Redazione

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Successo di Niklas Hartweg nella sprint maschile disputata ad Arber, in Germania, gara del circuito IBU Cup Junior.

Lo svizzero, secondo nella super sprint di ieri, è protagonista di una grande prova conclusa senza errori al poligono, con il terzo tempo generale sugli sci (alle spalle del tedesco Grotian e del russo Serokhvostov) e con il migliore range time.

Si deve accontentare del secondo posto l'americano Vaclav Cervenka, a 40.9 da Hartweg. Zero errori al tiro anche per Cervenka, solo 15° sugli sci. Terzo l'austriaco Magnus Oberhauser, a 45.5 dal primo posto con una penalità.

Ai piedi del podio il francese Perrot ed il tedesco Lipowitz, entrambi con un errore al poligono. Poi un altro francese, Desmus, l'austriaco Postil e lo svedese Sjokvist. Completano la top ten il tedesco Grotian (il più veloce sugli sci ma penalizzato da tre errori) e lo slovacco Ottinger.

Migliore degli azzurri in gara e Iacopo Leonesio, 12° senza penalità (sesto range time) a 1:27.8 da Hartweg. Daniele Fauner chiude in sedicesima posizione (2 errori). Più lontani Cedric Christille, Michele Molinari, Stefano Canavese e Patrick Braunhofer, rispettivamente 32°, 33°, 35° e 43°.

Classifica finale top 10:

1° N. Hartweg (SUI) 25:46.0 (0+0)

2° V. Cervenka (USA) +40.9 (0+0)

3° M. Oberhauser (AUT) +45.5 (0+1)

4° E. Perrot (FRA) +55.2 (0+1)

5° P. Lipowitz (GER) +1:01.7 (0+1)

6° G. Desmus (FRA) +1:02.5 (1+0)

7° T. Postil (AUT) +1:12.2 (1+1)

8° H. Sjokvist (SWE) +1:15.5 (0+1)

9° T. Grotian (GER) +1:22.3 (1+2)

10° L. Ottinger (SVK) +1:24.7 (0+1)

Gli italiani:

12° I. Leonesio +1:27.8 (0+0)

16° D. Fauner +1:30.6 (0+2)

32° C. Christille +2:09.6 (0+1)

33° M. Molinari +2:09.8 (1+1)

35° S. Canavese +2:13.4 (0+1)

43° P. Braunhofer +2:40.8 (0+2)

QUI LA CLASSIFICA COMPLETA

 

Il fondo italiano completa il suo poker di medaglie, vincendo il quarto bronzo al Mondiali Juniores e Under 23 di Oberwiesenthal con la staffetta mista Under 23, formata da Anna Comarella, Simone Daprà, Martin Coradazzi e Francesca Franchi. Un’Italia sempre in gara per le medaglie con Comarella, non al meglio della condizione, a resistere nella tostissima prima frazione, Daprà bravissimo nel rientrare sul russo gettando il cuore oltre l’ostacolo nella seconda frazione, poi un Martin Coradazzi ad altissimo livello in terza, quando è riuscito a restare con il tedesco Leupold, staccando la Svezia, probabilmente la squadra più pericolosa in ultima frazione per la medaglia. Ci soffermiamo un attimo sul giovane friulano, perché ha dato il meglio di sé proprio in questo Mondiale, mostrando a se stesso che il lavoro svolto in estate ha portato quei risultati sperati dopo un po’ di sofferenza iniziale. Infine bravissima Francesca Franchi, perché ha capito di averne nettamente di più rispetto alla tedesca e se ne è andata via al momento giusto anche per non correre il rischio di far rientrare Olsson e Swirbul alle sue spalle.

La vittoria è andata come da pronostico alla bellissima Norvegia di Marte Johansen, Haavard Moseby e dei fratelli Harald e Hedda Amundsen. Una gara senza storia, perché la squadra norvegese ha dimostrato di averne molto di più rispetto alla concorrenza. In seconda piazza la Russia guidata dal talento di Ardashev, capace di riportare la sua nazionale in zona podio dopo le difficoltà della prima frazione e aspettare che Filimonov e Dubotolkina completassero l’opera. Quindi alle spalle dell’Italia è giunta la Svezia, che ha risentito dell’assenza al femminile di Andersson e Ribom, mentre la Francia ha clamorosamente steccato giungendo sesta per un Mondiale certamente al di sotto delle aspettative per i transalpini, visto quanto fatto in stagione. Settima la Germania, crollata in ultima frazione. Piccola nota per la Cina, perché in prima frazione Chi ha fatto nuovamente una grande impressione, atleta ormai da Coppa del Mondo.

Torniamo però all’Italia, perché quattro medaglie in un Mondiale rappresentano un segnale importante lanciato dai giovani fondisti azzurri, che hanno mostrato soprattutto nelle staffette di saper soffrire, tagliare il traguardo senza più una goccia di energia in corpo, dare tutto quanto a propria disposizione. I giovani azzurri hanno fatto capire di avere la giusta cattiveria e ovviamente anche il talento. Bello constatare che anche i tre esclusi di questa staffetta Under 23, Romano tra gli uomini, Pittin e Bellini tra le donne, abbiano fatto nel corso di questa stagione notevoli passi avanti rispetto a quella passata, mentre Graz, che si è allenato in estate con l’Under 23, è tornato a casa con due bronzi. Significa che il lavoro fatto è stato quello giusto, così come, risultati alla mano, quello dell'Under 20. Ora sarà bene proseguire questo percorso e dare spazio a questi ragazzi, senza la fretta di chiedergli il risultato immediato, ma certamente portandoli a crescere nel modo giusto per regalare all’Italia un bel futuro.

LA GARA   

Condizioni difficili fino alla fine per i fondisti impegnati nei Mondiali Under 23 di Oberwiesenthal con neve e vento ad accompagnare anche l’inedita staffetta mista. Al via prima una donna che percorre in classico, poi due uomini in classico e successivamente in skating, a chiudere quindi la seconda donna in skating.

Nella prima frazione femminile subito all’attacco la Norvegia con Johansen, che già nel primo giro riesce a fare un po’ di selezione, approfittando anche delle difficoltà di molte atlete, che faticano a stare in piedi. Al primo passaggio si avvantaggia un gruppetto con Norvegia, Svezia, Cina, USA, Russia e l’Italia con Anna Comarella. Leggermente più indietro la tedesca Fraebel, caduta in salita. La norvegese prosegue sempre in testa portandosi dietro la brava cinese Chunxue Chi, ormai non più una sorpresa. È Anna Comarella a guidare le altre per non farsi staccare. Grazie all’azione dell’azzurra, la norvegese non riesce ad avvantaggiarsi, così in testa si forma un gruppo di cinque atlete (Johansen, Chi, Kern, Hagstroem e Comarella), con Fraebel all’inseguimento, mentre la russa Matsokina perde 15” e la francese Ducordeau addirittura 25”. Anche l’azzurra, però, perde qualche metro dalle prime quattro nel bosco e viene agganciata da Antonia Fraebel. Bella l’azione di Julia Kern in salita, che consente agli USA di cambiare in testa su Svezia, Norvegia e la Cina in un gruppo un po’ allungato. Comarella è quinta a 16” insieme alla tedesca Fraebel.

La Cina va subito in difficoltà con Lin Bao, subito staccato dal terzetto in testa formato da Hunter Wonders, Haavard Moseby e Leo Johansson, ma alle loro spalle Janosch Brugger e Simone Daprà dimezzano il proprio svantaggio scavalcando Bao. In grande rimonta anche la Russia con Ardashev, che in due chilometri passa da 44” a 24”. Sul tratto più duro arriva il primo attacco di Moseby, che riesce a staccarsi concludendo il primo dei suoi quattro giri con 4”5 sullo svedese Johansson, 8”1 sullo statunitense Wonders, 10”8 su Brugger, 13”4 su Daprà e 24”7 sul russo Ardashev. Aumenta il vantaggio del norvegese sullo svedese, mentre Brugger scavalca Wonders e si attacca a Johansson. Daprà resta a galla, riprende Wonders e viene agganciato dall’ottimo Ardashev, l’unico più veloce rispetto al norvegese. Il ritmo del russo, però, sembra troppo alto per l’azzurro che in un primo momento non riesce a restargli attaccato. Ma nel tratto di salita Daprà getta il cuore oltre l’ostacolo, tira fuori delle energie che non sapeva nemmeno di avere e al cambio è attaccato al russo a 15” dalla testa, ma soprattutto a 4” dalla Germania e 2” dalla Svezia, in piena zona podio.

La Norvegia ha ora l’artiglieria pesante con Harald Østberg Amundsen, che va avanti con il suo passo e guadagna costantemente sugli altri. La Germania naviga in seconda piazza con Richard Leupold, che ha 40 metri di vantaggio sullo svedese Andersson, il russo Filimonov e l’azzurro Coradazzi. Il norvegese incrementa il proprio vantaggio, mentre alle sue spalle il russo aggancia e stacca Leupold, che resta in compagnia di Coradazzi, mentre si stacca lo svedese. L’Italia è in lotta per il bronzo. Il tedesco sul tratto più duro cerca di staccare l’azzurro, che si attacca sulle sue code.

Al cambio è netto il vantaggio della Norvegia, con Harald Amundsen che dà il cambio a sua sorella Hedda. Quindi Filimonov a lanciare Dubotolkina a 30”, mentre Leupold e Coradazzi chiudono a 49” dalla vetta, dando il testimone a Coletta Rydzek e Francesca Franchi. Attenzione però alla Svezia a 1’06”, che ha in gara Moa Olsson in compagnia della statunitense Jailey Swirbul, Francia a 1’13” quando tocca a Flora Dolci.

Francesca Franchi parte subito a tutta mettendosi davanti Rydzek e recuperando qualcosa su Dubotolkina. Alle loro spalle collaborano Moa Olsson e Swirbul, mentre la norvegese Amundsen si gode la passerella, mantenendo il vantaggio di 31” sulla russa, che torna a guadagnare sulla coppia Franchi – Rydzek. Nel frattempo Olsson e Swirbul sono a 17”. Sulla salita prima dell’ingresso allo stadio la trentina attacca la tedesca e riesce ad andarsene, così al passaggio allo stadio l’azzurra è terza a 41” dalla norvegese, che comanda con 28” di margine sulla russa. Rydzek è a 12” dall’azzurra, che ha guadagnato anche su Olsson e Swirbul. Franchi continua a spingere, recuperando anche un paio di secondi sulla russa, mentre alle sue spalle prende in mano la situazione Swribul che con Olsson cerca di mettersi all’inseguimento dell’azzurra che ha sempre più di 20” di margine. È ormai troppo tardi per recuperare la trentina, lanciatissima ormai verso il terzo posto.

Hedda Amundsen si gode il finale e taglia il traguardo a braccia alzate per una vittoria ancora più bella, perché arrivata con suo fratello. Alle sue spalle regge bene la Russia, che prende l’argento, poi ecco l’Italia per il quarto bronzo in questo Mondiale e l’ennesima festa azzurra.

CLASSIFICA FINALE
1ª Norvegia 54’40.5
2ª Russia +26.7
3ª Italia +40.2
4ª Svezia +52.7
5ª Stati Uniti +54.6
6ª Francia +1’16.8
7ª Germania +1’34.1
8ª Finlandia +2’05.4
9ª Austria +2’14.4
10ª Kazakistan +2’26.4

Si è disputato nella mattinata di oggi, sabato 7 marzo 2020, l'ultimo segmento di salto stagionale della Coppa del Mondo di combinata nordica, che chiude i suoi battenti in anticipo rispetto alle previsioni di inizio inverno. In questo caso, l'emergenza Coronavirus non c'entra: semplicemente, la FIS ha cancellato le finali di Schonach in programma tra sette giorni per mancanza di neve nella località tedesca e di trampolini alternativi.

Così, due settimane dopo Trondheim, è stata Oslo, capitale della Norvegia, a vivere le emozioni del massimo circuito internazionale sul trampolino HS 134, noto anche con la denominazione di Holmenkollenbakken. Una gara caratterizzata da condizioni meteorologiche invernali (nebbia e vento) e dalla totale assenza di pubblico: la municipalità della capitale ha infatti deciso di disputare a porte chiuse la manifestazione a causa del rischio contagio in materia di Covid-19.

La gara ha registrato il monopolio del "padrone di casa" Jarl Magnus Riiber, che proprio su questo trampolino vinse per la prima volta in Coppa del Mondo. Il giovane norge ha sbaragliato la concorrenza, rifilando 41 secondi di distacco a Ryota Yamamoto (Giappone) e oltre un minuto al norvegese Simen Tiller. Seguono, nell'ordine Akito Watabe (Giappone), Ilkka Herola (Finlandia), Terence Weber (Germania), Jens Luraas Oftebro (Norvegia), Fabian Riessle (Germania), Go Yamamoto (Giappone) e Lars Ivar Skaarset (Norvegia).

Giornata difficile per alcuni big della competizione: il tedesco Vinzenz Geiger è 27°, il norvegese Joergen Graabak 16°. Male anche gli azzurri, con Alessandro Pittin 36° (ha chance di entrare in zona punti) e Samuel Costa (40°).

Squalificato Antoin Gerard (Francia) per irregolarità nella tuta rilevate prima del salto.

Appuntamento alle 14.20 con la prova sugli sci stretti.

CLASSIFICA DOPO IL SALTO

1. J.M. Riiber (NOR) 0:00

2. R. Yamamoto (JAP) +0.41

3. S. Tiller (NOR) +1:03

4. A. Watabe (JAP) +1:08

5. I. Herola (FIN) +1:10

6. T. Weber (GER) +1:12

7. J.L. Oftebro (NOR) +1:16

8. F. Riessle (GER) +1:18

9. G. Yamamoto (JAP) +1:24

10. L.I. Skaarset (NOR) +1:27

Gli italiani

36. A. Pittin +3:39

40. S. Costa +4:00

Ad Arber, in Germania, si sono disputate nel pomeriggio di oggi, venerdì 6 marzo 2020, le finali delle super sprint di biathlon valide per il circuito di IBU Cup Junior, a cui hanno preso il via trenta atleti con partenza mass start.

Nella gara maschile, la vittoria è andata allo sloveno Alex Cisar, al suo primo successo stagionale. Il diciannovenne di Kranj ha abbinato la velocità alla precisione al poligono, concludendo la propria prova in 14:16.3, davanti per soli quattro secondi allo svizzero Niklas Hartweg e di 8.5 secondi all'austriaco Dominic Unterweger. Seguono, nell'ordine, Max Barchewitz (Germania), Martin Bourgeois Republique (Francia), Julian Hollandt (Germania), Jonas Marecek (Repubblica Ceca), Patrick Braunhofer (Italia, +46.3), Raphael Lankes (Germania) e Kristo Siimer (Estonia). Ventesimo l'altro azzurro in gara, Iacopo Leonesio (+2:11.1).

In ambito femminile, a imporsi è stata l'elvetica Amy Baserga. La diciannovenne di Zurigo ha preceduto al traguardo in 16:31.5 le tedesche Juliane Fruehwirt (+9.8) e Sabrina Braun (+25.6). Dalla quarta alla decima piazza, troviamo, nell'ordine: Anna Gandler (Austria), Paula Botet (Francia), Franziska Pfnuer (Germania), Rebecca Passler (Italia), Kristina Oberthaler (Austria), Ema Kapustova (Slovacchia) e Jessica Lange (Germania). Rispettivamente dodicesima e ventiseiesima le altre due italiane Samuela Comola e Hannah Auchentaller.  

CLASSIFICA FINALE SUPER SPRINT MASCHILE

1. A. Cisar (SLO) 14:16.3 (0+0+0+0)

2. N. Hartweg (SUI) +4.0 (0+0+1+0)

3. D. Unterweger (AUT) +8.5 (0+0+0+0)

4. M. Barchewitz (GER) +17.0 (0+0+0+0)

5. M. Bourgeois Republique (FRA) +26.8 (0+1+0+0)

6. J. Hollandt (GER) +31.6 (0+1+0+0)

7. J. Marecek (CZE) +37.5 (0+2+1+0)

8. P. Braunhofer (ITA) +46.3 (1+1+0+0)

9. R. Lankes (GER) +58.3 (0+0+1+0)

10. K. Siimer (EST) +1:05.2 (0+0+1+1)

L'altro italiano

20. Iacopo Leonesio +2:11.1 (0+0+0+2)

CLASSIFICA FINALE SUPER SPRINT FEMMINILE

1. A. Baserga (SUI) 16:31.5 (0+0+2+0)

2. J. Fruehwirt (GER) +9.8 (1+0+0+0)

3. S. Braun (GER) +25.6 (0+0+0+1)

4. A. Gandler (AUT) +32.5 (0+0+1+0)

5. P. Botet (FRA) +41.2 (0+1+0+0)

6. F. Pfnuer (GER) +48.9 (0+0+0+2)

7. R. Passler (ITA) +54.2 (1+1+0+0)

8. K. Oberthaler (AUT) +57.3 (0+0+1+0)

9. E. Kapustova (SVK) +58.5 (0+0+0+1)

10. J. Lange (GER) +1:01.2 (0+0+0+1)

Le altre italiane

12. S. Comola +1:21.9 (0+2+0+0)

26. H. Auchentaller +2:22.3 (2+1+1+2)

Non è un sogno, è la realtà. Con un magnifico finale di Francesco Manzoni, l’Italia compie una clamorosa impresa, vincendo un inatteso bronzo con la staffetta maschile al Mondiale Juniores di Oberwiesenthal. Una medaglia arrivata quando sembrava ormai certo il quarto posto, con Manzoni che era rimasto inizialmente staccato dallo svizzero Grond, ma sull’ultima salita ha compiuto un autentico miracolo, riagganciando lo svizzero e staccandolo poco prima dell’ingresso allo stadio, regalando all’Italia un bronzo da sogno nel giorno del crollo di Russia (sesta), Germania (settima) e Norvegia (decima), condannata dalla frazione di Evensen.

Non c’è stata storia per l’oro, gli Stati Uniti hanno fatto un clamoroso back to back vincendo il secondo oro consecutivo con la staffetta maschile ai Mondiali Juniores. A un anno dal successo di Lahti, arrivato grazie a una grande azione di Gus Schumacher, gli statunitensi hanno vinto questa volta con un incredibile prova di squadra, iniziata con una grande prova in classico di Jager e Ogden, finalizzata poi in skating da Hagenbuch e Schumacher. Alle loro spalle un sorprendente Canada, che ha sfruttato il grande lavoro finale di Drolet, poi il miracolo Italia.

Una bellissima prova di squadra quella degli azzurri. Michele Gasperi ha saputo soffrire e resistere nella prima frazione in classico, Davide Graz è stato straordinario come sempre nella sua prova, recuperando il buco che lo divideva dagli altri e riuscendo nel finale anche a staccare tutti dando il cambio a Ticcò in seconda posizione. Il giovane della Val Di Fassa ha confermato il suo grande carattere, restando agganciato nel gruppo con Canada, Svizzera, Francia e Norvegia, nonostante l’azione finale di Andersen. Poi nell’ultima frazione ci ha pensato Manzoni, quando sembrava ormai tutto perduto, con il cuore a recuperare sullo svizzero Grond e regalare all’Italia un bronzo da sogno.

Un risultato che arriva da tre diversi comitati, Alpi Centrali, FISI FVG e Trentino, ma anche da due diverse nazionali, con Graz allenato da Luciano Cardini nell'Under 23 e gli altri tre azzurri da Paolo Rivero nell'Under 20. Ma soprattutto una grande iniezione di fiducia al fondo italiano.

LA GARA

Nella frazione iniziale in classico gli Stati Uniti, campioni mondiali in carica, provano subito la fuga con Luke Jager. Lo statunitense guadagna già 15” dopo 2,5km su un gruppone di dodici atleti che viene chiuso dall’azzurro Gasperi. Inizia nuovamente a nevicare, mentre lo statunitense continua a guadagnare secondi, ben 21” sul gruppo ora ridotto a dieci elementi, tra i quali sempre l’Italia. Prosegue la bellissima azione di Jager che arriva addirittura a 28” sugli inseguitori dai quali si stacca anche il finlandese Moilanen. Nel finale del giro, anche Gasperi perde il contatto con gli altri atleti, pagando forse il cambio delle condizioni. Al cambio USA avanti con 25” su Germania, Norvegia, Francia, Repubblica Ceca, Canada e Svizzera. L’Italia è nona a 44”.

Al via della seconda frazione, mentre la neve cade in maniera sempre più copiosa, la Norvegia prende in mano le operazioni del gruppo inseguitore con Moerk, il russo Zhul riesce a riagganciarsi con un’ottima azione e Graz fa un grande sforzo nel tentativo di fare altrettanto. Ogden prosegue in testa il fantastico lavoro di Jager, così il vantaggio statunitense arriva addirittura a 45” su un gruppo di sette elementi che comprende anche l’Italia, grazie all’impressionante inizio di Davide Graz, che ha speso molte energie. Un po’ in difficoltà, invece il tedesco Doerks, che si stacca leggermente. A comandare gli inseguitori si mette ora il canadese Mckeever, seguito proprio da Graz, nella seconda piazza del gruppo. A metà della frazione il vantaggio statunitense è di addirittura 51” su Canada, Italia, Russia, Norvegia, Svizzera e Francia, mentre la Germania è a un minuto. Il canadese aumenta il proprio ritmo nel secondo giro, riuscendo a far allungare il gruppo, sempre inseguito da un ottimo Graz. L’azzurro è autore di un grandissimo finale, tanto che scavalca il canadese e al cambio l’Italia è seconda ad appena 31” dagli Stati Uniti. Moerk è terzo a 35”, quindi Svizzera, Canada e Francia, mentre la Russia è a 44” e la Germania ottava a 1’03”.

Sulla carta quella con Hagenbuch è la frazione più debole per gli Stati Uniti, che tiene però un vantaggio di 30” su un generosissimo Ticcò, seguito dal norvegese Andersen, lo svizzero Nufer, il canadese Stephen e il francese Lovera. Non guadagna la Russia con Kuznetsov, mentre crolla la Germania con Sossau. Al passaggio allo stadio gli Stati Uniti hanno 34” sul gruppo inseguitore, nel quale viene ripreso anche Ticcò. La Russia è a 52”, la Germania a 1’20”. Lo statunitense prosegue la sua azione, non dando segni di cedimento, tanto che l’oro a stelle e strisce sembra già deciso. Alle sue spalle nel tratto più duro si accende la lotta con Andersen e Nufer con un grande passo in salita, mentre Stephen, Ticcò e Lovera cercano disperatamente di restare agganciati. All’ultimo cambio USA a 33”, seguita da Svizzera e Norvegia, con Canada, Italia e Francia che sono comunque solo a un paio di secondi dal podio.

Per Gus Schumacher l’ultimo giro è soltanto una splendida passerella, non ha bisogna di ripetere il numero della passata stagione per regalare l’oro a una nazionale che in un anno è cresciuta in maniera veramente notevole. Così gli occhi sono tutti sulla lotta per le altre medaglie, racchiusa a cinque nazionali, tra cui l’Italia con Manzoni. Il canadese Drolet si mette in testa a tirare con alle sue spalle l’azzurro e lo svizzero Grond. A sorpresa si staccano il francese Goalabre e il norvegese Evensen. Forse la scelta della Norvegia di schierare uno sprinter che solo due giorni fa era a Konnerud in Coppa del Mondo è stata un po' superficiale.

Sul tratto più duro il canadese continua a tenere un passo alto, seguito dallo svizzero e l’azzurro che cerca di non mollare anche se perde un paio di metri. Al passaggio dell’ultimo giro gli USA guidano con 43” su Canada e Svizzera, l’Italia è quarta a 45”. La Francia è a 1’04”, la Norvegia addirittura a 1’13”. Purtroppo l’azione di Drolet, come sembrava già in precedenza, provoca il distacco di Manzoni, che non riesce a reggere. Grond disperatamente prova a restare agganciato ma anch’egli è costretto a staccarsi. L’azzurro è a 10” dallo svizzero nella lotta per il podio. Il canadese si gira e capisce che la suta tattica è stata vincente, il Canada si prende un inatteso argento. Nel finale, mentre USA e Canada già festeggiano, succede l'incredibile, con Manzoni che recupera lo svantaggio sul tratto più duro e prima dello scollinamento affianca e sorpassa Grond andandosi a prendere un bronzo che da tutto lo staff azzurro viene festeggiato quanto un oro.

Un finale veramente drammatico quello vissuto a Oberwiesenthal, dove si è svolta la staffetta femminile del Mondiale Juniores. Polonia e Germania, che avevano tagliato il traguardo in prima e seconda posizione, sono state squalificate, perché nel corso delle frazioni in skating le loro atlete, per altro di altissimo livello, Hofmann, Loeschke e Marcisz, hanno sbagliato percorso seguendo un tratto di quello in classico. Una beffa per queste ragazze, che dopo l’esultanza iniziale con le compagne, hanno capito che qualcosa non era andato nel verso giusto e hanno iniziato a parlare tra loro, ponendosi domande sul percorso. Nel frattempo la Svizzera, giunta terza, dopo aver affrontato buona parte della gara in testa, stava già festeggiando per il bronzo, poi è iniziata l’esplosione, quando è arrivata la notizia del clamoroso errore delle avversarie, frutto anche di una segnaletica non proprio facilmente comprensibile nella tensione della gara, anche se sorprende non poco che a sbagliare sia stata la squadra di casa. Una medaglia meritata da una nazionale, quella rossocrociata, che in queste stagioni sta raccogliendo tanto, in particolare con Anja Weber e Siri Wigger, due grandissimi talenti del fondo. Con le svizzere a festeggiare anche Gli Stati Uniti, d’argento, e la Svezia, vincitrice del bronzo. Effettivamente le loro terze frazioniste si saranno poste parecchie domande su come fosse possibile che Hofmann le avesse superate senza in pratica farsi mai vedere.

Per l’Italia, dopo le squalifiche delle altre, è arrivato un bel quarto posto, ma la gara delle azzurre sarebbe rimasta positiva anche con il sesto, se si considera che soltanto un anno fa le azzurrine avevano chiuso in decima piazza. Una buona prestazione complessiva, in particolare di Nicole Monsorno al lancio, sua miglior gara in questo Mondiale, chiuso addirittura al secondo posto. Jeantet ha cambiato con la Germania in seconda frazione, pur perdendo 40” secondi dalla vetta. Maj è partita quindi con Hofmann, che poteva forse essere un bel treno se quest’ultima non avesse sbagliato percorso abbandonando la compagnia piuttosto presto. In skating, in ogni caso, sia Maj che Di Centa si sono ben comportate, riuscendo a mettersi alle spalle una squadra competitiva come la Russia e chiudendo seste, prima di venir promosse al quarto posto. Un risultato che conferma il buon lavoro svolto quest’anno dal clan azzurro e certifica che sulle 2000 si può ben lavorare dal prossimo anno, quando faranno il salto di categoria.

Esce con le ossa rotte dalla staffetta, invece, la Norvegia, quasi mai in gara. Non si spiega se il team norvegese abbia commesso qualche errore con i materiali o se semplicemente le atlete non fossero in giornata. Nemmeno Fossesholm in ultima frazione è riuscita a recuperare, anzi il suo tempo è stato simile a quello di un’ottima Di Centa.

LA CRONACA
Parte subito all’attacco la squadra russa nella prima frazione in classico con Anastasiya Faleeva, che permette alla sua squadra di prendere un piccolo margine di vantaggio. All’inseguimento della russa una splendida Nicole Monsorno, che va a tutta e nel tratto più duro riesce a staccare le altre, permettendo all’Italia di cambiare seconda a 6” dalla testa, poi USA a 10” gli USA con Palmer-Leger, quindi la norvegese Fosnaes, la svizzera Kaelin e la polacca Kaleta. Già 16” persi dalla francese Pierrel, addirittura 24” dalla svedese Baangman, mentre in grande difficoltà una delle favorite, la Germania, che è lontana 40” con Kammler.  

In seconda frazione ritmi più bassi nella prima parte, i distacchi si riducono e ne approfitta la tedesca Lohmann, che comincia a mangiare secondi. In testa il gruppo si ricompatta, a tirare si mettono la fenomenale Siri Wigger per la Svizzera e Monika Skinder per la Polonia, che guadagnano metri su Russia, Stati Uniti, Norvegia e l’Italia, che ha in gara Emilie Jeantet. Alle loro spalle, intanto, Lohmann recupera secondi su secondi ed è sempre più vicina. Il gruppo si allunga, le atlete si staccano e purtroppo anche Jeantet perde oltre venti secondi dalla testa. In difficoltà anche la norvegese Rofstad. L’azione di Wigger sul tratto più duro è impressionante, la sedicenne conferma tutta la sua classe e la Svizzera cambia così in testa con un secondo di vantaggio sulla Polonia. A 15” ci sono gli USA con Kramer, quindi la Svezia di una buonissima Rosenberg, mentre la Russia è più distante 26”, mentre Emilie Jeantet viene raggiunta da una grande Lohmann e cambiano insieme a 40”. Crolla a 57” la Norvegia dopo una complicatissima frazione di Rofstad.

Si comincia in skating con la Svizzera che si affida ad Anja Weber, che come prevedibile stacca immediatamente la polacca Kobielusz, e dalle riprese televisive appare impressionante l’azione di Amelie Hofmann, che porta subito la Germania terza a 10”. Si scoprirà poi, però, che la tedesca aveva clamorosamente sbagliato percorso. Valentina Maj è settima al primo rilevamento a 52”, purtroppo da sola. Weber è sempre avanti ma non riesce più a guadagnare sulla polacca, mentre la tedesca è sempre a 9”. Valentina Maj molto positivamente, invece, aggancia la russa Zholudeva al sesto posto. Nella parte più dura Weber riesce a guadagnare secondi su Kobielusz, molto stanca e scavalcata anche da Hofmann. Al cambio la Svizzera è avanti di 12” sulla Germania e 15” sulla Polonia. Le top tre hanno Lozza, Loeschke e Marcisz, quest’ultima autrice di un grande Mondiale. Gli Usa sono al quarto posto a 28”, mentre l’Italia cambia sesta con Maj a 57”. La Norvegia è in crisi addirittura 11ª a 1’25”.

A sorpresa, quando le telecamere ritrovano le atlete Lozza è terza e addirittura a 33” da Loeschke e Marcisz. Sembra un inizio incredibile, un crollo verticale della giovane svizzera, ma in realtà la tedesca e la polacca hanno clamorosamente sbagliato percorso. Evidentemente Loeschke, come in precedenza Hofmann, ha commesso lo stesso errore della compagna, tradendo anche Marcisz, che l’ha seguita essendo in scia.

Così il finale è completamente inutile. Loeschke continua ad andare a tutta, la polacca la recupera, la scavalca in salita per quello che sarebbe un fantastico oro per la Polonia, meritato per il lavoro svolto da Justyna Kolwalczyk con queste ragazze. Lozza chiude al terzo posto per la Svizzera, che inizia ad esultare. C’è un po’ di confusione, tedesche e polacche parlottano tra loro preoccupate, rendendosi presto conto di quanto accaduto nell’ultima frazione e di una clamorosa beffa. La Svizzera comincia a festeggiare un fantastico oro, meritato per tutto ciò che abbiamo visto in stagione dalla squadra rossocrociata al femminile, spesso dominatrice di OPA Cup Junior. A questo punto a salire sul podio sono gli Stati Uniti, capaci con Mccabe di restare davanti alla Svezia di Lindstroem, comunque felice per il bronzo. Alle loro spalle, con un’ottima ultima frazione Di Centa stacca la russa Stepanova, regalando all’Italia un iniziale sesto posto, che si trasforma in un quarto. Al di là del piazzamento finale, che cambia poco, davvero una bella prestazione della squadra azzurra. Solo ottava al traguardo e sesta dopo le squalifiche, la Norvegia.

CLASSIFICA FINALE
1ª Svizzera 35’08.6
2ª USA +4.9
3ª Svezia +14.2
4ª Italia +44.6
5ª Russia +51.1
6ª Norvegia +1’08.9
7ª Francia +1’23.6
8ª Finlandia +1’24.6
9ª Canada +1’25.8
10ª Slovacchia +2’59.6

L’allarme Coronavirus, oltre alla cancellazione di numerose gare sul territorio italiano, potrebbe portare delle conseguenze negative anche alla nazionale azzurra di sci di fondo.

Da calendario della Coppa del Mondo, infatti, la prossima settimana le nazionali di fondo partiranno per il Nord America, dove a partire da sabato 14 marzo, a Quebec City, in Canada partirà lo Sprint Tour. Due le gare canadesi, una in classico e l’altra in skating, poi la carovana si sposterà negli Stati Uniti, dove a Minneapolis il martedì 17 marzo è in programma una sprint in skating.

Un evento molto importante soprattutto per Federico Pellegrino, che attualmente occupa la quarta posizione nella classifica di specialità a -20 da Valnes, che è secondo, -1 da Golberg che è terzo e +12 su Chanavat. Il poliziotto valdostano avrebbe l’opportunità attraverso lo Sprint Tour, se dovesse scavalcare uno dei due norvegesi e salire sul podio della classifica di specialità, essere il primo atleta nella storia ad entrare sei volte tra i primi tre di questa speciale classifica. Al momento, infatti, Pellegrino con cinque podi condivide questo record con Emil Jönsson e Torn Arne Hetland. Insomma, al di là di tutto, per l’azzurro sarebbe una bella occasione per fare la storia, anche perché al momento ha la miglior serie consecutiva di podi. Un’occasione che il valdostano vuole giocarsi in pista.

Purtroppo, però, l’emergenza Coronavirus ha spinto il governo statunitense a restringere le misure nei confronti degli italiani che vogliono entrare negli Stati Uniti. Sul sito della Farnesina, infatti, è scritto che una volta arrivati negli USA, “per i passeggeri sintomatici sarà disposto l’isolamento, mentre per gli asintomatici provenienti da aree considerate a rischio da parte del Centro per la Prevenzione e Controllo delle Malattie, inclusa l’Italia senza distinzioni regionali, le autorità sanitarie richiedono una quarantena domiciliare volontaria di 14 giorni”.

Insomma, stando a quanto si legge, quindi, gli azzurri dovrebbero seguire un periodo di quarantena senza poter di fatto disputare la gara. Una situazione beffa che farebbe venire meno quel “fair play” del quale la FIS da anni si fa portavoce. Considerata la situazione, come si comporterà la FIS? Sarebbe sicuramente irregolare non dare all’Italia la possibilità di partecipare all’ultima gara di un evento a tre tappe e non consentire agli azzurri e soprattutto Pellegrino di giocarsi in campo le proprie possibilità. Ne va della credibilità dello sci di fondo, che già troppe volte è stato messo a dura prova in questi anni. L'IBU nei giorni scorsi ha scritto in un comunicato di dover accettare le eventuali decisioni ristrettive dei paesi ospitanti gli eventi internazionali di biathlon, ma nel peggior scenario possibile di non accettazione di una squadra farebbe di tutto per garantire la regolarità della competizione e il fair play, cercando di trovare una soluzione insieme alle Federazioni nazionali, gli sponsor e le autorità. Ci auguriamo lo stesso possa fare la FIS.

Arriva dal salto la terza medaglia italiana ai Mondiali Juniores di sci nordico in programma ad Oberwiesenthal. Come ci si aspettava a vincerla è stata Lara Malsiner, già bronzo lo scorso anno a Lahti. La gardense ha chiuso ancora una volta al terzo posto recuperando una posizione nella seconda serie di salto, grazie alla distanza trovata che le ha permesso di scavalcare la slovena Katra Komar, nonostante un atterraggio non dei migliori, fortemente penalizzato infatti dai giudici.

La medaglia d’oro è andata, come da pronostico, a Marita Kramer, grande protagonista quest’anno in Coppa del Mondo. L’austriaca ha fatto gara a sé, con due salti stilisticamente perfetti, oltre che lunghi. Alle sue spalle la norvegese Bjoerseth, che ha rischiato di perdere un argento ormai sicuro dopo la prima serie nella quale aveva saltato 103 metri, a causa di un secondo salto nel quale non ha trovato proprio la distanza. L’ha salvata il buon atterraggio che ha riscontrato il parere favorevole dei giudici per restare due punti davanti all’azzurra. Per lei un risultato di altissimo livello, se si considera che è classe 2003.

Beffata, invece, la slovena Komar, che ha completamente mancato il secondo salto perdendo anche un’altra posizione a vantaggio di Lisa Eder, giunta quarta. Sesta piazza per Selina Freitag, l’atleta più attesa tra quelle di casa, che non è riuscita a trovare la distanza. Tra le altre da non sottovalutare l’undicesimo posto dell’austriaca, classe 2004, Julia Muelbacher.

Nelle trenta anche la più piccola delle Malsiner, Jessica, che ha concluso in 24ª posizione. L’azzurrina era 19ª dopo la prima serie e ha perso cinque posizioni dopo la seconda serie, non essendo andata oltre gli 84 metri. Non si sono qualificate per la seconda serie le altre due azzurre al via, Martina Ambrosi e Giada Tomaselli, rispettivamente 40ª e 45ª.

Soddisfatto il dt Federico Rigoni, perché “nonostante avessimo grosse possibilità di fare medaglia, il vendo in questi giorni ha fatto un po’ le bizze e poteva effettivamente succedere di tutto”.

CLASSIFICA FINALE TOP 10
1ª M. Kramer (AUT) 238.9 (118.6 – 120.3)
2ª T.M. Bjoerseth (NOR) 213.5 (115.7 – 97.8)
3ª L. Malsiner (ITA) 211.9 (100.1 – 111.8)
4ª L. Eder (AUT)207.7 (92.9 – 114.8)
5ª K. Komar (SLO) 199.6 (105.0 – 94.6)
6ª S. Freitag (GER) 194.9 (95.4 – 99.5)
7ª L. Iakovleva (RUS) 192.9 (83.0 – 109.9)
8ª K. Rajda (POL) 192.8 (83.0 – 109.8)
9ª I. Makhinia (RUS) 188.5 (83.7 – 104.8)
10ª J. Brecl (SLO) 179.2 (73.1 – 106.1)
Le altre italiane
24ª J. Malsiner 144.1 (76.5 – 67.6)
40ª M. Ambrosi 48.8
45° G. Tomaselli 41.8

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