Mari Eide, un'impresa alla Bradbury. Dal lutto al bronzo mondiale

22 Febbraio 2019
(3 Voti)
Author :  

La Norvegia si è presa la scena nelle sprint con il doppio oro di Maiken Caspersen Falla, nuovamente campionessa del mondo dopo Lahti 2017, e Johannes Høsflot Klæbo, re con due corone, olimpica e mondiale, davanti a uno straordinario Federico Pellegrino. 

La storia copertina di questo inizio mondiale è sicuramente quella di Mari Eide, medaglia di bronzo inattesa della sprint a Seefeld.

Dal 2002, fu introdotta nello slang australiano l'espressione "doing a Bradbury", celebre modo di dire nato dalla vittoria casuale nello short track dell'australiano alle Olimpiadi Salt Lake City, diventata virale in Italia per l'esilarante commento della Gialappa's Band all'interno della rubrica "Mai Dire Olimpiadi".

Ciò che non molti sanno è che Steven Bradbury è stato un pattinatore talentuoso, capace di vincere una medaglia di bronzo con la staffetta a Lillehammer dietro all'Italia, autrice della meno nota impresa di squadra in quei Giochi indimenticabili e nel 1991, sempre con la staffetta ottenne uno storico oro mondiale per lo sport australiano, il primo nelle discipline invernali.

Dopo l'Olimpiade del 1994, Bradbury aveva solo vent'anni e pareva destinato a crescere ancora, ma subì un gravissimo incidente sul ghiaccio a Montreal nel quale rischiò la vita. La lama dell'azzurro Mirko Vuillermin recise la coscia destra dell'australiano, causandogli un'emorragia di quattro litri di sangue. Ci vollero centoundici punti di sutura e diciotto mesi di recupero per ritornare a competere. 

Bradbury ritornò a fare risultati pur senza mostrare le qualità di un tempo. Nell'autunno del 2000, la sfortuna si accanì ancora una volta in seguito a un incidente in allenamento che gli causò la frattura del collo. I dottori ritenevano che non potesse ritornare a competere sul ghiaccio, ma la voglia di riscatto di Bradbury e la sorte ne decretarono, a suo modo, l'ingresso nella storia, nella cultura pop e nei dizionari.

Mari Eide non ha vinto la medaglia d'oro, tuttavia la sua impresa ricorda per senso di rivalsa e l'incedere turno dopo turno quella dell'australiano. La ventinovenne di Beitostølen è arrivata a Seefeld come quinta qualificata delle norvegesi e se Falla non avesse avuto il pettorale di diritto in veste di campionessa in carica, alla gara non avrebbe preso parte.

La qualificazione se l'è guadagnata sul campo ottenendo il quinto posto, miglior risultato in carriera, a Lahti due settimane fa. Nel primo turno a Seefeld aveva strappato il pass per i quarti di finale senza entusiasmare con il venticinquesimo tempo, qualificata ma per qualche momento a rischio eliminazione. 

Se vogliamo, nella diversità, il crescendo bradburiano dell'impresa prende ritmo dalle semifinali dopo una batteria di quarti di finale vinta con merito. Falla, Nilsson, Skistad, Sundling sono troppo forti e le sono davanti a venti metri dal traguardo, ma la norvegese più giovane commette un'ingenuità e cade. Mari passa quarta e viene ripescata.

Finale. Possibilità di medaglia? Zero. Falla tiene da subito il ritmo alto e sono le tre svedesi a braccarla per impedirle la doppietta iridata. Ultima curva, Dahlqvist va giù, quasi si porta dietro Sundling che rimane in piedi per miracolo ma rompe il bastoncino, Nilsson passa mentre Falla è avviata verso l'oro, Mari rimasta dietro spinge, spinge e ancora spinge, Sundling cerca di salvare la medaglia, ma sul traguardo viene passata. Bronzo. Lacrime.

Mari piange e forse non tutti sanno perché. Non è la semplice e naturale gioia della prima medaglia della carriera. Sua sorella Ida se n'è andata sul finire dell'estate a soli trent'anni, stroncata da un arresto cardiaco mentre sciava. Il dolore l'aveva spinta quasi al ritiro, durante l'elaborazione del lutto faticava a trovare la motivazione per continuare con lo sci di fondo.

"Sono così felice di festeggiare con la squadra e la mia famiglia. Sono stati un supporto, un rifugio dal dolore negli ultimi mesi. Mi sono sempre stati affianco quando tutto sembrava non aver più un senso. Ogni volta che mi presento in partenza, Ida è nella mia mente, guardo al cielo e penso a lei. Quando scatto fuori dal cancelletto, i pensieri svaniscono e vado."

Non sarà una medaglia d'oro, ma è (e sarà) la più bella storia di sport e vita di questi Campionati del Mondo. Batterla? Impossibile.

 

Top