Semplicemente Chicco: Il Team

09 Gennaio 2019
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Flavio Becchis/Universo Nordico

Il finale del Tour de ski di quest’anno mi ha visto indossare i panni, per me un po’ insoliti, del commentatore televisivo e del tifoso. Per starmene in pianta stabile dietro al microfono è decisamente troppo presto, ma per sostenere i miei compagni di squadra durante le loro performance, beh per quello, è stata un’esperienza che mi è piaciuta molto.

Oggi provo a introdurvi nel mondo della Squadra Nazionale di Sci di Fondo, mi ci vorranno sicuramente più ‘puntate’ per poter addentrarmi in ogni singolo ruolo, e compagno/a, raccontandoveli con aneddoti e pregi che dall’esterno è molto difficile poter apprezzare. 

Ogni pezzo del puzzle è importante e deve incastrarsi perfettamente nel suo punto preciso, che sia atleta o tecnico di qualsiasi genere. Ovvio, il Team perfetto è sempre quello che ancora deve venire, perché si può sempre fare meglio, ma io sono il primo che crede in questo sistema e che ammette di non potersi assumere in toto gli onori di un risultato: tutti contribuiscono, e tutti sono da ringraziare per il lavoro svolto insieme fin dai primi giorni di maggio. 

Il nostro è un gruppo di lavoro molto compatto, che è riuscito nel corso delle ultime stagioni, a darsi una struttura molto funzionale, tale da permettere ad ogni atleta, a livello maschile almeno, di migliorare di anno in anno le proprie prestazioni individuali, chi più chi meno.

La struttura della squadra di oggi è frutto della riorganizzazione avvenuta dopo tre stagioni prive di successi malgrado il buon potenziale di cui ancora si disponeva, periodo culminato con l’Olimpiade di Sochi 2014 passando per i mondiali di Fiemme 2013, eventi in cui l’Italia del fondo purtroppo è rimasta a quota zero medaglie.

Gli anni a seguire hanno visto un ridimensionamento che ha portato con sé anche una grande ristrutturazione, al fine di creare una squadra unita, compatta e più efficiente.

Dopo qualche anno di difficoltà di gestione soprattutto a livello femminile, ad oggi il team è composto da 12 atleti, equamente divisi tra maschi e femmine, i primi gestiti dall’allenatore responsabile Stefano Saracco, le seconde da Simone Paredi. Ogni gruppo ha il proprio fisio (Petto e Stella) sempre aggregato e costantemente a disposizione degli atleti. Poi ci sono gli skiman, che a pieno organico sono 7, numero inferiore rispetto al passato, ma ben affiatati e grandi lavoratori, oltre ai due tecnici del laboratorio strutture di Lago di Tesero che però sono a disposizione di tutte le discipline nordiche.

La ‘nuova struttura’ della squadra del dopo Sochi, ha portato immediatamente i suoi frutti a livello maschile soprattutto al sottoscritto grazie ad un supporto diverso e più completo che ha permesso anche ai miei compagni, Defa in primis, di scalare le classifiche internazionali.

Da quest’anno abbiamo un Direttore tecnico che si occupa esclusivamente del fondo, Marco Selle, che assieme a Paolo Riva, che cura prevalentemente la logistica e i rapporti con gli uffici federali, consentono agli allenatori responsabili di occuparsi completamente dei propri atleti. Il gruppo medico è composto da un ematologo, un ortopedico e un medico dello sport. E poi i cuochi ‘a gettone’ che spesso ci seguono e ci consentono di alimentarci nel modo più opportuno.

Oggi tutto all’interno del team si muove con livelli di efficienza molto elevati, ad ognuno è assegnata infatti una mansione precisa e ben definita, rendendo così più semplice la vita all’atleta che può quasi unicamente permettersi di preoccuparsi solo di far girare le gambe. E basta.

Una squadra dove tutto tende a girare come un orologio è legata a doppio filo con il concetto chiave di: armonia. Filo doppio perché da un lato l’armonia è indispensabile per permettere agli ingranaggi di funzionare bene e dall’altro perché più sono efficaci i meccanismi e maggiore sarà l’armonia.

Diventa un circolo virtuoso nel quale stare bene insieme è il carburante di ogni cosa.

Il nostro sport è sicuramente molto particolare e ha caratteristiche uniche al mondo. Ci mette davanti, per esempio, alla pressione generata dall’opinione pubblica e chi la influenza, dai gruppi sportivi, dalla Federazione e, ovviamente, da noi stessi.

Allo stesso tempo però la nostra è anche una stagione che comprende molte pause dalle competizioni, soprattutto durante il periodo estivo di preparazione, e questo ci obbliga a condividere tantissime settimane l’un con l’altro senza lo sfogo della gara.

Se nel gruppo non ci fossero equilibrio e unione d’intenti sarebbe davvero difficile riuscire ad essere produttivi.

Oltre alla perfetta struttura del nostro staff e all’armonia di fondo che c’è tra gli atleti, ci pensano le qualità umane dei presenti a rendere il clima davvero piacevole. Quando condividi gran parte del tuo tempo extra gare con un gruppo di lavoro è necessario avere una buona dose di autoironia, e di questo l’allenatore Steo è un maestro, perché questo rende le giornate più leggere e produttive. Insomma: c’è poco posto per i permalosi in una squadra che funziona.

Lo sci di fondo infatti è uno sport individuale in teoria ma che necessita assolutamente di un team affiatato per essere affrontato al meglio.

Allenarsi da soli è possibile solo per brevissimi momenti durante la stagione, perché dopo poche sedute verrebbero a mancare i termini di paragone e gli stimoli dati dai compagni di avventura. Con i quali si condividono fatica e obbiettivi.

Gli altri azzurri sono sia miei compagni che miei avversari e questa è una condizione piuttosto unica nel panorama sportivo. Perché dalla loro presenza dipende parte della qualità del mio lavoro in settimana ma allo stesso tempo è facile finire fianco a fianco, a combattere durante le gare.

Il gruppo deve essere affiatatissimo soprattutto durante l’avvicinamento alle gare perché ogni atleta può mettere le proprie migliori qualità al servizio del lavoro degli altri.

A seconda della seduta proposta infatti, c’è sempre qualcuno di diverso che si mette a trainare il gruppo, utilizzando le proprie caratteristiche tecniche per aiutare gli altri a crescere in quell’aspetto specifico.

E così si genera una spirale positiva nella quale ognuno mette a disposizione di tutti il proprio meglio e prende dagli altri ciò che di ottimo hanno da offrire. Si trasforma una routine nella quale tutti diventano un pochino più forti dal punto di vista tecnico e un pochino più uniti dal punto di vista umano.

Siamo il “Nuovo corso del Fondo”, orfano, per varie ragioni degli atleti nati nella seconda metà degli anni ’80, più giovane e piccolo, se paragonato ad altre epoche o altre nazioni, ma intenzionato a dimostrare che possiamo competere senza scorciatoie con le più grandi, dando sempre il massimo, con la giusta armonia, con le porte aperte a chi lo merita a suon di risultati. Tutti sono ben accetti ma avvisati: le parole d’ordine sono Risate e Sudore, che sia chiaro.

www.federicopellegrino.com

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