Semplicemente Chicco: prima di Lillehammer...

04 Dicembre 2018
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È ufficialmente negli archivi il primo weekend di gare di questa nuova stagione ed io sono finalmente tornato ad assaporare quella sensazione unica che solo la competizione riesce a regalarmi.

Devo dire di essermelo proprio goduto questo rientro in pista, anche oltre quello che avrei pensato: non riuscivo pienamente a rendermi conto di quanto mi fosse mancato durante il periodo di avvicinamento.

Il primo appuntamento dell'anno mi ha sempre regalato emozioni particolari perchè all'abituale carico di tensioni e aspettative pre-gara si vanno a sommare una serie di incognite legate al lungo periodo estivo trascorso senza gareggiare.

Sarò in grado di riprendere da dove avevo lasciato?

Gli automatismi di tutto il gruppo di lavoro funzioneranno a dovere?

Il primo faccia a faccia con gli avversari mi darà riscontri positivi?

Gli ultimi giorni trascorsi in ritiro per calarmi appieno nella mentalità invernale sicuramente hanno dato l'effetto desiderato, ma soltanto tornare a gareggiare mi ha dato la precisa cognizione del mio stato di forma fisico e mentale.

E devo dire di esserne molto soddisfatto. Sono tornato a provare quelle sensazioni che quasi mi ero scordato quanto mi piacessero, su tutte il mix di adrenalina-tensione che tanto mi piace sentire dentro durante l’intera giornata, quanto lo odio poi, alla sera, quando tutto è finito e non riesco a prendere sonno fino a tardi…

Questo mix di adrenalina, mi dà un prezioso ed incalzante senso di urgenza, che è quello che mi permette di sentire addosso il giusto livello di pressione per rendere di più in pista.

Per me è fondamentale infatti sentire sottopelle l'esigenza di fare di più, la voglia, diciamo, di sentirmi in una posizione un po' scomoda perchè è combattendo quella scomodità che riesco a tirare fuori il mio meglio.

E per farlo, ovviamente, ho i miei trucchetti.

Non ho certo intenzione di svelarli tutti, ma di uno, per fare un esempio, posso anche parlare; lo chiamo: "l'un minuto di ritardo". Si tratta del desiderio di sentirmi sempre in leggerissimo ritardo rispetto alla mia serrata agenda del giorno di gare. Un minuto in certi momenti anche due quando non influisce sul lavoro di altri, che è però sufficiente a un metodico come me per sentirsi in difetto e quindi per metterci un extra quantitativo di focus e cattiveria in quello che sta per fare.

Dalla sveglia in poi, passando per l'alimentazione, i preparativi pre gara, e tutto il resto, obbligare la mia testa alla sensazione di dover rincorrere la puntualità finisce col dare al mio corpo un surplus di energia.

Credo che questa mia maniera di affrontare il giorno della competizione sia in parte anche uno specchio del mio approccio generale allo sci di fondo. Non mi sono mai sentito il più forte prima di una gara, anzi il mio desiderio è sempre quello di percepirmi un po' in difetto rispetto ai migliori tra gli avversari.

È un meccanismo interno di stimolo, di sfida a me stesso: come se mi chiedessi ogni volta di stupirmi per poter ottenere qualcosa di importante.

Ovviamente conosco il mio valore rispetto agli avversari e la puntualità nella preparazione fatta e nel suo monitoraggio mi permettono di avere ben chiare le mie possibilità di successo, weekend dopo weekend, ma per riuscire ad andare oltre i miei limiti utilizzo ogni mezzo possibile e, tra questi, il desiderio di mettermi sotto pressione è uno di quelli che sortisce gli effetti migliori.

Da un punto di vista tecnico posso dirmi assolutamente soddisfatto del risultato e di come giravano le gambe in pista, ma ciò che più di tutto mi ha stampato un bel sorriso in volto è stata la perfetta alchimia tra tutti i componenti della squadra. Un meccanismo già perfettamente rodato alla prima uscita stagionale mi fa veramente ben sperare per tutto il resto dell'inverno, per me e per l’Italia.

L’undicesimo tempo di qualifica confermava le mie sensazioni sugli sci che erano veramente buone e anche il cronometro confermava come fossi riuscito a imprimere un deciso cambio di ritmo, in qualifica, tra il primo e il secondo settore, nel quale avevo finito con il secondo miglior tempo assoluto appena dietro a Klaebo (dopo essere passato 56esimo a metà prova). Quindi piuttosto che scegliere la parte bassa e puntare ad un quinto/sesto posto abbastanza agevole, ho preferito testare la mia condizione fino in fondo, selezionando il secondo quarto di finale, con la consapevolezza di incontrare fin da subito molti avversari forti.

Vi racconterò più avanti di quanta psicologia ci sia dietro alla scelta del quarto di finale e quanto io sia riuscito a sfruttarla fin dal 2015 (anno in cui è apparsa questa nuova regola)

Un ottimo quarto, in controllo fino agli ultimi 200 metri dove sono poi riuscito a difendermi dal rientro in volata del norvegese Staadas (6 tempo in qualifica) battendolo in spaccata e finendo secondo dietro a Bolshunov, mi ha dato ancora più fiducia per il proseguo della gara.

In semifinale però non è andata al cento per cento come programmato ma non tutto è possibile da prevedere: avevo scelto degli sci che mi permettessero una tenuta perfetta in salita, rinunciando magari ad un po' di scorrevolezza, deciso a livello tattico a sferrare un attacco proprio in salita, ma purtroppo all’imbocco della salita finale avevo troppo gap dai primi, e pur riuscendo a recuperarli ho sbagliato a battezzare la scia di Klaebo rimanendo imbottigliato in cima alla salita senza lo spazio per partire. Finito quel tratto duro, si tornava a spingere e non mi è restato che provare a accodarmi e finire 5 sfilato.

Il weekend però, devo ammettere, mi ha anche regalato un'emozione che non sentivo da troppo tempo: Greta mi ha fatto di nuovo scendere la lacrimuccia. Mi ha letteralmente commosso guardare la sua gara. Il suo quarto di finale ha preso il via poco prima del mio e io, come sempre, ho fatto in modo di essere a bordopista a sostenerla. Era da qualche anno che non la vedevo così pimpante in tecnica classica, anzi credo che in classico non l’avevo mai vista così in palla: ha attaccato in salita, e combattutto fino all'ultimo centimetro, anche se il finale in spaccata a lei ha detto male.

Vederla prendersi il palcoscenico e sfiorare una semi in tecnica classica mi ha emozionato davvero molto perchè io conosco bene, e da vicino, la portata dei suoi sacrifici quotidiani, e vederla negli ultimi anni accumulare qualche delusione di troppo mi ha fatto soffrire. Certo mi sarebbe piaciuto tanto vederla agguantare la semifinale, e sul fotofinish l'emozione e il trasporto hanno lasciato spazio a un po' di sana incazzatura per gli ultimi metri. Però averla vista tornare protagonista mi ha fatto scendere un paio di lacrime belle grosse.

Emozioni che sono durate molto poco però, perchè io sono fatto così. Io penso che il segreto della continuità risieda nel non accontentarsi e la maniera più efficace che conosco per farlo è quella di concedere alle cose fatte bene di occupare il mio cervello per poco tempo. Io sono quello del: "Ok! Molto bene! Molto bene, però... si può sempre fare meglio" e in quel però racchiudo tutta la mia voglia di proiettarmi immediatamente oltre l'ultimo risultato.

Lo applico a me stesso e lo applico anche a lei.

E, come sa tutto il mio team, lo applico anche a chi lavora insieme a me. Sono un perfezionista, che mette tutti sotto pressione perchè il primo che metto sotto pressione sono proprio me stesso. Lo sanno gli skimen, gli allenatori e il fisio in partenza…

Per cui devo dire che il primo weekend mi ha lasciato addosso la convinzione profonda che siamo sulla strada giusta per toglierci grandi soddisfazioni quest'anno; la consapevolezza di avere un gruppo che si muove già come un meccanismo perfettamente in equilibrio come accadeva nella stagione scorsa e la certezza di avere compagni forti, capace di piazzare 2 ragazze nelle prime 15 nello sprint e 4 ragazzi a punti nella 15 chilometri, entrambe cose che non accadevano da molto tempo all’opening di stagione.

Bilancio positivo dunque per il primo appuntamento dell'anno, ma, giusto per non smetirmi, a fine frase ci metto un bel però.

Bilancio positivo dunque per il primo appuntamento dell'anno, però adesso inizia una lunga serie di sprint a tecnica libera…

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