarta atleta nella storia del biathlon femminile a compiere un back to back in Coppa del Mondo. «Sono state emozioni forti. Ma vuoi per la situazione che stiamo attraversando, vuoi per il fatto che sono appena arrivata a casa non ho ancora avuto modo di pensarci. Non sono un’appassionata di statistiche, anzi. E preferisco non portare i trofei a casa. Li lascio dai miei, a Rasun Anterselva: preferisco non fare entrare troppo del biathlon nella mia vita quotidiana».

Dopo aver parlato di queste settimane casalinghe che l’attendono nelle quali, oltre a stare insieme a suo marito Stefano (“tra un impegno e l’altro, non ci vediamo mai ed essendo costretti a casa, sfrutteremo al meglio questo tempo. Farò anche la casalinga”), risponderà anche alle tante lettere e mail dei suoi tifosi, l’azzurra si è concentrata sul suo futuro. Continuerà o no? Al momento nemmeno lei ne ha la certezza, anche se ha lanciato un messaggio importante, un’indicazione positiva. «Non lo so (se continuerò, ndr), lo capiremo tra metà aprile e maggio. Questa stagione mi ha fatto capire che il fisico e la testa sarebbero in grado di andare avanti. La motivazione per provare a vincere ancora c’è, ma il discorso da fare è molto più ampio. A cominciare dallo stimolo di tornare a faticare, finita questa pausa; non è scontato. L’altro aspetto molto importante sarà quello dello staff tecnico». Wierer si augura infatti che il team non cambi, in fin dei conti il lavoro degli allenatori “élite”, Andreas Zingerle e Andrea Zattoni è stato molto positivo, visto che con loro ha vissuto le migliori due stagioni della sua carriera: «Nel senso che se il nostro team dovesse subire troppi cambiamenti, non avrei remore a dire basta. Credo che sia sotto gli occhi di tutti cosa è riuscita a fare la nostra squadra in questi ultimi anni».

Infine Wierer, che si assegna un 10- per la sua stagione perché “non tutto è andato come doveva”, è tornata sul weekend di Kontiolahti e la decisione di andare avanti che non l’ha trovata d’accordo: «La situazione era ed è troppo tragica nell’Europa continentale. Era inutile nascondere la preoccupazione e fare finta che nulla fosse. Si è voluto farlo, a quel punto mi ha fatto piacere aver permesso almeno agli appassionati di biathlon di non pensare per qualche minuto alla drammaticità di questi giorni».

L’emergenza Coronavirus ha bloccato Petter Northug in Russia. Il campione norvegese, come vi avevamo riportato nei giorni scorsi, era partito per la Russia invitato a un evento in onore del suo acerrimo rivale, ma anche amico, Aleksandr Legkov. Nel frattempo, però, la situazione legata alla diffusione del virus Covid-19 si è aggravata tanto in Norvegia quanto in Russia, così l’olimpionico norvegese non riesce a trovare voli per tornare a casa.

«Petter non sa quanto potrà tornare – ha affermato suo papà John a Dagbladetal momento la situazione è molto incerta. Dovremo aspettare un po’ e capire come andrà a finire, perché al momento trovare voli verso casa è difficile. Gli è stata comunque concessa l’estensione del visto e al momento si stanno prendendo cura di lui, anzi direi che si sta anche divertendo».
Secondo le attuali restrizioni norvegesi, una volta tornato in patria, Petter Northug sarà messo in quarantena: «Lo manderò nella casa in campagna, così potrò metterlo a lavorare in fattoria».

Viaggiare in questo periodo era altamente sconsigliato, ma l’ex campione era partito ugualmente: «La situazione in realtà è degenerata quando era già in Russia – l’ha difeso il papà – se fosse rimasto in Norvegia altri due giorni, probabilmente non sarebbe più partito».
Petter Northug ha spiegato al portale Sport 24: «Ho analizzato la situazione prima di partire. In quel momento in Russia c’erano appena 20 infetti, in Norvegia leggermente di più. La situazione non era così critica, quindi ero tranquillo. Allo stesso tempo devo ammettere che il mio aereo era quasi completamente vuoto». Chissà come mai Petter.

L’emergenza coronavirus, ovviamente, oltre a fermare anticipatamente la stagione degli sport invernali, ha impattato sulla vita degli atleti, come su quella di tutti noi. Se in Italia, però, siamo ben coscienti della situazione attuale, all’estero non tutti sembrano aver pienamente compreso la sua gravita.

Ne sono un esempio le parole di un campione del fondo, il francese Maurice Manificat, che non sembra d’accordo con le misure che si stanno prendendo per contenere il virus Covid-19, secondo quanto affermato in un'intervista al portale "ledauphine", pubblicata domenica. «Il periodo è complicato. Speravamo che (in Francia, ndr) non si sarebbe passati attraverso tutte le varie fasi come in altri paesi. Non voglio entrare in certe polemiche, ma non comprendo tutto, trovo che tutto ciò sia un po’ esagerato. Ma rimane solo la mia opinione. Sembra che stiamo parlando del virus Ebola, che ha un tasso di mortalità del 50%. Ma quando non tocca l’Occidente non ce ne preoccupiamo. In ogni caso, magari è più di un’influenza, ma (le autorità, ndr) ce lo devono dire chiaramente. Ci sono le reazioni e i comportanti di certe persone, che mi danno l’impressione di essere nel medioevo. Ma è così».

Manificat è dispiaciuto per il finale anticipato della stagione: «Non avevo programmato di gareggiare in Canada, quindi almeno da quel punto di vista non ho perso nulla. Ma avevo in programma alcune gare di fine stagione e avevo la motivazione alta, in quanto speravo di avere sensazioni migliori rispetto a gennaio e febbraio. Ero molto stimolato dal Birkebeinerrennet e le gare a lunga distanza francesi. Ma all’improvviso è finita, non è rimasto più nulla. Ciò mi ha demotivato, mi sono sentito impotente. È stata una grande delusione, ma è inutile star qui a pensarci sopra. La cosa complicata è che adesso non ho più alcun obiettivo a lungo termine».

Il fondista francese ha cercato di allenarsi, anche se non con tante motivazioni: «Devo comunque mantenermi in forma. Solitamente mi piace tagliare completamente ad aprile, prima di riprendere gli allenamenti a maggio, ma negli sport di resistenza non bisogna mai staccare completamente. Tocca sempre mantenersi in attività, ma senza un obiettivo è frustrante. Amo il mio sport per gli obiettivi che mi sono prefissato. Se devo solo andarmi a fare un giro, è buono ma diverso. Inoltre c’è poca neve, quindi giriamo sempre negli stessi posto e già questo fa male. Almeno il tempo è bello, ma la neve si è sciolta e anche le uscite con pelli diventano complicate».

A turbare Manificat l’impossibilità di organizzare qualsiasi cosa: «È strano non poter programmarsi nulla nemmeno per le vacanze, perché non sappiamo cosa sarà da qui a un mese. Alcuni amici hanno prenotato per andare in Norvegia e ora non sanno come verranno rimborsati. Quindi farò il casalingo, vado a sciare col piccolo e poi a casa, dove c’è sempre qualcosa da fare»

In una recente visita a Mosca, insieme al vecchio avversario Aleksandr Legkov, nella quale era prevista anche una sfida tra i due, resa impossibile dall’assenza di neve, Petter Northug ha rilasciato diverse interviste ai media locali.

Ovviamente, tra i tanti argomenti affrontanti, il vincitore di quattro medaglie olimpiche (due individuali) e 16 mondiali (nove individuali, con otto ori), ha parlato tanto del confronto tra Alexander Bolshunov e Johannes Klæbo. Tass gli aveva chiesto di paragonarli a dei calciatori, ma qui Northug ha fatto una comparazione che ha certamente inorgoglito i russi: «Vedo davvero Klæbo come il Messi dello sci di fondo – ha affermato il fenomeno norvegese – mentre è più difficile comparare Bolshunov a un calciatore. Mi ricorda di più me stesso. Ecco, penso che Bolshunov sia un moderno Northug. Il russo è diventato molto più forte tatticamente in questa stagione, ovviamente avrei ancora delle cose da insegnargli, ma ora in gara fa quasi tutto alla perfezione».

Northug ha poi proseguito con il confronto tra i due attuali dominatori del fondo: «Klæbo è un velocista. Lo ero anch’io, ma potevo esserlo anche dopo aver percorso cinquanta chilometri. Da questo punto di vista ero più simile a Bolshunov».
Su Sport Express, quindi, Northug ha parlato dei margini di crescita di Klæbo nelle distance: «Se può diventare altrettanto bravo anche sulla distanza? Vediamo, lo spero davvero, ma avrebbe bisogno di dedicarci più allenamento. Credo che potrebbe essere molto meglio in questo tipo di gare, ma per lui sarà comunque difficile battere Bolshunov».

Insomma, riassumendo con un’altra dichiarazione rilasciata a TASS, Nothung ritiene che il russo sia oggi il fondista più forte al mondo: «Penso che Bolshunov sia in grado di essere il re dello sci di fondo per le prossime tre stagioni».

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha avuto un colloquio telefonico questa mattina col Presidente del CONI, Giovanni Malagò. “La prego di rivolgere i miei più vivi complimenti a Federica Brignone, Michela Moioli e Dorothea Wierer per le brillanti conquiste delle Coppe del Mondo degli ultimi giorni, unitamente ai tecnici, alle società e alla Federazione – ha detto Mattarella a Malagò – . Ho molto apprezzato la loro partecipazione emotiva con le affettuose dediche che hanno voluto inviare all’Italia e alla gente che sta soffrendo. Presto vorrò avere il piacere di poterle incontrare al Quirinale, ovviamente non appena la situazione generale lo consentirà”.

Il lungo viaggio tra mille difficoltà, con confini che chiudevano e la paura di non poter arrivare, che si sommava alle preoccupazioni di un periodo difficile per l'intera nazione. Poi l'arrivo in Canada, migliaia di chilometri lontano da casa e dagli affetti, e la voglia di non gareggiare, così come i suoi colleghi. Il caos, i dubbi, le domande su cosa avrebbe fatto la FIS e infine la cancellazione. Quella appena conclusa non è stata certo una settimana che Pellegrino classificherà tra le più belle della sua carriera professionale. 

L'azzurro si è sfogato attraverso l'ufficio stampa della FISI, attaccando la Federazione Internazionale, così come hanno fatto altri suoi colleghi: «Sono stati giorni concitati - ha esordito - la situazione in Italia è drammatica e all'estero non si rendono pienamente conto di ciò che stiamo vivendo. Quanto successo a noi dello sci di fondo è stato abbastanza incredibile. Nonostante fosse chiara la situazione, la FIS ha insistito nel tranquillizzare e garantire sicurezza a tutte le nazioni, per partecipare alle gare conclusive in Canada e Stati Uniti. La nostra federazione ha deciso di prendere parte alla trasferta nonostante tanti dubbi, perché è prevalso il senso del dovere».

Quindi le giornate concitate: «Martedì sono partito per il Canada con il resto dello staff, più o meno in coincidenza con l'uscita del nuovo decreto del Presidente del Consiglio che fermava praticamente la nazione. Nel frattempo, però, le cose sono peggiorate ulteriormente e, quando siamo arrivati a destinazione, ci siamo resi conto che anche le altre nazioni avevano i nostri dubbi. Noi abbiamo deciso di tornare in Italia e pure gli altri ci hanno seguito. Sicuramente la Federazione Internazionale è stata troppo titubante, non si è resa conto, ha voluto aspettare giorno dopo giorno l'evolversi della situazione e alla fine le gare sono state annullate perchè praticamente non erano rimasti iscritti».

Con un complicatissimo viaggio a vuoto, quindi, si è conclusa la stagione di Federico Pellegrino: «La stagione si è quindi conclusa e per quanto riguarda il lato agonistico ho finito al quarto posto nella classifica sprint, nella quale puntavo al podio per il quinto anno di fila. Non nascondo che avrei voluto regalare un sorriso ai nostri connazionali cercando di fare al meglio il mio lavoro, purtroppo non è andata così. Cercherò di dare un supporto agli altri da casa per quanto possibile».     

Dorothea Wierer ha vinto la seconda Coppa del Mondo consecutiva. Dorothea Wierer è nella leggenda, Dorothea Wierer ha fatto il miracolo. L'inseguimento di Kontiolahti è un continuo di capovolgimenti di fronte, è una gara vietata ai cardiopatici, è una gara che ha proiettato ancor più Doro Wierer nella storia. In due inverni ha saputo cogliere tre ori iridati e due Coppe del Mondo: un bottino che prima era stato raccolto da solo altre due ragazze, Magdalena Forsberg e Magdalena Neuner. Scusate se è poco.

Ha vinto di cuore, Dorothea Wierer. Ha vinto andando a battere Tiril Eckhoff sugli sci, chiudendo nella sua scia sulla soglia della top10 al termine di una gara zeppa di errori, per le continue variazioni di vento: 5 per Wierer, 6 per Eckhoff.

Sapeva di non avere più la costanza al poligono di febbraio, Doro. Ma sapeva di poter spingere a fondo sugli sci e l'ha fatto: dopo i due errori nel terzo poligono e con la rivale in fuga la partita sembrava persa, ma Eckhoff ha spalancato nuovamente la porta sbagliandone tre nella sessione finale. Doro a quel punto ha fatto il resto, marcandola nel giro finale fino a chiuderle in scia (10ima e 11ima) e regalarsi la seconda Coppa del Mondo, con sette punti di margine, 793 a 786.

"Vinceremo insieme, andrà tutto bene" ha voluto scrivere sulla propria carabina, Dorothea Wierer. Il messaggio era rivolto all'Italia che sta lottando come non succedeva da decenni, ma alla fine la profezia si è rivelata vincente anche per lei, forse quando non ci credeva più. Ed invece all'uscita dall'ultimo poligono, pur sbagliando, si è ritrovata davanti ad Eckhoff e da lì non l'ha più lasciata andare via.

Impossibile raccontare nel dettaglio la gara: troppe rivoluzioni, con chiunque si presentasse per prima in piazzola di tiro destinata a saltare per aria. Denise Herrmann prima, Franziska Preuss e Marketa Davidova nei due poligono centrali, Tiril Eckhoff a chiudere: errori come se piovesse e classifica riscritta in continuazione.

Ancora una volta la carabina si è rivelata troppo pesante nelle mani di Tiril Eckhoff, atleta spettacolare quando non sente la pressione, condizione che soffre a dismisura e che l'ha tradita sul più bello anche a Kontiolahti. E' cresciuta molto, in questo inverno, è cresciuta e ha vinto 7 gare, più di quelle vinte nel resto della carriera. Ma vincere così tanto non è bastato per battere Wierer: molto ha pesato la dieci giorni iridata, il resto l'ha fatto la gara di oggi.

Nella giornata che ha confermato Doro Wierer nell'Olimpo del biathlon a vincere, primo acuto in carriera, è stata la francese Julia Simon (2 errori) che completa la giornata di gloria francese lasciandosi alle spalle Selina Gasparin (4 errori) ed una Lisa Vittozzi (4 errori) che chiude così la propria stagione con il secondo podio dell'inverno; quarto posto per l'ultima gara della carriera della padrona di casa Kaisa Makarainen.

 

Difficile fare ordine in questo continuo avvicendarsi di emozioni e di capovolgimenti: la stagione invernale saluta un Mondo in grande difficoltà con il sorriso di Dorothea Wierer, stretto tra la Coppa del Mondo generale e la Coppa della partenza in linea. Un sorriso che fa bene al cuore, che aiuta a pensare positivo. E ne abbiamo tanto bisogno.

Si resta convinti che non si doveva gareggiare, probabilmente già da Nove Mesto. Ma chi di dovere ha deciso di andare avanti: e a questo punto, non potevamo sperare in un epilogo migliore. Grazie, Doro.

 

La classifica di giornata

 

La classifica finale di Coppa del Mondo

La stagione non è ancora finita!


L'ultima gara sarà una gara di solidarietà dove tutti vinceremo.

Sosteniamo l'ASST Spedali Civili di Brescia in una delle zone più colpite dal Covid19.

In questo momento tutti possiamo contribuire con una donazione e #iorestoacasa

 
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