Sabato 23 novembre inizierà la Coppa del Mondo di sci di fondo 2018/19. Prima di andare a vedere i fondisti favoriti nel settore femminile e maschile, oggi più che soffermarci sul chi, guardiamo al come e al dove si vince la sfera di cristallo. Vincere una medaglia olimpica o mondiale è nelle possibilità di diversi atleti, sollevare la coppa è affare riservato a pochissimi. Eccellere in tutto è ciò che serve a un fondista di raggiungere questo traguardo. Skitime ha individuato 4 temi di discussione:
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raggiungere più picchi di condizione (obiettivi intermedi)
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avere tutte le qualità per essere un fondista moderno di successo (polivalenza)
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avere un rendimento medio costantemente spostato verso l'alto (continuità)
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una stagione con gare favorevoli (calendario)
OBIETTIVI INTERMEDI
La rivoluzione “ciclistica” operata da Jürg Capol e Vegard Ulvang con l'inserimento del Tour de Ski dalla stagione 2006/07 ha consacrato questo mastodonte, arrivato ad avere fino a 9 tappe nella massacrante edizione 2011/12, a momento centrale della prima parte di stagione. Se si vuole puntare a vincere la Coppa del Mondo bisogna passare da qui.
Legato storicamente alla Val di Fiemme, in località Lago di Tesero, e la sua massacrante ascesa al Cermis quale significativo appuntamento conclusivo, con i suoi 400 punti al vincitore, più i punteggi dimezzati delle singole tappe, il Tour de Ski è stato spesso il perno attorno al quale ha ruotato la lotta per la conquista della sfera di cristallo:
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Fra gli uomini, in 6 edizioni su 12, chi lo ha vinto ha portato a casa anche la coppa; il trend è però cambiato nelle ultime 6 edizioni (5 volte il vincitore del tour non ha alzato il coppone), esemplare l'ultima con la strategica assenza in chiave olimpica di Johannes Klaebo, compensata da un assoluto dominio nella prima fase di stagione.
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Fra le donne, l'andamento è inverso: il vincitore ha combaciato nelle ultime 6 edizioni, per un totale di 9 su 12.
La discriminante è ovviamente la messa a fuoco dell'obiettivo sull'appuntamento iridato o olimpico. In questa annata, molti cercheranno di avere il massimo picco di forma ai Mondiali di Seefeld 2019. La Coppa del Mondo (e il Tour de Ski stesso) assume una valenza maggiore in anno libero da grande manifestazione con cadenza quadriennale. Nel 2016, ad esempio, fu introdotto il cugino Ski Tour Canada al posto delle Finali. Quest'ultime si terranno in Canada sia nel 2019 che nel 2020, ma si tratterà di un mini-tour come di norma.
Utilissimi ai fini della classifica anche gli altri tour di durata minore, i quali assegnano 200 punti al vincitore più punteggi dimezzati in singole tappe:
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Nordic Opening (quest'anno collocato come seconda tappa, approfondiremo l'evento la settimana prossima): inaugurato nel 2010, 6 edizioni a Kuusamo, conosciuto anche come Ruka Triple, e 3 edizioni a Lillehammer, inclusa l'imminente edizione 2018/19; in questo caso il vincitore di tour e coppa è stato coincidente in 3 casi su 8 al maschile e 4 su 8 al femminile.
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Finali di Coppa del Mondo: prima edizione a Bormio-Santa Caterina nel 2008, 7 edizioni a Falun (5 includendo anche la classica sprint di Stoccolma), 3 edizioni in Canada (2 a Quebec City, inclusa l'edizione 2019, 1 come Ski Tour Canada nel 2016); su 10 edizioni (9+1 Ski Tour Canada, la Coppa del Mondo si concluse senza finali nel 2015) il rapporto tour-coppa è stato di 6 a 10 fra gli uomini e 5 a 10 fra le donne.
Cosa possiamo quindi dedurre? Il Tour de Ski è determinante ben nel 62,5% dei casi. Prima dell'avvento di Klaebo, nessuno, donne comprese, era riuscito a vincere la Coppa del Mondo non prendendovi parte. Antecedentemente la sua esplosione, chi voleva ambire alla Coppa del Mondo doveva esserci e ben figurare. E' chiaro che, quando vinci 11 gare (14 podi) su 19 alle quali prendi parte, puoi persino permetterti di saltare una competizione che mette sul piatto complessivamente circa 800 punti. Sono statistiche da tiranno, simili a quelle di Marit Bjørgen, in un contesto molto più competitivo.
POLIVALENZA
Precedentemente il Tour de Ski, era stata introdotta un'altra rivoluzione cominciata dal ciclo olimpico di Salt Lake City 2002 e consolidatasi con Torino 2006. L'avvento delle sprint, team sprint e il proliferare di gare a partenza in linea ha fatto emergere una tipologia di fondista diverso rispetto a quello del passato: un atleta capace di destreggiarsi in entrambe le tecniche, dalla sprint alla 50km, possibilmente dotato di uno spunto veloce. Nel 2008, il ceco Lukas Bauer è stato l'ultimo fondista vecchia scuola capace di vincere la Coppa del Mondo. I massimi esponenti del nuovo sci di fondo sono stati Petter Northug, probabilmente vicino al ritiro, e Dario Cologna, ancora ai vertici. Klaebo sembra sublimare le migliori qualità di entrambi e lo si attende alla dura sfida del Tour de Ski. Northug ha dovuto penare incredibilmente e lo ha vinto solo a seguito della squalifica di Sundby, asmatico, ma positivo a un'eccessiva quantità di salbutamolo.
Nel settore femminile, sono state Marit Bjørgen e Justyna Kowalczyk a recitare questo ruolo-rivalità fra due atleti capaci di vincere ovunque. Dal 2014, con il calo drammatico della polacca, pure la norvegese è diventata un po' più umana e avvicinabile dalle connazionali e battibile da Charlotte Kalla, quest'ultima mai in grado di vincere una sfera di cristallo perché impossibilitata a tenere la condizione per tutta la stagione.
CONDIZIONE MEDIA
Un ritorno al passato. Dal 2013 è emerso Martin Johnsrud Sundby, il norvegese atipico. Distante dalla struttura fisica statuaria e potente del fondista norvegese tradizionale, per certi versi simile organicamente a Stefania Belmondo, il tre volte vincitore della Coppa del Mondo ricorda più il fondo del passato, pur difendendosi degnamente nello sprint. La sua vera grande forza è quella di saper mantenere una condizione fra il buono e l'eccellente per tutto l'inverno. Proprio la mancanza di uno spunto finale di prim'ordine ne ha limitato le potenzialità nell'appuntamento olimpico o iridato, momento nel quale gli avversari sono tutti ai massimi. Sundby non ha ancora vinto un titolo individuale. Fra le donne, le connazionali Therese Johaug e Heidi Weng somigliano a questa tipologia di atleta.
CALENDARIO
In base alle caratteristiche degli atleti, gli incastri fra tecniche e format nell'appuntamento olimpico o iridato possono rendere il calendario più favorevole a questo o a quell'altro. Prendiamo a esempio Federico Pellegrino, il leader indiscusso del movimento italiano: Chicco nel 2018/19 troverà un calendario estremamente conciliante con le sue qualità di lusso nelle sprint in skating. Non che sia debole in tecnica classica, l'argento olimpico sta in bacheca a dimostrarlo, però 9 sprint in tecnica libera, più quella dei Mondiali di Seefeld, gli danno sicuramente più possibilità di primeggiare.
Proseguendo oltre, guardando alle distanze più lunghe, possiamo notare come ci sia una ripresa dei vecchi canoni dello sci di fondo tout court: assenza totale dello skiathlon, se non in sede iridata, diverse gare contro il cronometro, inseguimenti a tecnica libera e mass start in classico. Il nuovo calendario sembra voler privilegiare l'agonismo e lo spettacolo: le partenze in linea sono più interessanti e creano maggior selezione con gli sci nei binari, la formula gundersen si adatta meglio al pattinaggio.
Davide Bragagna